
Se ne è andato in un momento. Senza preavviso. Ad appena quattro giorni dal suo sessantanovesimo compleanno. Una morte rapida, immediata. Sicuramente invidiabile per quanto possa esserlo la morte.Un attacco cardiaco che lo ha portato via di qui, in un altrove da dove magari continuerà a guardare il mare delle sue amate isole Tremiti. E dove forse, come affermano i frati della Basilica di S. Francesco D’Assisi- tra i primi a dare la notizia su Twitter- S. Francesco lo accoglierà per portarlo alla presenza del Signore.
Quando ad andarsene è un poeta ed un artista nel senso pieno del termine, capace di arrivare al cuore di tante persone di ogni età, oltre il dolore ed il senso di vuoto creato dal distacco, vi è la triste certezza di non poter più godere dell’arte, delle emozioni, della poesia.
«Comunico guardando negli occhi della gente e cercando le loro fatiche e la loro disperazione che è la mia», si legge in una dedica che Lucio Dalla fece a Napoleone, storico ristoratore di Via Arno nella sua Bologna. E forse è proprio questo il grande dono dell’artista. La capacità di raccontare le emozioni, che siano disperazione e dolore, oppure gioia pura, in un modo che chiunque ascolti si chieda come sia possibile che quella canzone o quella poesia parlino proprio di lui, della sua storia, della sua vita fatta di cadute, inciampi, amore e di qualche successo.
Tornando a Napoleone, fu sempre lì che per quasi dieci anni Lucio Dalla non ha mai mancato l’appuntamento del 6 gennaio, quello del pranzo offerto ai senzatetto dalla Associazione Piazza Grande (che prese il nome proprio dalla delicata ed emozionante canzone dedicata da Dalla ai senzatetto), mangiando con loro, suonando per loro e credo guardandoli negli occhi per leggervi la storia di ognuno. Leggi il seguito di questo post »