Buon Natale!

E anche quest’anno siamo quasi a  Natale. Nonostante le difficoltà economiche, i mille pensieri e le tribolazioni che quotidianamente milioni di italiani affrontano per sopravvivere alla nostra personale guerra del terzo millennio, una guerra fatta non certo di bombardamenti o conflitti a fuoco, ma piuttosto una guerra economica, per certi versi non meno pericolosa e crudele.

Natale dunque. La nascita di Nostro Signore innanzitutto. Ma anche ricordi d’ infanzia, della fantasia, delle attese e dei giochi.  Dimensione fantastica che non si dovrebbe perdere mai, soprattutto quando si vive un momento storico tanto complicato, deprimente e barbaro come il nostro.

Perché la fantasia, il sogno e soprattutto l’amore, ci aiutano a ritrovare energia positiva, equilibrio e voglia di vivere.

E allora, questa settimana, anziché parlare di cruenti fatti di cronaca, di mala politica o mala sanità, vorrei condividere una piccola grande esperienza personale di quelle che riconciliano con la vita. Pochi giorni fa ho avuto modo di passare un pomeriggio speciale, grazie ad una persona fuori dal comune ed ho sentito la necessità di raccontare e condividere quelle ore magiche nella loro semplicità.

Lei è una insegnante della scuola dell’infanzia, quello che ai miei tempi si chiamava semplicemente asilo. Scuola pubblica di un paese della provincia romana. Anche il suo nome ha a che fare con il Natale, il candore, la purezza. Quando la incontrai la prima volta pensai che era un bel nome. Raro. Oggi ho capito che oltre ad essere bello, è proprio un nome adatto a lei. Alla nostra Maestra. Che non credo consideri il suo come un “lavoro” dalle otto alle tredici, ma come una bellissima e gratificante parte della sua vita. Invito a casa sua, nel pomeriggio, per i bimbi “grandi” della classe, quelli che a settembre prossimo andranno in prima elementare. Una cioccolata calda per augurasi buon Natale e passare del tempo insieme. I bimbi entrando in casa sono rimasti incantati. Un grande albero addobbato, le luci morbide ed in sottofondo melodie di Natale. Gnomi e folletti che facevano capolino da mensole e nicchie nel muro. Tendaggi a quadretti bianchi e rossi, con cuori ricamati. E ancora decori, ghirlande e candele accese. Che vanno molto oltre il semplice “acquisto”, anzi che spesso sono fatti a mano, in casa, e raccontano della grande voglia e della grande attenzione e cura di ogni particolare. Ma soprattutto raccontano di tanta armonia. La lunga tavola apparecchiata, tante tazze colorate per bere la cioccolata, biscotti di ogni tipo e forma. Alcuni appena sfornati.

La nostra Maestra poi, sedutasi sul pavimento tra i suoi bambini, ha preso un bel libro di fiabe, dal sapore antico, ed ha cominciato a leggere due storie bellissime, che parlavano di uguaglianza, speranza e perseveranza. Ma forse leggere non è il verbo adatto. Lei ha cominciato a vivere quei racconti con loro. E anche io mi ci sono persa in quelle storie, come avessi cinque anni e non quaranta. E mi hanno fatto bene al cuore. Il tempo, l’ascolto, la cura che dedichiamo e ci vengono dedicati fanno bene al cuore.

Auguro ad ognuno di noi di trovare il tempo, l’ascolto e la cura, per noi stessi e per gli altri. Sono certa che guardandoci bene attorno, troveremo delle persone speciali come la nostra Maestra.

E alla nostra Maestra auguro di non cambiare mai, ma so che non potrebbe succedere. E di continuare a vivere in armonia, con la passione, l’attenzione e le cure che dedica ai suoi – nostri bambini ed a tutte le persone che in qualche modo fanno parte della sua vita.

Grazie Bianca per essere come sei. Per l’attenzione e le cure che dedichi ai tuoi-nostri bambini. Per la gioia che provi per la loro gioia. Per non lasciare mai indietro nessuno. Sostenendoli quando ne hanno bisogno, prevedendo gli “inciampi” ed offrendo loro il sostegno necessario a camminare da soli. Senza avere fretta, od ansie. Ma scandendo il tempo a seconda dei bisogni di ognuno di loro. Grazie per accudirli come noi li accudiamo, con la stessa totale dedizione e lo stesso assoluto amore.

Grazie a tutte le Bianca che non conosco. Che accudiscano bimbi, adulti o anziani. So che ci siete, magari non distanti da me. Guarderò meglio d’ora in poi, per mettere a fuoco e non perdere nelle ansie quotidiane, piccole ma immense gioie ed armonie.

Forse il senso del Natale è anche questo. Cercare di vedere oltre la quotidianità, ed avere la forza ed il coraggio di donare e di donarsi giorno dopo giorno ed a prescindere da tutto.

Buon Natale a tutte le Bianca del mondo ed a tutti noi.

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Rignano Flaminio: aspettando giustizia………..

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Giovedì scorso si è celebrata la prima udienza del Processo d’Appello di Rignano Flaminio. Sono passati quasi otto anni dalle denunce del 2006. 21 bimbi, che allora non avevano che tre anni, ed oggi ne hanno undici, stanno aspettando ancora giustizia, e verità. Una storia lunga, complessa, dolorosa. Nel corso di quell’anno scolastico 2005-2006, alcuni piccoli alunni della Scuola dell’Infanzia Olga Rovere di Rignano Flaminio cominciano a cambiare, ad avere comportamenti anomali, a non stare bene. Incubi notturni, disturbi alimentari, nervosismo, difficoltà ed a volte rifiuto completo a farsi toccare dagli adulti, perfino dai genitori. Per essere accuditi, lavati e coccolati come si è normalmente a tre anni. Fino ad avere atteggiamenti sessualizzati assolutamente non conformi alla loro età. Arrossamenti e infezioni genitali. Poi sul finire dell’anno scolastico, le prime ammissioni ai genitori, ovviamente preoccupati per questi cambiamenti repentini e strani. Alcuni bambini si sono aperti, e certi di non tornare a scuola, hanno cominciato a raccontare. Altri sono rimasti ancora a lungo in silenzio, per poi aprirsi e buttare fuori tutto quel dolore solo dopo una lunga terapia psicologica. Nel mezzo, lunghissime indagini, complicate, per certi versi carenti, almeno nel corso del primo anno, come sottolineano con tinte fosforescenti, ovvio, gli avvocati degli imputati. Come continuano a ricordare a gran voce, la sentenza di assoluzione di primo grado emessa dal collegio di Tivoli, composta da Barbara Callari, Marzia Minutillo Turtur e presieduta da Mario Frigenti. Omettono però di dire, ed anche questo è ovvio, che le motivazioni di quella sentenza sono assolutamente lacunose. Omettono di dire che nessuno è riuscito a spiegare perché i bimbi abbiano indicato e descritto con chiarezza abitazioni che non avrebbero dovuto conoscere, nelle quali hanno raccontato di essere stati portati, e che proprio sulla base delle loro dichiarazioni queste case sono state individuate. Oggetti in esse contenuti puntualmente ritrovati dagli inquirenti. Particolari fisici degli imputati posti in zone solitamente coperte dai vestiti e anch’essi riscontrarti nel corso delle visite corporali. Come pure hanno descritto minuziosamente il percorso per uscire dal retro della scuola, e una palestra posta nell’interrato dichiarata inagibile. Quella palestra, per stessa ammissione della scuola doveva essere chiusa, e il personale scolastico ha dichiarato di non avere nemmeno le chiavi per accedervi. I bimbi però l’hanno descritta metro per metro, come pure alcuni oggetti in essa contenuti ed effettivamente ritrovati durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri. Una sentenza che non ha spiegato come è mai nei capelli di due bimbe sono state trovate tracce di benzodiazepine, annoverate tra le droghe da stupro, perché hanno la caratteristica di rilassare la muscolatura e offuscare la memoria a breve. E per giustificare gli esiti cicatriziali riscontarti in più bambini (omettiamo di dire in quali zone del corpo, facilmente immaginabili) i tre giudici di Tivoli hanno fornito le seguenti ipotesi: il morbo di Crohn, che i bambini fortunatamente non hanno, abuso sessuale oppure, attenzione attenzione, i bimbi in questione potrebbero essere caduti (tutti!) a gambe divaricate su un oggetto appuntito. Gli avvocati dicono che le sentenze vanno rispettate. Io penso che le sentenze debbano essere rispettose della persona umana. E dare risposte concrete, precise, chiare, puntuali. Al limite non condivisibili, ma comprensibili, quello sì.

A meno che l’unica spiegazione sia che si vuol far passare il messaggio che la testimonianza dei bambini non è credibile, mai. Neppure quando a racconti fanno seguito decine e decine di riscontri. E questo sarebbe pericolosissimo. Perché vorrebbe dire che il pedofilo o l’abusante ha la quasi certezza di farla franca.

Prossima udienza, 29 gennaio 2014. Aspettando giustizia e verità.

Mandela: quando i sogni diventano realtà…….

Cameron meets Nelson Mandela

“Ogni tanto nascono uomini e donne che sono toccati dalla grazia. Nelson Rolihlahla Mandela è uno di loro, un benemerito dell’umanità.”, scriveva il grande Vincenzo Cerami circa un anno fa in un articolo pubblicato ieri su “ Il Messaggero”, quotidiano con il quale collaborava.

Grazia…..Come definire la grazia? :”Gentilezza, la bontà di modi e di intenzioni, la generosità, il garbo, la cortesia con gli altri, e la leggiadria nel muoversi e nel comportarsi”. Qualità che certo lo contraddistinguevano, ma ancora non basta. Ed allora, andando oltre, in chiave teologica, la grazia è una :” Concessione straordinaria, e spesso miracolosa, che Dio fa all’uomo”.

Ecco, forse adesso ci avviciniamo. Nelson Mandela è una di quelle figure straordinarie che mai ci abbandoneranno, perché le loro opere di misericordia, le loro battaglie, i loro successi epocali, continueranno a farli vivere tra noi, giorno dopo giorno, rendendoli immortali. E non importa che si sia credenti, atei od agnostici. Ci sono persone, rare purtroppo, che riescono a parlare all’anima delle moltitudini, ad arrivare diritte al cuore delle persone le più disparate e distanti tra loro. Oltre la nazionalità, il ceto, il censo, la cultura. Anime che dovremmo dichiarare patrimonio dell’umanità.

E mi tornano alla mente, ma soprattutto nel cuore, Madre Teresa di Calcutta e Mohandas Karamchand Gandhi,  il Mahatma, la Grande Anima, come lo soprannominò l’immenso poeta indiano Tagore.

Uomini e donne diversi tra loro, con estrazioni, storie e destini diversi ma legati da un filo conduttore indistruttibile e forse, per chi crede, divino.

L’amore. L’amore per il prossimo, per l’altro da noi. La capacità di affrontare percorsi che sembravano impossibili da portare a termine, e farcela, senza mollare mai. Il perseguire tenacemente e a ogni costo il bene della persona umana. L’uguaglianza sociale, i diritti civili, il rispetto della vita, dell’altro. Ed essere pronti a pagare il prezzo dei propri sogni e delle proprie aspirazioni senza lamentarsi mai. Senza fermarsi mai. Senza pensare al proprio personale tornaconto. Anteponendo il bene comune a se stessi. Lontani migliaia di anni luce dalla mentalità cavernicola di chi dice che chi pensa agli affari propri vive cent’anni di più. E da quella alla “mi manda Picone” dei furbetti del quartierino che rosicchiano qua a là piccoli e grandi vantaggi personali non capendo di costruire la propria esistenza su piccoli espedienti traballanti. Lontani dai frequentatori di salotti buoni e dai comitati d’affari che miopi, anzi, ciechi, non riescono a comprendere che a nulla serviranno le loro ricchezze illecite e il potere quando, per loro stessa mano, questo nostro mondo arriverà al collasso, perché quando la nave affonda a poco serve viaggiare in prima classe.

Diceva Mandela: “Una preoccupazione di base per gli altri nella nostra vita individuale e di comunità può fare la differenza nel rendere il mondo quel posto migliore che così appassionatamente sogniamo”. Ed ancora :” Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui”.

Nelson Mandela ha passato quasi trent’anni della sua vita in galera. E sono certa che molti intimamente si chiederanno chi glielo ha fatto fare. E penseranno che intanto quello che ci ha rimesso l’esistenza è stato lui.

E’un punto di vista certo. Mandela credo gli risponderebbe così: “-Se potessi ricominciare da capo, farei esattamente lo stesso. E così farebbe ogni uomo che ha l’ambizione di definirsi tale”.

E poi chioserebbe :” Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato”.

Continui a vegliare su di noi Mr Mandela, ovunque Lei sia. Insieme a Madre Teresa, a Mahatma Gandhi ed agli altri uomini e donne, rari, straordinari e preziosi che hanno cambiato il corso della storia. Toccati dalla grazia. Il vostro ricordo ci consola e ci da forza per andare avanti nel nostro moderno medioevo.