Donatella, storia dei nostri tempi. Purtroppo.


Questa è la storia di Donatella. Una di quelle storie che non vorresti sentire mai. Una di quelle storie di cui ti sforzi di capire il senso, e rimani senza un perchè, con un vago senso di nausea, tanta tristezza e scoramento. Una di quelle storie che ti fanno venire una rabbia infinita, e la più totale disistima nei confronti della razza umana, o almeno di buona parte di essa.

Donatella è solo una bambina. Ha appena sei anni. A differenza dei suoi coetanei non frequenta la scuola. Non può giocare, e nemmeno camminare. A dire il vero, da sola non può neanche respirare, nè mangiare. E’ affetta da una patologia rara, la sindrome di Bruck. Non riesco a non pensare a quelle immagini trasmesse dai TG.  Le sue manine deformate dalla malattia, le dita incurvate, piegate in maniera innaturale, rigide. Le ciglia lunghe. Gli occhi presenti, ma socchiusi e languidi di quella spossatezza che prende quando si è costretti a letto per lungo tempo. E lei a quel letto è inchiodata da quando è nata. Ricoverata nel reparto di rianimazione  dell’Ospedale di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, la struttura fortemente voluta e creata da San Pio da Pietrelcina. E in quel letto è stata anche abbandonata dalla sua mamma e dal suo papà. Ho letto che non avrebbero avuto mezzi per occuparsene.

Mi sono chiesta quali potessero essere i mezzi necessari ad accudire la piccola Donatella. Mi viene in mente un unico sostantivo. Amore. Non conosco la loro storia. Ma non credo serva. L’amore non si compra. Non ha un prezzo. Non è appannaggio dei più abbienti. Non è legato alla cultura od al sapere. L’amore è quel sentimento sano e naturale, che dovrebbe essere totale quando si tratta di un figlio. Un figlio dovrebbe venire prima. Di tutto. Anche di se stessi. Sano o malato, brutto o bello, intelligente o meno. E penso a quante brutte persone vivono su questo nostro strampalato mondo. Chi i figli li compravende, chi li usa come merce di scambio in separazioni complicate, chi ne abusa, chi li ammazza perfino. E chi li lascia in un letto d’ospedale, con le membra rattrappite e il cuore desolato di chi è stato tradito e abbandonato proprio da chi avrebbe dovuto amare in senso assoluto. Oltre tutto. Sopra a tutto.

Donatella è stata affidata al primario del reparto, Giuseppe Melchionda, che ne ha ottenuto la tutela legale e avviato le pratiche per l’adozione. E con lui tutto il reparto, e Suor Noemi, che la accudisce come fosse la mamma. «È vero, Donatella non ha più visto i suoi genitori da quando aveva 9 mesi ma qui in ospedale, dove l’hanno abbandonata, ne ha guadagnati 60». Non ne dubito. I tanti poster attaccati al muro, i peluches su uno scaffale, raccontano dell’amore che la circonda. Sono certa siano persone fantastiche. Ma credo che nulla possa realmente colmare il vuoto ed il dolore dell’abbandono da parte di chi avrebbe dovuto invece accudire e difendere anche a costo della vita.

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