Siamo in guerra?

Siamo in guerra? Sì, lo siamo. Almeno da vent’anni. E più. La memoria è labile, e le responsabilità, noi appartenenti al genere umano, tendiamo sempre ad addossarle a qualcun’altro o a qualcos’altro.

L’anno scorso Charlie Hebdo, oggi gli attentati a Parigi. Nel 2001 le Torri Gemelle, e Londra? In che anno ci fu l’attentato alla metropolitana, quanti i morti, quanti i feriti? Lo ricordate? Io non lo ricordavo, ho dovuto documentarmi. Era il 2005. Luglio. Persero la vita 56 persone, oltre settecento i feriti.  Quanti i morti ammazzati tra i civili in Iraq, Afghanistan, Siria? Quanta gente incolpevole, inerme? Donne, bambini, vecchi. Morti che fanno meno clamore, non suscitano indignazione.

Guerra di religione? Ricordate una guerra, una qualsiasi che fosse spinta da una ragione ideale e non da una mera questione economica? Io no francamente. Credo basti pensare alle Crociate.

E allora la vera domanda é: siamo in guerra, ma perchè?

Le motivazioni sono sempre e squisitamente economiche. Armi, petrolio, potere. Potere alla base della lotta fratricida tra sunniti e sciiti. Denaro, tanto denaro che l’occidente tutto, USA, Gran Bretagna, Francia, Italia, Russia incamera grazie alla vendita di armi. Una gran fetta delle quali vengono acquistate dai Paesi del Golfo e finiscono e sono finite, non per caso, nelle mani dei terroristi, Al Qaida, ISIS. Organizzazioni che reclutano giovani emarginati e senza futuro in molti Paesi europei che li hanno visti nascere ma non sono riusciti o non hanno voluto includerli e farne dei cittadini a tutti gli effetti. Organizzazioni che subdolamente hanno colmato un vuoto abissale lasciato dagli Stati, un po’ come fece la Mafia siciliana alle sue origini.

E adesso? Adesso bisogna vedere cosa decide di fare l’occidente. Se considererà i propri morti come un prezzo fisiologico da pagare a fronte di guadagni infinitamente più elevati. La tensione è alle stelle in tutta Europa e persino negli Stati Uniti, e viene de chiedersi se qualcuno non ci giochi un po? su per sfruttare il caos e la distrazione delle cittadinanze per fare altro.O se deciderà di affrontare il problema alla radice, e cioè attaccare frontalmente, senza sconti, chi i terroristi li li recluta, li finanzia, li addestra, li arma, chiudendo i rapporti di affari, e smettendola di fingere, per puro opportunismo, rapporti di amicizia inesistenti ed impossibili.

Aiutare le seconde e le terze generazioni di immigrati islamici ad integrarsi veramente nelle nostre società. Dando loro la possibilità di avere una via di uscita che non sia quella di cedere al suadente richiamo di qualche sito jihadista, che promette loro quello che al momento è l’unico futuro concreto possibile. Ma chiarendo al tempo stesso che l’integrazione è possibile solo in caso di reciproco rispetto. Rispetto dell’identità nazionale, della religione, delle abitudini, delle tradizioni del Paese nel quale vivono. Rimuovere il crocifisso dalle aule o annullare gite d’istruzione che prevedano la visita a luoghi sacri per i cattolici per non ferire le sensibilità di chi cattolico non è, è un atteggiamento a mio avviso ipocrita, miope e soprattutto suicida. Non è perdendo la propria identità che si aiuta ad includere. Perdere la propria identità vuol dire perdere se stessi, ancor più di quanto non ci siamo già perduti.

Chiara Insidioso: l’ultimo oltraggio.

1446730349-chiara-insidioso“Cara Chiara, oggi sono stato affianco a colui che ti ha ridotto cosi per sempre…lo sai oggi sei stata oltraggiata da lui…dal suo avvocato e dai giudici che non hanno coraggio…Chiara …L’ITALIA è un paese dove non c’è dignità e oggi in quell’aula si parlava solo del modo in cui riabilitare al mondo quel verme di Falcioni…nessuno ha mai pensato a come sei e sarai per sempre ridotta e abbandonata…lui ha ricevuto un bellissimo sconto che lo aiuterà a tornare presto a fare la sua vita…Oggi mi piacerebbe avere la possibilità di sapere che potrei portarti via da questa Italia…bruciare la mia carta d’identità sarebbe un sogno..io non mi sento rappresentato più da nessuno in questo paese…si fanno ricorrenze…si fanno salotti e si parla di violenza sulle donne..ma al dunque chi fa’ del male a una donna ne esce sempre meglio di chi è vittima…Chiare’ oggi non ci vediamo so’ stato male e non mi sento bene…ma vedrai che domani mi rialzo e ci rivediamo…tu sei la mia guida e ti ringrazio perché senza di te non posso sta’…”

Le parole del padre di Chiara arrivano improvvise e forti, un pugno alla bocca dello stomaco. Scrive all’indomani della sentenza di appello che ha ridotto da 20 a 16 anni la pena inflitta all’uomo che l’ha ridotta allo stato vegetativo, un fantoccio scomposto ed inerte sulla sedia a rotelle che l’accompagnerà per il resto della sua vita. Scrive a sua figlia, ma credo che in realtà scriva a quei giudici, allo Stato che avrebbe dovuto tutelare e rendere giustizia, ad ognuno di noi. 16 anni che forse alla fine non saranno nemmeno dieci, con gli sconti per buona condotta aumentati di recente. 16 anni a chi, nella piena capacità di intendere e di volere ha massacrato di botte, gettandola a terra e prendendola a pugni ed a calci con un bel paio di scarponi pesanti, quelli da anti infortunistica per intenderci, fino a sfondarle l’orbita e il cranio, spappolarle la milza e a procurarle altre gravi lesioni. 16 anni a chi ha cancellato per sempre le aspettative di vita di una ragazza neppure ventenne, trattandola come un oggetto,  una bambola di sua proprietà. Si dice pentito oggi Maurizio Falcioni. Che di anni peraltro ne ha trentasei. Che quel giorno era drogato, che non voleva fare del male. E quindi? La droga dovrebbe quindi essere una attenuante? O piuttosto il contrario?

E allora quanto vale una vita umana? E ancora, la legge sul femminicidio, la tutela delle donne sempre più spesso vittime di atroci episodi di violenza, le tante belle parole che quotidianamente sentiamo esprimere da importanti cariche dello Stato, che valore hanno? Che sostanza hanno? E’ evidente che quei giudici si siano mossi all’interno delle leggi. Come è evidente che quelle leggi o la possibilità di interpretarle, vadano cambiate. Mi chiedo come sia possibile condannare Silvio Berlusconi a tre anni per corruzione nel processo napoletano per la compravendita di parlamentari, oppure Fabrizio Corona a tredici anni di carcere per le vicende che noi tutti conosciamo, e poi dare 16 anni (che mai saranno scontati interamente) a chi di fatto ha ammazzato una ragazzina. Diciamoci la verità. Questa è una società basata sul denaro. Dominata dalla finanza. Delle persone, dei bisogni delle persone, non importa nulla a nessuno di quelli cui dovrebbe importare. A nessuno di quelli che hanno il potere o almeno lo gestiscono. In Italia mancano molte cose. Manca il lavoro, la sanità e l’istruzione vanno avanti (quando possono) grazie alla dedizione, all’amore ed alla passione del singolo. Neppure il cibo è sempre sufficiente, viste le file alle mense della carità e le troppe persone anziane che sempre più di frequente si vedono rimestare nei cassonetti. Ma, quello che credo sia veramente insopportabil

Roma oltraggiata: di chi è la colpa?

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Povera Roma nostra come ti abbiamo ridotto. Non c’è limite all’indecenza. Non c’è limite alla faccia tosta, alla mancanza di dignità. Roma oltraggiata, non custodita, non amata come meriterebbe.

I giochi di potere interni al PD stanno avendo un epilogo triste, tristissimo, prevedibile nella sostanza forse, ma che lascia davvero senza parole, come solo una grottesca farsa può fare.

Che l’amministrazione Marino avesse fallito è sotto gli occhi di tutti, pronosticabile per certi versi sin dal suo inizio, votato sì da una forte maggioranza dei romani, ma a fronte di una astensione al voto mai vista prima, alle urne solo un romano su sue. Uno schiaffo a mano piena alla politica, distante anni luce dai problemi veri e pressanti dei cittadini, di un Paese troppo spesso ormai ridotto all’accattonaggio, tra pensionati che rimestano nei cassonetti dell’immondizia e gente che vive in macchina o nei camper in pieno centro città.

Marino sarà pure una brava persona in fondo, o almeno meno peggio di altre. Come pure è evidente che i problemi che oltraggiano Roma vanno ricercati nel tempo e non sono imputabili all’ex chirurgo e provetto ciclista.  Ma per governare una Città Stato come Roma ci vuole ben altro. E credo che anche quelli del PD lo abbiano sempre saputo. Ma evidentemente le priorità erano altre. Tanto da dare via libera ad una giunta guidata da un uomo che non ha mai posseduto le competenze e le capacità necessarie a guidare una barca nel mare in tempesta.

Il vero problema è proprio questo. E non solo a Roma. Le priorità sono quasi sempre altre. Non i cittadini, non la ripresa dell’economia, quella reale, l’unico modo di contrastare efficacemente la disoccupazione, la lenta eutanasia del sistema sanitario, di quello scolastico.

Ma qui si apre un discorso ben più ampio. E le responsabilità vanno in questo senso suddivise ad ognuno di noi. Dal particolare all’universale di un sistema marcio sin nelle midolla, accettato o tollerato ma di fatto quindi condiviso da ognuno di noi.

Come qualcuno disse oltre 150 anni fa,  “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”.

Ce la faremo?

Legittima difesa? No, legittimo farsi ammazzare.

Ho sempre più la netta sensazione che gli episodi di cronaca facciano più o meno scalpore  e soprattutto che abbiano troppo o troppo poco clamore a seconda dei casi. E cioè che alcuni di essi vengano utilizzati in maniera assolutamente strumentale  da certa parte della politica, per distogliere l’attenzione da fatti che debbono passare sotto silenzio, cavalcare lo scontento popolare, cercare voti con molte parole e sempre troppo pochi fatti.

Molto clamore sta facendo in questi giorni il caso del pensionato di Riva d’Adda che ha esploso  un colpo di pistola, uccidendolo, contro un ladro (no scusate, presunto ladro, per carità) che stava tentando o (ancora non è chiaro) si era già introdotto, nella sua abitazione.

Da una parte il silenzio assordante di una grande fetta della sinistra buonista ad ogni costo a patto beninteso che si parli della pelle altrui, dall’altra  esternazioni e manifestazioni da parte di alcuni esponenti e qualche militante della Lega a dir poco folkloristiche.

Nel mezzo purtroppo, una storia come tante, troppe. Solo, e per fortuna-aggiungo io- con un epilogo diverso. Siamo abituati infatti a leggere di anziani e non massacrati di botte, a volte ammazzati nelle maniera più atroci, proprio durante tentativi di rapina, magari per poche decine di euro. Incaprettati, imbavagliati, perfino torturati nel tentativo da parte degli assalitori di farsi consegnare tutto quanto in loro possesso. Ed in quei casi, quasi sempre si perdono le tracce degli assassini, anche in caso di arresto.Quali le pene comminate, quanto il tempo effettivamente trascorso in carcere?

In questo di caso invece, Francesco Sicignano, 65 anni, ha esploso un colpo d’arma da fuoco contro l’intruso, uccidendolo. Da sopra da sotto, dentro o fuori, le indagini faranno chiarezza. Comunque contro un estraneo peraltro accompagnato da altri due individui, penetrati dentro la sua proprietà.

Non credo che il Sig. Sicignano abbia provato piacere nell’ ammazzare un uomo. Anzi un ragazzo. Che nonostante i suoi soli ventidue anni però aveva già precedenti penali e non avrebbe dovuto trovarsi in Italia, in quanto già colpito da decreto di espulsione. E non vorrei trovarmi nei suoi panni, non tanto per la vicenda giudiziaria, ma per le ripercussioni che questo evento gioco –forza avrà sulla sua vita, sul suo sonno, sui suoi sogni o piuttosto incubi

E allora non prendiamoci in giro. Ha fatto bene? Ha fatto male? Il ladro era armato oppure no?

Ci sono nella vita circostanze eccezionali, come la notte vissuta da Francesco Sicignano, che temendo per l’incolumità della sua famiglia e trovandosi un estraneo in casa, ha sparato. Avrebbe forse dovuto chiedere all’intruso se questi fosse armato oppure no? Se lo fosse stato, e Sicignano avesse perso tempo forse oggi avremmo scritto di un altro funerale, il suo.

Il vero scandalo è che dei privati cittadini siano costretti a difendersi persino dentro casa propria.  Il vero scandalo è che il reato di furto in Italia in realtà non sia punito e che ladri e rapinatori escano di galera (nei rari casi in cui ci finiscono) con la facilità con la quale si esce da quelle belle porte girevoli, quelle a cilindro, tipiche degli alberghi di lusso e di alcuni centri commerciali.

Il vero scandalo è che alcuni si scandalizzino quando a perire, per una volta, non è la parte più debole, l’anziano di turno, il cittadino non aduso a menare le mani, scippare, rapinare.

Il vero scandalo è che lo Stato non riesca a tutelare, neppure in questo caso, i propri cittadini.

Buona Scuola? Spesso eccellente, ma grazie a …….

la buona scuolaDa poco meno di un mese è cominciato un nuovo anno scolastico per oltre otto milioni di bambini e ragazzi nel nostro Paese.

E con essi, un vero  e proprio esercito di docenti, collaboratori scolastici, impiegati, presidi.

Persone che quotidianamente, checché ne dica il Ministro Giannini che si auto-incensa per i copiosi (a suo dire) fondi destinati al comparto Istruzione, si trovano a dover fare i conti con edifici scolastici fatiscenti, laboratori inefficienti, carenza di materiale didattico, impossibilità a volte persino di poter fare delle fotocopie necessarie allo svolgimento delle lezioni.

Dovremmo forse interrogarci sul perché una classe politica decida per decenni di effettuare tagli scellerati sull’istruzione. Sarà mica perché limitando la conoscenza e la capacità di analisi e discernimento, si favoriscono coloro che di un intero Paese vogliano continuare a far man bassa? La formazione dei nostri ragazzi  non è forse l’unico vero mezzo per costruire un futuro diverso, migliore, possibile?

Eppure, grazie a Dio, nonostante tutte le difficoltà e le privazioni cui è stata ed è ancora sottoposta , la scuola italiana in moltissimi casi è viva e vegeta, pulsante, piena di passione e dedizione. La passione, preparazione, professionalità e dedizione che moltissimi insegnanti profondono nel loro lavoro, o per meglio dire nella loro missione.

Ho avuto ed ho ancora modo di conoscere e “vedere all’opera” alcuni di essi, e francamente, non finirò mai di stupirmi. Di stupirmi per la cura e le attenzioni che riservano ad ognuno dei propri alunni, dell’individuo nelle sue specificità, cercando il miglior canale di comunicazione possibile per raggiungere ciascuno di essi. Dosando pazienza, comprensione, disponibilità ma anche rigore e rigidità quando necessario. Ponendo al centro l’individuo, la formazione dell’individuo, perché fatte salve le nozioni, ma più importanti di esse, sono la capacità di analisi, l’imparare a pensare, a ragionare, a rispettare se stessi, il prossimo e le regole.

Non finirò mai di stupirmi per il tempo che dedicano ai propri alunni, anche oltre l’orario di lavoro. Ho visto insegnanti acquistare del materiale scolastico a proprie spese, senza chiedere e dir nulla a nessuno. Semplicemente perché necessario. Altri rendersi disponibili a tenere corsi integrativi o di recupero anche a titolo gratuito, per mancanza di fondi.

A loro ed a quelli come loro va il mio personale ringraziamento, unito alla profonda stima ed ammirazione.

Questa è l’Italia che ci piace, che ci rende ancora orgogliosi di essere italiani, nonostante tutto. E che forse, un giorno, non so quando, ci consentirà di essere un Paese diverso da quello che oggi purtroppo siamo. Un Paese in cui quotidianamente vengono arrestati, condannati e indagati amministratori pubblici infedeli, corrotti e corruttori, comparse fugaci e casuali di un sistema Paese marcio sin nelle midolla. Spero di poter vivere in prima persona il giorno in cui, grazie anche e soprattutto a persone come gli insegnanti di cui parlavamo, diventeremo un popolo in grado di scrivere un futuro diverso per la nostra Italia.

Messico: nuvole, leggerezza e tanta musica……

messico3Recitava una famosa canzone degli anni ’70 .” Messico e nuvole, la faccia triste dell’America….”.

Saranno forse gli oltre quattro decenni trascorsi, ma quello che ho avuto modo di visitare recentemente io, è un Paese che di triste non ha proprio nulla. Che sia merito del clima, dell’indole dei messicani, del turismo sempre più vivace ed apportatore di ricchezza ed investitori. L’aspetto che più mi ha colpito e rallegrata al tempo stesso, è la leggerezza che si respira.

La leggerezza e la semplicità con la quale si vive la vita di ogni giorno. Senza ansie, senza stress, quasi in Messico non esistessero energie negative. Dal tassista al negoziante, dalla casalinga allo studente, tutti accomunati dalla stessa seraficità, ben distante dall’indolenza dello stereotipo sombrero-siesta-dolce far niente.

E pensando alla nostra di vita, in patria, ai volti tesi, il traffico impazzito, gli insulti gratuiti tra automobilisti e non, ma soprattutto al quel perenne senso di precarietà,  non mi ha stupito scoprire che in una cittadina di neppure duecentomila anime, vivano oltre trentamila nostri connazionali. Nessuno dei quali (tra quelli che ho avuto modo di conoscere), ha dimostrato la minima intenzione di volersene andare altrove. Nè tantomeno di voler tornare in Italia. Che pure amano. Ma a distanza. Come una donna che ha tradito e tradirebbe ancora. Una donna da tenere nel cuore, ma con la quale sarebbe impossibile passare la vita e costruire un futuro.

Eppure il Messico non è gli Stati Uniti, oppure l’Australia. Non appena fuori dalle località a vocazione prettamente turistica, le palme ed i giardini curati lasciano rapidamente il posto a strade dissestate, sul ciglio delle quali sorgono improvvise delle casupole, poco più di baracche. Eppure anche lì volti sereni, gesti mai scomposti.

Una natura prepotente, fulgida, vivida. Generosa. In colori, piante, animali. Fiori, frutti, tutto, tanto. Tanta vita. E musica.