Arianna Di Biagio: perchè sono qui

Mi chiamo Arianna Di Biagio, ho trentasei anni e se mi si chiedesse che professione svolgo, non avrei un attimo di esitazione: “mamma”.

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UNA BUONA OCCASONE PER MARONI…….

 

La notizia ha dell’incredibile e del vergognoso. Il Sindaco di Adro (Brescia) prende carta e penna e scrive una lettera al Presidente Giorgio Napolitano dai toni così accesi da essere attualmente al vaglio della Procura di Brescia che stà valutando l’ipotesi di vilipendio al Capo dello Stato.

Cosa avrà fatto mai di così grave il Presidente della Repubblica, tanto da meritare un attacco frontale da parte di un primo cittadino regolarmente eletto? Bene, Giorgio Napolitano si è addirittura permesso di insignire Silvano Lancini della onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Chi è Silvano Lancini, si chiederà qualcuno? Un latitante, ladro o assassino? No, non è altri che quel generoso e sensibile imprenditore di Adro (Brescia) che nel 2010 pagò di tasca propria oltre diecimila euro per saldare i conti arretrati della mensa scolastica di alcune famiglie in gravi difficoltà economiche, ed i cui figli erano stati esclusi dal refettorio in quanto “morosi”. Una scelta più che condivisibile, quella di Napolitano, una notizia positiva ed un giusto riconoscimento ad un italiano che ben rappresenta la generosità, il calore ed i valori della nostra gente, in un momento purtroppo in cui i disvalori sembrano aver preso il sopravvento. Ma non per Oscar Lancini, 46 enne sindaco leghista di Adro,  proprio colui che decise la “cacciata” dei bimbi dalla mensa e che è andato su tutte le furie per l’onorificenza concessa al suo concittadino ed omonimo (il cognome è evidentemente l’unica cosa che i due hanno in comune, buon per l’imprenditore…).

Secondo Oscar Lancini, Napolitano ‘ha avvalorato le offese attribuendo l’onorificenza al signor Lancini Silvano. Le onorificenza, quando sono assegnate a cani e porci, fanno divenire ingiustamente porci o cani anche chi le ha meritate‘. E ancora ‘Gli adrensi si devono vergognare di avere un presidente della Repubblica. Venga ad Adro e chieda scusa alla mia gente. È suo dovere morale.

 A questo punto ci saremmo aspettati un richiamo formale della Lega Nord di fronte ad un attacco così duro, immotivato, irriguardoso e peraltro di pessimo gusto. Ed invece no. Anzi, pieno l’appoggio al sindaco di Adro espresso dalla Lega stessa per bocca del coordinatore provinciale Fabio Rolfi , che rincara la dose: «Il presidente Napolitano, con questa onorificenza, entra con il peso di tutta l’istituzione nelle vicende politiche di un Comune. C’è quindi in quel gesto un significato provocatorio nei confronti della Lega, un’accusa implicita di razzismo.

Temo che la notizia si commenti da sola, ed ognuno trarrà le proprie conclusioni. Nulla speventa però  quanto la tracotanza e la leggerezza con cui taluni pretendano di far passare i disvalori come valori e viceversa. La mancanza di rispetto delle persone, delle regole, delle istituzioni, dell’altro. Certo è che più che l’era dell’acquario sembriamo avvicinarci a grandi passi a quella di una nuova barbarie.

RIGNANO FLAMINIO: SI AVVICINA LA SENTENZA …………………………………….

L’altra settimana , aspettando impaziente notizie da Vallo della Lucania nel giorno della sentenza, mi sono accorta all’improvviso che sono più di 5 mesi che non scrivo una riga sul processo di Rignano Flaminio a Tivoli. Non per mancanza di informazioni od interesse, visto che raramente ho mancato una delle udienze settimanali (ogni lunedì) ed in un paio di casi addirittura bisettimanali,  che si sono svolte da settembre ad oggi. Udienze interminabili, soprattutto per me che aspetto nel corridoio-proprio di fronte all’aula-, essendo per ovvi motivi un processo a porte chiuse al quale possono assistere solo le parti lese. In questi mesi, ho visto testimoni nervosissimi con gli occhi sempre bassi attenti a non incrociare il mio sguardo, altri tesi ma a testa alta. Ho visto periti che hanno fatto centinaia di chilometri con il solo desiderio di apportare il loro contributo, come il Prof Bruni, medico legale tra i massimi esperti in Italia in materia di segni fisici di abuso su minore che purtroppo ha smentito tutti coloro che sinora asserivano che sui bimbi di Rignano non vi fosse un solo esito fisico. Ma anche la spavalderia e la tracontanza della controparte,  sorrisi sarcastici, battute ineleganti, ed in ultimo il gruppetto di “supporters” paesani (nel senso negativo del termine e che nulla ha a che fare con gli abitanti di Rignano in generale, ma si riferisce a quegli abitanti, una tristissima e grottesca claque spero incosapevole… ) in particolare che ha accompagnato l’udienza che vedeva l’interrogatorio di una delle imputate. Le risatine, qualche sguardo di sfida, qualche battuta gettata con viltà alle mie spalle, mai direttamente, mai affrontando, ma solo cercando lo starnazzamento che potrebbe avvenire   tra le galline di un pollaio. Non ho risposto. Non sono caduta nella provocazione, soprattutto perchè non sono abituata a rispondere a chi non ha neanche il coraggio di affrontarmi a viso aperto. Non sono abituata ai pollai. Eppoi perchè un’aula di giustizia-anche il corridoio antistante un’aula di giustizia- merita rispetto. Certo mi ha fatto rabbia la leggerezza di chi si comporta come se si trovasse ad una partita di calcio, fosse anche una stracittadina. Nel derby di Rignano Flaminio non ci potranno mai essere vincitori. Ma solo bambini a cui mi auguro che alla fine di questo processo, venga resa la dignità, anche quella di essere creduti.  Uno degli aspetti di questo processo che mi ferisce di più è la strategia. Quella degli avvocati difensori che di certo fanno il loro mestiere, ma la ricerca del vizio di forma ad ogni costo (una notifica arrivata nei tempi corretti, come può cambiare la realtà?), del particolare insignificante ma utile a deviare l’attenzione,  una domanda posta provocatoriamente per vedere quanto un genitore riesca a mantenere la calma ben sapendo il timore che ogni genitore ha di non essere adeguato, all’altezza di difendere al meglio il proprio figlio in quell’aula…..ecco tutto ciò mi pare che oltraggi i bambini una seconda volta. Mi sono chiesta perchè abbia fatto passare così tanto tempo per tornare a parlare del processo. Forse per pudore, forse perchè intimamente, dopo tanto clamore mediatico (per il  quale tra l’altro siamo stati accusati in altri tempi di voler “spettacolarizzare”), mi sembrava giusto che i sentimenti, l’attesa, la rabbia e le piccole gioie, venissero vissuti in privato. Lanciare chiaro ed inequivocabile il messaggio che a noi finire sulle prime pagine dei giornali od in televisione non interessa e non è mai interessato. Ma informare si. Informare è un dovere civico. Far sapere alle persone quello che accade e che può accadere aiuta a prevenire. O almeno a capire. Ed aiutare i bambini. Il silenzio dunque, in casi come questo, non fa mai bene.  E’ necessario scrivere, parlare, aprirsi, raccontare. E questo è un impegno che prenderò sino alla fine del primo grado di giudizio, che è ormai prossimo (dovremmo  arrivare alla sentenza tra marzo ed aprile 2012). Si sono succeduti genitori, imputati, periti, vicini di casa, colleghi degli imputati e così sarà per le prossime udienze. Cosa spero? Che sia fatta giustizia. Che questi bambini abbiano giustizia. Che le  persone che hanno fatto loro tanto male paghino. Che la verità processuale corrisponda a quella dei fatti. E che questo percorso tanto diffice ed accidentato serva ad aprire un varco più agevole per tutti coloro che vivranno questo calvario dopo di noi. Domani,di nuovo udienza!

COSTA CONCORDIA: LO SPECCHIO DELL’ITALIA?

Questa è la settimana  in cui l’Italia è rimasta col fiato sospeso per il disastro della Costa Concordia, per sue 11 vittime accertate ed i suoi 21 dispersi, tra i quali una bimba di soli 5 anni, Dajana Arlotti ed il suo papà. Persone che erano partite per una settimana di svago, magari low-cost e che non torneranno mai più a casa. Una settimana in cui, nostro malgrado, abbiamo vissuto violentemente due facce della nostra Italia e della nostra italianità. Da una parte delle figure che ci giungono meschine, vili ed irresponsabili, prima fra tutte quella del Capitano Schettino e di quei membri dell’equipaggio che avrebbero causato il disastro per spavalderia e leggerezza, sbagliato manovra, abbandonato passeggeri e nave al loro destino, dando peraltro l’allarme i ritardo e sottovalutando l’entità del danno subito dalla ammiraglia della Costa. Dall’altra quella di chi invece è rimasto al proprio posto, rischiando la propria vita per salvare altre vite e compiere il proprio dovere fino all’estremo. Come Manrico Giampedroni, il Commissario di Bordo che è rimasto sulla Costa Concordia  sino all’ultimo, salvando persone, calando in acqua scialuppe di salvataggio, fratturandosi una gamba e rimanendo poi intrappolato per quasi 36 ore sino al rocambolesco salvataggio; ed ancora il Comadante Gregorio De Falco della Capitaneria di Livorno, che ha coordinato le operazioni di salvataggio e richiamato o tentato di richiamare il comandante Schettino alle proprie responsabilità, intimandogli di risalire a bordo per coordinare le operazioni di evacuazione della nave, con un piglio, una professionalità ed uno sdegno nella voce (la regsitrazione della telefonata tra i due ha fatto il giro del mondo…) che ha fatto venire le lacrime agli occhi, e che sarà difficile dimenticare. Il mare e gli uomini di mare hanno leggi ferree, un codice comportamentale e d’onore cheè prioritario, e temo sia veramente difficile per gli uomini di mare accettare che uno di loro non onori tali regole, qualunque sia il motivo. Ci sono molti modi in cui si può perdere la vita, ma perderla per la leggerezza di qualcuno, perderla quando sarebbe stato facilissimo evitarlo, diventa proprio difficile da accettare. La storia della Costa Concordia ci richiama a quella che è una immensa carenza nel nostro essere individui, persone, esseri umani, Il senso di responsabilità. Il concetto di responsabilità è per noi italiani in troppi casi un optional, abituati spesso come siamo a ragionare e ad agire per l’interesse e la salvaguardia personale anche scapito degli altri. Mille le  motivazioni storiche e sociologiche, ma poco conta. Viviamo in un Paese dove spesso i furbi hanno la meglio, mentre gli altri soccombono. Un Paese dove non vi è certezza della pena ed in cui il senso civico sembra essere una locuzione relegata ai testi scolastici. Ma fin quando i Manrico Giampedroni, o i Gregorio De Falco non rappresenteranno la maggioranza in questa nostra bella e disgraziata Italia, non andremo da nessuna parte, se non ad infrangerci sul prossimo scoglio!

PEDOFILIA A VALLO DELLA LUCANIA: FIOCCANO LE CONDANNE!

Quella di giovedì scorso sugli abusi ai bimbi della scuola materna di Vallo della Lucania è una sentenza importantissima, quasi epocale. Troppo spesso infatti nel nostro Paese casi di pedofilia, soprattutto organizzata e cioè casi che hanno visto più imputati accusati di abusi o molestie protratte nel tempo a carico di molteplici piccole“ vittime, sono giunti ad un nulla di fatto. Vizi di forma, indagini lacunose per mancanza di esperienza, uomini o mezzi, e difese a spada tratta degli accusati da parte di personaggi potenti ed organizzati, troppo spesso sempre gli stessi. Non esiste ancora un protocollo di ascolto del minore che renda le testimonianze blindate alle solite eccezioni ed agli innumerevoli attacchi degli avvocati della difesa. Come pure manca una unità speciale, magari interforze, che possa intervenire ed indagare con personale altamente specializzato e mezzi adeguati. Molto spesso in casi del genere ci troviamo di fronte a vittime in di tre-quattro anni, che hanno quindi ovviamente difficoltà a collocare gli avvenimenti a livello spazio-temporale. Ed i lupi cattivi lo sanno e ne approfittano. E ad un giro d’affari- quello della pedopornografia- che è secondo solo a quello del traffico d’armi, a pari livello dei proventi derivanti dal traffico di droga. Ma giovedì scorso a Vallo della Lucania, un paese di meno di novemila abitanti a quasi novanta chilometri da Salerno è andata in maniera diversa: “papà, mamma…loro hanno il colore del cuore uguale all’abito che indossano!!!”Con queste parole uno dei piccoli di Vallo della Lucania ha accolto la notizia che dopo sei anni di calvario gli esseri (umani?) che tanto lo avevano oltraggiato e ferito erano state condannati.Che i giudici avevano creduto a lui ed ai suo piccoli compagni di sventura e così facendo restituito un po’ di dignità e di pace a loro ed alle loro famiglie. Condannata ad 8 anni Suor Soledad, la novizia peruviana accusata di aver abusato sessualmente nel 2006 di circa 30 bambini tra i tre ed i quattro anni, che frequentavano la scuola materna dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania. 16 mesi di reclusione invece per le due consorelle, suor Romana e suor Agnese, condannate per favoreggiamento personale. Un terzo imputato, è stato assolto invece con formula dubitativa (esistono quindi elementi a suo carico ma non sufficienti a condannarlo), mentre un quarto uomo è stato assolto con formula piena.

La sentenza è di primo grado, ed il cammino ancora lungo dunque, ma è innegabile che negli ultimi anni molto è cambiato e si sta facendo nel contrasto alla pedofilia, anche le ammissioni di responsabilità da parte della Santa Sede, quandanche fossero obtorto collo, ne è la riprova.

Speriamo che la sentenza di Vallo sia solo l’inizio. E che i giudici che si occupano di casi così “scottanti”, trovino sempre il coraggio di decidere secondo coscienza e non per le pressioni di questo o quel potente di turno.

W L’Italia!!!!

Sto vedendo “incidentalmente” la prima serata di Porta a Porta e mi sono imbattuta in un losco figuro, tale Vittorio Grilli, Sottosegretario alla Economia e Finanza del Governo Monti (se lui è sotto, non oso pensare a chi ci sia sopra ed a che cosa si stia dedicando..), una faccia di gomma come ne esistono poche (e non dico altro). Messer Vittorio detto “Il Cherubino” dovrebbe teoricamente essere… un “tecnico” ma non è riuscito a fornire una e dico una risposta da tecnico, anzi, per meglio dire, tecnicamente ha risposto ad una giovane che gli chiedeva se mai serebbe andata in pensione, che sarebbe giusto che i giovani abbiano la possibilità di andare in pensione( pensiero ineccepibile), ad una signora di 47 anni (in affitto da una vita e terrorizzata dal futuro) che chiedeva la possibilità di accedere ad un mutuo sociale, il medesimo cherubino sottolineava l’importanza per la signora suddetta di poter accedere ad un mutuo tradizionale (magari di un suo amico banchiere…), prendendo in considerazione il muto sociale come extrema ratio per sfigati cronici (ma sconsigliabile da un punto di vista “estetico”) in quanto contrario ad ogni principio di eleganza anche nei questionari da compilare. Infine sempre il Grilli sottoposizionato rispondeva ad una Signora paffutella e dei capelli a caschetto (pensionata semi-minima) che l’ICI è una tassa che deriva dalla colpa personale di essersi costruiti una casa, peraltro troppo grande, e quindi equa (e non canone). Grande Grilli, e dire che ci lamentavamo del precedente governo di nani e ballerine. Qui sono travestiti da tecnici dotati di ginocchiere (data la posizione genuflessa). Pare che adesso si parlerà della evasione fiscale (non quella grande ovviamente), non dei soldi evasi da Unicredit, Banca Intesa o Monte Paschi etc, mediante le loro fiduciarie con sede in Lussemburgo ed in altri paradisi fiscali. Immagino di vedere quel faccione disperato e barbuto che ci propopongono come icona dell’evasore fiscale nella pubblicità progresso voluta dal Ministero, faccione dallo sguardo basso e dalla fame atavica, l’unico proponibile dopo aver scartato: A) Banchieri B) Finanzieri C) Usurai D) Bancarottieri E) Bancarottieri Fraudolenti e con donne dalle tette grandi F)Faccendieri e presemtatori di Escorts, nonche commercianti di droga all’ingrosso (quelli al minuto se li “bevono”…..Viva l’Italia!!!!!!

COME PUO’ UNO SCOGLIO ARGINARE IL MARE………………?

«Quando pensi di aver perso tutto è troppo tardi per poter recuperare, sentimenti sogni, obiettivi, te stesso. Resti lì a vagare senza meta alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che il tuo cuore spera, ma la tua testa sa che non ci sarà più. Qualcuno dice che è tutto scritto… Sarà così».Chi ha scritto questa frase, l’ultima frase nella sua bacheca di facebook, il 30 novembre scorso, oggi non c’è più. Aveva 37 anni, uno meno di me, ed immagino sulle spalle un bagaglio troppo pesante di frustrazioni e sogni infranti, davanti agli occhi una strada per lui senza via d’uscita. Lo zio che lo cercava disperatamente- allertato dalla mamma che in cuor suo avvertiva fosse successo qualcosa di grave- in tutti i luoghi importanti del suo passato ormai troppo breve, lo ha trovato infine impiccato ad un albero, nel giardino di una casa cantoniera sulla Via Flaminia, “e quando l’ho trovato”- ha detto-“ mi sono sentito morire anche io”. Quel giardino io lo scorgo ogni mattina mentre porto le mie figlie a scuola a Roma, e la sera sulla via del ritorno verso casa dopo il lavoro, seminascosto dietro la rossa Casa Cantoniera che mi ha sempre dato una sensazione di quiete, di passato, di acquisito. Non sarà più così.Forse le stesse sensazione che lo hanno portato a scegliere proprio quel posto per andarsene via da dove ha creduto che non vi fosse più posto per lui. Le poche notizie di cronaca raccontano che lui,giovane imprenditore,  di cui non conosco neppure il nome che non è stato divulgato, (e non lo chiamerò con un nome di fantasia, perché credo che della sua identità sia già stato depredato abbastanza….) si è suicidato sommerso dai debiti in seguito al fallimento della azienda di fitness  di cui era socio. In questa impresa aveva investito tutti i suoi capitali, chiedendo anche dei prestiti. «Mio figlio è come se lo avessero ucciso – ha detto la madre alla polizia – e io so di chi è la colpa, conosco la trappola in cui è caduto. Lo hanno spinto al suicidio perché gli avevano tolto ogni speranza».

Immagino tutte le porte a cui avrà bussato. Gettare la spugna alla sua età non è normale, non è nell’ordine naturale delle cose. A 37 anni si ha voglia di amare, di vivere, di sognare, di costruire. Di fare figli, e vederli crescere. Ma oggi è difficile. Immagino  il direttore della banca alla quale si sarà rivolto, tra i tanti. Un ligio signore sulla cinquantina che alle 17.00 esce dal suo “posto di lavoro” e si reca a casa, dove lo attende una moglie con la messa in piega fresca di parrucchiere, le bollette diligentemente pagate, ed un paio di figli “giusti” in attesa di occupare il loro “posto giusto nella società”. Immagino la risposta alla richiesta di quel prestito necessario alla sopravvivenza. Lo “scoring” negativo, il conto incagliato, la mancanza di “garanzie”. In Italia puoi fare buchi da milioni di euro e magari una bella bancarotta fraudolenta. Cambiare moglie e yacht e fare sempre parte-anzi ancora più parte- del “jet set”. Ma non essere una persona normale in difficoltà. Magari una bella e produttiva escort, o uno che le escort le procaccia, a botte di cinquecentomila euro annui, ma non un c-i-t-t-a-d-i-n-o- che cerca una sua strada nel lavoro, magari anche sbagliando, ma chi non sbaglia? Qualcuno molto prima di me e di tutto disse. “ Chi non ha colpa scagli la prima pietra”. Beh, non dovremmo scorgere nemmeno l’ombra di una pietra, in questo sporco e meraviglioso mondo.

Non so cosa abbia fatto questo giovane uomo che non c’è più, e quali segreti abbia portato via con lui. So però che questo per quasi tutti noi  è un mondo senza rete di sicurezza, un mondo spietato che non lascia scampo. E come sempre succede, non sono mai gli squali a perire, ma chi non riesce a vivere senza sogni e senza speranze. I sogni e le speanze che oggi più che mai sono certezze, e diritto acquisito, solo per i soliti furbetti e furboni del quartierino, che pur cambiando casacca, restano sempre gli stessi.

IL MEDIOEVO? E’ ADESSO!!!!!

Ieri ho letto tra le tante, una di quelle notizie che ti arrivano addosso come un pugno nello stomaco, e ti farebbero venire voglia di non essere ragionevole, urbano, educato e rispettoso delle regole. Oltre un milione di persone, nel nostro Paese, persone con più di 65 anni, soffrono la fame. Non riescono a nutrirsi adeguatamente e ogni giorno ingeriscono almeno 300 calorie in meno rispetto al loro  fabbisogno perchè hanno il frigo vuoto. O quasi. La ricerca che ci racconta questa realtà sconvolgente e dolorosa si chiama  “PASSI d’Argento” ed è stata promossa dal Ministero della Salute e dalle Regioni con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità e presentata durante l’ultimo congresso della Società Italiana Geriatria e Gerontologia (SIGG) .Il 69 per cento degli anziani italiani ammette di non riuscire ad arrivare a fine mese. E così si taglia sulla lista della spesa: il carrello resta vuoto e non si portano a casa cibi nutrienti ma costosi come carne e pesce.  Oltre all’aspetto umano e morale (ma dovremmo dire inumano ed immorale), vi sono anche dei risvolti economici:la malnutrizione accresce del 25 per cento il rischio di doversi ricoverare in ospedale e incide negativamente anche sulla mortalità. «Non solo: aumenta il rischio di infezioni, piaghe da decubito, depressione, deterioramento cognitivo – aggiunge Niccolò Marchionni, presidente SIGG –. Per questo riconoscere la malnutrizione dell’anziano è fondamentale, sia a casa che in ospedale: in clinica la percentuale di anziani malnutriti arriva al 65 per cento». Penso alla solitudine di queste persone, alla vergogna, al non voler  pesare sul bilancio familiare dei figli (per chi li ha) e immagino preferiscano andare avanti a pane e latte per arrivare alla fine del mese. E penso a quello 0,1 percento della popolazione italiana che detiene il 2,6% dell’intero reddito nazionale. E proprio come nel medioevo, racconta il rapporto Ocse “sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro”. Questo, spiega l’organizzazione, “ha contribuito ad un terzo dell’aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie”, in quanto fa lievitare proporzionalmente la differenza di reddito tra coppie ricche e coppie povere.

Presidente, continui così!

In un periodo di disorientamento e sbandamento totale, in cui oscuro appare il futuro e fosco il presente il nostro Presidente Giorgio Napolitano continua a rappresentare uno dei pochi punti di riferimento in questo mare in tempesta. Nonostante o forse anche grazie alle sue quasi ottantasette primavere evidentemente vissute appieno e patrimonializzate al meglio ha dimostrato di essere un riferimento autorevole sia a livello nazionale che internazionale. E proprio lui, negli ultimo giorni è tornato a sollevare una questione reale ed importante, che tanto tocca ed incide sulla vita di milioni di immigrati nel nostro Paese. Riconoscere cioè la cittadinanza italiana a chi in Italia è nato anche se da genitori immigrati. Ad oggi, e se ne è molto parlato, in Italia (come ad onor del vero anche nella maggioranza dei Paesi Europei ad eccezione della Francia) in materia di cittadinanza vige lo “ius sanguinis”, la cittadinanza italiana spetta cioè di diritto solo a chi nasce da genitori o da un genitore italiano. Allo “ius sanguinis” si contrappone lo “ius soli” (adottato ad esempio da Stati Uniti, Francia, Argentina, Brasile, Canada etc) secondo il quale la cittadinanza spetta di diritto a tutti coloro che nascono sul territorio di una data nazione.

E’ necessario però fare attenzione ed essere pragmatici soprattutto in un momento di così grande fibrillazione e cambiamento. L’Italia è un Paese che vive una grande crisi economica e parlare di integrazione viene avvertito spesso come un impoverimento anziché un accrescimento, come se ad una famiglia che già arriva a stento o neanche arriva alla fine del mese venisse chiesto di dividere quel poco che ha con degli ospiti, graditi o meno che siano. Il tema quindi, è delicato oltre che squisitamente politico e forse poco ha a che vedere con un governo di tecnici, insediatosi in emergenza per risolvere solo questioni economiche della massima urgenza.

Probabilmente quindi non è questo il momento di affrontare un tema del genere, seppur importante come dicevamo per tante persone che da anni vivono, lavorano e producono nel nostro Paese. Quando si affronterà ci auguriamo che si trovi la soluzione più equa ed equilibrata. Nell’era della globalizzazione e dell’abbattimento delle frontiere forse, sarebbe bene ragionare in termini di appartenenza culturale ad una nazione, in termini di onorabilità e moralità. Ci sono italiani indegni del nostro Paese, dei valori, della cultura, della tradizione. Ed immigrati che contribuiscono a rendere grande l’Italia. E viceversa.

Utile e gradito lo stimolo del Presidente Napolitano, che speriamo sia solo l’inizio di un discorso più ampio. Un discorso che contrapponga al nuovo medioevo che sembra inghiottirci temi di più alto valore morale, di luce e di speranza. Che tocchino l’animo e le coscienze nel profondo e portino ad una nuova era che veda l’uomo di nuovo al centro dell’universo e non soggetto passivo, oggetto di mercimonio da parte di lobby finanziarie e bancarie che nell’ultimo ventennio lo hanno dapprima sfruttato come consumatore e poi, nel momento in cui la crisi gli ha impedito di continuare a consumare sempre di più, lo hanno trattato come un inutile elemento da spremere e gettare via.

NON TOCCATE IL “SANTA LUCIA”

Il Santa Lucia grazie a Dio non chiuderà. Raggiunto in extremis un accordo tra la Regione e la Fondazione Santa Lucia. La Regione Lazio si è infatti impegnata a versare 50 milioni di euro (di cui 26 milioni entro il 16 gennaio 2012 a copertura dei debiti pregressi relativi agli anni 2005 e 2006) al polo di eccellenza nel campo della riabilitazione neuromotoria.  Se così non fosse stato, la Fondazione Santa Lucia sarebbe stata costretta ad interrompere all’utenza dal 31 Dicembre 2011, il servizio di riabilitazione extraospedaliera, se non addirittura a chiudere.  Utenza nel caso di questa importantissima struttura, nonci parla di una linea telefonica o di un contratto di acquisto di energia elettrica, ma di persone, esseri umani,  oltre 350 pazienti, di cui ben 200 bambini . Ma  forse parlare del Santa Lucia solo come un polo di eccellenza è limitativo. Limitativo per chi il Santa Lucia ha avuto la fortuna (a seguito di una sfortuna) di viverlo da dentro.  Il Santa Lucia ha rappresentato e rappresenta per migliaia di pazienti e per le loro famiglie la speranza di tornare ad una vita normale, o almeno, ad una vita migliore, che valga la pena di essere vissuta. Spesso, dopo un periodo più o meno lungo di ricovero (mesi e mesi) i pazienti che sono in grado di essere dimessi, continuano a frequentare il centro in regime di day hospital o di ambulatorio, chi con cadenza settimanale o bisettimanale, chi addirittura quotidianamente. Eccellenti neurologi, logopedisti, fisioterapisti, lavorano sinergicamente per cercare di restituire dignità e speranza a tante vite, siano esse state segnate dall’inizio o colpite all’improvviso per un incidente, un ictus, un tumore. Quando si arriva al Santa Lucia con una persona cara, consola l’efficienza della struttura, il verde dei giardini che vengono percorsi da tante sedie a rotelle, deambulatori, e pochi fortunati accompagnati magari sottobraccio da parenti ed amici. Consola l’ampiezza delle camere a due letti, dove i pazienti trascorrono tanto tempo, la gradevolezza degli arredamenti, la comodità del bagno in camera, la pulizia. Fattori secondari, opinerà qualcuno. Certamente. Ma fatta salva l’efficienza, la competenza, l’umanità e la disponibilità, per chi passa settimane e mesi in una struttura sono fattori secondari che fanno la differenza. E che rendono meno duro a madri, padri, figli, nonni, lasciare il loro caro alla fine dell’orario di visita. Come pure poter fare incontrare un nipotino al nonno od alla nonna in giardino, piuttosto che nele sale appositamente create all’inizio di ogni reparto. Non bastano poche righe a raccontare del mondo Santa Lucia. Bisognerebbe forse scriverne in un libro. Per ora, per fortuna, l’emergenza è rientrata. Non bisogna però abbassare il livello di guardia

ARIANNA DI BIAGIO: IL CORAGGIO, LA PAZIENZA, L’INCOSCIENZA, L’ALLEGRIA………UN PENSIERO PER QUELLI CHE……….

\” La voglia la pazzia l\’incoscienza l\’allegria\” Ornella Vanoni, Toquinho, Vinicius de Moraes

Che bella giornata ieri! Una giornata……una giornata di quelle che ti viene voglia di correre su una spiaggia a perdere lo sguardo nel mare…e nel cielo. Una giornata che ti fa sentire bene, al posto giusto e nel momento giusto, e che ti fa pensare che nel nostro Paese, fra mille difficoltà, scandaletti, ruberie varie ed interessi privati esistono persone diverse,  un’ anima diversa, quella vera,  fatta di “galantuomini” direbbe mio nonno, disposti a mettersi in discussione per l’interesse comune. Solo quindici giorni fa come un treno in corsa che ti prende in pieno ci aveva schiacciati la notizia della partenza della Dott.ssa Minutillo, uno dei giudici del nostro processo. Che succede di nuovo ci siamo chiesti. Che senso ha sostituire un giudice arrivato solo a settembre a seguire tra gli altri un processo così complesso e delicato? Perchè? Abbiamo chiesto conforto ai nostri avvocati. ” Vedrete, non cambierà nulla, anche gli avvocati degli indagati sicuramente non vogliono che il processo si fermi, non vi preoccupate .” Manco per idea !Poi a rendere tutto un pò meno fumoso i titoli dei giornali: il processo di Rignano riparte da zero. Zero? Come zero? 20 udienze, testimoni, fatti, dati, dolore, lacrime, vita. Tutto registrato, attimo per attimo. Udienza dopo udienza. Mese dopo mese. Così ci siamo nuovamente rivolti ai nostri avvocati.”Ma come è possibile, possono veramente chiedere di ricominciare tutto da capo?” Beh si ,ci è stato risposto . E’ la storia infinita, allora.” Questo processo al quale siamo approdati fra mille difficoltà e mille intralci proprio non si deve svolgere! qualcuno ha pensato. “Chissà perchè. Poi appena ripresi dallo sgomento ci siamo detti : finora siamo stati attaccati da ogni parte , ma siamo ancora quì! Dobbiamo fare qualcosa ! Molti sono stati gli amici che ci sono stati vicini in questi giorni , e le persone che pur nell’imparzialità e nella equidistanza, in nome del buon senso hanno contribuito a che si potesse tornare indietro sulla decisione del C.S.M. Un tornare indietro che in realtà nasconde un prepotente andare avanti, viste le affermazioni del C.S.M. di voler modificare il sistema degli incarichi al fine di non ricadere più in queste” sviste”. Siamo lieti di aver fatto da apri-pista. Un plauso quindi ad una istituzione come la magistratura , baluardo della nostra costituzione, che ha dimostrato in questo caso una capace funzione di autocontrollo e di conseguente revisione, dote estremamente rara. Massimo apprezzamento anche per il Presidente del Tribunale di Tivoli, Bruno Ferraro e per il Procuratore Capo della Repubblica Luigi De Ficchy, che tanto si sono spesi per poter garantire il normale svolgimento delle attività processuali così come per il Presidente della Corte d’Appello di Roma Giorgio Santacroce, le cui parole ed il cui temperamento ho avuto modo di apprezzare durante la Conferenza Stampa indetta dalle Camere Penali di Tivoli.  Un grazie di cuore a David Gramiccioli che con lo spirito che da sempre lo contraddistingue per le sue battaglie sociali ha coraggiosamente portato in scena uno spettacolo sui poteri forti che aleggiano attorno all’orrore della pedofilia e che ci è stato vicino in questo momento.  A Mario Corsi, con Adriano Valentini e Giuseppe Lo Monaco che sono sempre attenti al nostro, come pure ad altri casi “scomodi”.  Così come ringrazio Raffaele Verzillo, il regista di quel film scomodissimo che è  Anima Nera (distributo da un big come Medusa, ma in quale cinema?) per il coraggio e la spaventosa capacità di raccontare l’orrore da dentro. Voglio ringraziare poi il vicepresidente del C.S.M. on Michele Vietti per la sensibilità dimostrata e per il coraggio avuto nel sostenere la revisione della decisione presa. Così come  i venti membri  del C.S.M. che hanno votato affinchè la dott.ssa Minutillo potesse portare a compimento il suo ruolo di giudice nel nostro difficile e spinoso processo. Mi piacerebbe conoscere inoltre i motivi che hanno indotto gli altri due componenti del C.S.M.,  gli onorevoli Annibale Marini (Pdl) e Glauco Giostra (PD) ad astenersi dall’esprimere il loro parere. Voglio ringraziare i nostri avvocati ormai amici e fedeli ”compagni di viaggio”che tanto si sono spesi.Voglio ringraziare i giornalisti che hanno avuto il coraggio e la possibilità di dare voce a quest’ultimo episodio della nostra triste vicenda, ma anche tutti quelli che avrebbero voluto occuparsene, ma non hanno potuto o non gli è stato consentito. Un doveroso saluto anche al Sostituto Procuratore della Repubblica Maria Domenica Perna che aveva sostituito lo storico ed indomabile PM Marco Mansi nelle indagini sul nostro caso e che ci lascia dopo poco più di un anno dal suo arrivo a Tivoli. Grazie quindi a tutti color che ci hanno evitato di incatenarci ad oltranza davanti al Palazzo dei Marescialli sotto allo scoppio del sole di luglio, come avremmo fatto senza tenetennamento alcuno. Mercoledì prossimo, altra udienza, e poi da settembre ben quattro udienze al mese, queste almeno le indicazioni che giungono dal C.S.M.

BUONE VACANZE A TUTTI!!!!!!!!!

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