Buon Natale a……….

E anche quest’anno è arrivato Natale. I bambini nelle scuole preparano recite, poesie e lavoretti da regalare alla propria famiglia. E pensano sognanti ai regali chiesti a Babbo Natale. Se li riceveranno tutti oppure no. Guardano gli alberi addobati immaginando il riseveglio del 25 mattina, quando correranno a vedere cosa c’è sotto.

O almeno questo dovrebbe essere il Natale di ogni bambino.

Poi c’è il Natale dei grandi. Dedicato innazitutto ai più piccoli. Ma anche a cercare dei doni per i propri cari, in equilibrio tra desideri e finanze a disposizione. Il menu per la cena della Vigilia, quello del giorno di Natale, una gran corsa non c’è che dire. Ogni anno la stessa fine, ci si ripropone per l’anno venturo di fare le cose per tempo e poi invece quel tempo non lo si trova mai. E si arriva puntualmente sfiniti e con un pò di fortuna soddisfatti, al gran giorno.

Ma a ben pensare Natale dovrebbe essere altro. O principalmente altro. Almeno per chi crede. La gioia totale per la venuta di Nostro Signore, giunto per guidarci, prenderci per mano, mostrarci una via che abbiamo disatteso fino alle estreme conseguenze, tanto da portarlo al sacrificio finale, atto estremo di amore, misericordia, altruismo. E per chi non crede potrebbe essere comunque fonte di riflessione. Di apertura. Verso l’altro.

E allora Buon Natale. Ad ognuno di noi. Buon Natale a chi ama, e a chi vorrebbe amare. A chi è solo e vorrebbe stare in compagnia. A chi è malato, nel corpo o nell’anima.

Buon Natale a chi è in carcere e pensa a casa sua. A chi una casa non ce l’ha e magari guarda con un pò di malinconia le finestre illuminate che sanno di festa.

Buon Natale a chi non sa proprio dove sbattere la testa, ma comunque va avanti e ogni tanto riesce persino a sorridere. Buon Natale a chi è vittima di soprusi, a chi è all’angolo, a chi è chiuso dal pronostico. Nessuno è mai veramente chiuso dal pronostico finchè c’è vita. Auguri anche a chi i soprusi li commette, a chi è vincente sulla pelle degli altri, auguri sì, ma di cambiare.

Auguri a tutti, a ciascuno di noi. Di Buon Natale, di Buona Vita, auguri di non perdere mai  la capacità di sognare, oppure di imparare a farlo.

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” Papà, che cos’è una banca?”

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“Papà, cos’è una banca?” (chiese il ragazzino)

“Beh, vedi figlio mio, la banca è un posto in cui si incontrano due bisogni. Da una parte la necessità di chi, dopo aver lavorato una vita come il nonno, vuole depositare i suoi risparmi in un luogo sicuro, e farli gestire a delle persone competenti che facciano fruttare questi risparmi per farli aumentare, o almeno per non farli consumare. Dall’altra è il luogo in cui si recano quelle persone, spesso giovani, che hanno voglia, energia, fantasia, capacità di imprendere, ma non hanno il denaro necessario a farlo. La banca garantisce l’uno e l’altro. Prende i soldi che il nonno ha risparmiato in una vita di lavoro e seleziona le persone a cui prestarli. Debbono essere persone serie, e avere progetti concreti, realizzabili. Poi, un po’ dei guadagni delle persone giovani che lavorano grazie ai soldi presi in banca, vanno al nonno e alle persone come il nonno che hanno affidato i soldi alla banca che li ha dati a chi ne aveva bisogno per lavorare.”

“Papà, allora i soldini che nonno ha messo da parte per me in banca, sono al sicuro, più che a casa?”

“Penso di sì, amore”

“E allora perchè quell’amico di nonno, il Sig. Luigino, si è ucciso perchè ha perso tutti i soldi che aveva messo in banca papà?”

Cala il silenzio nel dialogo tra padre e figlio. Cala il silenzio sulla vita del Sig. Luigino, 68 anni, pensionato Enel, sposato, senza figli. Cala il silenzio sulla sua villetta a tre piani, curata, dignitosa. Cala il silenzio sulle rose nel giardino, quelle rose che Luigino ha aspettato che la moglie uscisse ad innaffiare per passarsi svelto svelto una corda attorno al collo per farla finita, ed andarsene via, dopo che una banca, la stessa da tanti e tanti anni, aveva cancellato in un sol colpo i risparmi di una vita, la sua vita, oculata, cauta, immaginiamo mai sopra alle righe.

Restano gli interrogativi. Le domande che ci poniamo su cosa dovrebbe essere una banca e su cosa invece è. Sulla finanza creativa che ha preso il posto di quella reale, fatta di produzione, lavoro, tempo. Sui derivati, le obbligazioni subordinate, quelle non subordinate, e tutte quelle tonnellate di rifiuti tossici o potenzialmente tossici, che alcune banche spacciano come ottime opportunità di guadagno ai propri risparmiatori. Sicuramente eccellenti per loro, o se non per l’istituto di credito tutto, per qualcuno all’interno dell’istituto. Sulla politica che dovrebbe sovraintendere e che invece si genuflette. Sull’assenza di etica, di giustizia. Sull’abuso di posizione dominante. Sui tanti suicidi o fallimenti di imprenditori cui sono stati revocati fidi alle prime difficoltà, senza un reale motivo, senza il dovere da parte di un socio (in questo caso la banca) di non poter cambiare la carte in tavola a proprio piacimento e rescindere di fatto un contratto sottoscritto da due parti in maniera arbitraria ed unilaterale.

Uomini e donne che hanno perso molto. Alcuni tutto. Persino la vita.

La misericordia nelle grandi religioni e nella cultura laica

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Lo scorso 30 novembre si è tenuto, nella sala Giubileo della Università Lumsa un convegno dal titolo ”La Misericordia‎ nelle grandi religioni e nella cultura laica”, promosso dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana).

Un incontro coordinato dal Presidente Ucsi del Lazio, ed articolato in due momenti. Durante la mattinata tre gli interventi: il Cardinale Walter Kasper, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per il Dialogo Ecumenico su “La misericordia nel Cristianesimo”, Il Professor Giacomo Marramao, Filosofo e docente di “Filosofia politica e Filosofia Teoretica ” presso il dipartimento di Filosofia dell’Università di Roma Tre che ha parlato di “La misericordia: una visione laica” ed infine il Professor Stefano Rodotà con un intervento su “La misericordia e giustizia, diritto e società”. Nel pomeriggio una tavola rotonda sul tema “La misericordia nelle religioni” che ha visto la presenza tra i relatori di Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, il Pastore Paolo Ricca, decano della facoltà Valdese di Teologia, Adnane Mokrani, docente di Islamistica all’Università Gregoriana e PISAI, Maria Angela Falà del Direttivo Unione Buddhisti Italiani, Franco Di Maria, presidente Unione Induista Italiana e Raniero Valle, giornalista e scrittore.

Il Convegno è stato organizzato in concomitanza dell’apertura del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco proprio sul tema della misericordia, ed il messaggio che ne è uscito, in maniera forte, chiara, non è certo rivolto ai soli credenti, ma all’intero genere umano. Ed ha reso evidenti, qualora non lo fossero già abbastanza, i motivi per i quali il Pontefice ha deciso di indire questo Anno Santo straordinario, nella speranza che possa divenire il primo anno di una nuova era, di un nuovo tempo. Prima che sia troppo tardi, e che di tempo a disposizione non ve ne sia più.

Il tempo della misericordia, della giustizia sociale e del rispetto del pianeta che ci ospita. I dati sul clima che arrivano dal summit Onu di Parigi parlano chiaro. Le guerre, guerriglie e repressioni sparse sul pineta parlano chiaro, come pure i morti di Parigi, di Tunisi, di Londra, del Mali, della Siria.

E anche se appare evidente come dietro una guerra o un atto terroristico si celino sempre enormi interessi economici, è altrettanto vero che la facilità nel reclutare, irretire, plagiare e assoldare un numero sempre maggiore di futuri terroristi o kamikaze è frutto della mancanza di giustizia sociale, e dell’esclusione.

Un mondo dominato dal caos e incentrato sul profitto è gioco forza un mondo dove non ci può essere posto per la misericordia e la giustizia. E chi è relegato ai margini, non sempre accetta di perire in silenzio, per non arrecare danno ad un sistema pianeta malato. Non comprenderlo sarebbe suicida. Non intervenire sarebbe suicida.

Mi ha molto colpito una frase del Pastore Paolo Ricca durante il suo intervento quando ha detto che ad oggi ci sono chiese e dottrine del monologo e non del dialogo. Rapporti di “buon vicinato”ma non reale collaborazione e condivisione. Un pò come succede tra gli Stati.

Eppure, siamo tutti ospiti (oppure invasori) della stessa terra, sopra le nostre teste (miliardi di teste), lo stesso cielo. Il sole, la luna. Miliardi di persone ogni giorno pregano il loro Dio, qualunque nome gli venga dato. Ma c’è un tema ricorrente in tutte le religioni, che è l’essenza stessa di Dio. E non a caso è proprio la misericordia.

Ci salverà?