Sanità da curare

sanita-rosso-1Che la sanità nel nostro Paese fosse al collasso, non è certo una notizia dell’ultima ora. Recenti invece le immagini terrificanti che giungono da più pronto soccorso degli ospedali romani. Chi avesse la sfortuna, in questi giorni, di dover ricorrere a cure sanitarie urgenti, si troverebbe di fronte a scene incredibili, da bolgia dantesca.

Pazienti che attendono ore ed ore, giorni e notti intere in pronto soccorso in attesa di un posto letto. Ammalati buttati su una sedia a rotelle, alcuni addirittura sul pavimento, adagiati su materassini di fortuna. Corridoi sovraffollati, gemiti, lamenti, spazio vitale ridotto all’osso.  I più fortunati stesi su barelle atte al trasporto e non certo alla degenza. Varia umanità, persone con storie diverse, età ed esigenze diverse, ammassate tutte assieme, in ordine sparso, come accade solitamente in situazioni di eccezionale emergenza. Il pensionato dignitoso nella sua modestia che cerca di rimanere composto anche su una sedia a rotelle, la vecchietta tutt’ossa che riesce a sembrare esile anche nell’esiguo spazio della barella. La badante un pò in carne con evidenti origini dell’est attaccata ad una flebo in preda ad una colica. Il quarantenne che con passo spavaldo passeggia in corridoio con un ago-cannula infilato sopra al polso ed una faccia scavata che parla di un passato e forse anche di un presente di tossicodipendenza. Si diventa numeri, anzi no, cognomi. Fuori, l’affollamento di parenti che attedono notizie, angosciati e speranzosi al tempo stesso. In bilico tra momenti di pura rabbia e indignazione o di totale scoramento. C’è chi se la prende con il personale medico e paramedico, chi grida, alza la voce, insulta, minaccia. Chi con atteggiamento sottomesso cerca notizie e collaborazione, cercando di non disturbare forse nel timore che puntare i piedi possa essere controproducente. C’è chi si intrufola appena vede una porta aperta, e chi invece chiede il permesso di entrare, permesso che ovviemente viene negato. Poi ci sono quelli che fuori ad attenderli non hanno proprio nessuno. Ed è la tristezza più grande. Soli nel marasma. Soli con il proprio dolore e le proprie paure. Laddove tutto può diventare complicato, anche ritrovare le proprie ciabatte incastrate come ricovero di fortuna sotto alla barella o sul retro della sedia a rotelle. Per non parlare delle esigenze più elementari, come quelle di potersi lavare o cambiare un pigiama od un paio di slip.

La sensazione più frustrante per chi è fuori, credo che sia l’impossibilità di stare vicino ad un proprio caro nel momento del bisogno. Il timore che non riceva tutte le cure e le attenzioni necessarie impossibili da somministrare in situazioni di puro caos. Per chi è dentro invece, la paura della malattia, della solitudine,  la promiscuità fozata, la mancanza di privacy, il dover condividere un momento tanto intimo e personale come la malattia con una moltitudine di sconosciuti. Decine di esseri umani stipati in stanzoni e corridoi di fortuna, con tutte le conseguenze che ne derivano, facilmente immaginabili. Disumane anche le condizioni lavorative di medici, paramedici, portantini e quant’altro. Difficilissimo resistere in una condizione di stress perenne, tra codici rossi di pazienti in fin di vita, e chi invece ricorre al pronto soccorso per una semplice influenza. E comunque vien da pensare che se per un’influenza si sceglie di infilarsi in quella bolgia infernale, forse è perchè grosse altre scelte non si hanno. Che siano i pochi euro per comprare del paracetamolo o i documenti non in regola per poter avere diritto ad un medico di famiglia.

Con chi prendersela dunque? Ancora una volta con quella grande parte della classe politica marcia che ha compiuto scelte scellerate. Tagli indiscriminati. Chiusure di strutture illogiche ed irresponsabili. Ruberie e truffe e frodi. Gli ospedali laziali sono al collasso. Occorrono poliambulatori di quartiere aperti 24 ore su 24, dove poter collocare i medici di famiglia, che oltre a ricevere i pazienti in orario di studio, garantiscano a turno assistenza di primo soccorso h24.

Bloccare questa emorragia di disperati che si rivolgono ai pronto soccorso senza che ve ne sia reale bisogno. Occorrono misure straordinarie, per quella che è diventata una urgenza straordinaria. Non possiamo più accettare passivamente di vivere in questa giungla del terzo millennio in cui il più debole è destinato a soccombere. In cui l’essere umano continua ad essere leso nella propria dignità. Sia esso un medico, un infermiere, un paziente od un barbone che si intrufola in ospedale per poter dormire al caldo.

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Riportate a casa Girone e Latorre!

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Se non fosse una vicenda tragica verrebbe da ridere. Una di quelle risate amare, ma proprio amare, frutto della profonda tristezza e della umiliazione che si provano quando ci si sente calpestati, sottovalutati, anzi proprio non presi in considerazione da chi con immensa tracotanza ed in barba al rispetto della persona umana ed in palese violazione del diritto e delle convenzioni internazionali pensa di potere tutto, senza dover rendere conto a nessuno, e di fatto lo fa.  Probabilmente mezzo mondo ci riderà dietro. All’Italia che, per mantenere la parola data al governo indiano, nel marzo scorso ha rispedito in India i due militari italiani, fatti tornare in patria con un permesso speciale per poter votare alle elezioni politiche. All’epoca, lo ricorderete, in molti auspicavano che il governo italiano decidesse di far restare i due fucilieri in Italia, per la mancanza di garanzie di imparzialità e correttezza procedurale fornite dall’India stessa nel giudicare i due militari italiani. L’epilogo purtroppo lo conosciamo tutti. L’India batte i piedi, revoca l’immunità diplomatica all’ambasciatore italiano  Daniele Mancini, minacciando finanche l’arresto, in barba alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. E i due vengono rispediti prontamente in India per decisione dell’allora governo Monti. Chissà se giocò un ruolo in tutto questa tragicomica vicenda la commessa a Finmeccanica da 516 milioni di euro dei 12 elicotteri Agusta AW-101?

E l’Europa che ruolo ha avuto? L’anno scorso, nei giorni antecedenti il rientro di Latorre e Girone in India,  l’Unione Europea fu lestissima a lavarsene le mani. Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell’Unione Europea dichiarò prontamente :” L’Ue non fa parte della disputa legale tra Italia e India e perciò non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso marò”.  Chissà se la posizione della Unione Europea sarebbe stata la stessa se al  centro della vicenda vi fossero stati due militari tedeschi, francesi o inglesi.

Adesso, a quasi due anni dall’arresto in India dei nostri due fucileri, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, indiscrezioni pubblicate sulla stampa indiana, ripropongono lo spettro, in caso di condanna per pirateria, della pena di morte, in quanto prevista- fatto ben conosciuto da tutti- dal loro ordinamento.

Il Premier Letta, con parole di rito, ha dichiarato “Sarebbe inaccettabile che le assicurazioni date dal governo indiano non siano rispettate. L’Italia si attende che il governo indiano sia conseguente con le assicurazioni fornite dal suo governo e dalla stessa Corte Suprema circa il non uso di una legge per la repressione della pirateria che comporta la richiesta di pena di morte. Il governo è impegnato con la massima determinazione su questo caso e resterà a fianco dei Marò e delle loro famiglie fino a che avremo raggiunto l’obiettivo di riportarli in Italia”.

Sarà. E credo tutti lo auspichino. Resta però la triste certezza che i cittadini italiani siano abbandonati a loro stessi, in India come in fila alle mense della Caritas. Abbandonati da una classe politica in larghissima parte  avulsa dalla realtà, occupata ad occupare poltrone, seggiole e predellini, in trepidante attesa di andare a ricevere alla prima buona occasione, le varie benedizioni siano esse impartite negli Stati Uniti, in Germania oppure a Bruxelles, forse perchè benedizione fa rima con il sostegno politico ed economico imprenscindibile per restare o scendere in pista ed accaparrarsi una seduta più o meno comoda e duratura.

Continua il corso di sopravvivenza in Casa Italia. Ognun per sè e Dio per tutti. Nel 2014 come nel 2013.

Buon anno nuovo.