Che tristezza infinita.

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Che tristezza infinita.

Quanto successo a seguito della morte di Erich Priebke è a mio parere a dir poco vergognoso, sotto molteplici aspetti. Ed avvilente.

Qualcuno dice che tanto clamore sia servito e serva a distogliere l’attenzione degli italiani dalla legge di stabilità, da un governo e da un parlamento che continuano a non agire nel senso dello sviluppo, ormai terribilmente necessario al nostro Paese in ginocchio. E’ anche possibile.

Ma resta il fatto che  quanto avvenuto nei giorni scorsi è veramente grottesco ed inaccettabile, e si è sbagliato tutto quanto si poteva sbagliare.

Innanzitutto il fatto che l’Italia, pur conoscendo bene l’età Erich Priebke (condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello Militare nel 1998 per la strage delle Fosse Ardeatine, ma detenuto agli arresti domiciliari per motivi di salute e di età), non abbia preso per tempo accordi chiari con la famiglia dell’ex ufficiale nazista e con la Germania, in vista di un suo possibile decesso. Priebke era in Italia in quanto stava scontando una condanna e non per turismo.

Assurdo che una persona che si è resa responsabile di atti così feroci e crudeli nei confronti di tanti essere umani, per giunta nostri connazionali, debba veder celebrato il proprio funerale o addirittura- come si era paventato nei giorni scorsi- essere tumulato su suolo italiano, e non nel suo Paese natale, la Germania appunto.

Secondo fatto incredibile, irrispettoso delle istituzioni e delle persone e gestito in maniera pessima, la scelta del Prefetto Pecoraro- che secondo il mio modestissimo parere farebbe bene a dimettersi- di autorizzare lo svolgimento del rito funebre nel Comune di Albano senza nemmeno degnarsi di avvisare il Sindaco della cittadina laziale, che- come ha dichiarato alla stampa- è stato informato dai giornalisti di quanto stava per avvenire ad Albano stesso. E quando il primo cittadino di Albano Nicola Marini, non avendo la facoltà di impedire i funerali poiché si sarebbero svolti in un’area privata, ha emesso un’ordinanza per impedire il transito del feretro nel territorio di sua competenza, il prefetto Pecoraro ha pensato bene di annullare l’ordinanza di Marini. “Sono senza parole.  “E’ un insulto alla città di Albano, medaglia d’argento per il valore nella Resistenza” – ha commentato  Marini –“ ci siamo opposti con ogni mezzo possibile, anche perché non ci è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale dell’arrivo della salma”

E a proposito di medaglia d’argento per il valore nella Resistenza, lasciatemi dire che trovo tristemente bizzarra quella conferita nel 1951 per gli stessi motivi, a Rosario Bencivenga. Se Bencivenga ed i suoi compagni, si fossero assunti la responsabilità dell’attentato di Via Rasella, i nazisti non avrebbero sterminato per rappresaglia 335 innocenti nella strage delle Fosse Ardeatine. Ma di Salvo d’Acquisto per nostra sfortuna, ce ne sono davvero pochi.

Cosa è successo dopo l’arrivo della salma di Priebke presso l’istituto religioso dei padri lefebvriani, lo sappiamo bene.

Il prefetto Pecoraro  che non è stato in grado di mantenere l’ordine pubblico. I funerali che sono stati annullati . Le immagini di chi, vigliaccamente, ha tentato di prendersela con un cadavere. Seppur di un criminale. E quelle di chi, dichiarandosi di estrema destra, si è recato ad Albano per inneggiare e rendere omaggio alla salma dell’ex ss. Chi inneggia ad un nazista è un nazista. Che evidentemente si sente di condividere la ferocia e la follia di quello che è stato concetto stesso di nazismo. Di chi- altro che razza ariana- sentendosi probabilmente inferiore, ha cercato di sterminare tutti coloro che avvertiva come avversario per rimanere di fatto unico superstite e quindi gioco forza prevalente. Follia. Malattia mentale. Crudeltà demoniaca. Altro che ideologia. La forza dei secondi che possono prevalere solo distruggendo l’avversario, incapaci di misurarsi con lui.

Nulla, ma proprio nulla a che vedere con l’essere di destra. O di sinistra. La destra, quella sociale, sana, ha sempre messo l’uomo al centro. Come priorità. Istruzione, salute,sport, famiglia, lavoro. Che tristezza questi giovinastri che si dichiarano di destra, ma dimostrano di non sapere affatto cosa sia stata e sia la vera destra italiana. Quella che ha costruito l’Eur con i suoi monumenti, ha previsto l’assistenza sociale per tutti,  il diritto allo studio, allo sport. Quella che ha bonificato l’agro pontino, costruito ospedali, strade e scuole di cui tutt’oggi beneficiamo.

Cos’altro dire? Che tristezza infinita.

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Quanto vale la vita di un uomo?

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Quanto vale la vita di un uomo? Di una donna? Di un bambino? E questo valore, cambia a seconda della nazionalità, o è sempre il medesimo? La vita di uno statunitense, di un tedesco o di uno svedese, vale quanto quella di un italiano, di uno spagnolo, di un etiope o di un albanese?

I morti di giovedì a Lampedusa verranno presto dimenticati. Inutile nascondersi dietro ad un dito.  Come le migliaia di disperati che sono morti prima di loro negli ultimi dieci anni, più di seimila persone, SEIMILA, che sono annegate o morte di stenti a poche miglia o centinaia di metri, dalla loro “terra promessa”. Stipati su carrette nauseabonde sognando una possibilità di vita, a volte un futuro migliore, altre semplicemente “il futuro”, la possibilità di continuare a vivere.

Dimenticati dalle persone, da tutti noi, affaccendati come siamo nelle nostre vite complicate, intenti a cercare la nostra di sopravvivenza, in un altro modo, in un altro mondo, diversamente aspro e crudele. Dimenticati, o meglio archiviati come un tema mai veramente preso in considerazione, dagli Stati. Straccioni che scappano dai loro Paesi straziati da guerre spesso alimentate del traffico delle armi provenienti da Paesi Occidentali, buoni al limite come forza lavoro da impiegare sottoprezzo.

Ve lo ricordate l’immenso Alberto Sordi in “ Finché c’è guerra, c’è speranza”?

Delle immagini che sono scorse senza sosta su tutti i TG ed i programmi di attualità, quelle che mi hanno più lacerata non sono state le decine e decine di corpi allineati dentro quegli scuri sacchi di plastica dura, no. Il sacco di plastica, volutamente opaco per rispettare il momento più estremo, che è la morte, cela l’identità e con essa offusca la realtà. Il fatto che, dentro quel sacco, c’è sì un corpo esanime, ma che quel corpo, ben prima di diventare un cadavere, è stato una persona. Unica. Come unici sono tutti gli esseri viventi.

Non i sacchi quindi, ma altro, mi hanno colpita diritto al cuore.  Le tante fotografie trovate nelle tasche degli abiti lisi di quei poveri corpi ripescati dal mare Quei corpi che abbiamo visto galleggiare come stracci vecchi. Come relitti, a testimonianza cruda e crudele dell’implosione che ci ha risucchiato tutti. Che ha colpito il nostro essere uomini in un mondo capovolto, dove al centro non vi è più l’uomo no. Ma il profitto in quanto tale. Non il guadagno finalizzato al benessere ed alla qualità della vita, aspirazione sana e sacrosanta, no. Il profitto per il profitto, da idolatrare come una divinità.  Sopra a tutti, sopra a tutto. Oltre la carità, l’amore, l’umanità. In quelle foto piccole piccole, da poterle tenere in tasca, tanti volti. Genitori, figli, parenti, amici. Persone abbracciate, a volte sorridenti, altre no, come tesi, forse in vista dell’imminente partenza dei loro cari. Ma legate da quel filo indivisibile che è l’amore. Di una mamma, di una fidanzata o del migliore amico fin dall’infanzia. Una in particolare mi è sembrata dolorosamente beffarda. Due giovani, un ragazzo ed una ragazza, abbracciati. Sullo sfondo, un sole caldo, delle palme. Ancora dietro una scritta :” Good luck”, Buona fortuna. Ma il destino non è stato clemente con loro, no.

Quell’amore, quella speranza di vita è diverso dal nostro sentire? Vale meno del nostro?

La verità è che nessuno dovrebbe essere costretto ad andare via dai propri affetti, dalle proprie tradizioni, dalla propria storia. Pensiamo per un attimo a cosa si prova quando si è costretti ad andare ospiti da qualcuno, anche se amico o addirittura un parente. E non si può proprio dire che questi disperati dell’anno duemila vengano accolti a braccia aperte.

Non si può vivere senza dignità. Ed il lavoro è dignità. Il lavoro, il guadagno, permettono di essere liberi e di avere un futuro, per sé e per la propria famiglia. E’ per questo che dovrebbe essere garantito a tutti, e a casa propria. Non possiamo accettare che la dignità ed il diritto alla sopravvivenza, continuino ad essere merce di scambio tra Paesi industrializzati e Paesi del cosiddetto Terzo Mondo.