I piccoli veggenti di Rignano Flaminio.

BIMBO COPERTO DA CUSCINO

Dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Tivoli pensavo sinceramente di essere preparata a tutto. Anche al peggio. Ma quando venerdì, poco prima delle 13.30, la III° sezione penale della Corte di Appello di Roma ha confermato integralmente la sentenza emessa circa due ani fa, beh, mi sono accorta che non si può mai essere preparati. Perché oltre la razionalità, in fondo al cuore non si smette mai di sperare. Dopo l’agitazione durante la camera di consiglio ed il fiato trattenuto tra il suono della campanella che annunciava il rientro in aula del collegio presieduto dal Dott. Mineo, e la scarna lettura della sentenza, un caleidoscopio di emozioni. Più trattenute rispetto a due anni fa, ma forse ancor più intense e profonde, come accade quando una esperienza matura dentro di te.

Una rabbia sorda, tra la nausea e la rassegnazione,  ma soprattutto una profonda tristezza. Per gli ex-bambini di Rignano, ormai ragazzine e ragazzini pre-adolescenti, certo, per i loro genitori, ma in fondo poi per ognuno di noi.

Lascio agli uomini ed alle donne di legge le espressioni, pur corrette, sul fatto che le sentenze vanno rispettate e sull’opportunità di aspettare di leggere le motivazioni, attese come minimo tra novanta giorni. Tutto giusto, per carità.

Ma, avendo seguito questa vicenda dal 12 ottobre 2006 (il giorno delle perquisizioni dei RIS nella scuola e nelle abitazioni degli allora indagati, avvenute tre mesi dopo le prime denunce) e conoscendone quasi tutti gli aspetti, non riesco proprio a mantenere alcun tipo di aplomb.

Dopo la sentenza di primo grado, una dei bimbi, oggi ragazzina dodicenne, ha detto alla mamma: ” Perché non ci hanno creduti?”

E lei, cercando di alleggerire il carico :”Amore, i giudici hanno sentito tutti i genitori, poi le maestre, e hanno deciso che non fosse successo nulla”.  E allora, con la logica ferrea e pulita di chi non conosce la corruzione del mondo :” ma scusa, loro non c’erano. Io c’ero. Portami da loro e gli racconterò cosa è successo”.

Ci siamo detti mille volte che il caso di Rignano Flaminio ha pagato lo scotto del “noviziato” e dell’inesperienza. Grazie a Rignano Flaminio molto è cambiato ed oggi tanti casi vengono risolti grazie a tecniche investigative affinate, precise e puntuali. Quasi sempre grazie alle telecamere nascoste che riprendono abusi e maltrattamenti su bambini quasi sempre piccolissimi. E di questo ovviamente siamo lieti.

Ma l’aspetto che ritengo insopportabile e grave, anzi gravissimo, rispetto alla sentenza di venerdì, è il fatto che si sia ribadito ancora una volta che il fatto non sussiste. Tralasciando le responsabilità, sulle quali correttamente non mi pronuncio e non mi sono mai pronunciata, non avendone titolo.

Se una persona venisse malmenata e refertata all’ospedale e poi non si trovasse l’aggressore, potremmo mai dire che il fatto non sussiste? Penso proprio di no. Ecco questo di fatto è successo con la sentenza emessa a Piazzale Clodio.

Referti medici, perizie psicologiche, l’incidente probatorio, le tracce di sostanze stupefacenti ritrovate nei capelli. Bambini veggenti che hanno descritto minuziosamente luoghi e oggetti mai visti ma effettivamente ritrovati, e che portano sul corpo e nel cuore le cicatrici di ferite mai inferte. Chissà, potremmo chiedere loro i numeri vincenti del superenalotto e devolvere tutto in beneficenza!

Verrebbe amaramente da pensare che in Italia forse, convenga essere colpevoli piuttosto che parti lese. Il colpevole ha discrete possibilità di farla franca, la parte lesa ne ha altrettante di non essere tutelata.

E adesso? Beh, credo proprio che adesso, per dare un senso a tutta questa storia, sia il caso di chiedere con ancor maggiore forza un protocollo di ascolto del minore chiaro, netto e condiviso. E di procedere immediatamente all’incidente probatorio senza far ascoltare il bambino-testimone da chicchessia.

Ai ragazzini di Rignano, che sento un po’ anche miei, vorrei dire che grazie al loro coraggio, sono stati fatti tanti passi avanti nella lotta alla pedofilia, e che il loro dolore non è stato vano. Ma soprattutto auguro loro di non perdere mai la capacità di lottare per le cose in cui credono, e la voglia di sognare un mondo migliore. Schiena diritta, sguardo fiero, ed in petto il cuore che batte, un po’ ammaccato certo, ma mai domo.

Rignano Flaminio, quelle voci da ascoltare….

Mercoledì scorso, 29 gennaio 2014, si è tenuta la seconda udienza del processo di Appello di Rignano Flaminio. E questo è uno degli articoli più difficili che mi trovo a scrivere sull’argomento che gioco-forza ha condizionato e mutato la mia esistenza degli ultimi otto anni o quasi, in qualità di portavoce e vice presidente dell’Agerif, associazione genitori Rignano Flaminio.

Impossibile riassumerli in quaranta righe. Impossibile dire tutto quello che penso e che sento. E chiedo venia al mio amico Pino Rigido che mi ospita da anni (dandomi sempre la possibilità di massima espressione, spesso su temi scomodi), se dovessi sforare lo spazio solitamente occupato dalle mie riflessioni.

Scrivo ascoltando una bellissima canzone di Laura Pausini, “ Il mondo che vorrei”, che mi emoziona, sperando di riuscire a trasmettere le mie di emozioni.

Terza Sezione Penale della Corte di Appello di Roma. Il Procuratore Generale Amato ha chiesto la condanna di due dei cinque imputati rispettivamente a sette anni per la bidella Cristina Lunerti e sei anni e dieci mesi per la maestra Patrizia Del Meglio, moglie dell’autore TV Gianfranco Scancarello. Assoluzione invece per gli altri tre imputati: le due maestre Silvana Magalotti e Marisa Pucci e per lo stesso Scancarello.

Ma, quello che più conta, dopo aver ribadito con forza che gli abusi sono avvenuti, ma che possono essere ricondotti con certezza solo all’interno degli edifici scolastici della scuola d’infanzia Olga Rovere, ha anche  asserito che possono essere prese in considerazione con assoluta certezza solo le prime sei denunce.  Perché sulle dichiarazioni dei primi sei bimbi, per un fattore meramente temporale, non possono calare ombre di contaminazione dichiarativa.

E qui, con uno sforzo immane, debbo sdoppiarmi. Da una parte una lettura “tecnica” un’analisi logica della scelta della pubblica accusa, e dall’altra una dettata dal cuore, soffermandomi sulle conseguenze a livello umano.

Il processo per i “presunti” abusi di Rignano Flaminio, è stato di fatto uno spartiacque. Tra il prima e il dopo. Uno dei primissimi casi di “presunta” pedofilia di gruppo (mi vien da ridere…..).

Di certo è che Rignano Flaminio ha cambiato la percezione del fenomeno in Italia, finanche le procedure investigative, insieme al processo di Brescia. La consapevolezza per gli italiani che la pedofilia organizzata è un pericolo concreto, un’emergenza sociale.

Ed essendo uno dei primi casi nel genere, come è ovvio, ha pagato lo scotto del noviziato. Il conto ci è stato presentato dai vari protagonisti di questa vicenda, in buona come in cattiva fede, ma di questo faranno il conto con le loro coscienze o con Dio, per coloro che credono.

E allora. Se da un canto sarebbe fondamentale arrivare ad una sentenza che “sfrondando” i punti più lacunosi di indagini “novelle”, ribadisse forte e chiaro la validità della testimonianza dei minori, dall’altra non posso non pensare a tutti gli altri bimbi i cui racconti sono stati buttati anche se a fin di bene, nel cestino della carta straccia. A quei racconti, dolorosi. A quelle richieste di aiuto.  Case, oggetti, particolari fisici, descritti minuziosamente nel narrare i fatti. L’abuso. Racconti che hanno puntualmente trovato i riscontri nelle realtà delle perquisizioni, delle abitazioni, degli oggetti in esse contenuti, dei corpi degli indagati frugati ed osservati dagli inquirenti.

Non penso ai genitori, no. O meglio, penso anche a loro, ma in seconda battuta. Penso invece a tutti gli altri bambini, oggi undicenni, che per una scelta tecnica che non mi permetto di commentare, non avendone le competenze, e che mi auguro con tutto il cuore sia quella giusta, si sono visti disconoscere una volta ancora il loro vissuto fatto di dolore, vergogna, paura, ingiustizia.

Ogni bimbo ha raccontato, ogni bimbo ha dato un apporto preciso e personale. E proprio sulla scorta delle loro testimonianze, gli inquirenti sono stati in grado di ritrovare e perquisire le abitazioni descritte. E ritrovare gli oggetti, i colori, la dislocazione delle stanze descritte.

Sarebbe splendido se “tagliandoli” fuori dalla vicenda, si fosse tagliato via quel loro vissuto, quei ricordi, quelle sensazioni di paura e schifo al tempo stesso. Ma non è possibile. Come sarà difficile un domani far capir loro il perché di questa scelta. Di una logica processuale che a un certo punto ha deviato dal loro vissuto.

Il Professor Montecchi, allora primario del Reparto Neuropsichiatrico del Bambin Gesù di Roma, che visitò molti di loro e certificò gli indicatori di abuso, disse tanti anni fa, nel corso di un’intervista rilasciata poco prima del suo pensionamento inatteso quanto fulmineo, che spesso la realtà processuale non coincide con quella clinica da lui fotografata.

Mi auguro che in questo caso le due realtà, anzi le tre- io aggiungerei anche quella storica- possano coincidere il più possibile. E mi auguro che da questo processo d’appello possa essere restituita dignità alla testimonianza di questi bimbi oggi pre-adolescenti.

Per il resto, ognuno rimarrà solo con la propria coscienza, e saprà in cuor proprio cosa come e perché è stato fatto.

Voglio continuare a credere nella giustizia degli uomini. Per i bimbi di Rignano e per tutti i bimbi abusati e maltrattati del mondo. E’necessario continuare a migliorare le tecniche investigative e il protocollo di ascolto del minore. Protocolli che debbono diventare condivisi ed identici da Bolzano a Pantelleria, alla faccia di chi anche nel nostro parlamento prova a far passare la pedofilia come “orientamento sessuale”.

Questa nostra vita è in continuo divenire, alla ricerca di evoluzione e miglioramento. Poi c’è il dopo. E lì, la verità non si potrà celare. Come pure le responsabilità. Quel tipo di giustizia non potrà essere arrestata, neppure dal più grande e tracotante principe del foro.

Prossime udienze, 28 marzo e 4 aprile 2014.

Rignano Flaminio: aspettando giustizia………..

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Giovedì scorso si è celebrata la prima udienza del Processo d’Appello di Rignano Flaminio. Sono passati quasi otto anni dalle denunce del 2006. 21 bimbi, che allora non avevano che tre anni, ed oggi ne hanno undici, stanno aspettando ancora giustizia, e verità. Una storia lunga, complessa, dolorosa. Nel corso di quell’anno scolastico 2005-2006, alcuni piccoli alunni della Scuola dell’Infanzia Olga Rovere di Rignano Flaminio cominciano a cambiare, ad avere comportamenti anomali, a non stare bene. Incubi notturni, disturbi alimentari, nervosismo, difficoltà ed a volte rifiuto completo a farsi toccare dagli adulti, perfino dai genitori. Per essere accuditi, lavati e coccolati come si è normalmente a tre anni. Fino ad avere atteggiamenti sessualizzati assolutamente non conformi alla loro età. Arrossamenti e infezioni genitali. Poi sul finire dell’anno scolastico, le prime ammissioni ai genitori, ovviamente preoccupati per questi cambiamenti repentini e strani. Alcuni bambini si sono aperti, e certi di non tornare a scuola, hanno cominciato a raccontare. Altri sono rimasti ancora a lungo in silenzio, per poi aprirsi e buttare fuori tutto quel dolore solo dopo una lunga terapia psicologica. Nel mezzo, lunghissime indagini, complicate, per certi versi carenti, almeno nel corso del primo anno, come sottolineano con tinte fosforescenti, ovvio, gli avvocati degli imputati. Come continuano a ricordare a gran voce, la sentenza di assoluzione di primo grado emessa dal collegio di Tivoli, composta da Barbara Callari, Marzia Minutillo Turtur e presieduta da Mario Frigenti. Omettono però di dire, ed anche questo è ovvio, che le motivazioni di quella sentenza sono assolutamente lacunose. Omettono di dire che nessuno è riuscito a spiegare perché i bimbi abbiano indicato e descritto con chiarezza abitazioni che non avrebbero dovuto conoscere, nelle quali hanno raccontato di essere stati portati, e che proprio sulla base delle loro dichiarazioni queste case sono state individuate. Oggetti in esse contenuti puntualmente ritrovati dagli inquirenti. Particolari fisici degli imputati posti in zone solitamente coperte dai vestiti e anch’essi riscontrarti nel corso delle visite corporali. Come pure hanno descritto minuziosamente il percorso per uscire dal retro della scuola, e una palestra posta nell’interrato dichiarata inagibile. Quella palestra, per stessa ammissione della scuola doveva essere chiusa, e il personale scolastico ha dichiarato di non avere nemmeno le chiavi per accedervi. I bimbi però l’hanno descritta metro per metro, come pure alcuni oggetti in essa contenuti ed effettivamente ritrovati durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri. Una sentenza che non ha spiegato come è mai nei capelli di due bimbe sono state trovate tracce di benzodiazepine, annoverate tra le droghe da stupro, perché hanno la caratteristica di rilassare la muscolatura e offuscare la memoria a breve. E per giustificare gli esiti cicatriziali riscontarti in più bambini (omettiamo di dire in quali zone del corpo, facilmente immaginabili) i tre giudici di Tivoli hanno fornito le seguenti ipotesi: il morbo di Crohn, che i bambini fortunatamente non hanno, abuso sessuale oppure, attenzione attenzione, i bimbi in questione potrebbero essere caduti (tutti!) a gambe divaricate su un oggetto appuntito. Gli avvocati dicono che le sentenze vanno rispettate. Io penso che le sentenze debbano essere rispettose della persona umana. E dare risposte concrete, precise, chiare, puntuali. Al limite non condivisibili, ma comprensibili, quello sì.

A meno che l’unica spiegazione sia che si vuol far passare il messaggio che la testimonianza dei bambini non è credibile, mai. Neppure quando a racconti fanno seguito decine e decine di riscontri. E questo sarebbe pericolosissimo. Perché vorrebbe dire che il pedofilo o l’abusante ha la quasi certezza di farla franca.

Prossima udienza, 29 gennaio 2014. Aspettando giustizia e verità.

RIGNANO FLAMINIO: MA NON ERA TUTTO FINITO?

 

CURVA SUD

Nella mia mente e nel mio cuore rimangono vive ed impresse alcune immagini di quel 28 maggio scorso, alle sei di sera, fuori dal Tribunale Ordinario di Tivoli. Come quelle di un film visto al rallentatore. Le voci, le frasi, mi rimbombano nella testa rallentate anch’esse.  Assoluzione piena, assoluzione piena. L’Avvocato Coppi arriva, punta lo sguardo diritto e sicuro nelle decine di telecamere schierate come un plotone e dice che non capisce proprio le grida ed il pianto dei genitori in aula. Dovrebbero essere contenti continua, nell’apprendere che i loro bambini non hanno subito abusi.

Ricordo le grida di gioia dei supporters degli imputati investirmi dal lato destro, proprio di fronte all’ingresso principale del Tribunale. Ricordo bene il mio senso di smarrimento, il nodo in gola, il cercare riparo per riprendere fiato dietro ad una macchina parcheggiata, le lacrime di dolore, rabbia e indignazione che hanno cominciato a scendere copiose ma per un attimo, solo per un attimo, perché proprio in quel momento ho visto le telecamere rivolgersi verso di me. Mi sono imposta di bloccare quelle lacrime, di schiarire la voce. Ho tirato su le spalle, asciugato il viso e ho detto quello che pensavo (quel dolore non espresso mi si è congelato dentro e mi ha accompagnata a lungo). Che se la testimonianza del minore non viene assolutamente tenuta in considerazione anche quando ai racconti vengono trovati riscontri, anche quando le perizie (del Tribunale e non di parte) parlano chiaro, anche quando viene ritrovata droga nei capelli di due bimbi, anche quando c’è un incidente probatorio (cioè i bimbi sono stati dichiarati capaci di testimoniare e l’hanno fatto), beh, allora tanto valeva legalizzare la pedofilia, perché i bambini sarebbero sempre usciti perdenti, a prescindere. E poi in quel caso, il genitore avrebbe deciso quale strada percorrere per avere giustizia.

 

Dopo sei mesi di attesa, e abbiamo già avuto modo di parlarne proprio qui, sulle pagine di Fuoricampo, sono giunte delle motivazioni per noi inaccettabili. Motivazioni che non spiegavano affatto il perché dell’assoluzione, ma per qual che ci interessa direttamente, non spiegavano affatto perché il Collegio Composto da Mario Frigenti, Barbara Callari e Marzia Minutillo Turtur, avesse detto che “Il fatto non sussiste”. Avremmo potuto comprendere che i giudici arrivassero alla conclusione che i fatti erano avvenuti ma che non ritenevano di avere prove sufficienti della colpevolezza degli imputati, che non fossero certi in merito ai colpevoli. Ma non negare in qualche misura dei fatti concreti senza neanche degnarsi di spiegarci il perché.

Poi, la settimana scorsa è arrivata la notizia che tanto attendevamo. E cioè che il Procuratore Capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, già sostituto procuratore a Roma e presso la Procura Nazionale Antimafia, magistrato di grande esperienza e spessore aveva impugnato la sentenza d primo grado e firmato la richiesta di Appello .Il percorso alla ricerca di giustizia per questi bimbi va avanti dunque. Nulla è finito, nulla è perduto. Ma soprattutto, la voce ed i racconti dei bimbi, insieme a tutti gli altri riscontri, hanno valore. Un grande sollievo, come se qualcuno all’improvviso ci avesse tolto centinaia di chili dalla schiena, inarcata sotto un peso troppo grande.Spiace notare, che di quel plotone di telecamere poco o nulla è rimasto. E non per poter parlare o dire la nostra no. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo con o senza telecamere (parlare di orrore e dolore poi non è mai piacevole). Ma per fare informazione sì. Per far sapere a quei milioni di telespettatori o lettori che ci hanno lasciato sconfitti davanti al Tribunale di Tivoli, che il nostro percorso continua. Che forse i bimbi di Rignano potranno finalmente avere giustizia, ma, soprattutto, che la parola dei bambini ha un valore.  Non potrebbe essere altrimenti. Anche quella dei pentiti di Mafia ne ha. E dare nuova speranza ed energia a chi si trova o si troverà nella stessa condizione. Per noi, per loro, per tutti, continueremo a lottare, e a batterci affinché si arrivi a fissare un protocollo CERTO di ascolto del minore, e a creare una sorte di Procura Nazionale Antipedofilia, due mezzi che per l’esperienza maturata in questi anni rappresenterebbero mezzi efficacissimi di contrasto alla pedofilia ma soprattutto alle lobby pedofile e alle organizzazioni criminali che sfruttano la pedopornografia e la pedofilia on-line

Rignano, motivazioni stupefacenti

Le ho attese tanto. Ho contato i mesi, poi le settimane, poi i giorni, poi le ore. Sei mesi, ovvero ventiquattro settimane, cioè centottanta giorni, più o meno. Avevo bisogno di sapere. Capire. Cercare di comprendere il perché. Il 28 maggio scorso, giorno della sentenza, ero fuori dal tribunale di Tivoli. Non potevo entrare non essendoci costituiti parte civile con la nostra associazione. Non l’abbiamo fatto per evitare strumentalizzazioni. Solo un infame può lasciar intendere che ci si schieri dalla parte dei bambini in una storia così orrenda e devastante per denaro o per fama. Ma di infami ce ne sono più di quello che avrei pensato. E’ una categoria sociale specifica. Quando ci si espone mettendoci la faccia, come ho sempre fatto io, in una vicenda così piena di ombre, per usare un eufemismo, vi assicuro che non è il danaro ad arrivare, ma ben altro. Ma torniamo al 28 maggio. Poco dopo le sei del pomeriggio, escono i primi avvocati dal tribunale di Tivoli. Non vedevo molto, era pieno di giornalisti, fotografi, telecamere. Pioveva. Una pioggia fina ma incessante. Ero stremata come tutti da un’attesa di quasi nove ore. Bagnata e infreddolita. La circolazione sanguigna quasi azzerata. In attesa. Come sospesa. Sospesa come Tivoli, che arroccata su una collina domina tutti i paesi sottostanti. Allungando lo sguardo vedi anche Roma in lontananza. Sembra di essere in aereo, e hai la sensazioni che così in alto anche la giustizia possa essere più giusta. Il 28 maggio come sempre eravamo arrivati presto al mattino, prima dell’inizio dell’udienza fissata per le nove. E nelle successive nove ore si sarebbero decisi gli ultimi sei anni della nostra vita. Di battaglie, momenti di disperazione, tanta rabbia, tanto dolore. Un percorso vissuto sulle montagne russe. Alti, bassi, speranze, sconfitte, piccole vittorie, pericoli scampati ed altri presi in piena faccia. Alla mia destra c’era tutto un gruppo di parenti e amici degli imputati, anche se sembravano più dei supporters, dagli atteggiamenti. Troppo spesso, anche in paese, a Rignano Flaminio, questa vicenda è stata vissuta in maniera quasi calcistica, ma purtroppo non si tratta di una partita di pallone. Cerco di cogliere le parole degli avvocati che rilasciano le prime interviste, ma non sento, c’è troppo rumore. Poi un boato di gioia mi investe come un’esplosione sul mio lato destro, quello dei supporters. Formula piena, formula piena, urlano. Poi arriva l’Avvocato Coppi (era arrivato poco prima delle sei anche se la sentenza era stata annunciata per le quattro. Quindici minuti appena e sentenza fu) , con sua figlia al seguito, la sua ombra, e dice alle telecamere che non capisce perché i genitori non siano contenti. Io i genitori non avevo ancora potuto vederli, ma di lì a poco mi avrebbero raccontato della loro disperazione in aula, della lacerazione. Della mia amica cara che era svenuta dopo la lettura della sentenza. Avrebbero forse preferito che la sentenza dicesse loro che i loro piccoli avevano subito abusi? Formula piena. Comma uno ha detto Franco Coppi. L’ha detto subito, sicuro, netto come una lama ben affilata, nonostante nel dispositivo della sentenza, il Collegio composto da Mario Frigenti, Barbara Callari e Marzia Minutillo Turtur non avesse specificato se si trattasse di comma uno cioè formula piena, o comma due, e cioè l’insufficienza di prove del vecchio ordinamento. Una dimenticanza, una scelta precisa? Per noi una carenza insostenibile. Perché tra un comma uno e un comma due c’è una differenza enorme a livello processuale. Figuratevi a livello umano.

Quando sono arrivate le motivazioni, qualche giorno fa, mi sono accinta alla lettura religiosamente. Trecentotrentadue pagine di motivazioni allegati compresi. Volevo capire. Volevo capire come avessero giudicato e giustificato le perizie fisiche, le benzodiazepine (che non è proprio aspirina, e che se non le dosi bene ci lasci la pelle. Le benzodiazepine ti fanno dormire, tendono a cancellare la memoria breve, rilassano la muscolatura.), le case e gli oggetti ritrovati. I particolari fisici degli imputati descritti dai bambini e corrispondenti al vero. La famosa cucina con un letto adiacente (quale cucina non ha anche un letto accanto?) descritta dai bambini e mandata in onda durante una puntata di Porta a Porta (l’imputata aveva mostrato alla troupe la cucina al piano terra che non corrispondeva a quella descritta dai bambini, ma poi la giornalista che aveva in mano gli atti delle perquisizioni eseguite dai carabinieri ha chiesto se ci fosse una seconda cucina al piano di sopra e…paf, ecco magicamente apparire la cucina delle descrizioni). La minuziosa descrizione della palestra e degli oggetti poi effettivamente ritrovati. Una palestra che per stessa ammissione della scuola era inagibile e chiusa. La scuola neanche in possesso delle chiavi. Ma i bambini c’ erano stati però. Non sto qui ad analizzare tutto ovviamente. Posso dire però che la posizione degli imputati è diversa per ognuno di loro. Alcuni ne escono proprio ma proprio male, anche se non condannati. E’ stato detto che i minori sono stati influenzati, ma anche il contrario, e cioè che alcune testimonianze sono senz’altro genuine. E’ stato detto che le benzodiazepine possono essere state ingerite accidentalmente. E così è stata liquidata la perizia del Professor Chiarotti. Che i bambini hanno sicuramente subito dei traumi, ma potrebbero averli subiti altrove. Altrove dove? Ventuno bambini provenienti da famiglie e contesti diversi, che in comune avevano solo la scuola? In famiglia? Eppoi se il collegio dice che potrebbero aver subito altrove, allora vuol dire che anche per i giudici hanno subito. E allora dobbiamo capire dove, quando e per mano di chi. O no? Per quanto riguarda gli esiti fisici riscontrati su più bambini e ben rappresentati dalla puntuale perizia di uno dei massimi esperti in materia, l’ottimo Professor Bruni, il collegio ha detto che potrebbero essere i postumi di un intervento chirurgico (ma non è il nostro caso), oppure il morbo di crohn (una seria infiammazione delle mucose che però i nostri bambini per fortuna non hanno) di abusi (ma il collegio non se ne è convinto) oppure, sentite sentite, di una caduta a cavalcioni su un oggetto appuntito. Questa è bellissima. Ve li immaginate tutti quei bambini che per caso cadono tutti e dico tutti, a gambe divaricate su un oggetto che lascia loro delle cicatrici in posti che vi lascio immaginare? Bah. Avrei tanto voluto che il collegio producesse la casistica di eventi del genere, visto che si sono presi sei mesi di tempo per farci conoscere le motivazioni. Che dicono tutto ed il contrario di tutto.

E adesso vi chiederete voi? Beh, adesso il Procuratore Capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, ha quarantacinque giorni di tempo per ricorrere in Appello. Non può farlo direttamente Marco Mansi, il PM che ha seguito il caso dall’inizio, perché nel frattempo è stato trasferito.

Ma credo che con motivazioni del genere il Dott. De Ficchy ricorrerà di sicuro. Voi che ne pensate? E’ l’Italia che va……………..

Rignano Flaminio: solo due minuti del vostro tempo………………

Pubblico dal blog un commento lasciato da mio marito, a mia insaputa, che credo abbia più il carattere di un articolo che di un commento:

Voglio scrivere queste righe per tutti coloro che partecipano a questo blog o su facebook alla pagina di Arianna. La vicenda di Rignano è una vicenda che ci ha toccato l’anima. Tutti qualche anno fa, sentendo la triste storia che colpiva un piccolo paese alle porte della grande capitale, si sono sentiti strappare le viscere al sol pensiero che il male fosse arrivato così vicino e così violento da toccare le persone a tutti noi più care , quelle che più amiamo , quelle che sono parte di noi , che hanno lo stesso nostro sangue.Ci siamo sentiti nudi e feriti. Nulla più importava delle nostre vicende quotidiane, tutto veniva rimesso in discussione. Dubbi pensieri e poi il nostro cercare di capire, di trovare un punto fermo. Per ricominciare a ragionare, ma con calma. Gli eventi però non ci davano scampo.Ecco la chiamata dei carabinieri: non si preoccupi venga è un semplice colloquio. E poi le domande; tante, con cortesia, ma che non capivamo dove dovessero andare a parare. Noi genitori impauriti in attesa nella stanzetta dove aspettavamo di essere chiamati. Chi con gli occhi a terra , chi parlando fitto e a bassa voce con la propria compagna,chi con aria spavalda a gambe incrociate cercando di rassicurare la propria compagna preso dal ruolo giusto di padre e di uomo con i piedi per terra. In realtà tutti impreparati a dover affrontare un problema così grande. Certo , si può andare in una caserma, essere interrogati , ma per cose che ti riguardano, cose da grandi, da adulto ad adulto. Ma per i piccoli no, per i tuoi piccoli non sei preparato .Loro sono un’altra cosa. Loro hanno la luce negli occhi , hanno quella gratitudine semplice quando ti guardano,per tutto quello che gli dai ,e noi che viviamo sempre in maniera insufficiente questo nostro dare , perchè ci sentiamo in colpa per il poco tempo che dedichiamo loro o per le cose che vorremmo donare, anche se non richieste.E allora, che sta succedendo? E poi parole rassicuranti fra noi : vedrai sarà tutto uno sbaglio, ci sarà una spiegazione. E poi la scuola : vedrai ci daranno una spiegazione , basterà domandare,vedrai. ” Chi è venuto per sapere dei fatti accaduti ( le perquisizioni ) può tornarsene da dove è venuto.” è la risposta ferma e risoluta della scuola .Come, scusate, non è successo niente ? Di che dobbiamo discutere ? Dei menù ? Ma siete tutti pazzi?.
Intanto per alcuni dei nostri piccoli e dei loro genitori,inizia il calvario. Da Rignano all’Ospedale ” Bambino Gesù “. Avanti e indietro. A volte in silenzio. A volte parlando d’altro. Ma sempre avanti e indietro , sapendo che sarebbe arrivato il giorno della verità. Il giorno in cui quei medici gentili , giocherelloni , un pò bambini ,sarebbero di nuovo tornati ad essere adulti. Adulti che parlano ad altri adulti. Così si fa, così deve essere. E allora la sera a casa i soliti discorsi, quelli di tutte le sere. Vedrai amore, tutto si chiarirà .E’ tutto un equivoco. A chi meglio del bambin gesù avrebbero potuto indirizzarci. Loro sono il massimo ,stai tranquilla. E’ poi il verdetto . Una piccola stanza , una finestra , una piccola scrivania. No, non può essere , non a noi non quì. Queste sono cose che succedono da un’altra parte, in un altro mondo. Quì no!.Mi trovo a chiedere ad un carabiniere, uno di quelli che abbiamo imparato a conoscere, uno di quelli brutti con i capelli lunghi e la barba di chi la notte la passa in macchina, non con la propria famiglia , ma per strada .” Ma è possibile che siano successe queste cose proprio quì a rignano?”
“Le cose succedono dove possono succedere,dove ci sono le condizioni”.sarà la risposta. E intanto il tempo passa.
La vita prende un’altro scorrere. Non possiamo rimanere così inermi. Qualcuno perde la testa.” Basta, io faccio a modo mio, come sono abituato a fare! Non ci credo alla giustizia! La giustizia è per chi se la può permettere! Da dove vengo io la giustizia ce la siamo sempre vista alla nostra maniera,come la vita, quella vera ci ha insegnato!.
No,non fare cose di cui avrai a pagarne tutta la vita!Non fare altro male a tuo figlio ! Abbiamo deciso di aver fiducia e dobbiamo averla fino in fondo! Costituiamo un’associazione, piuttosto,almeno tutti insieme potremo avere un pò di forza!. Un pomeriggio, come tanti, mi fermo a prendere un caffè ad un bar qualunque di un paese vicino al nostro.Mi si avvicina una persona, uno che conosco da tanto tempo.”Ciao Stè, hai visto che casino è successo?””Roba da matti! E stì quattro pazzi de genitori che vonno fà ? Ma hai visto che avvocati se sò presi quell’artri? Avvocati grossi, pezzi da novanta! E io scusa, ma che c’entrano gli avvocati? Ognuno si sceglie l’avvocato che può e che vuole. Ao, ma ‘ndo vivi? Qui siamo in Itaglia, e l’avvocato conta eccome!!
Quanta preveggenza ! Ma tant’è. E poi giornalisti,trasmissioni.” Scusate,ma per i genitori chi viene?” E gli avvocati ” i genitori non debbono parlare, o parliamo noi o i rappresentanti dell’associazione “. Ok . Vengo io
dice Arianna. Qualcuno deve pur partecipare! Questi dicono quello che vogliono! Ci vogliono far passare tutti per pazzi ! E allora via da una televisione all’altra, da una radio all’altra. Mamma , ma non ci sei mai ,perchè torni sempre tardi? Poi un giorno te lo spiego ,amore mio. E io ad accompagnare la Signora Di Biagio. L’assistente di studio: “scusi, ma lei chi è?” Sarei il marito” A bene si segga lì, E tutte le volte Arianna” amore, non farò brutta figura, non farò più danni che altro?” No , non ti preoccupare. E lei, ma possibile che non riesco a dire quello che vorrei , a dire le cose come stanno?…E sono passati sei lunghissimi anni. La vita non è più la stessa per ognuno di noi. La melma, il fango in cui ci siamo imbattuti si è come solidificato , attaccandosi alle nostre gambe definitivamente e rendendo ogni passo più pesante, il nostro incedere più lento.La sentenza non la commenterò, non mi interessa in questo momento. Così come non voglio commentare la volgarità con la quale il professor Coppi arrivato giusto in tempo per ascoltare la sentenza, o forse atteso per il pronunciamento ha pensato bene di offendere tutti noi genitori ed i nostri piccoli.Noi non siamo mai scesi così in basso, forse perchè non siamo professori! Voglio solo ringraziare tutti i genitori in primis , che hanno dato il sangue per i loro piccoli, per difenderli,per far avere loro un domani stima dei genitori stessi; Voglio ringraziarli e abbracciarli tutti per aver saputo resistere alla tentazione di risolvere diversamente questa triste storia; voglio salutare e ringraziare tutti coloro che a vario titolo ci sono stati vicino e che continuano , anche pagando prezzi salati, gli inquirenti trasferiti,i giornalisti trasferiti,i giudici promossi e quelli repentinamente spostati,nonchè i medici prepensionati a tempo di record. Ma soprattutto voglio ringraziare mia moglie Arianna Di Biagio, una persona speciale che amo, ma di un amore concreto , denso, e che mi conferma ogni giorno la scelta fortunata che ho fatto nell’incontrarla.Sono stato un gran furbo,eh, a sposarla!! Condivido con lei ogni scelta di questi lunghi anni, pesanti. Avremmo potuto avere forse una vita diversa, ma va bene così. Ho conosciuto persone speciali come il professor Taormina, simile ad una buona pagnotta di genzano, crosta dura e ben cotta e al’linterno una mollica ben lievitata di quelle che durano giorni.Ho conosciuto tanti avvocati giovani, ma veramente bravi e preparati che hanno dato l’anima ed il cuore per queste famiglie. Per tutto questo chiedo a chi vuole intervenire in questa vicenda di farlo con intelligenza, rispetto, riflettendo in maniera vera e non in termini calcistici. Anche nel calcio esistono dei limiti,anche nelle partite truccate.Avete vinto,bravi. Non esagerate però…..il troppo stroppia, dice qualcuno.

Stefano Mantovani

Rignano Flaminio dopo la sentenza…….e non finisce qui……………….

Cari amici, e nemici, è dal giorno della sentenza che se da una parte ricevo tanta solidarietà e tanto affetto, dall’altra ricevo sonori insulti, talvolta al limite della minaccia. Ho deciso dopo una attenta riflessione di non rispondere a tutti, ma bensì di pubblicare tutto, lasciando ad ognuno di voi le proprie considerazioni, dal momento che ciascuno di noi è in grado di valutare, capire e comprendere quanto è successo e trarne le proprie conclusioni. Questo blog è nato proprio per suscitare momenti di riflessione. Filtrerò solo i messaggi volgari e senza senso. Chiunque scriverà, anche in maniera anonima, si assumerà la responsabilità di quanto asserisce, come faccio io d’altronde, anche in materia di legge sulla privacy, accettando che venga pubblicato e divulgato ogni suo scritto.  A tutti quelli che mi hanno scritto dicendo “ora tacerai finalmente!”, rispondo: ” A voi la voce”. Non sono io che debbo tacere, siete voi che dovete parlare, ma che siano frasi complete, cioè composte da soggetto-predicato-complemento, non solo un insieme sconclusionato di insulti…..

A tutti voglio dire che la mia posizione è ben conosciuta, e rimane sempre la stessa. Sono stata impegnata sin dai primi momenti in questa vicenda e quindi conosco come stanno le cose, sia per averle vissute che per averle lette. A chi non sa come stiano le cose e si ritiene neutrale ma voglia approfondire l’argomento, dico di non fermarsi a quello che diciamo noi, di andare a cercare in internet, in vecchi articoli di giornale, video e quant’altro, per farsi un idea più completa e ragionata.

Ricordo il Prof. Montecchi responsabile del Centro il Girasole del Bambin Gesù cui vennero indirizzati i bimbi di Rignano per essere periziati (pensionato a tempi di record dal Bambin Gesù stesso) che in una intervista mi pare nel 2007 , che oggi assume un sapore quasi di preveggenza, disse che il suo compito era quello di certificare la realtà clinica, ma che purtroppo spesso la realtà clinica non combacia con quella processuale.

Voglio salutare quei giornalisti che ci hanno seguito e che per aver lasciato velatamente trasparire la loro opinione hanno visto un brusco cambiamento delle loro carriere.  Ma in questa logica voglio anche salutare i “marchettari” (lasciatemi passare il termine, mi viene dal cuore!) coloro cioè, che vedendo la malaparata, si sono affrettati a salire sul carro del vincitore (tipica caratteristica italiota).

A Roma si dice che :”..chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de nà…..”, ma tant’é.

Voglio salutare gli amici che dopo la sentenza sono placidamente tornati alle loro ville con piscina e cavalli da corsa, chissà magari se fossi stata una persona diversa, e a suo tempo avessi accettato i loro inviti, avrei pagato un conto meno salato……

Saluto cordialmente quel politico di caratura nazionale, una personalità di spicco, di indiscusso valore ed indubbia cultura (anche lui dotato di preveggenza-come molti in questo caso- che ad indagini aperte e senza aver letto le carte sapeva già come sarebbe andata a finire),  che fra i tanti problemi dell’Italia ha pensato di dedicarsi con passione alle vicende di un piccolo paese alle porte di Roma, spendendosi senza risparmio (anche in parlamento) e dimostrando un altruismo e uno zelo totale, degni di un politico di rango. A difesa degli ex imputati, ovviamente.

E saluto anche tutti quelli che invece hanno lavorato nell’ombra, uniti e granitici a difesa degli ex imputati, cercando per SEI ANNI e a questo punto con successo di far passare dei messaggi univoci, probabilmente condotti da regia esperta:

1) I genitori denunciano le maestre.

Non è vero. I genitori accortisi di comportamenti fortemente anomali dei loro piccoli si rivolgono alla Compagnia dei Carabinieri di Bracciano. I bimbi vengono inviati a strutture pubbliche super qualificate ed ovviamente neutrali. I referti parlano di “indicatori di abuso in ambiente extrafamiliare”. Si badi bene che alcune denunce vengono formalizzate solo al momento del referto. Continuano le indagini.

2) Come è possibile che venti bambini uscissero dalla scuola senza che nessuno abbia visto?

Non è vero. Nessun bambino ha mai riferito di essere uscito con una classe intera. Si è sempre parlato al massimo di 4-5 bambini alla volta. Gli alunni della scuola materna erano all’epoca circa 350, 21 le denunce.  I bimbi hanno raccontato di essere usciti dal retro, hanno descritto il percorso, la palestra, oggetti in essa contenuti. Gli inquirenti hanno trovato puntualmente riscontro.  Tra le altre cose è stato rinvenuto lo stereo grigio descritto dai bimbi come presente in palestra ed un blister vuoto di Rivotril (benzodiazepine) . Preciso che la palestra di cui molti genitori ignoravano l’esistenza era stata dichiarata inagibile.

3) Psicosi collettiva, contagio dichiarativo ecc

Anche qui, di cosa stiamo parlando? Ma chi vogliono prendere in giro? A parte che molti dei genitori neanche si conoscevano. La perizia ha stabilito che i bambini non erano stati influenzati da agenti esterni. I genitori sono stati anche loro periziati. I bambini hanno descritto luoghi ed oggetti ritrovati La psicolsi collettiva dona capacità divinatorie? Fa visualizzare luoghi mai visti? A bambini di tre anni che a distanza di tempo non dimenticano? Come può ad esempio un bimbo descrivere il funzionamento di un giocattolo antico e particolare  se non ci ha giocato? Come può indicare fortemente la presenza di una casetta nascosta dai rovi e non visibile dall’esterno se in quel luogo non vi è andato?

4) Come fanno più maestre ad essere tutte pedofile?

E chi ha mai detto che siano pedofile? Noi no di certo. Non abbiamo detto nemmeno che siano loro le responsabili e neppure le sole responsabili. Gli inquirenti hanno ritrovato luoghi, oggetti, case descritte, particolari fisici. Su queste basi , sull’incidente probatorio, sulle benzodiazepine trovate nei capelli di due bimbe e su tante altre cose è stato chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio degli indagati. Dopo sette udienze preliminari (sette, neanche forse ad un maxi processo per mafia) il GUP ha ritenuto che in base agli elementi di prova raccolta gli indagati dovessero essere processati.

La storia ci insegna che i pedofili si avvalgono spesso della collaborazione di persone che possono procurargli  “la roba”. Che hanno la disponibilità della “merce”. Ci sono stati anche genitori condannati per aver addirittura venduto i loro figli.  Ma questo non fa di loro dei pedofili. Quasi mai uno spacciatore è anche tossicodipendente. Come il trafficante d’armi non è un guerrigliero.  Come d’altronde il cuoco di un ristorante non “consuma” tutto ciò che cucina……

Poi c’è il quinto punto, quello che sinceramente mi fa ribollire il sangue nelle vene:

5) I genitori di Rignano dovrebbero essere contenti, perchè il tribunale ha detto che i loro figli non sono mai stati abusati

Voglio dire due cose a questi signori: la prima è che non vi può essere tribunale al mondo che possa cancellare il cuore di un genitore che nel proprio intimo sa come sono andate le cose. E troppe domande alle quali ancora non è stata data una risposta. Fatti a cui non sono state date delle spiegazioni. La seconda è che ho imparato che nella vita bisogna accontentarsi di vincere, stravincere può essere pericoloso………………………….