Massimiliano Frassi a Ouverture: l’amore sconfigge la pedofilia.

i bambini delle fogne di bucarest

Mentre scrivo mi rendo conto che oggi (venerdì 21 dicembre 2012 ndr) avrebbe dovuto arrivare la fine del mondo. Che per certi versi per me è arrivata, o almeno l’ho sentita raccontare. Non è la prima volta, non ho ascoltato quasi nulla di nuovo. Conoscevo già la voce narrante, i libri da lui scritti, gli orrori in cui si è gettato a capofitto, tenacemente. Ma stasera ho capito definitivamente che non mi ci abituerò mai, e forse è un bene. E’ quasi mezzanotte e sono di ritorno da una puntata di “Ouverture”, la trasmissione radiofonica  condotta su Radio Roma Capitale da David Gramiccioli. In studio un persona fuori dal comune, da anni in prima linea nel contrasto alla pedofilia, e (l’ho capito stasera come non mai), nell’accogliere, amare e lenire le ferite mai cicatrizzate di chi la pedofilia l’ha subita: Massimiliano Frassi, Presidente della Associazione Prometeo (www.associazioneprometeo.org).

Sono state due ore dense e dolorose, un dolore che spezza il respiro, di quelli che vorresti infilare la porta, uscire all’aria aperta e respirare a pieni polmoni. E non solo per le testimonianze che Massimiliano Frassi ha riportato, (storie di abusi e finanche di morte di creature dai due mesi agli ottantasette anni, come detto da Frassi) quanto per il modo in cui lo ha fatto. Ha raccontato di orfanotrofi nelle Filippine o in Romania che in realtà altro non sono che bordelli in cui pedofili di tutti i generi e le nazionalità si recano per “trastullarsi”nei modi più orrendi fino a provocare in alcuni casi, dopo atroci sofferenze, la morte del bambino o della bambina.

Ha raccontato i bimbi senza infanzia che vivono nelle fogne di Bucarest (non in senso lato, ci vivono proprio nelle fogne) e sopravvivono di prostituzione ed espedienti, inalando colle varie per allontanare freddo, fame e dolore, del corpo e dell’anima.

Massimiliano Frassi è un giovane uomo esile, occhialini da intellettuale, capigliatura non folta. Due occhi che mentre racconta in un italiano forbito ma fotografico, ti bucano l’anima. Semplicemente perché in quegli occhi leggi e senti allo stesso tempo il dolore che hanno visto e sentito e che si è sedimentato nell’anima. Una sensibilità rara in un uomo. Gli uomini generalmente hanno più pudore dei sentimenti. Tendono a volte a diventare spavaldi per celarli. Ad avere un atteggiamento più “fisico”, tracotante. Massimiliano riesce a racconta l’orrore nel dettaglio ma senza mai mancare di rispetto a chi l’ha subito. Con precisione ma delicatezza, al tempo stesso. Senza mai sbagliare un aggettivo. Di tanto in  tanto riesce anche a strappare un sorriso con una battuta mai fuori posto.

Ma il messaggio più importante che uscito forte e chiaro dalla testimonianza di Frassi ad “Ouverture”è relativo a quelli che Massimiliano chiama “i sopravvissuti”. All’olocausto della pedofilia.  Chi ha subito vive forte il senso di colpa, come se l’orrore lo avesse cercato in qualche modo. Oltre la razionalità, in fondo al cuore, l’ex bambino o bambina, sente e pensa di averlo meritato in qualche modo quel dolore. E che quel senso di sporco e sbagliato dipenda da lui o lei. E nell’incapacità di comunicare e di vomitarlo fuori, quel dolore sedimenta, si annida, come una cisti o un tumore.

Parlarne, raccontare, confrontarsi, esorcizza ed aiuta a dare la giusta dimensione a quello che è stato un grande torto subito e non certo una colpa. Per metabolizzare il dolore, metterlo in un angolo e vivere una vita che valga la pena di essere vissuta.

A tutti i “sopravvissuti” giungano i miei più affettuosi auguri di Natale. A coloro che hanno trovato la forza di “vomitare” fuori il dolore, e ancor di più a chi invece non ne ha ancora avuto la possibilità.

Fatelo. Contattando Massimiliano Frassi o semplicemente aprendovi a chi sentite abbia amore da darvi.

Credo che solo l’amore possa lenire ferite tanto profonde inferte da chi invece non conosce che l’odio.

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.

sandro pertiniMentre assistiamo al teatrino della nostra classe politica, genuflessa ai diktat della finanza internazionale, dell’Europa e della Cancelliera tedesca (tutti  pro Mario Monti), con candidature annunciate, poi ritirate, poi in forse, poi non si sa, l’Italia è sempre più in ginocchio. Giorno dopo giorno. Ad una velocità preoccupante, tutti i nodi, cioè tutte le risultanze del magna magna smodato, greve, miope, che ha caratterizzato gli ultimi decenni, vengono al pettine.

Come abbiamo avuto modo di anticipare la settimana scorsa, siamo in piena emergenza sanità.

Sul versante IDI, oltre 1800 famiglie sono in attesa di ricevere una quota dei 4,8 milioni di euro che sono stati sbloccati poco più di tre giorni fa dal Commissario Straordinario alla Sanità del Lazio Enrico Bondi. Una boccata d’ossigeno veramente esigua, tenuto conto che i dipendenti IDI- S. Carlo di Nancy e Villa Paola sono senza stipendio da oltre 5 mesi e che la cifra sbloccata porterà meno di millecinquecento euro pro capite.

La giunta comunale di Roma Capitale ha deciso di differire di sei mesi il pagamento del saldo dell’IMU per tutti i dipendenti delle tre strutture della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

Smentite invece nettamente dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e dal Procuratore aggiunto Nello Rossi le voci di presentazione di istanza di fallimento : “Né istanze di fallimento né richieste di altra natura”(procedura di concordato o amministrazione straordinaria) sono stati sollecitati al Tribunale fallimentare di Roma dalla procura in relazione alla “Provincia Italiana della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione”, proprietaria dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) e dell’ospedale San Carlo di Nancy”.

Il 30 dicembre invece verrà “staccata la spina” a tutte le strutture facenti parte del gruppo S. Raffaele nel Lazio. Dopo le sedi di Viterbo, Cassino, Rocca di Papa e Montecompatri quindi, chiuderanno a fine mese anche i presidi Irccs San Raffaele Pisana, San Raffaele Portuense, San Raffaele Flaminia, San Raffaele Trevignano, San Raffaele Sabaudia, San Raffaele Termini, Metamedica, MR3000 e San Raffaele Tuscolana.

Neanche una settimana fa un dipendente del San Raffaele Portuense disperato poiché senza stipendio da settembre, è salito sul tetto della struttura, si è ferito ad un braccio ed ha tentato di  gettarsi nel vuoto.

A rischio anche Oftalmico, Istituto Eastman, CTO, Forlanini, S. Filippo Neri e Policlinico Agostino Gemelli.

La sensazione netta, ma purtroppo credo sia molto più di una sensazione, è che ormai siamo in un periodo di autentica barbarie. Un tempo in cui l’essere umano, con i suoi bisogni primari non sono più una priorità.

Lavoro, sanità, istruzione sono ormai concetti superati in un mondo governato dalla finanza. E la finanza si sa non ha etica, è dominata dalla logica del mordi e fuggi nel più breve tempo possibile.

Mi pare che la maggioranza dei nostri rappresentanti in parlamento siano in sintonia o quanto meno non vogliano o non possano opporsi a questa logica.

Mi tornano alla mente le parole di quello che per me è stato un grande italiano, un grande uomo, un grande Presidente della Repubblica. Sandro Pertini disse :”Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.

Vietato ammalarsi!

sanità crisiUomo avvisato mezzo salvato. Monti docet. Renato Balduzzi, Ministro della Sanità rincara la dose. Cerchiamo di non ammalarci, perché il Servizio Sanitario Nazionale è fortemente a rischio di funzionalità.  Pochi giorni fa, il 27 novembre scorso, il Presidente del Consiglio aveva dichiarato: ”La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni. La posta in gioco è altissima. Anche l’innovazione medico-scientifica, soprattutto nella fase dell’industrializzazione, deve partecipare attivamente alla sfida”.

E proprio in queste ore il Ministro Balduzzi ha aggiunto:“Se non facciamo niente, dal 2014 ci arriva la ‘bomba’ “. Il Ministro ha spiegato che è necessario lavorare sull’efficienza, tagliando laddove ci sono esuberi per spostare dove invece ci sono mancanze.

I sentori a dire il vero c’erano tutti. La “cura” Polverini che ha portato alla chiusura di vari ospedali nella regione, la questione Santa Lucia (il centro di eccellenza a livello europeo, specializzato nella riabilitazione che ha rischiato la chiudere l’anno scorso, poi salvato in extremis), il caso IDI-S. Carlo di Nancy e Villa Paola, i cui dipendenti sono senza stipendio da quasi cinque mesi e 1500 lavoratori e quindi famiglie rischiano di finire sul lastrico, e stanno lottando con le unghie e con i denti da quasi due anni ormai (sei di loro per quasi un mese sono rimasti asserragliati dul tetto dell’IDI, e negli ultimi giorni avevano iniziato anche lo sciopero della fame). Il Policlinico Gemelli, non versa in condizioni migliori. La Regione Lazio ha infatti approvato due decreti che portano ad una riduzione del 7% del budget previsto per le strutture ospedaliere private (circa 100 milioni di euro). Non si sono fatte attendere le dichiarazioni del Direttore del Gemelli, Maurizio Guizzardi che ha detto:”In realtà il Gemelli è un policlinico universitario che svolge a tutti gli effetti un servizio pubblico. Essere considerati alla pari di strutture sanitarie più piccole vuol dire non riconoscere l’impegno che portiamo avanti da sempre nella cura dei cittadini di questa regione. Nel 2013 prevediamo la cassa integrazione per circa 196 dipendenti e ci stiamo impegnando per non dover arrivare alla riduzione dei servizi ai malati. Se però la Regione continua con una politica di tagli così violenta e indistinta, senza dare nemmeno le risorse concordate, non so quanto a lungo riusciremo ad andare avanti”.

Bene non c’è problema. Basta saperlo. Del resto gli italiani hanno già tagliato le spese alimentari (siamo tornati ai consumi del ’97), si sa che mangiare troppo fa male. Anzi, dati Censis dicono che due milioni e settecentomila italiani coltivano ortaggi da consumare ogni giorno. Fanno più moto perché con il prezzo del carburante alle stelle le automobili restan ferme, tanto che c’è stato un vero e proprio boom nella vendita delle biciclette. Molti invece avranno meno bisogno di muoversi perché nel frattempo hanno perso il posto di lavoro (duecento aziende muoiono ogni giorno).

Non c’è che dire. La “cura” Monti ha portato dei risultati concreti. Non riesco a credere inattesi. Lavoro, istruzione, sanità, ricerca, ammortizzatori sociali cancellati progressivamente.

Continuo a domandarmi quale sia il progetto “politico”. Vogliamo diventare tutti cinesi?

Rignano, motivazioni stupefacenti

Le ho attese tanto. Ho contato i mesi, poi le settimane, poi i giorni, poi le ore. Sei mesi, ovvero ventiquattro settimane, cioè centottanta giorni, più o meno. Avevo bisogno di sapere. Capire. Cercare di comprendere il perché. Il 28 maggio scorso, giorno della sentenza, ero fuori dal tribunale di Tivoli. Non potevo entrare non essendoci costituiti parte civile con la nostra associazione. Non l’abbiamo fatto per evitare strumentalizzazioni. Solo un infame può lasciar intendere che ci si schieri dalla parte dei bambini in una storia così orrenda e devastante per denaro o per fama. Ma di infami ce ne sono più di quello che avrei pensato. E’ una categoria sociale specifica. Quando ci si espone mettendoci la faccia, come ho sempre fatto io, in una vicenda così piena di ombre, per usare un eufemismo, vi assicuro che non è il danaro ad arrivare, ma ben altro. Ma torniamo al 28 maggio. Poco dopo le sei del pomeriggio, escono i primi avvocati dal tribunale di Tivoli. Non vedevo molto, era pieno di giornalisti, fotografi, telecamere. Pioveva. Una pioggia fina ma incessante. Ero stremata come tutti da un’attesa di quasi nove ore. Bagnata e infreddolita. La circolazione sanguigna quasi azzerata. In attesa. Come sospesa. Sospesa come Tivoli, che arroccata su una collina domina tutti i paesi sottostanti. Allungando lo sguardo vedi anche Roma in lontananza. Sembra di essere in aereo, e hai la sensazioni che così in alto anche la giustizia possa essere più giusta. Il 28 maggio come sempre eravamo arrivati presto al mattino, prima dell’inizio dell’udienza fissata per le nove. E nelle successive nove ore si sarebbero decisi gli ultimi sei anni della nostra vita. Di battaglie, momenti di disperazione, tanta rabbia, tanto dolore. Un percorso vissuto sulle montagne russe. Alti, bassi, speranze, sconfitte, piccole vittorie, pericoli scampati ed altri presi in piena faccia. Alla mia destra c’era tutto un gruppo di parenti e amici degli imputati, anche se sembravano più dei supporters, dagli atteggiamenti. Troppo spesso, anche in paese, a Rignano Flaminio, questa vicenda è stata vissuta in maniera quasi calcistica, ma purtroppo non si tratta di una partita di pallone. Cerco di cogliere le parole degli avvocati che rilasciano le prime interviste, ma non sento, c’è troppo rumore. Poi un boato di gioia mi investe come un’esplosione sul mio lato destro, quello dei supporters. Formula piena, formula piena, urlano. Poi arriva l’Avvocato Coppi (era arrivato poco prima delle sei anche se la sentenza era stata annunciata per le quattro. Quindici minuti appena e sentenza fu) , con sua figlia al seguito, la sua ombra, e dice alle telecamere che non capisce perché i genitori non siano contenti. Io i genitori non avevo ancora potuto vederli, ma di lì a poco mi avrebbero raccontato della loro disperazione in aula, della lacerazione. Della mia amica cara che era svenuta dopo la lettura della sentenza. Avrebbero forse preferito che la sentenza dicesse loro che i loro piccoli avevano subito abusi? Formula piena. Comma uno ha detto Franco Coppi. L’ha detto subito, sicuro, netto come una lama ben affilata, nonostante nel dispositivo della sentenza, il Collegio composto da Mario Frigenti, Barbara Callari e Marzia Minutillo Turtur non avesse specificato se si trattasse di comma uno cioè formula piena, o comma due, e cioè l’insufficienza di prove del vecchio ordinamento. Una dimenticanza, una scelta precisa? Per noi una carenza insostenibile. Perché tra un comma uno e un comma due c’è una differenza enorme a livello processuale. Figuratevi a livello umano.

Quando sono arrivate le motivazioni, qualche giorno fa, mi sono accinta alla lettura religiosamente. Trecentotrentadue pagine di motivazioni allegati compresi. Volevo capire. Volevo capire come avessero giudicato e giustificato le perizie fisiche, le benzodiazepine (che non è proprio aspirina, e che se non le dosi bene ci lasci la pelle. Le benzodiazepine ti fanno dormire, tendono a cancellare la memoria breve, rilassano la muscolatura.), le case e gli oggetti ritrovati. I particolari fisici degli imputati descritti dai bambini e corrispondenti al vero. La famosa cucina con un letto adiacente (quale cucina non ha anche un letto accanto?) descritta dai bambini e mandata in onda durante una puntata di Porta a Porta (l’imputata aveva mostrato alla troupe la cucina al piano terra che non corrispondeva a quella descritta dai bambini, ma poi la giornalista che aveva in mano gli atti delle perquisizioni eseguite dai carabinieri ha chiesto se ci fosse una seconda cucina al piano di sopra e…paf, ecco magicamente apparire la cucina delle descrizioni). La minuziosa descrizione della palestra e degli oggetti poi effettivamente ritrovati. Una palestra che per stessa ammissione della scuola era inagibile e chiusa. La scuola neanche in possesso delle chiavi. Ma i bambini c’ erano stati però. Non sto qui ad analizzare tutto ovviamente. Posso dire però che la posizione degli imputati è diversa per ognuno di loro. Alcuni ne escono proprio ma proprio male, anche se non condannati. E’ stato detto che i minori sono stati influenzati, ma anche il contrario, e cioè che alcune testimonianze sono senz’altro genuine. E’ stato detto che le benzodiazepine possono essere state ingerite accidentalmente. E così è stata liquidata la perizia del Professor Chiarotti. Che i bambini hanno sicuramente subito dei traumi, ma potrebbero averli subiti altrove. Altrove dove? Ventuno bambini provenienti da famiglie e contesti diversi, che in comune avevano solo la scuola? In famiglia? Eppoi se il collegio dice che potrebbero aver subito altrove, allora vuol dire che anche per i giudici hanno subito. E allora dobbiamo capire dove, quando e per mano di chi. O no? Per quanto riguarda gli esiti fisici riscontrati su più bambini e ben rappresentati dalla puntuale perizia di uno dei massimi esperti in materia, l’ottimo Professor Bruni, il collegio ha detto che potrebbero essere i postumi di un intervento chirurgico (ma non è il nostro caso), oppure il morbo di crohn (una seria infiammazione delle mucose che però i nostri bambini per fortuna non hanno) di abusi (ma il collegio non se ne è convinto) oppure, sentite sentite, di una caduta a cavalcioni su un oggetto appuntito. Questa è bellissima. Ve li immaginate tutti quei bambini che per caso cadono tutti e dico tutti, a gambe divaricate su un oggetto che lascia loro delle cicatrici in posti che vi lascio immaginare? Bah. Avrei tanto voluto che il collegio producesse la casistica di eventi del genere, visto che si sono presi sei mesi di tempo per farci conoscere le motivazioni. Che dicono tutto ed il contrario di tutto.

E adesso vi chiederete voi? Beh, adesso il Procuratore Capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, ha quarantacinque giorni di tempo per ricorrere in Appello. Non può farlo direttamente Marco Mansi, il PM che ha seguito il caso dall’inizio, perché nel frattempo è stato trasferito.

Ma credo che con motivazioni del genere il Dott. De Ficchy ricorrerà di sicuro. Voi che ne pensate? E’ l’Italia che va……………..