Onore a chi lo ha sbagliato, quel calcio di rigore……

E’ un tempo, il nostro, in cui i giovani ed i giovanissimi troppo spesso e dolorosamente finiscono sui giornali per fatti di cronaca nera o se non nera grigio scura, vittime di una società che li induce alla mercificazione, allo scarso rispetto di sé e degli altri. Ed è pure il tempo in cui spesso dentro e fuori gli stadi, si assiste a spettacoli e performances che con lo sport ed il sano tifo non hanno proprio nulla a che vedere.  Svariate le origini di tali gesti. Stupidità, frustrazioni, maleducazione, prepotenza, piccoli e meno piccoli interessi di bottega.

Ma è pur vero che anche in questo nostro tempo matto e sgangherato c’è ancora tanto di buono, solo che il buono fa meno rumore, meno notizia. E allora allarga proprio il cuore quanto successo qualche giorno fa ad Ancona. Una domenica mattina come tante per i ragazzi della Giovane Ancona. Campionato di calcio della categoria Giovanissimi. Partita in casa contro i coetanei del Palombina. Al quindicesimo del primo tempo la squadra ospite va in gol. I padroni di casa si gettano in attacco, ecco il giovane  Luca nell’ area di rigore degli avversari alla ricerca del pareggio. Luca commette fallo sull’ avversario, ma l’arbitro è di altro avviso e assegna proprio a Luca il calcio di rigore. Il ragazzino cerca lo sguardo del suo allenatore. «È stato un attimo. Ci siamo capiti al volo», spiega Sandro Santini. «Ma la decisione è stata condivisa da tutti, mica saremo matti a segnare?».Luca Impiglia, tredici anni a maggio, sistema il pallone sul dischetto e….sbaglia volontariamente il penalty, passando di fatto comodamente il pallone al portiere avversario. Mai un rigore sbagliato fu più applaudito di questo. Compagni di squadra, avversari, spettatori sugli spalti.Come mai spiegazione fu più chiara e commovente di quella del giovane calciatore anconetano «Alla Giovane Ancona ci hanno insegnato che il risultato conta meno di altri valori. Al primo posto ci sono la correttezza e la sportività. Il rigore non c’era, mi è venuto naturale pensare di sbagliarlo.”

Applausi agli insegnamenti dei tecnici della Giovane Ancona, ed a tutti coloro che credono fortemente che la correttezza sia un valore da non calpestare mai. L’essenza sana dello sport, della competizione, della vita. Applausi Luca, hai ragione tu. Non è vero che il mondo è dei furbi e degli scorretti. Perchè i conti si tirano sempre alla fine.

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Furti, scippi e borseggi: non chiamiamoli reati minori!

Oggi vorrei parlare di un reato considerato “minore”, o che appare come “minore”, ma che a mio avviso minore non è affatto.

Case svaligiate, borseggi, scippi e così via. Le forze dell’ordine sono talmente subissate da denunce in tal senso, che ormai credo le ricevano con muta rassegnazione, visto che, anche nei rari casi in cui i rei sono colti in flagranza di reato,vengono rilasciati a piede libero a tempo di record, spesso prima che gli stessi carabinieri o poliziotti abbiano finito di svolgere tutte le pratiche burocratiche relative all’arresto.

Quando avviene un furto però, quasi sempre, il danno maggiore non è quello economico. O meglio. I danni sono molteplici. Il valore degli oggetti rubati, certamente. Ma credo, soprattutto il fatto che assieme all’oggetto, vengano sottratti ricordi, dati sensibili, sentimenti, un pezzo della vita di una persona. E’ insostenibile pensare che un oggetto caro, un documento importante, fotografie o filmati dei nostri cari vengano frugati da mani lerce di predatori sconosciuti. Per i quali quegli oggetti non hanno nessun valore, se non i quattro soldi che possono ricavarne alla rivendita. Insopportabile ed allarmante pensare che attraverso gli oggetti rubati, dei balordi possano ricostruire le nostre vite, abitudini, amicizie, familiari. Guardare le foto dei nostri bambini, una recita scolastica, la tavolata di Natale.  Il danno psicologico quindi, è forse superiore a quello materiale. Il derubato subisce  un danno materiale, ma al tempo stesso una violenza personale, e psicologica. Anche perché non se lo aspetta. E’ in qualche misura disarmato nei confronti di chi, con voracità e spesso anche con cattiveria sottrae il bene di un’altra persona. Il derubato si sente spesso anche stupido e comunque inadeguato a difendersi da un attacco non previsto, che non ha saputo prevedere e contrastare.

In Italia abbiamo delle etnie quasi totalmente dedite al furto, le quali rifiutano qualsivoglia forma di integrazione, preferendo di gran lunga dedicarsi ad attività illecite di vario tipo, che consentono loro comunque di viaggiare su vetture di lusso, e vivere in mega roulottes o campers facendosi beffa di chi si alza tutte le mattine, magari alle cinque, per andare a lavorare e poter mantenere la propria famiglia e percepire a fine mese quello che loro riescono a rubare in poche ore ai “gaggi” (così ci chiamano i rom o sinti, gaggio vuol dire “non uomo”, sempliciotto, pauroso, insomma un idiota da spolpare). Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, comunque anche fra loro ci sono persone differenti come grande differenza c’è tra i sinti ed i cosidetti “slavini” come gli stessi sinti chiamano in senso dispregiativo i nomadi provenienti dai paesi dell’est europeo che vengono in Italia quasi sempre solo per rubare e dedicarsi ad attività illecite di vario genere. Perché l’Italia glielo consente? Perché i nostri politici consentono a questa gente,conosciuta e disprezzata dai nomadi stessi di spadroneggiare a casa nostra? Quali interessi si celano dietro a questo vero e proprio universo? Perché quando un minore viene arrestato in flagranza di reato non viene tolta la patria potestà ai genitori? Perché non mandare in massa le forze dell’ordine negli accampamenti regolari e abusivi a fare controlli a tappeto ed a sequestrare tutto il sequestrabile? Quante autovetture di grossa cilindrata sono prive di assicurazione, contraffatte o rubate? Perché nessuno ferma le scorribande di nugoli di ragazzini che infestano le metropolitane a caccia di turisti ed anziani? Eppure è tutto video-ripreso. Se non abbiamo la possibilità di fermarli perché le leggi non lo consentono, cambiamo le leggi, e nel frattempo rediamogli la vita difficile.

Qualcuno dei nostri politici ha ma sentito parlare del mercato di Ponte Marconi qui a Roma dove abbondano televisori al plasma e cellulari di ultima generazione a prezzi stracciati? Qualcuno mi spiega il senso dell’Opera Nomadi?

Una proposta: trasportiamo questa moltitudine di manoleste a Montecitorio. Credo che lì non avrebbero difficoltà ad adocchiare “pezzi” giusti. Orologi, smartphones, tablets e quant’altro. Secondo voi cosa succederebbe?

Già che ci siamo, un pensiero ai “gaggi” che acquistano la refurtiva. Se non vi fossero persone disposte ad acquistare, i furti non avrebbero più ragione d’essere. A questi signori dico, siete più indegni dei ladri stessi. Il ladro almeno rischia nel commettere il reato. Voi fate finta di non capire da dove arrivi quell’oggetto ad un prezzo improbabile, e lo comperate per pochi spicci fregandovene che assieme a quell’oggetto vi impossessiate di un pezzo di vita di una persona come voi che magari ha fatto sacrifici per comprare quell’oggetto.  E forse lo fate per il solo gusto di sfoggiare un orologio di marca o possedere un cellulare di ultime generazione. E sentirvi “fichi” e alla moda. Dovreste invece sentirvi delle infime nullità e ricordare che la vita è come una ruota, gira. E spero che pessimo pro vi faccia.

Tutelare i bambini. Se non ora, quando?

Doverosa e sentita la premessa. Infinito rispetto, stima e gratitudine per le centinaia di migliaia di insegnanti che svolgono con competenza, passione e amore quello che sarebbe riduttivo definire solo un mestiere, difficile, importantissimo e peraltro mal pagato, e che credo sarebbe più giusto definire una missione, nella stragrande maggioranza dei casi

Detto questo però, bisogna guardare in faccia la realtà e trovare una soluzione. Di un paio di giorni fa l’ennesima notizia di abusi e maltrattamenti su alcuni bimbi di una scuola materna, stavolta in provincia di Viterbo, a Montefiascone. L’iter è più o meno sempre lo stesso. I genitori di alcuni piccoli alunni notano sul corpo dei loro figlioletti, ecchimosi, graffi, lividi. I bimbi sembrano spaventati, inquieti. Cominciano ad arrivare copiose le segnalazioni alla Compagnia Carabinieri di Civita Castellana. Troppe per essere casuali. Scattano le indagini, vengono posizionate delle telecamere nascoste che purtroppo riprendono quello che nessuno di noi vorrebbe mai vedere. Insulti, percosse, strattonamenti. Fino all’arresto  dell’insegnate, 53 anni, originaria di Ronciglione. Le piccole vittime, bimbi della scuola materna, come accade quasi sempre nei casi di abuso. I bimbi sono piccoli, hanno maggiore difficoltà ad esprimersi, a collocare gli eventi a livello spazio-temporale. Più facile minacciarli, ridurli al silenzio.

Episodi del genere avvengono purtroppo, sempre con maggiore frequenza, o forse vengono semplicemente scoperti più sovente anche grazie all’evoluzione delle tecniche investigative. La prova regina, anche in questo caso, le immagini riprese dalle telecamere.

Necessario trovare una soluzione quindi.  Soluzione abbastanza a portata di mano, ma che nessuno ha voluto mettere in atto sinora,  inspiegabilmente. Bisognerebbe installare telecamere in tutte le scuole, con priorità assoluta per asili nido, scuole d’infanzia e primaria. Credo che nessun insegnante degno di essere chiamato tale avrebbe problemi ad essere video ripreso nel corso dell’attività scolastica. Anzi, la presenza di telecamere garantirebbe gli insegnanti stessi ed il personale scolastico tutto, nel caso di dubbi infondati o contestazioni di qualsiasi genere.

Ed ancora. Tutti coloro che per lavoro vengono a contatto con categorie deboli (bambini, anziani, ammalati), dovrebbero essere sottoposti (senza alcun intento punitivo ma solo al fine di tutelare il lavoratore ma soprattutto i soggetti deboli) con una cadenza precisa a test psico-attitudinali che verifichino l’equilibrio psichico della persona. Può accadere a chiunque, nel lungo corso della vita, di passare un periodo difficile. Cadere in depressione o sviluppare una patologia psichica o psichiatrica. Ma quando si ricoprono incarichi “sensibili”, evenienze di questo tipo possono rappresentare un pericolo evidente.

Penso alla importantissima, anche se non ancora risolutiva, legge sullo stalking che è stata giustamente varata a seguito dei crescenti episodi di violenza sulle donne. Nulla invece è stato fatto, né continua ad essere fatto,a tutela dell’infanzia. Verrebbe amaramente da chiedersi, sarà perché i bambini non votano? Una società che non tutela l’infanzia è una società suicida e miope, malata e senza cuore.

Quanti episodi dovremo ancora registrare, prima che le istituzioni tutte si muovano in tal senso? Come nel caso della anziana signora che cercava cibo in un cassonetto, d cui abbiamo parlato la scorsa settimana, anche stavolta chiudo dicendo :” Renzi, Letta, Berlusconi e tutto il cucuzzaro. Non c’è più tempo. Se davvero volete fare qualcosa per i bambini, fatelo adesso.

 

Tanta miseria, un pò di nobiltà.

anziani1Roma, una sera di fine febbraio come tante. Il traffico impazzito dopo la recente alluvione con relative frane, strade ancora interrotte e chissà fino a quando, dati i “chiari di luna”. Per strada buche che sembrano voragini, le strade poco illuminate.

Percorsi alternativi per cercare di tornare a casa quanto prima, dopo una giornata interminabile. Le venti circa, quartiere semicentrale. Una via secondaria. Una macchina accosta sul lato della strada. Un signore scende, prende un sacchetto di immondizia e si avvia sul lato opposto, verso dei cassonetti.

Questione di un minuto. Ma un minuto non basta. Allora mi giro ad osservare.

Il cassonetto è aperto. Quel signore ha gettato il suo sacchetto, ma non si decide a tornare alla sua auto. Vicino a lui una signora anziana, vestita normalmente, ben pettinata, dignitosa. Guarda dentro al cassonetto, le braccia ci scompaiono dentro.  Lui è perplesso, non capisce subito. Le chiede se abbia perso qualcosa, se stia cercando qualcosa…..lei non risponde. E lui ancora: “ Signora, ma cosa fa?” Lei con un filo di voce di rimando dice .” Perché, ma che le do fastidio?”. Poi lui dice ancora qualcosa e lei sgrana gli occhi, come fosse stata colta in fallo. Colpita nel segno.

Il signore si infila una mano in tasca e poi infila la mano nel cassonetto, raggiunge la mano della signora, cerca di porgerle qualcosa. Una banconota. La signora lo guarda stupita e si ritrae. Non vuole accettare. Lui allora le infila la banconota nella tasca del cappotto, le da una pacca lieve sulla spalla, dice ancora qualcosa e torna alla macchina e riparte. “ Ma perché si vuole privare di questi soldi per darli a me? Anche lei ne avrà bisogno….”

Non ci sono commenti, non ci sono parole. Quanta dignità, pudore e dolore vissuti da entrambi, anche se in modo diverso, in quei pochi minuti che hanno condiviso davanti a quel cassonetto.

Roma, febbraio 2013. Non c’è più tempo. Renzi, Letta, Berlusconi e tutto il cucuzzaro. Non c’è più tempo. Se davvero volete fare qualcosa per gli italiani, fatelo adesso.