Asili video-sorvegliati per legge. Era ora

Sono passati dieci anni ed una manciata di giorni dal blitz dei RIS nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. Dieci anni di dolore, amarezze, battaglie, speranze, delusioni, paura. Un processo che ha portato ad un nulla di fatto, pur avendo accertato tante circostanze. In barba alle perizie, agli esiti fisici, alle ferite dell’anima, alla droga ritrovata  nei capelli di alcuni di loro. Una sentenza che rende quei bambini dei piccoli veggenti,  dalle capacità divinatorie. Hanno descritto minuziosamente luoghi in cui secondo alcuni giudici non sono mai stati, oggetti che non hanno mai visto, violenze che non hanno mai subito. Particolari fisici dei loro aguzzini che non dovrebbero conoscere.  Luoghi ed oggetti e descrizioni poi ritrovati e riscontrati  dagli inquirenti. Dopo il clamore mediatico il silenzio, e quelle piccole vite che hanno provato e stanno provando a costruirsi un futuro, a rimarginare le ferite, a ritrovare la fiducia in chi avrebbe dovuto tutelare, proteggere, accudire.Chissà cosa penseranno davvero di questo mondo che li ha accolti così crudelmente ma che soprattutto non li ha tutelati?

Prima, durante e dopo il clamore ed il silenzio, le conseguenze. Le conseguenze pesanti, crudeli, incessanti, anche a tutt’oggi, dopo dieci anni,  nei confronti di chi invece quei bambini ha cercato di proteggerli, di difenderli, di far valere i loro diritti, con tutti i, pochi, mezzi a disposizione. Tranne un paio. Il cuore ed il coraggio. Senza voler entrare nei dettagli di un sistema che si difende, di un mondo parallelo ma purtroppo più che reale, sagome prive di volto che si muovono nell’ombra, vili e spregevoli, e dall’ombra impartiscono ordini, preparano tranelli, giocando forse come, ma con molta meno crudeltà può fare il gatto con il topo. Oggi più che mai capisco il vero senso di una frase che mi disse una persona nel pieno di quei fatti: “Arianna, negli anni 70 le persone scomode si uccidevano fisicamente, oggi si distruggono economicamente”.

Molti di quei tranelli hanno colpito nel segno. E la vendetta può dirsi consumata. Ma solo parzialmente. Perchè non hanno ucciso quel cuore e quel coraggio. E in barba al detto popolare che recita :” Chi si fa gli affari propri campa cent’anni….” , ci sono persone che sono pronte a campare meno ma nona   voltare lo sguardo di fronte ad una richiesta di aiuto.

Ma soprattutto la vittoria è davvero parziale perchè nonostante tutto molte cose sono cambiate dopo Rignano Flaminio. Dalle tecniche investigative alle modalità di ascolto dei minori. E tanti abusi e maltrattamenti sono stati scoperti. Tanti arresti eseguiti. Tanti processi celebrati. Con la grande pecca delle pene comminate, spesso veramente ridicole, un insulto per le vittime.

E con infinita emozione, venata ma mai offuscata dall’attesa e dalla stanchezza,  apprendo che la proposta di legge che consente l’installazione di telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture socio assistenziali per anziani, per contrastare gli abusi sulle persone più indifese è stato approvato dalla Camera dei Deputati con 279 voti a favore, 22 contrari e 69 astenuti, ed ora passa al Senato, ove vedremo se ci saranno franchi tiratori. Sinistra Italiana ha votato contro mentre il M5S si è astenuto. Mi piacerebbe conoscere i motivi. Le immagini delle telecamere a circuito chiuso, criptate, potranno essere visionate solo dal pubblico ministero o dagli agenti di polizia giudiziaria delegati. Ma c’è di più. La proposta di legge prevede anche che gli operatori socio-sanitari, gli infermieri e gli altri soggetti che operano con mansioni di assistenza diretta presso strutture sanitarie e socio-sanitarie,, nonché il personale docente e non docente degli asili nido e delle scuole dell’infanzia siano in possesso di adeguati requisiti di idoneità psico-attitudinale, sia al momento dell’assunzione, e successivamente, con cadenza periodica, anche in relazione al progressivo logoramento psico-fisico derivante dall’espletamento di mansioni che richiedono la prestazione di assistenza continuativa a soggetti in condizioni di vulnerabilità.

Esattamente quello che ho scritto e chiesto a gran voce, da anni. Dal mio blog e non solo.

Una risposta logica, necessaria, urgente, per far fronte, reprimere, ma soprattutto prevenire i troppi casi di abuso e violenza perpetrati negli anni a danno di bimbi, anziani, invalidi. Una risposta che tutela anche gli operatori virtuosi, la maggioranza, e che, nostro avviso, ha solo pro e  nessun contro. Attendiamo l’approvazione che speriamo celere, al Senato, ma soprattutto l’attuazione pratica, concreta, della stessa.

Un grazie sentito, sincero, ai relatori della Legge, Gabriella Giammanco di Forza Italia e Antonio Boccuzzi del Partito Democratico, ed a tutti coloro che si sono adoperati e si stanno adoperando per tutelare questo esercito di invisibili, troppo giovani, troppo vecchi o troppo ammalati per difendersi da soli,  e fino ad oggi dimenticati dalle Istituzioni. Un primo, importante passo, cui speriamo, ne seguiranno molti altri.

L’indifferenza uccide come la violenza

Non è passato nemmeno un mese da quel 19 settembre. Un pomeriggio in cui Maurizio Di Francescantonio ha rischiato di morire, finendo in coma dopo essere stato massacrato di botte da tre individui, mentre si trovava nella Metropolitana di Roma in compagnia della madre, picchiata anche lei mentre tentava di difendere il figlio. La storia è difficile da dimenticare. Il terzetto che schiamazza, infastidisce, e addirittura fuma all’interno del vagone. Di Francescantonio che si permette di dire con modi cortesi che nella metropolitana non si può fumare. Poi la violenza cieca, che definire bestiale sarebbe un’offesa per il mondo animale.

Ci sono due aspetti davvero tristi, inquietanti e disarmanti al tempo stesso, in questa vicenda, e credo in qualche modo collegati tra loro. La prima riguarda noi stessi, cioè ognuna delle persone presenti su quel vagone in quel lunedì pomeriggio che ha assistito senza muovere un dito.  Persone che hanno visto  Maurizio Di Francescantonio dapprima spintonato, poi preso a calci, a pugni. Lo hanno visto cadere a terra,  riempito di botte fino a perdere i sensi, mentre la madre tentava in ogni modo di difenderlo, di parare i colpi, di frapporsi tra il figlio ed i suoi aguzzini.  E l’aggressione non è finita neppure dopo lo svenimento. I tre hanno continuato ad infierire sul corpo inerme, inerte. Facile parlare quando non si è presenti, potrebbe pensare qualcuno. Non è mica facile fare l’eroe, superare la paura.  Vero. Ma è altrettanto vero che se le persone presenti fossero intervenute in massa, probabilmente, anzi sicuramente, sarebbero stati i tre a soccombere. Come è vero che che quello che è accaduto a Maurizio potrebbe accadere ad ognuno di noi.  Anche se Maurizio avesse taciuto. Anche se non si fosse ribellato seppur educatamente alla prepotenza dei tre.  E le recenti aggressioni avvenute a Roma senza motivazione alcuna ne sono la prova.

Maurizio avrebbe potuto essere nostro figlio, genitore, parente o amico. E se così fosse stato credo che ognuno di noi avrebbe voluto, quasi preteso, l’intervento dei presenti.

Come dire, “Non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te. Fai agli altri ciò che gli altri vuoi facciano a te.”. Il concetto di etica della reciprocità che è diffuso in tante religioni, e che se fosse vissuto e rispettato appieno da ognuno di noi, ci consegnerebbe ,quasi magicamente, un mondo perfetto o quasi.

Il secondo aspetto raccapricciante è sapere che uno degli aggressori, Luigi Riccitiello, è uscito di prigione ed è tornato a casa agli arresti domiciliari in attesa del processo. Così ha deciso infatti il Tribunale del Riesame, secondo il quale Luigi Riccitiello  si sarebbe limitato a dare il primo spintone, infierendo quindi in maniera minore sulla vittima e addirittura  avrebbe provato a fermare l’aggressione, invitando gli amici a fuggire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Chissà se i magistrati che hanno deciso di premiare Luigi Riccitiello per essere stato meno cattivo degli altri, lo proporranno per una qualche benemerenza? Del resto i tre, poveretti, tornavano da un rave party, e non dormivano da due giorni. Per loro stessa ammissione erano anche imbottiti di alcol e droghe. Come non essere quindi un pò su di giri, un pò nervosetti?

Ma soprattutto come stupirsi dell’indifferenza della gente nel momento in cui le istituzioni che per prime avrebbero il diritto-dovere di tutelare i cittadini, in nome di un garantismo che sconfina troppo spesso nell’impunità, vengono meno ad un loro preciso quanto fondamentale dovere? Perchè dovrebbe una persona qualunque farsi rompere le ossa per difendere un suo simile, per rischiare poi di restare più tempo in ospedale di quanto non resti l’aggressore in cella, ammesso che mai ci arrivi?

Per coscienza forse. Per istinto. Per un pò di sana follia. O anche solo perchè in grado di mettersi nei panni dell’altro come fosse se stesso.