
I riflettori si sono spenti sul caso di Rignano Flaminio, chissà forse avrebbero rischiato di illuminare una verità scomoda pe r qualcuno che, verrebbe da pensare, di illuminazione se ne intenda…
A chi questa vicenda l’ha vissuta sulla pelle del resto credo che un po’ di penombra non faccia che piacere. Da una parte è sicuramente meglio così. Ripenso tuttora con ansia a quel paio di interminabili mesi in cui giornali e televisioni sembravano non occuparsi d’altro, se non degli abusi a danno dei piccoli alunni della Olga Rovere, troppo spesso alla ricerca di particolari agghiaccianti, troppo poco spesso alla ricerca della verità, o perlomeno, di una cronaca approfondita, completa, oggettiva.
Ripenso ai titoli a nove colonne che gridavano al mondo intero che la perizia dei RIS aveva escluso tracce dei piccoli nelle abitazioni degli indagati, la “PERIZIA CHE SCAGIONA LE MAESTRE”, la perizia che avrebbe rassicurato l’Italia intera, no, quei fatti orribili non erano mai avvenuti, tornate a dormire sonni tranquilli, a sognare il villaggio dei puffi e la casa del mulino bianco.
Ripenso agli“esperti” chiamati ad esprimersi su un caso che ovviamente non conoscevano, l’un contro l’altro verbalmente armati, i colpevolisti e gli innocentisti, i guelfi ed i ghibellini, in un clima a volte quasi tristemente da derby.
Ripenso alla preoccupazione prima di ogni trasmissione, od intervista, di poter dire o fare qualcosa che avrebbe potuto nuocere ai bambini, al loro sacrosanto diritto di ottenere perlomeno giustizia, dal momento che la ferita inferta nessuno avrebbe potuto più cancellarla.
Ed alla necessità al tempo stesso di partecipare per far sentire la loro voce, la loro verità, perché in caso di assenza sarebbe passato solo il messaggio dell’altra parte, senza possibilità di replica.
Oggi grazie a Dio, la situazione è completamente diversa, perché come ho già avuto modo di dire, il processo è iniziato ed in una aula di tribunale sono le carte processuali a parlare, i dati di fatto, i riscontri oggettivi.
L’unico motivo per cui mi spiace che dopo tanto clamore mediatico ora non sia rimasto che un assordante silenzio è che sono in molti a non avere più contezza di cosa stia succedendo in aula, di non sapere che ai racconti dei bambini sono stati trovati tanti, troppi riscontri.
Che, putroppo per qualcuno, i genitori chiamati sinora a testimoniare non si sono mai sostanzialmente contraddetti, ma che hanno risposto domanda dopo domanda, spiegando passo dopo passo l’interninabile calvario, il perché ed il per come. Chissà, sarà forse perché non hanno fatto altro che ripercorrere fatti accaduti, vissuti sulla pelle, cioè la verità? Chi ha vissuto, sofferto, lottato, ha il dovere di raccontare. Testimoniare.
Per ottenere giustizia e mettere in condizione i colpevoli di non nuocere più da una parte, ma per informare chi pensa che la pedofilia sia un fenomeno distante migliaia di chilometri da noi, un pericolo che non ci riguarda. Prossima udienza, 21 marzo 2011.
Ma che non si sappia in giro……….
