Morte Varani, l’orrore della porta accanto.

Il sentimento che predomina, subito dopo il ribrezzo e lo schifo, man mano che escono nuovi folli dettagli sull’omicidio di Luca Varani, è la paura. Paura e sbigottimento di fronte ad una crudeltà densa, alla violenza cieca, legate alla assoluta mancanza di motivazioni.  Luca è stato seviziato, torturato ed ucciso, a ventitrè anni,  senza un perchè. Non c’era malanimo nei suoi confronti. E’ stato semplicemente il primo a rispondere ai messaggi inviati ad oltre venti persone, in quelle ore.

Venire ammazzato, torturato, seviziato, senza un perchè. La totale mancanza di rispetto per la vita umana, che evidentemente per qualcuno (o per molti verrebbe da temere), non è più un valore.

Ascoltare una persona che racconta di aver avuto voglia di uccidere, e di aver ucciso, qualcuno a caso, il primo che fosse caduto nel tranello, “solo per vedere che effetto faceva”, è una delle affermazioni più spaventose che abbia avuto modo di ascoltare, o meglio di leggere.

Ma allo stesso tempo temo che debba rappresentare un campanello d’allarme per ognuno di noi. Sicuramente un motivo di riflessione.

Viviamo un’epoca virtuale. Le amicizie sono spesso virtuali, le relazioni amorose a volte. I giochi. La finanza soprattutto, disgiunta ormai in maniera quasi irreversibile dalla economia reale. Dalla produzione, dal lavoro, dal guadagno concreto, tangibile.

Anche il futuro è virtuale, nel senso che, contrariamente a quanto avvenuto per millenni e millenni a alla nostra dicotomica razza umana, viviamo un tempo il cui il futuro è chimera, la progettualità impraticabile, la meritocrazia un concetto destituito di ogni significato.

E forse qualcuno, e c’è da temere più di qualcuno, può venire risucchiato in questo freddo e desolato vuoto pneumatico, fatto del qui e dell’adesso, senza un passato, senza un futuro, senza un perchè. E nella desolazione e nel malessere, nel vivere una vita virtuale, spingersi oltre ogni confine, oltre la più malsana immaginazione.

Dai racconti fatti dai  protagonisti, ma anche da chi frequentava lo stesso giro, emergono realtà che lasciano sgomenti . Festini che si protraevano per giorni interi, tre quattro, cinque. Un tempo nel quale non esiste giorno e neppure notte, non esiste cibo nè sonno. Ma solo droga, e ancora droga, alcol, sesso promiscuo, tra chi afferma di essere etero pur avendo rapporti omosessuali e chi giura di non vendersi pur facendosi pagare. Cosa c’entra il sesso, dove è il piacere, dove il divertimento in una situazione del genere? Mi viene in mente piuttosto una corsa folle alla ricerca di un confine, di un limite. O del non ritorno. Quel limite che in realtà dovrebbe essere, in maniera sana, dentro ognuno di noi. E se è vero che prima di adescare Luca, Prato e Foffo erano andati a cercare la vittima a caso, per strada, ognuno di noi avrebbe potuto trovarsi al posto di Luca.

Una storiaccia proprio brutta, dalla quale emerge con violenza che l’uomo non conta più nulla, l’essere umano non esiste più, la centralità dell’individuo è stata rimpiazzata da falsi dei. Niente più sogni, sentimenti, amor proprio e amor di se.

Forse è davvero giunto il momento in cui ognuno di noi dia il proprio contributo, per quello che può e che sa,  affinchè  la vita acquisisca di nuovo un senso. Insieme al rispetto di se stesso e del prossimo. E ridiventi, come è giusto che sia, il percorso più importante, una immensa opportunità di crescita e di conoscenza.