Unioni Civili tra richieste legittime e delirio di onnipotenza

Renzi, nella sua iperattività verbale in evidente ed esponenziale aumento in vista delle elezioni, batte e ribatte sulla legge Cirinnà, cercando di superare l’impasse che si è venuta a creare finanche all’interno dello stesso PD.  Tuona che l’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea che ancora non abbia una legge sulle unioni civili. Vero. Ma se è per questo il nostro è anche uno dei pochi paesi a non avere un reddito minimo garantito, una sanità accessibile, un welfare che funzioni davvero, una pubblica istruzione sana ed al passo con i tempi. Tanta roba, come direbbe qualcuno. Di certo l’Italia è il Paese dei doveri. In quanto ai diritti, sembra davvero ve ne siano pochini, e quei pochi non uguali per tutti. Quindi  francamente l’equiparazione agli standard europei non sembra il miglior motivo da sbandierare ai quattro venti.

Tornando alle unioni civili però, innegabile è la necessità di regolamentarle una volta per tutte in materia di coabitazione, proprietà della casa, agevolazioni fiscali, successione, eredità, assistenza e sostegno reciproco, malattia.

Unioni civili appunto, un istituto ben distinto da quello dal matrimonio. Perchè?

Il motivo è evidente e racchiuso nella parola stessa. Matrimonio deriva dal latino matrimonium, unione di mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; Il matrimonium era, nel diritto romano, un “compito della madre”, intendendosi il matrimonio come un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione.

E a quanto è dato di sapere una coppia omosessuale non è in grado di procreare. Cioè due uomini o due donne non possono generare una vita se non ricorrendo ad un apporto esterno, maschile o femminile a seconda dei casi. Inseminazioni artificiali o mano, con donatore maschile nel caso di una coppia lesbica, l’inverso nel caso opposto, cioè ovuli donati e utero in affitto.

E pensando alla perfezione del creato, alla perfezione della natura, qualche dubbio sorge. Se la natura non consente a due individui dello stesso sesso di generare una nuova vita, ci sarà un perchè? Stavo rileggendo le dichiarazioni rilasciate in merito da alcuni dei più validi ed accreditati psicologi dell’età evolutiva del nostro Paese.

Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione “Movimento Bambino” ha spiegato: «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite. Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia. Ci tengo però a precisare una cosa. Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro».

Di parere analogo Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia: «Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità». Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».

Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano ha affermato «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».

E allora la vera domanda è: qual’è il soggetto da tutelare tra un adulto omosessuale desideroso di avere un figlio ed il figlio stesso? Il bambino, non è in grado di farlo da solo, non può scegliere, non può decidere, ma subisce le decisioni e le azioni di altri, sempre. Anche nelle famiglie tradizionali, che non sono certo sempre un’ oasi felice.

E allora desiderare un figlio ad ogni costo è un atto di amore o di profondo egoismo? Un figlio non è acquistabile come una merce, non dovrebbe avere un prezzo, mai. E chi pensa di poter essere più forte della natura, superiore ed essa, di poterla piegare ai propri desideri, che atto compie? Quanta superbia, arroganza, violenza. Una violenza che sconfina nella cattiveria. Nel considerare solo il proprio desiderio, il proprio punto di vista.E una cattiveria che sconfina nella stupidità.La natura ci sta già dimostrando che non sottostarrà alle nostre violenze e alla nostra superbia.

Tornano alla mente le parole di Domenico Dolce, che scatenarono un putiferio e attacchi violenti da parte della comunità gay internazionale lo scorso anno “Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia”.

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L’obolo pernicioso del Comune di Milano

Roma, 8 Gennaio 2016

Cinisello Balsamo, Milano, Italia. Anno 2016. Giovanni Cosenza, un pensionato (si fa per dire) italiano di 72 anni è stato trovato senza vita a casa sua, cioè nella macchina nella quale viveva ormai da 5 anni. L’unica casa che evidentemente poteva permettersi con la sua pensione, un insulto alla dignità, di 350 euro. Gli abitanti del quartiere, che cercavano di aiutarlo come potevano, non vedendolo in giro si sono allarmati e lo hanno trovato morto, di freddo, di stenti, come uno straccio vecchio.

Roncadelle, Brescia, Italia. Anno 2016. Dal 28 dicembre scorso una famiglia italiana composta da padre, madre, una figlia di 16 anni e due gatti, vive in un camper prestato loro da un conoscente e parcheggiato in mezzo alla strada. Il papà commerciante e la mamma aiuto cuoca hanno entrambi perso il lavoro, poi lo sfratto per morosità. La mamma ha raccontato che il marito esce presto al mattino per cercare lavoro. Che possiedono una stufetta per riscaldarsi, e non patiscono tanto il freddo. L’acqua sì, quella è proprio gelata e lavarsi non è facile né piacevole. La donna ha detto di essersi rivolta al Comune per ottenere una casa, ma senza esito. Nei prossimi giorni la famiglia incontrerà nuovamente il sindaco, per cercare una soluzione, ma per ora continuano a vivere nel camper. Una situazione raccontata con tanta dignità che non cancella però la disperazione, il disagio, il dolore di finire a vivere così e con una figlia adolescente per giunta. Proviamo ad  immaginare cosa si possa provare, non è impossibile.

Milano, Italia. Anno 2016

Il Comune di Milano, attraverso un bando pubblicato sul sito di Palazzo Marino lo scorso 30 dicembre, offre fino a quattrocento euro al mese alle famiglie che ospiteranno i titolari di protezione internazionale, cioè i rifugiati per dirla in soldoni. Potranno partecipare al bando solo coloro che vivendo nel territorio comunale, dispongano di una camera con bagno riservato al rifugiato. I fondi sono ovviamente statali. Il rimborso spese previsto di circa 350 euro al mese, massimo 400.

Ma che bella trovata! E pensare che c’è ancora chi ha il coraggio di lamentarsi nella nostra classe dirigente, dei nostri solerti amministratori pubblici. Geniale, non c’è che dire, soluzione poliedrica! In un sol colpo la giunta Pisapia ha partorito una iniziativa che ancora una volta discrimina i cittadini italiani indigenti (hanno però detto che probabilmente uscirà un bando analogo a favore dei nostri connazionali) e che al tempo stesso rende difficilissimo, se non impossibile il controllo delle persone che verranno ospitate, alla faccia della sicurezza e dell’allerta terrorismo. Anche perché è difficile immaginare che partecipino al bando persone economicamente agiate, giovani e nel pieno dell’attività lavorativa, che magari potrebbero fare qualche donazione ma non credo mettersi in casa uno/una sconosciuta. Più facile invece che un anziano con una bella pensione da fame, provi per necessità ad accaparrarsi un rimborso spese che potrebbe fare la differenza tra arrivare o non arrivare a fine mese.  Miseria nella miseria. Ma c’è un altro aspetto che trovo veramente da voltastomaco in questa vicenda. e cioè lo speculare su queste miserie. Infatti l’assessore alle politiche sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino ha sottolineato tronfio, che con questa bella iniziativa ci sarà pure un notevole risparmio per lo Stato. Infatti ad oggi la spesa media giornaliera per un rifugiato è di 35 euro, mentre alle famiglie ospitanti ne verrebbero concessi solo 10,50 al giorno.Delle due l’una. O si specula sulla povertà e sulla disperazione di chi è disposto ad ospitare, con un atteggiamento più consono ad uno strozzino, oppure non servono davvero 35 euro al giorno per mantenere un rifugiato, e allora dovremmo chiederci dove finiscano davvero tutti quei denari.

Credo che da qualunque parte la si voglia guardare, l’iniziativa del Comune di Milano, non si regga proprio in piedi. Si fa un gran parlare di inclusione. Ma non può esserci inclusione se non c’è crescita, lavoro, dignità. Non possiamo accogliere rifugiati, immigrati, disperati, se non abbiamo nulla da offrire loro, è ingiusto per tutti, italiani e non. E allora chiariamoci. E chiariscano a livello di governo centrale in materia. Quanti fondi percepiscono dall’Unione Europea e come vengono utilizzati. E soprattutto come pensano di integrare questo esercito di disperati che vengono non certo per divertimento, ma per necessità.

Quello che continua ad accadere non è logico. A meno che, come è emerso dalle intercettazioni di Mafia Capitale, quello dei rifugiati e degli immigrati non sia un business che fa gola a più di qualcuno.