Si chiude l’anno scolastico, un grazie di cuore agli insegnanti

Un altro anno scolastico sta per concludersi, proprio come questo campionato di calcio.

E a ben pensarci molte sono le analogie tra una squadra di calcio ed una classe scolastica. Tra il ruolo di allenatore e quello di docente, tra il calciatore e lo studente.

L’allenatore cerca di trasmettere tutto il suo sapere al giocatore, esaltandone le specificità personali. Non solo tecnica, ma visione di gioco. Imparare a pensare, a prevedere, ad inventare. Imparare a confrontarsi con la stampa, con i tifosi, con la vita da professionista. Ed esattamente come il buon insegnante, l’insegnante di razza, appassionato e partecipe, anche l’allenatore regala molto di se, forse tutto, ben sapendo che proprio come lo studente alla fine di un ciclo di studi, anche il giocatore probabilmente prima o poi cambierà casacca, per scelta sua o della società.

E come l’insegnante ha il sacrosanto diritto-dovere di collaborazione con le famiglie, anche l’allenatore per rendere al massimo ha bisogno di una società forte e presente alle spalle.

Così come il maestro o il professore, che hanno visto quel bimbetto diventare ragazzino e poi ragazzo, che hanno imparato a conoscerlo nei difetti e nelle qualità, nei punti di forza o nelle debolezze, sostenendo, pungolando, insegnando a pensare, a reagire, a studiare per progredire. E prendere il volo verso la fase successiva.

C’è molta generosità in tutto questo. Credo ci sia molta generosità in chiunque abbia voglia di insegnare, qualunque cosa insegni ed a chiunque la insegni.

Come credo che non ci sia nulla che valga di più per l’insegnante-allenatore, della consapevolezza  di aver fatto un buon lavoro, di aver trasferito il proprio sapere, di aver insegnato a camminare, a correre con le proprie gambe.

Il giocatore-studente dal canto suo forse riuscirà ad apprezzare sino in fondo gli insegnamenti, ed a farne tesoro, con il tempo e le esperienze di vita.

Certo è che un vero insegnante, come un vero allenatore, non potranno non restare nel cuore e nella mente dei loro studenti-giocatori. Ed in ogni azione di gioco, in ogni compito in classe o interrogazione o esame cui la vita continuamente sottopone, a ben guardare e anche a distanza di anni, beh, ancora si potranno riconoscere le mani e le menti di coloro che hanno contribuito alla formazione dello studente-giocatore.

Peccato che tra tutte queste analogie non possa citarsi anche quella relativa al compenso economico, penserà qualche insegnante, ed io per prima. L’insegnamento è la professione sulla quale si basa la sopravvivenza e l’evoluzione della società, un lavoro-missione che implica l’assunzione di responsabilità più grande. Insegnare l’autonomia, regalare la libertà.

Sarebbe bello riservare a tutti gli insegnanti veri e appassionati del mondo un immenso e possente coro da stadio, e ringraziarli pubblicamente con uno striscione che copra una curva intera.

Io idealmente, lo faccio da qui.

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Pedofilia, le parole non bastano

5 Maggio 2016

Il caso della povera Fortuna ha riacceso prepotentemente le luci sull’abominio della pedofilia, un fenomeno talmente orrendo ed inaccettabile che l’uomo comune cerca per istinto di sopravvivenza di dimenticare, relegare in un angolo della mente, e convincersi che comunque è una realtà lontana dal proprio contesto, un pericolo che non può minacciare gli affetti più cari.

Sbagliato. Sbagliatissimo. I numeri sono allucinanti. E non bisogna mai dimenticare che pedofilia e pedopornografia costituiscono il secondo giro d’affari a livello planetario (parimerito con quello della droga) dopo il traffico d’armi. Senza voler fare in alcun modo terrorismo psicologico, è necessario attrezzarsi e soprattutto informarsi. Tutelare i propri bambini, imparare ad ascoltare, prestare loro attenzione. Ma questo ovviamente non basta.

In occasione della giornata mondiale per lotta alla pedofilia e pedopornografia, il Presidente Mattarella ha ribadito la necessità di tutelare l’infanzia e l’adolescenza dallo sfruttamento sessuale, individuando nell’omertà degli adulti una delle cause di questo fenomeno :”Troppo spesso  i minori sono vittime di abusi. Lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, il turismo sessuale, la pornografia, l’adescamento, anche on line, costituiscono degenerazioni della nostra società. Si tratta di piaghe da eradicare con fermezza perché contrarie al senso di umanità, che richiede al più forte di rispettare e proteggere chi non può difendersi”.

Giusto, sacrosanto. Ma purtroppo ad oggi, la pedofilia nel nostro Paese si è combattuta e si combatte, almeno a livello politico ed istituzionale, solo a parole.

Quante volte abbiamo parlato della necessità di istituire una procura nazionale antipedofilia? Quella antimafia si occupa tra l’altro di traffico internazionale di armi e di droga, le altre due voci in cima alla classifica delle attività illecite più redditizie. La pedofilia viene affrontata in maniera disomogenea a con mezzi ridicoli. I risultati positivi si raggiungono quasi sempre grazie alla caparbietà ed alla bravura degli inquirenti, uniti ad una buona dose di fortuna.

Quante volte è stata ribadita la assoluta necessità di fissare un protocollo di ascolto del minore, chiaro, certo, condiviso, che impedisca agli imputati più facoltosi e potenti di assoldare principi del foro che tra un vizio di forma e l’altro riescono ad invalidare la testimonianza del minore, e far assolvere il proprio (o i propri) assistiti?

Quando si inaspriranno le pene, rendendo il pedofilo inoffensivo nell’unica maniera legale possibile e cioè condannandolo al carcere a vita? E quando gli omertosi e conniventi verranno processati e condannati con pene severe e certe?

Ed ancora: quando si deciderà di formare seriamente gli insegnanti, soprattutto quelli di scuola materna e primaria, fornendo loro gli strumenti necessari a poter precocemente cogliere segni di abuso o disagio tra i loro alunni?

Quando si arriverà alla illuminata soluzione di installare telecamere nelle scuole ed in tutti i luoghi frequentati da soggetti deboli, badando bene ovviamente a dare la gestione delle telecamere a circuito chiuso a soggetti terzi ed esterni alle strutture?

Quando, visto che ormai le banche debbono comunicare alla Agenzia delle Entrate ogni movimento di ogni stramaledetto conto corrente, si useranno le stesse misure anche per individuare i cospicui movimenti di denaro e le transazioni con carta di credito dello “shopping” pedofilo on-line, dei viaggi e delle spesse, specie se ripetute con frequenza nei tristemente noti Paesi del turismo sessuale pedofilo?

Quando le parole lasceranno spazio ai fatti? E perchè ad oggi non si è fatto assolutamente nulla? Manca la volontà politica, questo è ormai purtroppo evidente. Chiediamoci perchè.

Tanti quando, troppi quando. Ognuno di essi rappresenta migliaia di creature abusate, sfruttate, e uccise, fisicamente o nell’anima, in ogni parte del mondo.

Tutto il resto, restano solo una sequela di belle, quanto inutili, strumentali e beffarde parole.

Violenze sui bambini, orrore senza fine

30 Aprile 2016

Oggi andiamo all’inferno. Un viaggio di andata e ritorno in un mondo parallelo, nascosto ma non per questo meno concreto, reale.

Parco Verde di Caivano, estrema periferia di Napoli . 28 Aprile 2013. Antonio Giglio, un bimbetto di tre anni vola giù da uno di quei palazzoni che solo a guardarli trasudano miseria e degrado. Un volo di decine di metri, fatale. Si pensa ad un incidente, una disattenzione dei genitori. Una tragica fatalità. Antonio indossa solo una scarpina, la sinistra. Introvabile l’altra.

24 Giugno 2014. Appena un anno dopo la morte di Antonio. Sempre a Caivano, sempre dallo stesso maledetto palazzone, e sempre dopo un volo di decine di metri, stavolta ad agonizzare sull’asfalto è la piccola Fortuna Loffredo. Un nome che adesso suona come una beffa e una massa di capelli biondi ad incorniciare gli occhioni nocciola. La bimba viene soccorsa da un vicino che la trasporta in ospedale senza neppure aspettare l’arrivo della mamma, che avvisata dell’accaduto, si stava precipitando dalle scale per arrivare in cortile. E come per Antonio, anche la scarpa destra di Fortuna manca all’appello.

Gli inquienti capiscono subito che difficilmente poteva trattarsi di due incidenti. Troppe le sinistre similitudini. Anche la mamma di Fortuna dice che i responsabili andavano cercati in quel palazzone. Chi aveva visto e taciuto e chi aveva materialmente scaraventato la sua bambina dall’ottavo piano.

Partono le indagini. Interrogatori, intercettazioni. Ventiquattro lunghissimi mesi durante i quali gli inquirenti si sono trovati di fronte ad un muro di gomma. Non vedo, non sento e non parlo. Silenzio. Omertà. Sulla pelle di due creature probabilmente morte ammazzate.Sulla pelle di chi forse subirà la stessa fine.

Ma gli investigatori non mollano. Nel frattempo dei bambini vengono allontanati dalle loro famiglie per sospetti abusi e maltrattamenti. Affidati ai servizi sociali e seguiti da psicologi e psicoterapeuti.

Tra di essi Francesca (nome di fantasia), amichetta del cuore di Fortuna e sorella di Antonio. Appena messa in condizione di parlare Francesca trova il coraggio di raccontare tutto. Nonostante sappia bene che le sue parole le porteranno via per sempre la mamma, l’unico esempio di madre che abbia mai avuto. Quello che per lei ha sempre rappresentato la normalità. Racconta delle violenze sessuali subite dal compagno della mamma. E racconta di Fortuna, che lei chiamava “Chicca”.

Chicca era andata a casa sua per giocare, e lei (all’epoca nove anni) stava lavando il pavimento. “Aspetta che finisco di pulire e poi andiamo a giocare” le aveva detto. Allora Fortuna aveva deciso nel frattempo di fare un salto a casa sua, al piano di sotto, per cambiare le scarpe, che le facevano male. Seguita subito dopo da Raimondo. Poco dopo le grida. Raimondo che abusava di Fortuna e lei che cercava di difendersi a calci. Francesca (nome di fantasia) ha visto tutto, prima di essere trascinata a casa dalla mamma, anch’essa presente alla scena. Poi ancora grida, e il volo mortale. Lo stesso volo che il suo fratellino aveva fatto un anno prima.

Venerdì scorso Raimondo Caputo, 43 anni è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Chicca, così chiamavano Fortuna i suoi amichetti. Caputo era già in carcere dallo scorso novembre per violenza sessuale sull’altra sorellina di Antonio e Francesca. Anche la mamma di Antonio e Francesca era già stata arrestata, ai domiciliari però, per aver permesso al compagno di abusare dei suoi bambini.

Fin qui il viaggio di andata. Cala il sipario su Fortuna e Antonio, che riposano al cimitero. Pochi e infami gli anni vissuti. Cala il sipario sui bambini che continueranno a subire abusi e violenze tra l’indifferenza di adulti che non è possibile definire umani.

E quello di ritorno?

Con un pò di fortuna, e ammesso che nel giro di pedofilia di Caivano non sia implicato qualcuno che conta, gli assassini di Fortuna e Antonio sconteranno qualche anno di carcere. Chi ha visto e taciuto, resterà impunito a casetta propria, mentre meriterebbe di finire in galera, colpevole tanto quanto l’esecutore materiale.

Matteo Salvini ha invocato la castrazione chimica ed i lavori forzati a vita. Ma la castrazione chimica serve a ben poco, perchè la pedofilia è nella testa. E l’ergastolo in Italia lo scontano davvero in pochi.

E allora mi chiedo: se in Italia è possibile abbattere un animale che sia socialmente pericoloso (e lungi da me l’idea di voler anche solo lontanamente paragonare un animale feroce ad un pedofilo, perchè sarebbe un’ offesa per l’animale), perchè non prevedere l’eliminazione fisica di questa categoria di sub-umani, i pedofili appunto? Il pedofilo non si redime, ma reitera, è un predatore insaziabile, si nutre delle proprie prede, del sangue delle creature di cui abusa e deve continuare ad abusare per sopravvivere. Esattamente come il tossicodipendente si serve degli “spacciatori” di fiducia e di quelli occasionali, esseri che trattano i bambini esattamente come una merce, e che hanno tutto l’interesse a proteggere il cliente a volte anche molto facoltoso e potente. Senza una rete di omertà e connivenza il pedofilo avrebbe certamente vita breve. Ma abbiamo imparato che purtroppo così non è. E allora dobbiamo chiederci se la vita di Fortuna, quella di Antonio e dei bimbi che verranno dopo di loro valga meno di quella dei loro assassini.

Su quel piroscafo ci siamo noi…..

23 Aprile 2016

 

Il mancato raggiungimento del quorum per il referendum del 17 aprile non ha sorpreso nessuno. Proprio nessuno.E riconferma per l’ennesima volta la disaffezione degli italiani nei confronti della politica. Disaffezione, disincanto, delusione, nausea.

Anzi, a ben pensare forse quel 32% di votanti si è raggiunto anche grazie alle sconcertanti parole del Presidente del Consiglio che ha invitato i cittadini all’astensionismo (fatto che ricordiamo costituisce reato ed è punibile con la reclusione fino a tre anni), che hanno esattamente ottenuto l’effetto contrario.

La sensazione è, che si voti o meno, ed a prescindere da chi salga al governo, che la qualità della vita dei cittadini non cambi. In parte perché ormai di sovranità nazionale si può parlare veramente ben poco, soffocati dai lacci e laccioli di una Europa che sul nostro Paese si ripercuote solo in senso negativo. In parte perché il cambiamento di rotta auspicato dopo la caduta della Prima Repubblica ai tempi di mani pulite, non è mai realmente avvenuto. Anzi.

Pierluigi Davigo, neo eletto Presidente della Associazione Nazionale Magistrati ha recentemente detto, scatenando un vespaio di polemiche :”La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi. C’è stato un decadimento qualitativo della classe dirigente politica, basta osservare la sintassi del dibattito politico. Il problema è che la classe politica che c’era allora non ha pensato alla successione”.

Difficile dargli torto. Nel momento in cui la finanza domina la politica, e gli interessi economici prevalgono sulla centralità dell’individuo, inizia un nuovo medioevo.

Reso se possibile ancor più odioso e deprimente dalla mediocrità dei furbetti del quartierino di turno, che si affannano ad arraffare tutto ciò che possono, peggio del più becero ladro di galline.

Certo è che la risposta non è non andare a votare. Votare è un diritto-dovere. Sognando un futuro si spera non troppo lontano in cui le persone votino il candidato che reputano migliore per il bene comune e non per il proprio.Per ottenere un postarello di lavoro o poter commettere, impuniti, un abuso edilizio da mille “euri”. Ed il candidato si proponga per fare del proprio Paese un posto migliore in cui vivere (e non per arraffare, sgraffignare, arricchirsi ed esercitare un potere fine s se stesso).

Come dire: se e quando diventeremo un popolo, abbandonando la miope mentalità del “mi manda Picone” e “ a un palmo dal c…. mio fate ciò che più vi aggrada”, il giorno in cui diventeremo persone civili, rispettose del prossimo, responsabili, corrette e leali, beh, allora forse quel giorno voteremo candidati preparati, corretti, responsabili, leali, di spessore, rispettosi del prossimo. E diventeremo un Paese nel quale la libertà dell’uno finisce esattamente dove comincia quella dell’altro. Nel quale il concetto di meritocrazia non sia solo un sostantivo destituito di ogni significato. E non sia impossibile immaginare il futuro.Ci accorgeremo allora che, piano piano, il nostro Paese sarà diventato un posto migliore in cui vivere e far vivere chi verrà dopo di noi.

Diceva Pietro Calamandrei nel 1955 nel suo “Discorso sulla Costituzione”, che vi invito a leggere:

”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che me ne importa, non è mica mio!”. Questo è l’indifferentismo alla politica.”

Beh, su quel piroscafo ci siamo noi.

Violenze sui bambini, orrore senza fine

18 Marzo 2016

Quando finirà l’orrore? Quante altre immagini di bambini maltrattati, picchiati, insultati, chiusi al buio da soli in una stanza, per terra, rannicchiati e piangenti? Quanti disabili legati al letto, sporchi, denutriti, schiaffeggiati? Quanti anziani insultati, offesi, strattonati, malmenati?

L’ultimo notizia in ordine di tempo è di questa settimana. Toscana, Grosseto. La struttura è un asilo nido dal nome accattivante, rassicurante: l’Albero Azzurro. Azzurro come il cielo, come il principe delle favole, azzurro come il mare.

Le indagini partono circa un anno fa a seguito sembra di una segnalazione effettuata da due ex dipendenti della struttura.

Il triste iter parte anche stavolta. Installazione di telecamere nascoste e mesi di indagini silenziose e pazienti, per essere certi di raccogliere prove sufficienti. Non deve essere piacevole assistere, seppur in remoto, ad atti di violenza e maltrattamenti su chicchessia, figuriamoci su bimbi così piccoli.

La svolta la settimana scorsa appunto, con l’ emissione di tre provvedimenti cautelari (arresti domiciliari, non carcere chiariamo) nei confronti di due educatrici della struttura (una delle quali ne è anche la proprietaria) e di una cuoca della mensa.

Schiaffi, forzature nell’imboccamento, strattonate, momenti d’isolamento. Questo sembrerebbe sia emerso dall’attività investigativa. Sembrerebbe. Il condizionale è d’obbligo, lo sappiamo bene. Ed ogni indagato è innocente fino al terzo grado di giudizio. Diceva S. Tommaso, se non vedo non credo, e vedere con i propri occhi è tutt’altra cosa. Alcune immagini lasciano davvero poco spazio ai dubbi. Nulla all’immaginazione. E allora?

Allora secondo logica e buon senso, se le telecamere risultano risolutive a posteriori, potrebbero stroncare sul nascere le violenze prevenendole. Basterebbe veramente poco. Telecamere nelle scuole ed in tutte le strutture pubbliche e non, residenziali e non, dove vengano ospitati a vario titolo i soggetti più deboli. Bambini, anziani, ammalati, diversamente abili. Sono anni che lo ripetiamo.

Proposte di legge in questo senso giacciono inascoltate da  anni. La prima che ci viene in mente è addirittura del  2013. E recentemente l’onorevole Giammanco (FI) è tornata alla carica, ripresentando una proposta in materia di videosorveglianza nelle scuole e nelle strutture socio-sanitarie sia pubbliche che private. Che sia la volta giusta? Finora è innegabile che non ci sia stata la volontà politica di intervenire. Nella migliore delle ipotesi non si può non pensare che la sicurezza delle categorie deboli evidentemente non sia una priorità.

Se per qualche strano della vita, la proposta divenisse legge, occhio al capitolo che riguarda la gestione dei filmati del circuito chiuso. In una proposta del novembre 2014 infatti, il punto 2 dell’articolo 1 citava:” . L’attività di gestione del sistema di videosorveglianza di cui al comma 1 deve essere affidata esclusivamente a personale appartenente alla struttura interessata e, in caso di strutture pubbliche, anche da personale dell’amministrazione comunale.”

Come dire, nel caso di Grosseto oppure della scuola Cip e Ciop di Pistoia, che le immagini sarebbero state custodite da parte delle stesse indagate (Albero Azzurro) o condannate (Cip o Ciop). Sarebbe ridicolo, non credete?