Barilla? Sì, grazie!

guido-barilla

Che strano Paese che è il nostro. Un Paese dove in pochi si indignano (e ancor prima di potersi indignare, dimenticano) di fronte a ruberie, omertà, incapacità della classe dirigente , ingiustizia, povertà. Ma, in molti, “radical chic” progressisti a tutti i costi, alternativi ad ogni costo, anti tutto e tutti, dalla verità rivelata sempre in tasca, sono pronti ad ergersi giudici infallibili di chiunque abbia l’ardire di esprimere un parere personale e non in linea con i loro diktat.

Ultima vittima di questo manipolo di sedicenti illuminati dagli atteggiamenti talebani, Guido Barilla, Presidente dell’omonimo gruppo alimentare italiano, una delle aziende più importanti del nostro Paese, al centro di velenose quanto violente polemiche a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla ben nota trasmissione radiofonica, “La Zanzara”. Ho ascoltato attentamente l’audio della puntata incriminata, credendo, visto il putiferio esploso sul malcapitato, che Guido Barilla si fosse lasciato andare a dichiarazioni inaccettabili, offensive e lesive per gli omosessuali. Nulla di tutto questo. Guido Barilla, rispondendo ad una domanda del giornalista, che gli chiedeva se avrebbe mai fatto uno spot pubblicitario dei suoi prodotti, con protagonista una famiglia omosessuale, ha semplicemente risposto di no. Incalzato dall’intervistatore, ha spiegato che, pur rispettando gli orientamenti sessuali di ciascuno, la sua azienda ha come modello la famiglia tradizionale, fatta di una mamma, di un papà e della prole. Ha aggiunto di non avere nulla contro le unioni gay, ma di essere invece fermamente contrario alla eventuale adozione da parte di coppie non eterosessuali. Un pensiero peraltro largamente condiviso dalla maggioranza degli italiani, e che personalmente non posso che condividere in pieno.

Del resto, se per procreare servono un uomo ed una donna (o una femmina ed un maschio più in generale) un motivo ci sarà. E invece cosa è accaduto dopo l’intervista di Guido Barilla? Apriti cielo! Numerose associazioni gay nazionali ed internazionali sono insorte invitando al boicottaggio a livello mondiale dei prodotti Barilla, si sono uniti al coro il Premio Nobel Dario Fo, nonché il candidato al Nobel, Roberto Vecchioni (e a questo punto, a dire il vero, sorgono spontanei mille dubbi sulla qualità di vincitori e concorrenti dell’ultim’ora a quella che dovrebbe essere la più importante onorificenza a livello mondiale) che ha dichiarato a “Il Messaggero”commentando lo “scandalo” Barilla: «Povero cretino, sono tesi inconsistenti che non so se fanno ridere o piangere».

Rischiare un boicottaggio a livello internazionale, in un momento di così forte crisi economica, è un lusso che credo non possa permettersi nessuno.  Soprattutto chi ha la responsabilità di oltre ottomila dipendenti (e delle loro famiglie).

E così, Guido Barilla ha chiesto scusa. «In Barilla, abbiamo cura di tutti, senza distinzioni di razza, religione, fede, sesso o orientamento sessuale». Questo l’incipit di una nota diffusa dalla Barilla nelle ultimissime ore. E prosegue «A tutte le persone – amici, famiglie, dipendenti e partner commerciali – che si sono sentite toccate o offese, chiediamo sinceramente scusa».

Probabilmente il senso di responsabilità ha prevalso. E non a torto.

Per quel che mi riguarda, ritengo che  ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione (nel rispetto dell’altro),come ha fatto Guido Barilla, senza essere per questo crocifisso.

E di certo, da oggi stesso, comprerò (sperando facciano lo stesso tutti coloro che condividono il suo pensiero ma che ancor prima siano per la libertà di espressione) prodotti Barilla. Sono veramente arcistufa dell’integralismo talebano di chi si sente sempre nel giusto e getta olio bollente su chiunque la pensi diversamente.

Crisi? Chi fa da sè, fa per tre…….

crisi-economica_sei-libri-per-capire_h_partb

Sono passati quasi cinque mesi dall’inizio di quello che avrebbe dovuto essere un “Governo di responsabilità nazionale”. Tutti insieme appassionatamente, non per interessi personali, ma per poter guidare il Paese fuori dalla peggiore crisi degli ultimi decenni, visto che gli italiani, disertando in massa le urne, avevano decretato di fatto la sconfitta della classe politica tutta, mandando un messaggio forte e chiaro di sfiducia, disistima e stanchezza.

Avremmo sperato di vedere attuate misure drastiche per la ripresa dell’economia, misure che dessero respiro alla piccola e media impresa- che di fatto costituiva la struttura portante della nostra economia- misure che mettessero di fatto qualche soldo in più nelle tasche degli italiani. Qualcosa è stato fatto, ma blandamente. Come se di fronte ad un ferito grave (parole di Papa Francesco, pronunciate in realtà come messaggio forte sul ruolo della Chiesa rispetto ai fedeli ed ai loro peccati), ci si preoccupasse dei valori del colesterolo e della glicemia.

Veniamo invece investiti quotidianamente da notizie relative a diatribe interne ai partiti, alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, oppure al recupero della Costa Concordia. Di tutto un po’, ma comunque in maniera martellante. Che ci sia forse forse l’intento di distrarre gli italiani dai problemi veri e pressanti della quotidianità? Disoccupazione, sanità al collasso, pubblica istruzione lasciata “ a stecchetto” da decenni, anziani e non, in fila alle mense della carità, decine di migliaia di aziende fallite solo negli ultimi mesi. Un Welfare, che di fatto è costituito dalla famiglia (per chi ha la fortuna di averla), al grido di chi fa per sè, fa per tre. Difficile dimenticare perché distratti “ad arte”, quando non si arriva neppure alla terza settimana del mese e non si vede futuro.

Si parla di “crisi” in maniera astratta, si sciorinano numeri, percentuali, PIL, inflazione, etc. Senza analizzarne le cause. Come se un medico pretendesse di curare un ammalato senza conoscerne la patologia. Oppure, pur conoscendola, non avesse interesse reale a curarla (magari perchè per imperizia o addirittura volontà, fosse stato esso stesso a causarla). Pochissime volte abbiamo sentito economisti di spessore fare un’analisi vera e cruda della “CRISI”. Una crisi creata in laboratorio. Il laboratorio della finanza creativa in mano a lobby potenti, che si sono ingrassate a dismisura con i proventi “fasulli” di una montagna di carta “fasulla” anch’essa, e di certo con un valore infinitamente inferiore a quello millantato nelle operazioni finanziarie di derivati e affini. Finanza creativa e non economia reale, concreta, fatta di produzione e mercato. L’assurdità è però che oltre al danno, arriva la beffa. E cioè il fatto che gli Stati abbiano deciso (chissà perché???) di spalmare l’enorme buco creato dalla finanza fasulla (chiamata creativa da chi la fa e ci guadagna…) sulla popolazione. Solo che a forza di spalmare, non passa più ossigeno. E in molti sono già morti soffocati. Ma, non è nella natura delle cose rimanere fermi, zitti e buoni mentre chicchessia ci stringe le mani al collo. E’ nella natura delle cose, divincolarsi e difendersi. Arte nella quale noi italiani- grazie a Dio stante la situazione- siamo maestri. Il mio augurio personalissimo, dopo un’estate che per troppi, non è stata di vacanza e svago, ma di sopravvivenza quotidiana, è che ognuno di noi trovi la forza e la possibilità di divincolarsi e cavarsela da sé, e, se può, dare anche una mano a chi questa forza magari non la possiede.

Tutti a scuola. La cultura è libertà.

scuolaSi torna a scuola. Regione dopo regione, centinaia di migliaia di studenti, di ogni ordine e grado, sono corsi o correranno nelle rispettive classi al suono della campanella, dopo la lunga pausa estiva.

Chi inizia un nuovo corso di studi, o ha semplicemente cambiato scuola, o sezione, con l’ansia di incontrare i nuovi insegnanti e compagni, stringere nuove amicizie, essere all’altezza della situazione. Scegliere con cura i vestiti per il primo giorno di scuola, osservare ed essere osservati dai compagni, alla ricerca di qualcuno con cui condividere le mille emozioni dell’inizio di una nuova avventura. Conoscere i “maestri” o i “prof” come li chiamano i ragazzi, sperando che non siano troppo severi o burberi, attendere col fiato sospeso i compiti da svolgere a casa, pregando che la mole non sia esagerata. Insomma, giorni densi di emozioni e di qualche comprensibile timore, per gli alunni, come pure per i genitori, spesso più in agitazione dei ragazzi stessi.

La scuola italiana ha vissuto e sta vivendo anni difficili, soprattutto a causa della mancanza di fondi che ha reso difficile, a volte impossibile, restare al passo con i tempi in un mondo sempre più tecnologico, digitale e globalizzato, in cui la conoscenza delle lingue straniere ad esempio, ha un valore assoluto per la competitività dei nostri studenti e futuri lavoratori a livello internazionale. Per non parlare dei precari della scuola, della carenza di materiali, dell’edilizia scolastica spesso fatiscente e non a norma, della difficoltà per i docenti di poter accedere a corsi di aggiornamento. Dei segnali confortanti arrivano dal nuovo piano triennale presentato nel Decreto Legge dal Ministro dell’Istruzione, Maria Grazia Carrozza. Quattrocento milioni di stanziamento per il triennio che serviranno a stabilizzare decine di migliaia di precari (27.000 mila soltanto tra gli insegnanti di sostegno, figura importantissima e non sempre giustamente valorizzata), ridurre il costo dei libri, del trasporto e della refezione a carico di famiglie e studenti. Ed ancora fondi per l’informatizzazione e per borse di studio. Estensione del permesso di soggiorno per studenti stranieri per tutta la durata del ciclo di studi. Lotta alla dispersione scolastica.

Un primo passo dunque. Cui ne dovranno seguire molti altri per essere efficaci. Perché un Paese che si rispetti e che voglia avere un futuro, non può prescindere dalla qualità dell’istruzione da fornire ai propri giovani. La scuola non è mera nozione, non l’imparare a memoria tabelline o pagine di storia, filosofia o scienze. E’ infinitamente di più. La cultura è libertà. Capacità di analisi, di valutazione, pensiero, espressione. Anche se capiamo bene che a qualcuno possa far comodo avere il minor numero di esseri pensanti in circolazione, per poter curare al meglio i propri interessi.

Ma soprattutto la scuola è amore. L’amore e la passione che spingono centinaia di migliaia di docenti ad intraprendere quello che secondo noi non è un lavoro (peraltro mal pagato), ma una missione. Passione e competenza che andrebbero premiati,  per una scuola in cui vigano sempre più criteri di meritocrazia e non di anzianità di servizio. Ogni bimbo, ragazzino, ragazzo è un mondo a sé. Ed è fondamentale che venga accudito, stimolato, fatto interessare alla scuola che poi è vita, fin dai primissimi anni.

Dalla scuola dell’infanzia (il nostro vecchio “asilo”) alla primaria (una volta chiamate “elementari”), due cicli di studio spesso a torto sottovalutati, ma invece fondamentali nella crescita del bambino, proprio perché costituiscono la “base” dell’istruzione e della formazione dell’individuo, senza la quale è impossibile costruire in futuro.

Al personale della scuola tutto, docenti e non, un caloroso augurio di un sereno e stimolante anno scolastico. Ai nostri bimbi e ragazzi l’auspicio di vivere la scuola con gioia, comprendendo che è per loro grande opportunità di formazione e libertà. Alle famiglie quello di poter collaborare fattivamente con gli insegnanti alla formazione dei propri figli, nonostante i mille impegni e le difficoltà quotidiane. Perché non è possibile delegare in toto alla scuola come se fosse un “grande papà” che tutto può e sa.

Buon anno scolastico a tutti!