
Ieri mattina nuova udienza a Tivoli. Ci avviciniamo a grandi passi alla sentenza. La lista dei testi è quasi esaurita, e stanno per cominciare le arringhe degli avvocati (circa 15 tra i nostri di parte civile e quelli della difesa). Tra aprile e maggio dovremmo arrivare al capolinea, almeno per quanto riguarda il primo grado di giudizio. Ieri una udienza veloce, otto o nove testi della difesa, quasi tutti giunti a Tivoli per dire che non hanno visto nulla, notato nulla, ma era ovvio. Spero bene che se avessero visto qualcosa l’avrebbero già da tempo riferito agli inquirenti, anche se a volte comincio a temere di essere una inguaribile ottimista e di giudicare il prossimo con il mio personalissimo modo di vedere le cose. Il punto è un altro. A prescindere da come andrà a finire, ci sono tanti aspetti che proprio non riescono ad andarmi giù. Non nascondo che la mia esperienza di aule giudiziarie (anzi nel mio caso di un corridoio antistante l’aula di giustizia…) è totalmente legata al processo di Rignano Flaminio, quindi non posso fare raffronti con altri casi. Ma torniamo al punto. In tutti questi mesi, anzi anni di udienze, ho maturato la spiacevolissima sensazione che la verità dei fatti conti poco e interessi ancora meno. Conta molto invece la procedura. La notifica arrivata nei tempi giusti, la prova raccolta in assenza di vento, il testimone dell’ “era già tutto previsto” etc. Leggi il seguito di questo post »






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