Tutti in ginocchio dalla Merkel. Poveri noi.

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Il fatto che, come dichiarato dallo stesso Monti, fu proprio lei a caldeggiare la sua nomina a premier prima e la sua discesa in politica poi, spingendolo a creare quella Scelta Civica che si è rivelato ben presto un flop la dice lunga. Sappiamo bene infatti il servigio che il desaparecido (ma molto ben pagato e senatore a vita per volere del buon Napolitano) Mario transnazionale ha reso al nostro Paese (suo non di certo per come si è comportato). E da Monti in poi, purtroppo per noi, sono cambiati i nomi (o i prestanome) ai vertici delle nostre istituzioni, ma la solfa è sempre la stessa.

Dopo le genuflessioni di Napolitano e Renzi, anche il Presidente Mattarella non ha fatto passare molto tempo prima di andare a rendere omaggio alla teutonica Angelona. Prima in Germania, poi a Bruxelles, e questo la dice lunga sui rapporti di potere in quella che dovrebbe essere l’Europa Unita.

Il Capo dello Stato in occasione del colloquio con il suo omologo tedesco Gauck  si è affrettato a farci sapere che “La Germania apprezza le nostre riforme”, il che è tutt’altro che rassicurante, visto che la Germania, come è normale che sia, pensa al proprio tornaconto ed alla propria economia e non certo alla nostra. Il punto è che noi dovremmo fare lo stesso, comportandoci da Stato sovrano e non da sottoposti e pseudo leccapiedi di chi ha dimostrato nel corso della storia la sua vera natura.

Berlusconi ha fatto molti errori, troppi errori, ed è scivolato in maniera sicuramente inelegante su bucce di banana materializzazione di debolezze personali inaccettabili per chi ha ricoperto come lui cariche pubbliche della massima responsabilità.

Ma c’è un fatto che credo sia degno di nota e dovrebbe farci riflettere tutti. La profonda avversione che Angela Merkel ha sempre dimostrato nei suoi confronti. Una mera antipatia personale? Non credo. Piuttosto il fatto che Silvio Berlusconi non si è mai sottoposto nè genuflesso.

Piccola, piccolissima nota a margine. Ricorda la Sig.ra Angela Merkel, quella stessa Merkel che tuona contro la Grecia ed ha battuto il piedino nervoso anche contro l’Italia, cosa successe quando, finita la seconda guerra mondiale  Francia ed Inghilterra chiesero alla neonata democrazia tedesca i danni di guerra?  Beh, successe semplicemente che la Germania, devastata dal conflitto, non pagò, o almeno pagò molto meno di quello che avrebbe dovuto.

Esattamente quello che dovrebbe fare qualunque Stato metta al primo posto la sopravvivenza e la dignità del proprio popolo.

Comunque sappia Madame Merkel che il mondo è fatto di uomini (e donne), mezzi uomini, ominicchi e i quaquaraquà. Gli ultimi (che costituiscono la maggioranza), quelli che corrono a renderle omaggio. I primi, quelli che, insieme alla nostra dignità ed alla nostra millenaria storia, non avrà mai. Si accontenti pure di essere una delle tante ineleganti turiste che affollano ogni anno la nostra bella Ischia.

Che tristezza infinita.

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Che tristezza infinita.

Quanto successo a seguito della morte di Erich Priebke è a mio parere a dir poco vergognoso, sotto molteplici aspetti. Ed avvilente.

Qualcuno dice che tanto clamore sia servito e serva a distogliere l’attenzione degli italiani dalla legge di stabilità, da un governo e da un parlamento che continuano a non agire nel senso dello sviluppo, ormai terribilmente necessario al nostro Paese in ginocchio. E’ anche possibile.

Ma resta il fatto che  quanto avvenuto nei giorni scorsi è veramente grottesco ed inaccettabile, e si è sbagliato tutto quanto si poteva sbagliare.

Innanzitutto il fatto che l’Italia, pur conoscendo bene l’età Erich Priebke (condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello Militare nel 1998 per la strage delle Fosse Ardeatine, ma detenuto agli arresti domiciliari per motivi di salute e di età), non abbia preso per tempo accordi chiari con la famiglia dell’ex ufficiale nazista e con la Germania, in vista di un suo possibile decesso. Priebke era in Italia in quanto stava scontando una condanna e non per turismo.

Assurdo che una persona che si è resa responsabile di atti così feroci e crudeli nei confronti di tanti essere umani, per giunta nostri connazionali, debba veder celebrato il proprio funerale o addirittura- come si era paventato nei giorni scorsi- essere tumulato su suolo italiano, e non nel suo Paese natale, la Germania appunto.

Secondo fatto incredibile, irrispettoso delle istituzioni e delle persone e gestito in maniera pessima, la scelta del Prefetto Pecoraro- che secondo il mio modestissimo parere farebbe bene a dimettersi- di autorizzare lo svolgimento del rito funebre nel Comune di Albano senza nemmeno degnarsi di avvisare il Sindaco della cittadina laziale, che- come ha dichiarato alla stampa- è stato informato dai giornalisti di quanto stava per avvenire ad Albano stesso. E quando il primo cittadino di Albano Nicola Marini, non avendo la facoltà di impedire i funerali poiché si sarebbero svolti in un’area privata, ha emesso un’ordinanza per impedire il transito del feretro nel territorio di sua competenza, il prefetto Pecoraro ha pensato bene di annullare l’ordinanza di Marini. “Sono senza parole.  “E’ un insulto alla città di Albano, medaglia d’argento per il valore nella Resistenza” – ha commentato  Marini –“ ci siamo opposti con ogni mezzo possibile, anche perché non ci è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale dell’arrivo della salma”

E a proposito di medaglia d’argento per il valore nella Resistenza, lasciatemi dire che trovo tristemente bizzarra quella conferita nel 1951 per gli stessi motivi, a Rosario Bencivenga. Se Bencivenga ed i suoi compagni, si fossero assunti la responsabilità dell’attentato di Via Rasella, i nazisti non avrebbero sterminato per rappresaglia 335 innocenti nella strage delle Fosse Ardeatine. Ma di Salvo d’Acquisto per nostra sfortuna, ce ne sono davvero pochi.

Cosa è successo dopo l’arrivo della salma di Priebke presso l’istituto religioso dei padri lefebvriani, lo sappiamo bene.

Il prefetto Pecoraro  che non è stato in grado di mantenere l’ordine pubblico. I funerali che sono stati annullati . Le immagini di chi, vigliaccamente, ha tentato di prendersela con un cadavere. Seppur di un criminale. E quelle di chi, dichiarandosi di estrema destra, si è recato ad Albano per inneggiare e rendere omaggio alla salma dell’ex ss. Chi inneggia ad un nazista è un nazista. Che evidentemente si sente di condividere la ferocia e la follia di quello che è stato concetto stesso di nazismo. Di chi- altro che razza ariana- sentendosi probabilmente inferiore, ha cercato di sterminare tutti coloro che avvertiva come avversario per rimanere di fatto unico superstite e quindi gioco forza prevalente. Follia. Malattia mentale. Crudeltà demoniaca. Altro che ideologia. La forza dei secondi che possono prevalere solo distruggendo l’avversario, incapaci di misurarsi con lui.

Nulla, ma proprio nulla a che vedere con l’essere di destra. O di sinistra. La destra, quella sociale, sana, ha sempre messo l’uomo al centro. Come priorità. Istruzione, salute,sport, famiglia, lavoro. Che tristezza questi giovinastri che si dichiarano di destra, ma dimostrano di non sapere affatto cosa sia stata e sia la vera destra italiana. Quella che ha costruito l’Eur con i suoi monumenti, ha previsto l’assistenza sociale per tutti,  il diritto allo studio, allo sport. Quella che ha bonificato l’agro pontino, costruito ospedali, strade e scuole di cui tutt’oggi beneficiamo.

Cos’altro dire? Che tristezza infinita.

Crisi? Chi fa da sè, fa per tre…….

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Sono passati quasi cinque mesi dall’inizio di quello che avrebbe dovuto essere un “Governo di responsabilità nazionale”. Tutti insieme appassionatamente, non per interessi personali, ma per poter guidare il Paese fuori dalla peggiore crisi degli ultimi decenni, visto che gli italiani, disertando in massa le urne, avevano decretato di fatto la sconfitta della classe politica tutta, mandando un messaggio forte e chiaro di sfiducia, disistima e stanchezza.

Avremmo sperato di vedere attuate misure drastiche per la ripresa dell’economia, misure che dessero respiro alla piccola e media impresa- che di fatto costituiva la struttura portante della nostra economia- misure che mettessero di fatto qualche soldo in più nelle tasche degli italiani. Qualcosa è stato fatto, ma blandamente. Come se di fronte ad un ferito grave (parole di Papa Francesco, pronunciate in realtà come messaggio forte sul ruolo della Chiesa rispetto ai fedeli ed ai loro peccati), ci si preoccupasse dei valori del colesterolo e della glicemia.

Veniamo invece investiti quotidianamente da notizie relative a diatribe interne ai partiti, alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, oppure al recupero della Costa Concordia. Di tutto un po’, ma comunque in maniera martellante. Che ci sia forse forse l’intento di distrarre gli italiani dai problemi veri e pressanti della quotidianità? Disoccupazione, sanità al collasso, pubblica istruzione lasciata “ a stecchetto” da decenni, anziani e non, in fila alle mense della carità, decine di migliaia di aziende fallite solo negli ultimi mesi. Un Welfare, che di fatto è costituito dalla famiglia (per chi ha la fortuna di averla), al grido di chi fa per sè, fa per tre. Difficile dimenticare perché distratti “ad arte”, quando non si arriva neppure alla terza settimana del mese e non si vede futuro.

Si parla di “crisi” in maniera astratta, si sciorinano numeri, percentuali, PIL, inflazione, etc. Senza analizzarne le cause. Come se un medico pretendesse di curare un ammalato senza conoscerne la patologia. Oppure, pur conoscendola, non avesse interesse reale a curarla (magari perchè per imperizia o addirittura volontà, fosse stato esso stesso a causarla). Pochissime volte abbiamo sentito economisti di spessore fare un’analisi vera e cruda della “CRISI”. Una crisi creata in laboratorio. Il laboratorio della finanza creativa in mano a lobby potenti, che si sono ingrassate a dismisura con i proventi “fasulli” di una montagna di carta “fasulla” anch’essa, e di certo con un valore infinitamente inferiore a quello millantato nelle operazioni finanziarie di derivati e affini. Finanza creativa e non economia reale, concreta, fatta di produzione e mercato. L’assurdità è però che oltre al danno, arriva la beffa. E cioè il fatto che gli Stati abbiano deciso (chissà perché???) di spalmare l’enorme buco creato dalla finanza fasulla (chiamata creativa da chi la fa e ci guadagna…) sulla popolazione. Solo che a forza di spalmare, non passa più ossigeno. E in molti sono già morti soffocati. Ma, non è nella natura delle cose rimanere fermi, zitti e buoni mentre chicchessia ci stringe le mani al collo. E’ nella natura delle cose, divincolarsi e difendersi. Arte nella quale noi italiani- grazie a Dio stante la situazione- siamo maestri. Il mio augurio personalissimo, dopo un’estate che per troppi, non è stata di vacanza e svago, ma di sopravvivenza quotidiana, è che ognuno di noi trovi la forza e la possibilità di divincolarsi e cavarsela da sé, e, se può, dare anche una mano a chi questa forza magari non la possiede.

TASSISTI ROMANI: NOI CON ALEMANNO

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Oltre 200 tassisti romani si sono alternati a Piazza della Bocca della Verità a Roma, per la manifestazione organizzata da David Gramiccioli, candidato al Consiglio Comunale di Roma per le prossime Amministrative del 26 e 27 Maggio, nella lista civica Cittadini x Roma per Alemanno Sindaco e al quale ha voluto partecipare con il suo saluto e soprattutto con il suo impegno verso la categoria, lo stesso Gianni Alemanno. Le parole del primo cittadino riguardo i punti con i quali intende definitivamente rilanciare il servizio taxi, hanno colto l’entusiasmo dei presenti. Significativo uno striscione esibito dai tassisti che recitava: ” NOI CON ALEMANNO”.Un punto su tutti: l’istituzione di una commissione consultiva eletta e composta unicamente da rappresentanti della categoria. Alla luce del consenso e della rinnovata fiducia  ricevuti in piazza, il Sindaco Gianni Alemanno ha convocato i tassisti per sabato 11 maggio p.v. alle ore 17.00 presso il suo comitato elettorale, al fine di elaborare assieme ai tassisti quegli aspetti programmatici con i quali affermare il servizio taxi a Roma.

David Gramiccioli: una candidatura di spessore.

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Ho avuto spesso modo di parlare della distanza siderale che si è venuta a creare tra la nostra classe politica ed il Paese reale. E dell’assoluto bisogno di assunzione di responsabilità da parte di ciascuno d noi. Del fatto che è veramente arrivato il momento di agire, oltre gli ideali, per riprenderci il futuro e la dignità. Nel senso del bene comune, che poi è molto più semplicemente il bene di ciascuno di noi.

Il tempo è quasi finito, il nostro, un Paese in ginocchio. Abbiamo veramente bisogno dell’impegno di persone competenti, capaci, oneste, coraggiose.

Ed in questo senso ho accolto con enorme piacere ed entusiasmo una candidatura speciale alla carica di Consigliere del Comune di Roma.

Speciale, perché la persona di cui stiamo parlando ha tutte le qualità appena citate. Lo dico per conoscenza diretta e personale. Assumendomi la responsabilità di quello che penso e dico. Le nostre strade si sono incrociate per la vicenda di Rignano Flaminio. Ed anche in quell’occasione, ha dimostrato tutta la sua capacità professionale, la sua vicinanza e partecipazione concreta.

Lui è David Gramiccioli.

Romano, quarantaquattro anni, una laurea in Scienze Politiche.

Già inviato di guerra, approda all’informazione via etere nel 2000.

Responsabile della Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta che ha portato in scena, tra le altre, un’opera dall’altissimo valore sociale nel contrasto della pedofilia: “Ultima Missione Destinazione Inferno”. Una delle motivazioni che hanno valso a David Gramiccioli il conferimento del Premio Italia Diritti Umani 2012, riconoscimento intitolato alla memoria di Antonio Russo, inviato di guerra morto in Cecenia.

Pedofilia, danni da vaccino, scie chimiche, massoneria, signoraggio, sono solo alcuni degli universi che David Gramiccioli ha esplorato in questi anni. Non fermandosi mai alla mera analisi di chi guarda con distacco senza prendere posizione.  Informare ed informarsi per avere consapevolezza ed essere liberi di scegliere da che parte stare ed agire di conseguenza. L’informazione è molto più di una semplice nozione.  E’ uno strumento di libertà.

Nel corso della presentazione della sua candidatura, lo scorso 13 Aprile, in una gremitissima sala convegni dell’Hotel dei Congressi, David Gramiccioli ha spiegato il perché della sua scelta: “Ho deciso di accettare questa nuova sfida, perché naturale e necessaria evoluzione della mia carriera professionale, che mi ha visto non solo fare informazione, ma impegnarmi personalmente per moltissimi dei temi sociali che ho avuto modo di trattare, sondare, raccontare. L’ho fatto perché ritengo sia arrivato il momento di esporsi ed agire in prima persona dall’interno del sistema. L’ho fatto per la città che mi ha visto nascere, che amo, che voglio accudire, proteggere, rilanciare. L’ho fatto per le moltissime persone che mi seguono da anni, le tante categorie professionali di cui ho raccontato le difficoltà. Lavoro, infanzia, sicurezza, ambiente, cultura, casa, sono i temi che mi stanno maggiormente a cuore. Ho accettato l’invito del Sindaco Gianni Alemanno a candidarmi nella lista civica CittadiniXRoma perché c’è condivisione d’intenti e sono certo che insieme potremo lavorare per rendere la città che entrambi amiamo più vivibile, equa, ricca, sicura”.

In bocca al lupo David. Da parte mia e delle tante persone che ti stimano, ti seguono, ti condividono. Come diresti tu….DAJE!!!!

Gianni Alemanno presenta la candidatura di David Gramiccioli nella lista civica Cittadini X Roma

COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 13 Aprile p.v., alle ore 19.00 in Roma, presso l’Hotel dei Congressi sito in Viale Shakespeare 29, David Gramiccioli presenterà la sua candidatura alla carica di Consigliere Comunale di Roma nella lista civica Cittadini X Roma per Alemanno Sindaco.

Già inviato di guerra, giornalista d’inchiesta, da quasi dieci anni si occupa quotidianamente- con la sua trasmissione radiofonica “Ouverture”- di temi sociali scottanti come pedofilia, danni da vaccino, massoneria, scie chimiche, signoraggio.

E’ il Responsabile della Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta, attività per la quale è stato insignito del Premio Italia Diritti Umani Italia 2012,  Antonio Russo, inviato di guerra morto in Cecenia.

La candidatura di David Gramiccioli sarà presentata dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Uniti possiamo, da soli moriamo.

Romeo, Annamaria e il fratello

In Italia si continua a morire, ma neanche la morte sembra fare più notizia. Troppe forse le persone che quotidianamente scelgono di andarsene via. Lontano dalla solitudine, dai problemi economici, dalla mancanza di speranza e di futuro, dalla paura. Da un mondo che troppo spesso ruba anche la dignità. Da una gestione politico-economica del Paese scellerata, volta all’interesse di pochi, seguendo una logica del profitto del mordi e fuggi a tutto vantaggio di una minoranza di individui.

Mentre ancora non si riesce a formare il governo, piuttosto che pensare a gestire l’emergenza di un Paese in ginocchio, i tre principali partiti italiani continuano a battibeccare. Ognuno fermo sulle proprie posizioni. In un braccio di ferro incentrato sull’esercizio del potere. Ha ragione Matteo Renzi nel dire che la chiesa cattolica ha mostrato una vitalità ed una capacità di dare risposte infinitamente maggiori di quelle che sta dimostrando la nostra classe politica.

Venerdì scorso, sono stati Romeo ed Annamaria ad andarsene. Insieme. Ancora una volta insieme. Nella morte come nella vita. L’hanno fatto in una maniera violenta. Impiccandosi in uno stanzino del palazzo in cui abitavano, a Civitanova Marche. Romeo Dionisi ed Annamaria Sopranzi. 62 anni lui, 68 lei. Romeo era disoccupato, e i due vivevano, o tentavano di vivere, con la modesta pensione di lei, 400 euro. Sembra che non avessero neanche più il danaro sufficiente a pagare l’affitto del loro appartamento di via Calatafimi. Prima di uccidersi hanno lasciato un biglietto nel garage del palazzo, accanto ad un’auto in modo da essere visto, in cui chiedevano perdono ai loro familiari e indicavano il luogo in cui trovare i loro corpi. Immagino la paura negli attimi precedenti al gesto. Immagino la disperazione e la stanchezza infinita, che li ha portati a gettare le armi e scegliere la morte. Chissà come si saranno salutati per l’ultima volta…..

Il fratello di Annamaria, appresa la notizia del suicidio della coppia si è a sua volta ucciso, gettandosi in mare.

Marito e moglie abitavano nello stesso stabile del Presidente del Consiglio Comunale di Civitanova Marche, Ivo Costamagna, che recentemente aveva invitato i due ad andare in Comune a parlare con i servizi sociali, per chiedere aiuto. Ma Romeo ed Annamaria non lo hanno fatto. Sembra perché si vergognassero.  Romeo aveva perso il lavoro che aveva in una ditta edile. Pare stesse ancora aspettando degli arretrati che però non arrivavano. Non credo sia facile a sessant’anni, dopo una vita di lavoro, andare a chiedere l’obolo a chicchessia. Come non credo sia facile mettersi in fila alle otto di mattina, fuori dalla mensa della carità di una scuola cattolica a Roma, a quasi ottant’anni, dignitosi in un cappottino liso, ma seduti sul marciapiede perché si sa che il pasto non verrà servito prima di mezzogiorno, e le gambe fanno male.

Credo però con altrettanta forza che bisogna trovare il coraggio di chiederlo, quell’aiuto. Di non vergognarsi, semplicemente perché non c’è nulla di cui vergognarsi. Non è una colpa. E’ un sopruso. Il risultato di anni di abusi e soprusi. Occorre capire che non si è gli unici in difficoltà. Che non si tratta di un fallimento personale, ma del fallimento di un sistema. Malsano, malato, iniquo. Ma soprattutto che non è vero che la morte sia l’unica soluzione possibile. La vita lo è. L’amore lo è. Come l’amore che legava Romeo ed Annamaria. Insieme fino alla fine nella loro solitudine.

Monti in India: uno scambio auspicabile.

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Sono stati rispediti in India meno di dieci giorni fa. Un fatto vergognoso. Gravissimo. Inaccettabile. Quella di Massimiliano Girone e Salvatore La Torre è una vicenda che non mi va proprio giù e mi indigna profondamente. Per molteplici motivi. Il primo è che un Paese serio non abbandona i propri figli. Men che meno dei militari nell’esercizio delle loro funzioni. Il secondo è l’umiliazione che l’Italia ha subito a livello di politica internazionale. Ed è proprio di questi giorni la notizia che un incidente molto simile a quello occorso ai nostri militari è successo anche a dei militari americani e tedeschi. Sono curiosa di conoscere gli sviluppi di queste vicende, ma qualcosa mi dice che saranno ben diversi da quelli vissuti dal nostro Paese.

Girone e Latorre sono detenuti in India da oltre un anno, in palese violazione del diritto e delle convenzioni internazionali. All’indomani del loro ritorno in Italia con un permesso speciale per poter votare alle ultime elezioni politiche, l’annuncio che tutti auspicavamo e cioè che il Governo italiano non avrebbe rimandato i marò in India, per la mancanza di garanzie di imparzialità e correttezza procedurale fornite dall’India stessa nel giudicare i due militari italiani.

L’epilogo purtroppo lo conosciamo tutti. L’India batte i piedi, revoca l’immunità diplomatica all’ambasciatore italiano Daniele Mancini, minacciando finanche l’arresto, in barba alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.

L’Unione Europea se ne è lavata prontamente le mani. Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell’Unione europea si è infatti sbrigata a dichiarare :” L’Ue non fa parte della disputa legale” tra Italia e India e “perciò non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza” del caso marò. Unione Europea…..Forse europea, perché mi pare che di unione abbia veramente poco

Una vicenda, quella dei due marò è stata gestita malissimo sin dall’inizio. Da quando qualcuno (pare l’armatore ed il comandante) ha deciso che la Enrica Lexie dovesse entrare nel porto di Kochi a seguito delle pressioni indiane. Ed ha continuato ad essere gestita anche peggio. Le responsabilità mi pare evidente che non possano che essere del Governo Monti. Pressapochismo, superficialità, mancanza di coraggio.

Bene ha fatto il Ministro Terzi a dimettersi, anche se in ritardo. Bene ha fatto Giorgia Meloni che rivolgendosi a Mario Monti ha detto :”Vede, Presidente Monti, l’articolo 59 della Costituzione italiana dice che possono essere nominati senatori a vita quei cittadini che, cito testualmente, «abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti»; ecco, noi crediamo che per la sua condotta Lei sia incompatibile con le caratteristiche che si richiedono ad un senatore a vita e per questo chiediamo la sua rinuncia immediata ad un titolo che non merita.”

A me piacerebbe molto se Mario Monti, oltre a rinunciare al titolo di senatore a vita, proponesse al governo indiano uno scambio: Girone e Latorre a casa, Mario Monti in India.

Emergenza Italia: politico avvisato…mezzo salvato…

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Le elezioni sono passate, ed è successo quello che era ampiamente prevedibile. Quello che chiunque viva su questa terra, ascolti le persone, navighi in internet, prenda i mezzi pubblici o semplicemente vada all’ufficio postale o al supermercato, non poteva non immaginare. I partiti tradizionali no. Non crediamo avessero capito fino a che punto potesse arrivare la stanchezza, la sfiducia, la rabbia e la disperazione degli italiani. Non hanno potuto o voluto dare un segnale forte di cambiamento, di rinnovamento. Un punto e a capo necessario, netto, un mea culpa fatto non di parole ma di azioni concrete, per poter sperare di ottenere nuovamente la fiducia di un elettorato che non ci crede più. Soprattutto in chi, in un alternarsi tra maggioranza e opposizione, ha guidato le sorti del nostro Paese negli ultimi trent’anni. Fino ad oggi. Un oggi divenuto insostenibile. Il tasso di disoccupazione che sfiora il 12% (quella giovanile addirittura il 38,7%) mentre solo sei anni prima tanto per rendere l’idea, cioè nel 2007, i tassi erano rispettivamente del 6,2% e 23,2%. Ma ancora, più di trecentosessantamila aziende che hanno chiuso i battenti nel corso del 2012. Zero credito, sanità e scuola pubblica al collasso. Suicidi. Ma tutto questo lo sappiamo. Fin troppo bene.

Temiamo che i partiti storici non abbiano voluto interpretare  i segnali che giungevano da più parti. In questa crisi possiamo vedere il meglio ed il peggio della nostra bellissima Italia. Il peggio vive nei mestieranti della politica, in quelle spregiudicate macchine da guerra che sono diventati i grandi partiti, che per alimentarsi e continuare a marciare hanno bisogno di ingurgitare tutto ciò che gli capita a tiro, senza discernimento. Queste mostruose macchine da guerra sono ad oggi costituite anche da una moltitudine di piccoli ometti mestieranti della politica. Miopi, avidi, bulimici. Privi di sentimenti. Di etica, di morale. Li immaginiamo brulicanti, come migliaia di termiti distruttrici. Che sia un pezzo di legno abbandonato o una cornice di legno del seicento. L’importante è macinare, accumulare, abboffarsi. Anche a rischio di morirne o sentirsi male. L’ultimo anno è stato tragico in questo senso. Tutti noi abbiamo sperato in un governo tecnico targato Mario Monti, che proprio in quanto tecnico potesse e volesse sottrarsi a queste logiche da grande abbuffata. Ci siamo trovati invece, con un governo tutto fuorché tecnico, concentrato a rimettere a posto i conti e conticini a favore dell’Europa, della Germania. Quasi come dovesse o volesse assolvere direttive impartite da altri, ed esempio dal mondo dell’alta finanza internazionale e non. Ma completamente sordo alle necessità sempre più urgenti e pressanti degli italiani. Ormai anche i bambini hanno capito che non si possono fare politiche di aumento della pressione fiscale, di restrizione indiscriminata della spesa pubblica e del credito in un momento di recessione senza causare il collasso, sia economico che sociale. I fatti di Perugia dell’altro giorno, i tanti suicidi, l’aumento di rapine e omicidi a scopo di furto parlano chiaro. Non è demagogia. Ma sarebbe da irresponsabili non voler prendere atto della realtà. Il bene invece è rappresentato dalla grande forza e resistenza propria del nostro popolo, che in momenti come questo esce fuori. La capacità di sognare, di tornare a credere, di voler gettare il cuore oltre l’ostacolo. Da questa forza sono nati nuovi movimenti, nuovi partiti, che spesso senza un euro stanno tentando di invertire la rotta spesso utilizzando quel grande mezzo di comunicazione democratica che è il web. Alcuni di essi hanno sofferto e stanno soffrendo del richiamo giunto da più parti di non disperdere i voti, del cosiddetto “voto utile”, utile senz’altro a continuare a nutrire le termiti. Ma uno su tutti quanti è riuscito nell’impresa di convogliare allo stesso tempo la rabbia e la speranza, ed è ovviamente il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.  Un movimento che ben prima di arrivare alle urne ha lanciato messaggi chiari alla classe politica e dirigente, messaggi rimasti però inascoltati o quantomeno largamente sottovalutati. Del Movimento a Cinque Stelle lascia sicuramente perplessi l’inesperienza che si è potuta cogliere in molti degli eletti, soprattutto in un momento in cui bisogna governare la barca Italia in un mare in tempesta. Grillo ha dichiarato un paio di giorni or sono “Se falliamo noi ci sarà violenza nelle strade”. Temiamo possa essere vero. L’insostenibile iniquità sociale porta a soccombere o a reagire. Ognuno per come sa e come può. Proprio per questo crediamo che enorme siano le responsabilità che attendono Grillo come pure Bersani e Berlusconi. Ognuno di loro, in maniera diversa, punta a tenere sulla corda gli altri per poter dettare i giochi, di qualunque natura siano. Speriamo ovviamente che siano giochi nel senso del bene comune. Questo solo il tempo potrà raccontarcelo. C’è di contro una nazione però, che non ha più tempo e voglia di giocare. Ci auguriamo che questo lo abbiano capito tutti. Che abbiano capito che è giunto il momento di riformare e riformarsi nel profondo. Di rivedere il sistema bancario, gli accordi europei sul debito, ridare credito e ossigeno alle aziende perché possano ripartire, ma soprattutto rivedere i costi della politica, non più tollerabili. Chi fa politica lo deve fare per spirito di servizio e non per scopi di arricchimento personale, fatto salvo il diritto di essere giustamente retribuito per il lavoro svolto. Privilegi e comitati di affari non sono più tollerabili.

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.

sandro pertiniMentre assistiamo al teatrino della nostra classe politica, genuflessa ai diktat della finanza internazionale, dell’Europa e della Cancelliera tedesca (tutti  pro Mario Monti), con candidature annunciate, poi ritirate, poi in forse, poi non si sa, l’Italia è sempre più in ginocchio. Giorno dopo giorno. Ad una velocità preoccupante, tutti i nodi, cioè tutte le risultanze del magna magna smodato, greve, miope, che ha caratterizzato gli ultimi decenni, vengono al pettine.

Come abbiamo avuto modo di anticipare la settimana scorsa, siamo in piena emergenza sanità.

Sul versante IDI, oltre 1800 famiglie sono in attesa di ricevere una quota dei 4,8 milioni di euro che sono stati sbloccati poco più di tre giorni fa dal Commissario Straordinario alla Sanità del Lazio Enrico Bondi. Una boccata d’ossigeno veramente esigua, tenuto conto che i dipendenti IDI- S. Carlo di Nancy e Villa Paola sono senza stipendio da oltre 5 mesi e che la cifra sbloccata porterà meno di millecinquecento euro pro capite.

La giunta comunale di Roma Capitale ha deciso di differire di sei mesi il pagamento del saldo dell’IMU per tutti i dipendenti delle tre strutture della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

Smentite invece nettamente dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e dal Procuratore aggiunto Nello Rossi le voci di presentazione di istanza di fallimento : “Né istanze di fallimento né richieste di altra natura”(procedura di concordato o amministrazione straordinaria) sono stati sollecitati al Tribunale fallimentare di Roma dalla procura in relazione alla “Provincia Italiana della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione”, proprietaria dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) e dell’ospedale San Carlo di Nancy”.

Il 30 dicembre invece verrà “staccata la spina” a tutte le strutture facenti parte del gruppo S. Raffaele nel Lazio. Dopo le sedi di Viterbo, Cassino, Rocca di Papa e Montecompatri quindi, chiuderanno a fine mese anche i presidi Irccs San Raffaele Pisana, San Raffaele Portuense, San Raffaele Flaminia, San Raffaele Trevignano, San Raffaele Sabaudia, San Raffaele Termini, Metamedica, MR3000 e San Raffaele Tuscolana.

Neanche una settimana fa un dipendente del San Raffaele Portuense disperato poiché senza stipendio da settembre, è salito sul tetto della struttura, si è ferito ad un braccio ed ha tentato di  gettarsi nel vuoto.

A rischio anche Oftalmico, Istituto Eastman, CTO, Forlanini, S. Filippo Neri e Policlinico Agostino Gemelli.

La sensazione netta, ma purtroppo credo sia molto più di una sensazione, è che ormai siamo in un periodo di autentica barbarie. Un tempo in cui l’essere umano, con i suoi bisogni primari non sono più una priorità.

Lavoro, sanità, istruzione sono ormai concetti superati in un mondo governato dalla finanza. E la finanza si sa non ha etica, è dominata dalla logica del mordi e fuggi nel più breve tempo possibile.

Mi pare che la maggioranza dei nostri rappresentanti in parlamento siano in sintonia o quanto meno non vogliano o non possano opporsi a questa logica.

Mi tornano alla mente le parole di quello che per me è stato un grande italiano, un grande uomo, un grande Presidente della Repubblica. Sandro Pertini disse :”Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.