Amministrative 2011: spiaggia od urne?

Ci avviamo ancora una volta alle urne. Alcuni di noi con un po’ di amaro in bocca. O almeno, chi ci andrà.

 Eh già, perchè dagli exit-pools casarecci, dalle battute e dagli umori carpiti tra le persone, sembra proprio che anche stavolta, anzi forse stavolta ancor di più, il partito più nutrito sarà quello degli astenuti. Non c’è da stupirsi. Non in un Paese dove ormai l’appuntamento con le urne ha assunto una cadenza quasi annuale, in un Paese in cui la crisi non accenna a finire, in cui aumentano i disoccupati, i pignoramenti, i prezzi, diminuisce il credito, le “riserve” di chi aveva messo da parte qualcosa, diminuisce finanche la possibilità di sognare un Paese migliore.

E tutto questo mentre la cosiddetta “classe” politica di classe sembra averne sempre meno, tutti concentrati su attacchi personali, vicende private di dubbio gusto e starnazzanti scontri televisivi in cui ognuno difende il proprio orticello a prescindere, anche a costo di negare l’innegabile e rimetterci in dignità.

Ma evidentemente per molti anche la dignità ha un prezzo. Quello della politica in Italia è esorbitante. I dati parlano di 24,7 miliardi di euro all’anno tra costi diretti ed indiretti, ovvero un costo pari al 2% del PIL. Ma forse non sono un incentivo sufficiente a lavorare e a lavorare bene, a meno che non si debba pensare che più che di cattiva volontà si tratti di incapacità. L’Italia infatti stenta a ripartire, ed ha chiuso anche il primo trimestre del 2011 (esattamente come l’ultimo del 2010) con una crescita dello 0,1% , abbondantemente sotto alla media europea dello 0,8% , ad anni luce da nazioni come la Germania (1,5%), la Francia (1%) Romania (1,6%) Albania (3,8% nel 2010, 2,6% nel 2011).

Oltretutto i costi così alti della politica portano la beffa oltre che il danno. Infatti solo chi è già dentro alla gestione della cosa pubblica ha risorse sufficienti per continuare a fare politica in questa maniera, mentre chi potrebbe avere nuove idee, energie e rappresentare magari larga parte di quelli che ad oggi si astengono sono di fatto esclusi dal panorama politico nazionale. Basti pensare che anche nei piccoli centri, dove si era abituati a campagne elettorali basate sulle amicizie, sul porta a porta, manifesti stampati in economia, sulla stima personale dell’elettore verso questo o quel candidato, ecco oggi anche in qual caso, ci troviamo di fronte a cene luculliane per centinaia di persone, elicotteri in volo sponsorizzando questo o quello, gli stati maggiori dei partiti che si muovono quasi con fare militaresco per caldeggiare il proprio candidato, magari sconosciuto ai più ma sicuramente “fedele” e magari pronto a condivisioni aprioristiche .

Non ci sarebbe da stupirsi se la chiusura della campagna elettorale venisse festeggiata con uno spettacolo di varietà o l’intervento di qualche nuovo volto nuovo sopravvissuto ad un reality show.

Provate ad indovinare chi paga e pagherà tutto questo?

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