Bimbo suicida a Roma: siete sicuri che non ci riguardi?

Ieri ho letto una notizia che non avrei mai voluto leggere. Roma, un bambino di 10 anni è stato trovato impiccato, con al collo una sciarpa della nonna, nel bagno di un appartamento nel quartiere S. Giovanni. Era a casa dei nonni, che abitavano nello stesso palazzo in cui il piccolo viveva con la mamma. Ho letto che i genitori erano in fase di separazione. Sono quasi le undici di sera, sono in piedi dalle sei di stamattina, e credevo di voler andare a dormire. Ma non posso. Ieri, dopo aver letto l’Ansa che dava la notizia del suicidio, ho chiuso tutto.  Avrei voluto accantonare, bypassare, una notizia che il mio cuore, la mia anima, il mio cervello, non erano in grado di vivere. Chiedo scusa sin d’ora. Questa non è una notizia che analizzerò. Ne parlerò di “pancia”, con il dolore che mi da. E basta. Molti, per congratularsi con  me dopo un interventi in radio o in tv dicono: “Complimenti per la compostezza:”. Io cerco di essere composta e dignitosa per spiegare, argomentare, essere efficace. Ma poi arriva il momento del dolore. Punto.

Non parlo della situazione, che non conosco. Se sarà confermata la tesi del suicidio, non voglio pensare a cosa proveranno i genitori, i nonni, gli zii, gli amici.

C’é una cosa però che non riesco ad accettare come donna, mamma, persona. E cioè il fatto che un bimbo di 10 anni possa valutare la morte come una possibilità. Io ho una figlia di 10 anni. Bellissima. Polemica, forse anche troppo profonda per la sua età. Ma poi profondamente “pupa” come diciamo noi a Roma. Sogna di andare a vivere in Abruzzo la mia principessa, di fare la guardia forestale. Aspetta che arrivi Babbo Natale. E’ arrabbiatissima con Monti e con chi lo ha preceduto per le iniquità sociali che subiamo passivamente. Ma crede, come è giusto che sia, e come io credevo alla sua età (o forse qualche anno dopo, perchè i nostri ormai sono ragazzi precoci) che il mondo si fermerà quando arriverà lei, pronto ad accoglierla. Per cambiare le cose. Così dovrebbe essere. I nostri cuccioli crescono e sono pieni di energia, speranze, certezze. A volte a limite della tracotanza. Si sperimentano, ci sbattono il muso, prendono le “misure”di questo mondo bislacco e sottosopra. Ma ci si buttano a capofitto. Con la forza di chi ha il sangue che pulsa nelle vene e l’energia di chi ha tutta una vita davanti.

E poi mi interrogo. Io sono fortunata. Ho mia suocera e mio papà con le bimbe quando non ci sono. Loro le amano come e quanto noi. La nostra una vita come tante. Noi lavoriamo tutto il giorno. Usciamo alle sette, le portiamo a scuola a Roma (chi mi conosce capirà bene perchè…), torniamo a casa la sera alle 9, 9.30. Per garantirgli una vita decorosa (o forse anche di più). Una buona scuola, lo sport, le amicizie, ecc. Ma io in effetti forse ci sono poco. Ogni attimo libero, è ovvio. Ogni sabato, domenica, il pomeriggio per fare sport. Ogni istante è per loro. Ma poi mi chiedo:basterà? E chi non ha i nonni, cosa fa? Cosa fa questa società civile per i nostri cuccioli? Questo mondo che corre e non aspetta nessuno, che non ha tempo neanche per se stesso. Come cazzo fa un bimbo di dieci anni anche solo a pensare di suicidarsi, di andarsene. Come fa a pensare alla morte, a cercarla, rincorrerla. Decidere come e quando farla finita. Finire ancora prima di cominciare. E’ un atto così solitario, adulto, consapevole. Io sono contraria al suicidio, ma lo comprendo. Posso capire che arrivi un momento in cui non ne puoi più, e decidi di andare via, in un altrove che forse ritieni migliore. Un momento in cui non puoi più rimanere, pensi che non ci sia più motivo per rimanere. In cui  non ti riconosci nel mondo che ti circonda, nelle sue regole, spesso crudeli. Ma non a 10 anni. Quel bimbo non c’é più. Ma credetemi, non è un problema solo dei suoi genitori, o dei nonni o degli zii. Il problema è di ciascuno di noi. Quel bimbo avrebbe potuto essere il nostro. Costretti a correre, produrre, portare a casa……Cosa?Qualcuno dirà:” No, a me no, io me ne sarei accorto:”Anche io lo penso. Sarà vero poi? Non so. Ma questa morte, questo bimbo che ha deciso di andare via, ecco, in qualche modo è rimasto inascoltato da ciascuno di noi. Nessuno escluso. Da una società in cui se sei un gran truffatore e una grande escort frequenti i salotti buoni. Una società in cui se sei un imprenditore devi avere almeno un avviso di garanzia, sennò non conti un cazzo. Una società in cui i nostri tesori, passati e futuri, gli anziani e i bambini, non vengono tutelati. Al limite mal sopportati. Non si può fare. Non si può fare più. Io non lo accetto. Voi sì?

Buonanotte a chi riuscirà a riposare.

Ministro Terzi, riporti a casa i marò oppure si dimetta!

“Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo”.
Questa l’allucinante dichiarazione che giunge dal ministero degli esteri indiano a seguito della decisione da parte della Ferrari di correre il gran premio d’India con la bandiera della marina italiana, in segno di solidarietà nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani sequestrati in India ormai più di otto mesi fa.
La risposta della Ferrari non si è fatta attendere. Il Presidente Montezemolo ha infatti dichiarato che: “con la bandiera della Marina italiana sulle Ferrari al Gp d’India vogliamo dare solo un piccolo contributo, con grande rispetto delle autorità indiane, perché si trovi una soluzione attraverso il dialogo”.
Una risposta elegante ma forse un tantino blanda, visto come stanno le cose.
Abbiamo parlato di sequestro per molteplici motivi:
Primo, i fatti contestati ai nostri soldati (l’uccisione di due pescatori indiani) comunque stiano le cose, sono avvenuti in acque internazionali. Quindi non dovrebbero essere giudicati in India ma, bensì in Italia.
Secondo: i due marò si trovavano sulla Enrica Lexie nell’ambito di una missione internazionale antipirateria in base ad una legge italiana e ad una risoluzione dell’Onu, e quindi dovrebbero godere dell’immunità riservata ai militari in missione.
Terzo: le indagini svolte dal governo indiano sono a dir poco lacunose, svolte senza la presenza di periti, esperti in balistica, inviati dal nostro Paese cui è stata negata la partecipazione all’incidente probatorio. Sono infatti stati ammessi solo come “osservatori”.
Come se non bastasse, la sentenza avrebbe già dovuto essere emessa e subisce continui rinvii.
Se questa è la considerazione di cui il nostro Paese gode a livello di politica estera, non c’è certo di che stare allegri. Ma questo purtroppo si era capito da un bel pezzo. Per quanto riguarda il caso dei nostri marò, da almeno otto mesi. Adesso però la misura è colma, e sarebbe sinceramente il caso che in nostro Ministro degli Esteri intervenisse ed agisse. I messaggi di distensione e fiducia sull’operato del Governo Indiano, e su un pronto rimpatrio dei due nostri connazionali, ormai non convincono più nessuno e lasciano un grande amaro in bocca. A dispetto della quasi quarantennale esperienza e di un curriculum di tutto rispetto , Giulio Terzi non riesce a derimere la vicenda. Lo faccia, di concerto con il Premier, oppure pensi seriamente a dimettersi.

Buchi, ammanchi e ruberie….indovinate un pò chi paga il conto?

Mentre la classe politica continua a dare un pessimo spettacolo di sé, tra scandali, arresti, inchieste, scambi d’accusa e ruberie varie, i cittadini continuano a leggere sui giornali cifre da capogiro (montagne di denaro che fanno persino fatica a quantificare, a immaginare) in un valzer di fondi pubblici che hanno preso il volo verso i lidi più disparati. Trasferte, vacanze, automobili, abitazioni, cene e cotillons.

Alla Regione Lazio, pare che i lavori fervano alacremente, per sistemare le “ultime cose” prima che irrimediabilmente gli inquilini siano costretti a sloggiare in vista delle prossime elezioni.

A qualche chilometro di distanza dalla sede della Regione invece, vi è tutt’altro tipo di fermento.

Prosegue, infatti, ad oltranza,  l’occupazione dell’Istituto Dermatologico dell’Immacolata. Oltre 200 dipendenti dal primissimo mattino di giovedì scorso hanno cominciato un presidio permanente di fronte all’ingresso principale dell’Istituto di  proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, in Via dei Monti di Creta.

Oltre 1500 persone, tra medici, ricercatori, infermieri, impiegati, rischiano il posto nel crac dell’ospedale vaticano. Per  500 di loro invece, quello di restare senza lavoro non è un rischio ma una certezza. A breve quindi 500 famiglie rimarranno per strada, senza lavoro, senza stipendio, in un momento in cui persino chi lo stipendio lo ha, spesso non arriva a fine mese. Persone che nel corso dell’ultimo anno hanno continuato a lavorare senza essere retribuite per mesi, anzi, spendendo denaro di tasca propria per potersi recare a lavoro. Per spirito di responsabilità, per correttezza, per dignità.

“4 preti nel lusso, 1500 famiglie sul lastrico” questo la scritta che campeggia su uno dei tanti striscioni posizionati di fronte all’Ospedale . Un grido di dolore, di accusa e di sdegno che si eleva alto, chissà se in alto abbastanza da arrivare a chi di questa situazione è responsabile.

Roberto Cadorna, infermiere responsabile UIL fa sapere che l’amministrazione li ha informati di non essere in grado di pagare gli stipendi di agosto e settembre. I lavoratori non hanno informazioni da parte della proprietà, l’unico dato che conoscono è che l’IDI ha un buco di circa 800 milioni di euro, e diversi indagati, accusati di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e all’evasione tributaria, per le somme distratte dalle casse dell’ospedale per altri scopi.

La Procura ipotizza reati di appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta per numerosi dei componenti della vecchia amministrazione, oltre a Padre Franco Decaminada (consigliere delegato dell’IDI dal 2003), sono stati costretti all’abbandono delle cariche, in seguito all’iscrizione sul registro degli indagati, anche Domenico Temperini (ex direttore generale), Giuseppe Incarnato ex direttore generale) e Antonio Nicolella (ex direttore della logistica). Un buco da 800 milioni dicevamo, tra debiti verso fornitori ed istituti di credito, evasione di contributi Inps ed Enpam e appropriazioni di denaro cash per svariati milioni di euro.

Le indagini proseguono e chissà forse le responsabilità verranno accertate e chi è colpevole pagherà (come e quanto poi è assolutamente imprevedibile). L’unica certezza è che a rimettere saranno e sono già  le centinaia e centinaia di famiglie dei dipendenti dell’IDI, e del San carlo di Nancy, l’altra struttura ospedaliera sempre di proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Leonardo, 10 anni, trascinato  via a forza  da tre uomini adulti che lo hanno prelevato come un pacco dalla sua scuola elementare a Cittadella, in provincia di Padova. Si divincola, chiede aiuto, grida, cade, inciampa. Le immagini di questo scempio stanno facendo il giro d’Italia (ho scelto volutamente di non pubblicare il video perché, anche se testimonia un evidente abuso, è doloroso e lesivo della dignità di Leonardo, eppoi è stato già sufficientemente divulgato). Era il quarto tentativo di portarlo via dalla mamma e dalla famiglia materna. Gli altri tentativi erano andati a vuoto per le resistenze del bambino. L’ultima volta si era rifugiato nella sua cameretta, attaccandosi alla rete del suo letto. Non entro nel merito del provvedimento disposto dal tribunale dei minori. Non conosco la vicenda e quindi sarebbe sbagliato e superficiale farlo. Credo e voglio sperare che il decreto messo dalla corte d’Appello di Venezia sia fondato e corretto,  perché se così non fosse bisognerebbe licenziare in tronco, radiare ed arrestare (nel senso pieno del termine-senza domiciliari-ammende-scuse varie, ma proprio ingabbiare e gettare la chiave) magistrati, psicologi, assistenti sociali, neuropsichiatri.

Ho letto che a Leonardo avrebbero diagnosticato la famigerata “PAS” (sindrome di alienazione parentale) sulla quale peraltro vi sono pareri altamente discordanti. La Parental Alienation Syndrome è una controversa ed ipotetica dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard A. Gardner (suicidatosi nel 2003 all’età di 72 anni), si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali non adeguatamente mediate. La PAS è oggetto di dibattito e ricerca, in ambito scientifico e giuridico. La sindrome non è infatti riconosciuta come un disturbo psicopatologico da parte della grande maggioranza della comunità scientifica e legale. Non è inclusa nell’attuale DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana). Gardner peraltro ha avuto una posizione ambigua nei confronti della pedofilia, asserendo tra le altre cose che:”Il pedofilo è sfortunato a vivere in un luogo e un’epoca storica che condannano la sua inclinazione. Ciononostante questa non è una ragione sufficiente per autocolpevolizzarsi»; «L’allontanamento di un genitore pedofilo da casa dovrebbe essere attuata solo quando sia fallito ogni tentativo di trattamento della pedofilia e del reinserimento in famiglia», ed altre amenità del genere. Riguardo invece al tentativo di un genitore di avere rapporti sessuali con la propria figlia, Gardner sosteneva che, più che colpevolizzarne il marito, la moglie avrebbe dovuto tentare di essere più sessualmente recettiva verso di lui: «La sua accresciuta sessualità può attenuare il desiderio del marito di cercare gratificazione sessuale tramite la figlia”. A volte evidentemente, anche i suicidi hanno un senso….

Comunque, tornando alla sindrome da alienazione parentale, la procedura prevede che il bimbo conteso venga “collocato” (proprio come fosse un oggetto), in una struttura protetta per “disintossicarsi” in qualche modo dall’influsso negativo del genitore che lo influenza, prima di poter essere affidato all’altro genitore.

Il fatto insopportabile, da essere umano, cittadino, genitore, è  il vedere come dei poliziotti si siano prestati ad una azione come quella di Cittadella. Comunque stiano le cose realmente, hanno sbagliato e dovrebbero ammetterlo, e pagare per un gesto crudele, disumano, incomprensibile ed ingiustificabile. Non so se conoscessero già il padre di Leonardo che è avvocato, per ragioni professionali. Credo che nessun regolamento li obbligasse ad un gesto così barbaro. A anche se fosse, sarebbe un regolamento sbagliato, e quindi da cambiare. Penso a Leonardo stasera, solo nella sua “struttura protetta”, solo anche se forse circondato da più persone, che non sono comunque la sua famiglia. Nè la sua mamma, nè il suo papà, che, a torto o a ragione non hanno saputo proteggerlo. E che forse, ma spero di sbagliare, non lo hanno messo  al primo posto nella scala delle priorità.

Buonanotte Leonardo, un bacio sulla fronte, e l’augurio che il sonno arrivi e ti porti un pò di consolazione.

La rabbia e la speranza…..

Ci sono notizie che non vorremmo mai leggere o ascoltare. Notizie che lasciano attoniti, stupiti, depressi, malinconici o arrabbiati, nella migliore delle ipotesi.

Come l’allarme lanciato dai medici di famiglia che denunciano che nell’ultimo anno, per problemi economici, più di 9 milioni d’italiani hanno rinunciato ad analisi cliniche e cure mediche.

Oppure quella- di tutt’altro tenore ma non meno deprimente e incredibile- di Antonio Piazza, esponente del PDL di Lecco nonché presidente dell’Aler della medesima città (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) che, costretto dai viglili urbani a spostare la sua auto parcheggiata in un posto per disabili, una volta allontanatisi gli agenti, si era vendicato bucando le gomme della macchina del disabile “reo” di averlo fatto multare dai vigili, e non accorgendosi che alcune telecamere presenti nella zona avevano ripreso le sue “gesta”. Costretto alle dimissioni dal suo partito ha commentato “Ho sbagliato ma c’è chi fa di peggio ed è ancora sulla poltrona”. Non c’é che dire una coerenza totale tra azioni e parole…. Certo, non è poi molto grave bucare le gomme di auto per vendetta (gesto che denota un grande coraggio!), essendo peraltro in torto e oltretutto quando il proprietario dell’auto è un disabile che probabilmente non ha altro modo per spostarsi se non la sua automobile….Ma poi per fortuna se leggi un po’ più giù…sì, sì, oltre le dichiarazioni della ex fidanzata di Franco Fiorito che dice di non aver mai saputo di essere stata assunta dal gruppo PDL alla Regione Lazio e che i bonifici ricevuti sul suo conto personale fossero legati a quell’assunzione “carbonara”, no ecco, ancora un po’ più giù, ecco! Finalmente una notizia che ci restituisce un po’ di emozione positiva e dignità! Un imprenditore scopre di essere ammalato, riflette, reagisce alla malattia e decide di comprare uno spazio sul Corriere della Sera dove annuncia di voler creare in un anno nella sua azienda 50 nuovi posti di lavoro. Angelo Corigliano, così si chiama l’imprenditore sessantunenne che si descrive come :”un imprenditore italiano che ha creato una piccola multinazionale di servizi ed è soddisfatto per quanto ha fatto nella vita:” e prosegue:”desidero che la mia azienda non si fermi per me, ma che cambi nel tempo, si adegui alle difficoltà, cavalchi le opportunità con le competenze e le risorse umane che servono. Infinita sarà la mia soddisfazione di avere dato un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese”.

Notizie come questa sono la risposta migliore a chi dice che il nostro è un Paese senza speranza, senza futuro e senza dignità. Ma soprattutto, a chi dice che la nostra realtà che non si possa cambiare…..