Berlusconi-Fini: la corda si è spezzata?

E da qualche tempo ormai che Gianfranco Fini ha preso le distanze da quella melassa gelatinosa che è divenuta questa maggioranza. Una maggioranza che sembra muoversi ma soprattutto parlare all’unisono,  o meglio sotto dettatura. Difficile capire se una dichiarazione venga rilasciata da Bonaiuti, Mantovano piuttosto che da Lupi o  Capezzone (ex radicale?). New entry in questa folta schiera di cloni berlusconiani (senza scomodare la pecora Dolly) è il Ministro degli Interni Ignazio La Russa, che pur mantenendo una caratterizzazione, data dalla sua voce roca e da una personalità colorita, ha iniziato a parlare lo stesso linguaggio.  Che forse la motivazione di tanta armonia dialettica non sia dettata da una forte unità di intenti ideologici e programmatici  nell’interesse del bene comune, ma  piuttosto da interessi  personali che muovono i singoli attori di questa maggioranza stravincente? Certo a ben vedere quello che è successo al Comune di Latina tra il sindaco Zaccheo (uomo forte del PDL nell’agro pontino) ed il senatore Claudio Fazzone (coordinatore provinciale PDL) il timore che più che al “bene comune” si pensi al proprio  prende sostanza! La bagarre  che ha portato allo scoglimento del consiglio comunale dell’importante cittadina laziale è nata da un servizio mandato in onda da Striscia La Notizia . Il sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, durante un incontro pubblico vede la neo eletta presidente della Regione Lazio Renata Polverini e stando alle battute “rubate” dalle telecamere di Striscia La Notizia «cerca di screditare agli occhi della Polverini il collega e senatore Claudio Fazzone (PdL). «Ti prego – dice Zaccheo a Polverini – non appaltare più a Fazzone, ha perso 15.000 voti». «No, no, stai tranquillo!», risponde lei. Nel corso della conversazione riferita da Striscia, Zaccheo non manca poi di chiedere una raccomandazione per le sue figlie («Non ti dimenticare delle mie figlie!»), ottenendo come risposta: «No, ma stai scherzando?».  Se tutto questo corrispondesse al vero,  questa maggioranza assomiglierebbe più ad un comitato di affari che a un partito politico. Non è difficile immaginare da cosa derivino i malumori e le distanze prese dal Presidente della Camera. Fini non è un politico dell’ultima ora, ma una persona che proviene da una lunga militanza. La militanza che nasce nelle piccole sedi di quartiere, tra la gente, e che ti porta anche a scelte sofferte, come la “svolta” di Fiuggi del 1995, quando Fini traghettò il vecchio Movimento Sociale in Alleanza Nazionale e quando decise di essere alleato fedele non di questo ma del Silvio Berlusconi di allora. In questi quindici anni probabilmente Gianfranco Fini si è “turato il naso” molte volte, ma oltre un certo limite il rischio è quello di soffocare. Che ci azzecca, direbbe Tonino Di Pietro, una persona rispettosa della costituzione e delle regole della politica anche a costo di favorire l’avversario come Gianfranco Fini, con un partito come la Lega Nord, che solo nell’ultimo mese, si è distinto per iniziative vergognose e distanti dal nostro modo di essere, come servire pane a acqua alla mensa della scuola ai bimbi i cui genitori non avevano pagato la retta o non far salire sullo Scuolabus, umiliandole davanti a tutti altre due sorelline per lo stesso identico motivo?