Figli, pezzi di cuore e cuori a pezzi.

cuori spezzati

 

Figli. Figli amati ,voluti, cercati. Figli arrivati all’ improvviso, anche se mai realmente per caso. Figli desiderati ardentemente, andati a prendere anche in capo al mondo, e adorati come e a volte più, di chi li ha partoriti. Figli accuditi nello stupore quotidiano del miracolo della vita. Osservati nel sonno, scrutati nelle espressioni, per comprendere stati d’animo, gioie e dolori. Con i mille timori ed i dubbi che immancabilmente si vivono negli anni della crescita e dei cambiamenti.

I primi passi incerti, l’inizio della scuola, il primo cinema pomeridiano con gli amici, tutte quelle “prime volte” che i genitori vivono sempre con un pò d’ansia, tanta emozione,  e con l’impressione che il tempo sia corso, volato via troppo in fretta.

Ma anche figli messi al mondo e poi lasciati in un angolo, alla mercè degli uomini e del caso. Soli anche se in compagnia. Non priorità ma accessorio. Superfluo. A volte invisibili. E ancora,  figli picchiati, abusati, sfruttati. Storie, strade e destini diversi. Ci si chiede il perchè. Impossibile trovare una risposta. Perchè una creatura, sia essa neonata o adolescente, dovrebbe avere il sacrosanto diritto di essere accudita, amata, protetta, guidata.

In questi giorni due storie di cronaca sideralmente distanti tra loro. La prima, forse meno nota perchè a lieto fine, ed il lieto fine, chissà perchè, fa meno, ma molto meno scalpore del finale scabroso e a tinte forti.

Molti ricorderanno, appena qualche giorno fa, un bimbetto gioioso,  riccio e dalla pelle scura letteralmente abbarbicato alla gamba di Papa Francesco durante la celebrazione della Giornata della Famiglia. Sfuggito al controllo dei genitori e della sicurezza, è corso verso Papa Francesco, l’ha  abbracciato stretto stretto e gli è rimasto accanto per tutto il tempo, incurante dei richiami di chi cercava di farlo “uscire di scena” offrendogli una caramella. Beh, quel bimbo che vive con i suoi genitori a Lanciano, è uno di quei figli fortemente desiderati e sospirati. I suoi genitori sono volati fino in Colombia per adottarlo.  Non hanno voluto raccontare  dei lunghi viaggi in Colombia che hanno preceduto l’adozione, di quello che hanno visto: sono «cose intime», dicono con grande dignità. «Vogliamo solo che la benedizione ricevuta da nostro figlio sabato arrivi a tutti i bambini abbandonati»

L’altra storia purtroppo è ben nota. E, fatto ancor più orrendo, non si tratta di un caso isolato. Le due ragazzine appena adolescenti indotte e prostituirsi in un appartamento di Viale Parioli.La mattina fra i banchi di scuola di un liceo romano, il pomeriggio gli incontri con i clienti. Soldi facili e cocaina. Un giro gestito da quattro- cinque adulti. Le indagini partite dalla denuncia di una delle madri delle ragazze che aveva notato che qualcosa non andava. L’altra madre invece, anzi credo sia più opportuno chiamarla genitore biologico, come risulta dalle intercettazioni, sapeva tutto ed avrebbe addirittura incitato la figlia a vendersi, trattenendo per sé parte dei guadagni. Di più, sembrerebbe che volesse addirittura farla ritirare da scuola per avere più tempo da dedicare all’infame mercimonio.

Non ci sono parole. Non ci sono commenti. Ci uniamo all’ augurio di quei genitori di Lanciano, che la benedizione di Papa Francesco arrivi a tutti i bimbi abbandonati. Perchè i bimbi abbandonati purtroppo, non sono solo quelli negli orfanotrofi, come racconta l’agghiacciante vicenda di Roma. E alle due ragazzine di Roma, di poter ritrovare serenità, ed il senso naturale delle cose. Della vita come dovrebbe essere a quattordici anni. Fatta di emozioni, speranze, stupori, e amori veri.

Donatella, storia dei nostri tempi. Purtroppo.

Questa è la storia di Donatella. Una di quelle storie che non vorresti sentire mai. Una di quelle storie di cui ti sforzi di capire il senso, e rimani senza un perchè, con un vago senso di nausea, tanta tristezza e scoramento. Una di quelle storie che ti fanno venire una rabbia infinita, e la più totale disistima nei confronti della razza umana, o almeno di buona parte di essa.

Donatella è solo una bambina. Ha appena sei anni. A differenza dei suoi coetanei non frequenta la scuola. Non può giocare, e nemmeno camminare. A dire il vero, da sola non può neanche respirare, nè mangiare. E’ affetta da una patologia rara, la sindrome di Bruck. Non riesco a non pensare a quelle immagini trasmesse dai TG.  Le sue manine deformate dalla malattia, le dita incurvate, piegate in maniera innaturale, rigide. Le ciglia lunghe. Gli occhi presenti, ma socchiusi e languidi di quella spossatezza che prende quando si è costretti a letto per lungo tempo. E lei a quel letto è inchiodata da quando è nata. Ricoverata nel reparto di rianimazione  dell’Ospedale di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, la struttura fortemente voluta e creata da San Pio da Pietrelcina. E in quel letto è stata anche abbandonata dalla sua mamma e dal suo papà. Ho letto che non avrebbero avuto mezzi per occuparsene.

Mi sono chiesta quali potessero essere i mezzi necessari ad accudire la piccola Donatella. Mi viene in mente un unico sostantivo. Amore. Non conosco la loro storia. Ma non credo serva. L’amore non si compra. Non ha un prezzo. Non è appannaggio dei più abbienti. Non è legato alla cultura od al sapere. L’amore è quel sentimento sano e naturale, che dovrebbe essere totale quando si tratta di un figlio. Un figlio dovrebbe venire prima. Di tutto. Anche di se stessi. Sano o malato, brutto o bello, intelligente o meno. E penso a quante brutte persone vivono su questo nostro strampalato mondo. Chi i figli li compravende, chi li usa come merce di scambio in separazioni complicate, chi ne abusa, chi li ammazza perfino. E chi li lascia in un letto d’ospedale, con le membra rattrappite e il cuore desolato di chi è stato tradito e abbandonato proprio da chi avrebbe dovuto amare in senso assoluto. Oltre tutto. Sopra a tutto.

Donatella è stata affidata al primario del reparto, Giuseppe Melchionda, che ne ha ottenuto la tutela legale e avviato le pratiche per l’adozione. E con lui tutto il reparto, e Suor Noemi, che la accudisce come fosse la mamma. «È vero, Donatella non ha più visto i suoi genitori da quando aveva 9 mesi ma qui in ospedale, dove l’hanno abbandonata, ne ha guadagnati 60». Non ne dubito. I tanti poster attaccati al muro, i peluches su uno scaffale, raccontano dell’amore che la circonda. Sono certa siano persone fantastiche. Ma credo che nulla possa realmente colmare il vuoto ed il dolore dell’abbandono da parte di chi avrebbe dovuto invece accudire e difendere anche a costo della vita.