I tifosi hanno diritto di parola?

curva sud

Lo debbo proprio dire: se ho trovato decisamente ingiusta la decisione del Giudice Sportivo Tosel, di chiudere la Curva Sud per la prossima gara interna che vedrà contrapposta la squadra giallorossa all’Atalanta, quella della AS Roma di non presentare ricorso, accettando e quindi dimostrando di condividere di fatto la sanzione, non mi va proprio giù.

I quattro striscioni esposti durante la partita Roma-Napoli («Che cosa triste… Lucri sul funerale con libri e interviste»; «Che chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità. Signora De Falchi onore a te»; «Dopo il libro, il film”), possono essere considerati di dubbio gusto, ma sono di fatto espressione di una opinione che può non essere condivisa, ma va comunque rispettata, e che comunque non costituisce reato.

Che la mamma di Ciro Esposito, dopo la morte del figlio, abbia deciso di esporsi molto da un punto di vista mediatico, rilasciando decine e decine di interviste e decidendo di scrivere un libro, è un dato di fatto, tangibile, concreto.

E su un fatto tangibile e concreto, ognuno è libero di formarsi una opinione. E di esprimerla. I tifose che hanno deciso di esporre quegli striscioni, hanno secondo me avuto il coraggio di dire a chiare lettere quello che pensavano.

E non capisco perchè il Presidente Pallotta si sia permesso di etichettarli come “stupidi idioti”. Avrebbe potuto dire di non condividerla quella opinione, ma non può arrogarsi il diritto di limitare la libertà altrui.

E poi permettetemi di esprimerla anche a me una opinione scomoda.

Ciro Esposito non è morto in circostanze eroiche, tutt’altro. E’ stato ferito mentre due gruppi di delinquenti, abituati evidentemente a menare le mani ed utilizzare armi di vario tipo, si fronteggiavano per motivi che di calcistico e sportivo non hanno proprio nulla. Una persona normale, se capisce di essere vittima di un agguato, cerca di fuggire, di chiedere aiuto, non decide certo di fermarsi per menare le mani o quant’altro.

Cionondimeno, la sua morte resta una tragedia. Una vita cancellata, strappata, il futuro non vissuto, gli affetti lacerati. Ecco, inneggiare alla morte di qualcuno o festeggiare la morte di chicchessia, quelli sono fatti che reputo inaccettabili e da sanzionare duramente.

Non, esprimere una opinione sulle scelte di chi ha deciso di mettersi, per motivi nobili o meno sotto la luce dei riflettori.

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Il massacro continua. E l’UE sta zitta.

garissa

Roma, 3 Aprile 2015

Sono molte le cose che non mi spiego (molte quelle che sarebbe meglio non capire), sia a livello di politica interna che estera. Ma c’è un fatto, sopra a tutti gli altri, che non solo non riesco a capire, ma che sinceramente mi inquieta molto. Il silenzio assordante dell’occidente tutto, rispetto alle stragi, ormai quasi quotidiane perpetrate in varie parti del mondo da parte di terroristi islamici.

Questo 2015 è iniziato con l’attacco alla redazione di Charlie Ebdo, nel mezzo, una moltitudine di decapitazioni videoriprese minuziosamente e sbattuteci in faccia con ferocia e presunzione, talmente tante da perderne il conto. Poi, meno di un mese fa la strage di Tunisi, al Museo Bardo, nella quale hanno perso la vita ventidue persone, tra la quali quattro nostri connazionali. Adesso la nuova mattanza in Kenya, al Campus di Garissa dove sono stati trucidati 150 studenti.  All’alba di giovedi’, quando i miliziani hanno fatto irruzione nel campus, si sono diretti subito verso un’aula usata dai cristiani per le preghiere del mattino, una vera e propria caccia alla ricerca di studenti di religione cristiana.

L’attacco è stato rivendicato in questo caso da l’ash-Shabaab o Hizbul Shabaab , un gruppo insurrezionalista attivo in Somalia.I jihadisti hanno separato i giovani cristiani da quelli musulmani e rilasciato una quindicina di studenti di religione musulmana. Molti dei cadaveri rinvenuti all’interno del Campus universitario, sono stati trovati decapitati.

Il numero dei morti continua ad aumentare, esponenzialmente, e l’occidente continua a tacere ed a latitare. Emblematica e grave l’assenza della Cancelliera Merkel alla bellissima manifestazione di Tunisi contro il terrorismo, della settimana scorsa. Grave, anzi gravissima, visto il ruolo dominante della Germania nell’ambito di quella che dovrebbe essere l’Europa unita, e che unita non è affatto.

La guerra è guerra, come chiamare altrimenti quella apertamente dichiarataci dai terroristi islamici? E come chiamare chi continua a contare i propri morti senza apparentemente alzare un dito? Ma soprattutto, perchè?

Sarà un caso che, dopo l’allarme lanciato dall’ambasciatore egiziano negli Stati Uniti, di possibili arrivi di terroristi islamici in Italia, nascosti tra i profughi sbarcati sulle nostre coste, non ci sia stato più un telegiornale od un quotidiano che abbia parlato proprio dei suddetti sbarchi?

C’è indubitabilmente qualcosa che non torna. La Guerra del Golfo dovrebbe averci insegnato qualcosa. E cioè che quando c’è interesse e volontà di agire, l’occidente agisce, ed agisce efficacemente.

Quindi, in questo caso, qual’è l’interesse dell’occidente?

Chissà quante altre morti dovremo contare, prima di riuscire a capirlo.