Il Presidente che vorrei………..

Solo pochi giorni e conosceremo il nome del dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Un avvenimento che, almeno per ora, non desta in me la benché minima attesa ed emozione. Eppure, nonostante tutto, sono orgogliosa di essere italiana e amo il mio Paese, infestato, insudiciato ed offeso dai troppi parassiti che hanno fagocitato tutto il possibile, costruendo un sistema-paese marcio e temo irrecuperabile, se non estirpando alla radice tutto il lerciume e ricominciando a costruire sin dalle dalle fondamenta. Un Paese nel quale vige ancora troppo la legge delle tre scimmiette cinesi, quella del non vedo-non sento-non parlo e l’altra, quella del “chi si fa gli affari propri campa cent’anni di più”, ma soprattutto un Paese abitato da un insieme di persone che non hanno mai trovato la forza di diventare un Popolo, nel quale la maggior parte delle persone pensano solo al proprio piccolo tornaconto personale e mai al bene comune, a diritti e doveri acquisiti e condivisi.

Ho cercato di immaginare, di pensare a  chi vorrei fosse eletto la settimana prossima. E subito mi sono tornate alla mente delle immagini, prepotentemente. Quelle del viaggio del Santo Padre nelle Filippine.

Quanta emozione, quante persone accorse per accoglierlo, per ascoltarlo, per ricevere un pò di consolazione.Una folla oceanica, un mare di persone giunte da ogni dove e con non poche difficoltà perchè desideravano ardentemente esserci, anche solo vederlo da lontano, o magari neppure quello,ma esserci.

Quanto amore nel suo sguardo, e quanto dolore al tempo stesso, il dolore penso, di chi assiste in parte impotente alle ingiustizie del mondo, alla povertà dilagante, alle ingiustizie sociali, alla sofferenza dei bambini. Quanto carisma. E quanto coraggio nell’affrontare a viso scoperto, con forza, sdegno e determinazione temi complessi e per troppo tempo ignorati come la povertà, la pedofilia, lo Ior con le sue mille ombre.

Cosa c’entra Papa Francesco con il Presidente della Repubblica direte voi? Beh, per certi versi nulla, soprattutto per chi è credente. Molto per altri versi, invece. Sono entrambi Capi di Stato, ed entrambi, in maniera diversa, sono alla guida di un popolo, per quanto, dato il nostro ordinamento, i poteri del Presidente della Repubblica siano limitati.

Quello che rende unico Papa Francesco, credo sia l’amore. L’immenso amore e le attenzioni che dedica al suo prossimo. Un amore che non giudica, ma accoglie. E allo stesso tempo l’immensa forza che profonde nella lotta alle ingiustizie sociali, alla corruzione, ad ogni tipo di abusi e violenza.

Ecco, sogno un Presidente che ami profondamente l’Italia, che trovi la forza di trascinarla fuori dal limbo soffocante nel quale sta lentamente morendo. Che agisca in favore degli ultimi, per garantire i diritti e mettere in condizione ciascuno di fare il proprio dovere. Un Presidente che abbia la voglia e la possibilità di contrastare la corruzione, le lobby, la finanza malata che ha assoggettato la politica.

Un Presidente che metta al primo posto il benessere del suo popolo, e che abbia il coraggio, lo spessore ed il carisma per dire NO all’Europa, quando le richieste sono insostenibili. Un Presidente che non sia espressione, voce e mano di qualche potere forte, nazionale o transnazionale.

Un Presidente che non accetti più, nella maniera più assoluta, di vedere anziani pensionati cercare cibo nei cassonetti, o bambini che non abbiano diritto ad una giusta istruzione, sanità, dignità, futuro.

Un Presidente che tocchi il cuore e faccia inumidire gli occhi di chi lo guarda. Dove sono i De Nicola, gli Einaudi e i Pertini?

Questo è il Presidente che vorrei.

Il prezzo della solidarietà. In barba ai Nostri Marò.

Greta e Vanessa prima e dopo. Scatti che ritraggono due ragazzine poco più che ventenni, fresche e solari. Volti teneri, della tenerezza di chi ha da poco smesso di essere un cucciolo.  Ce n’è una in cui una di loro indossa un vestitino fantasia, sorride, un fiore tra le mani. Allegria e spensieratezza. E quel bellissimo senso di potere misto all’incoscienza dei vent’anni, quando si pensa di poter cambiare il mondo. Quasi che il mondo non aspetti che noi per poterlo fare.

E poi gli scatti appena rientrate a Ciampino, dopo una prigionia di quasi sei mesi. Uno sguardo diverso, ferito, offeso, lo sguardo di chi ha visto e vissuto realtà che mai avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare. Volti più adulti. Finalmente a casa, per fortuna a casa. Con l’augurio che possano superare questo vissuto tragico. Non dimenticare ma elaborare, convivere e trovare un nuovo equilibrio. Ma anche riflettere.

E’ evidente che le motivazioni che hanno spinto Greta e Vanessa, e molti altri come loro, siano motivazioni dettate dall’altruismo.  La volontà  urgente , vera, profonda, di poter aiutare concretamente chi ha bisogno. Un gesto nobile sì, ma anche scriteriato, e che è costato troppo a tutti. A loro stesse in primis, ma anche alla collettività. A chi ha lavorato senza sosta per la loro liberazione, e poi i costi annessi e connessi a questa situazione nella sua complessità.

Come descrivere se non come folle e irresponsabile , partire alla ventura per una zona di guerra, senza peraltro avvisare le istituzioni, e trovarsi a vivere realtà crude, violente, ingestibili per chiunque, tanto più se occidentale, figurarsi se poco più che ventenne. Con tutto ciò che ne consegue.

Si è parlato del pagamento di un riscatto da parte dello Stato Italiano di dodici milioni di dollari. Non so se le cifre siano reali, è facile immaginare che un riscatto sia stato pagato. E se da un lato sono felice che Greta e Vanessa siano salve, dall’altra non riesco a  non provare rabbia.  Fossero dodici o due, i milioni, quanti degli italiani che si sono tolti la vita soffocati dai debiti ,anche di poche migliaia di euro, si sarebbero potuti salvare con quei soldi? Quanti vecchietti pensionati che ogni giorno vediamo cercare cibo nei cassonetti avremmo potuto sfamare? Quanti bambini che oggi nel nostro Paese non riescono neppure ad alimentarsi a sufficienza avremmo potuto sostenere?

In quanto a volontariato e solidarietà c’è molto, moltissimo da fare anche nel nostro Paese. In maniera sicuramente meno avventurosa,meno spettacolare, ma non meno necessaria.Penso che sia giunto il momento di diventare adulti, non solo anagraficamente.

Credo che nelle zone di guerra dovrebbero recarsi sono persone altamente formate, con tutte le cautele possibili, e soprattutto consapevoli ed a conoscenza della realtà nella quale andranno a trovarsi. C’è qualcuno che controlla, seleziona, prepara tutti i volontari delle organizzazioni non governative e delle associazioni che nascono in ogni dove? Chi ha deciso che due ragazzine potessero partire alla volta della Siria? Oppure dobbiamo pensare che abbiano pianificato ed organizzato tutto da sole?

Qualcuno obietterà che siamo in democrazia, e che quindi ognuno è libero di fare quello che crede. Vero. Ma sempre nel rispetto della libertà dell’altro,assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e pagandone, in questo caso,  in prima persona le conseguenze .

Mi chiedo con infinita amarezza perchè lo Stato italiano non abbia dimostrato la stessa efficienza, efficacia e determinazione per riportare a casa anche Latorre e Girone che, è bene ricordare, sono stati arrestati nell’esercizio della loro funzione di militari, in missione ONU antipirateria in acque internazionali.

Charlie Ebdo: tanto dolore, molte domande……

Roma, 10 Gennaio 2015

La strage di Parigi lascia senza parole. Un crimine vile ed efferato che lascia sgomenti. Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di sopprimere una vita umana, men che meno in nome di Dio. E fin qui credo, siamo tutti d’accordo.

Tuttavia, i recenti fatti che hanno e che stanno sconvolgendo la Francia, l’Europa e gran parte del mondo intero, credo meritino una riflessione ponderata.

Non sono una esperta di questione medio-orientale, ragione per la quale eviterò accuratamente di addentrarmi in analisi che non mi appartengono, ma che sarebbero squallido frutto, nella sostanze se non nella forma, di un copia e incolla di analisi effettuate da persone molto più titolate di me. Mi pongo e vi pongo però delle domande.

Ho avuto modo di vedere alcune delle vignette pubblicate da “Charlie Ebdo”. Credo che nessuno abbia il diritto, nascondendosi dietro alla libertà di informazione o di espressione, di offendere la sensibilità altrui, con vignette volgari, gratuite e blasfeme raffiguranti Maometto piuttosto che il Papa.

Informare è un diritto-dovere, ed andrebbe esercitato sempre con la massima obiettività ed onestà intellettuale, dissacrare ed offendere credo abbiano poco a che vedere con l’informazione.

Se qualcuno offendesse la reputazione di nostra madre, moglie o sorella, come reagiremmo? Credo che la libertà di ognuno finisca esattamente dove inizia la libertà del nostro prossimo. Nel rispetto della sensibilità di ciascuno.

E ancora, la vita umana ha sempre lo stesso valore, di chiunque si tratti? I morti negli attentati di Parigi o nell’attacco alle torri gemelle hanno un valore diverso rispetto alle decine di migliaia di morti in Siria, in Nigeria e nelle troppe guerre e guerriglie sparse nel mondo? La morte è una livella, come diceva Totò, oppure ci sono morti di serie A e di serie B?

Ho la triste sensazione che, come la storia insegna, qualcuno stia continuando ad usare personalità e menti fragili per scopi molto meno nobili. Mi tornano in mente gli anni di piombo. Ragazzi e ragazze che in nome di un ideale ci hanno rimesso la pelle. C’era una regia occulta, qualcuno che tirava i fili di quegli ignari burattini? Quali le motivazioni vere, profonde, concrete? Dumas padre in un suo libro diceva:” Cherchez la femme”. A me pare di capire che dietro ogni fenomeno, per capire ogni fenomeno, in una società come la nostra, basata globalmente sul denaro, sia il caso di dire.” Cherchez l’argent”.Seguire il denaro, il flusso del denaro, gli interessi più o meno celati.

I migranti che arrivano a migliaia sulle nostre coste ogni anno, pagano anche fino a cinquemila euro agli scafisti per il loro viaggio della speranza. Mi è capitato di vedere spesso nei filmati telefoni cellulari di ultima generazione con i quali hanno documentato le angherie e le violenze subite durante le traversate. Dove trovano i soldi necessari? Qualcuno li finanzia? Qualcuno ha interesse che giungano in Europa? E se sì perchè?

Quante associazioni, leghe, centri culturali islamici sono presenti in Italia e nel mondo? Sono solo luoghi di preghiera, riflessione e aggregazione, oppure qualcuno, magari proprio tra i finanziatori occulti o meno, li utilizza per plagiare le menti più plasmabili per fini che con la religione non hanno proprio nulla a che vedere? Come dire: il “braccio armato” del terrorismo di matrice islamica, tutela gli interessi di qualcuno?

Molte, troppe domande senza risposta. E’ urgente trovarla questa risposta, e diffonderla. Oppure rimarremo tutti come cavie in una grossa teca, che si uccidono a vicenda per sopravvivere in uno spazio insufficiente per tutti, credendo che il nemico da abbattere sia il nostro vicino, incapaci di vedere chi, fuori dalla teca, ci osserva, ci sfrutta, e si fa beffa di noi.