RIGNANO FLAMINIO: SI AVVICINA LA SENTENZA …………………………………….


L’altra settimana , aspettando impaziente notizie da Vallo della Lucania nel giorno della sentenza, mi sono accorta all’improvviso che sono più di 5 mesi che non scrivo una riga sul processo di Rignano Flaminio a Tivoli. Non per mancanza di informazioni od interesse, visto che raramente ho mancato una delle udienze settimanali (ogni lunedì) ed in un paio di casi addirittura bisettimanali,  che si sono svolte da settembre ad oggi. Udienze interminabili, soprattutto per me che aspetto nel corridoio-proprio di fronte all’aula-, essendo per ovvi motivi un processo a porte chiuse al quale possono assistere solo le parti lese. In questi mesi, ho visto testimoni nervosissimi con gli occhi sempre bassi attenti a non incrociare il mio sguardo, altri tesi ma a testa alta. Ho visto periti che hanno fatto centinaia di chilometri con il solo desiderio di apportare il loro contributo, come il Prof Bruni, medico legale tra i massimi esperti in Italia in materia di segni fisici di abuso su minore che purtroppo ha smentito tutti coloro che sinora asserivano che sui bimbi di Rignano non vi fosse un solo esito fisico. Ma anche la spavalderia e la tracontanza della controparte,  sorrisi sarcastici, battute ineleganti, ed in ultimo il gruppetto di “supporters” paesani (nel senso negativo del termine e che nulla ha a che fare con gli abitanti di Rignano in generale, ma si riferisce a quegli abitanti, una tristissima e grottesca claque spero incosapevole… ) in particolare che ha accompagnato l’udienza che vedeva l’interrogatorio di una delle imputate. Le risatine, qualche sguardo di sfida, qualche battuta gettata con viltà alle mie spalle, mai direttamente, mai affrontando, ma solo cercando lo starnazzamento che potrebbe avvenire   tra le galline di un pollaio. Non ho risposto. Non sono caduta nella provocazione, soprattutto perchè non sono abituata a rispondere a chi non ha neanche il coraggio di affrontarmi a viso aperto. Non sono abituata ai pollai. Eppoi perchè un’aula di giustizia-anche il corridoio antistante un’aula di giustizia- merita rispetto. Certo mi ha fatto rabbia la leggerezza di chi si comporta come se si trovasse ad una partita di calcio, fosse anche una stracittadina. Nel derby di Rignano Flaminio non ci potranno mai essere vincitori. Ma solo bambini a cui mi auguro che alla fine di questo processo, venga resa la dignità, anche quella di essere creduti.  Uno degli aspetti di questo processo che mi ferisce di più è la strategia. Quella degli avvocati difensori che di certo fanno il loro mestiere, ma la ricerca del vizio di forma ad ogni costo (una notifica arrivata nei tempi corretti, come può cambiare la realtà?), del particolare insignificante ma utile a deviare l’attenzione,  una domanda posta provocatoriamente per vedere quanto un genitore riesca a mantenere la calma ben sapendo il timore che ogni genitore ha di non essere adeguato, all’altezza di difendere al meglio il proprio figlio in quell’aula…..ecco tutto ciò mi pare che oltraggi i bambini una seconda volta. Mi sono chiesta perchè abbia fatto passare così tanto tempo per tornare a parlare del processo. Forse per pudore, forse perchè intimamente, dopo tanto clamore mediatico (per il  quale tra l’altro siamo stati accusati in altri tempi di voler “spettacolarizzare”), mi sembrava giusto che i sentimenti, l’attesa, la rabbia e le piccole gioie, venissero vissuti in privato. Lanciare chiaro ed inequivocabile il messaggio che a noi finire sulle prime pagine dei giornali od in televisione non interessa e non è mai interessato. Ma informare si. Informare è un dovere civico. Far sapere alle persone quello che accade e che può accadere aiuta a prevenire. O almeno a capire. Ed aiutare i bambini. Il silenzio dunque, in casi come questo, non fa mai bene.  E’ necessario scrivere, parlare, aprirsi, raccontare. E questo è un impegno che prenderò sino alla fine del primo grado di giudizio, che è ormai prossimo (dovremmo  arrivare alla sentenza tra marzo ed aprile 2012). Si sono succeduti genitori, imputati, periti, vicini di casa, colleghi degli imputati e così sarà per le prossime udienze. Cosa spero? Che sia fatta giustizia. Che questi bambini abbiano giustizia. Che le  persone che hanno fatto loro tanto male paghino. Che la verità processuale corrisponda a quella dei fatti. E che questo percorso tanto diffice ed accidentato serva ad aprire un varco più agevole per tutti coloro che vivranno questo calvario dopo di noi. Domani,di nuovo udienza!

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