Rignano Flaminio, in attesa di giustizia.

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Venerdì prossimo la Terza Sezione Penale del Tribunale di Appello di Roma emetterà la sentenza di secondo grado per il processo di Rignano Flaminio.

Dopo quasi otto anni da quelle prime denunce sporte dai genitori nel luglio del 2006 ma soprattutto dopo il lungo calvario vissuto dai bambini e dalle loro famiglie.

Impossibile ripercorrere le mille situazioni vissute, le mille difficoltà superate. E’ stato un percorso ad ostacoli e forse anche grazie ai mille ostacoli da superare i protagonisti di questa immonda vicenda sono riusciti a sopravvivere ad un dolore e alla devastazione  difficili da spiegare sino in fondo a chi non li ha vissuti. Anche se c’è una cosa sopra a tutto che glielo ha consentito. L’amore. L’amore dei bimbi verso dei genitori e viceversa. Delle mamme verso i papà e viceversa. Delle famiglie tutte, fratelli, nonni, zii. E la consapevolezza di essere fortunati ad avere i propri figli accanto a sé, feriti per sempre ma pur salvi, pensando invece alle migliaia di bimbi che scompaiono ogni anno, inghiottiti  nell’orrore del traffico di organi, nell’inferno delle organizzazioni pedofile o, nella migliore delle ipotesi, nella tratta di bimbi per le adozioni illegali

L’altra grande consolazione, per loro come per me, è la consapevolezza che dopo il caso di Rignano Flaminio molto si è fatto ed ancora si sta facendo per il contrasto della pedofilia. Dalle tecniche investigative (od oggi molto spesso i colpevoli vengono “inchiodati ” dalle videoriprese) alla prontezza dell’ascolto del minore per “cristallizzare” la prova, fino al grande segnale di cambiamento lanciato da Papa Francesco che ha recentemente istituito una commissione antipedofilia.

Molto, veramente molto, c’è ancora da fare, come fissare un protocollo di ascolto del bambino-testimone che non sia mera linea guida ma protocollo condiviso e sottoscritto dalle varie parti in causa.

Dalla sentenza di venerdì prossimo preferisco cercare di non attendermi nulla, anche se c’è una cosa, anzi due, che ritengo essenziali ai fini di una corretta lettura di tutta questa storia.

Che le testimonianze di quelle piccole donne e di quei piccoli uomini coraggiosi, alle quali sono stati trovati fin troppi riscontri, non cadano in un vuoto che risulterebbe comunque silenziosamente colpevole. E che conseguentemente si arrivi quantomeno ad ammettere che i fatti sono accaduti. La seconda è di non dover più leggere nelle motivazioni della sentenza, come accaduto per il processo di primo grado, affermazioni comiche se non attenessero a fatti tragici,  come per esempio quella relativa agli esiti cicatriziali riscontrati in numerosi bambini. Per spiegarle infatti, il collegio presieduto da Mario Frigenti disse che potevano essere riferibili ad interventi chirurgici pregressi (mai effettuati), al morbo di crohn (che fortunatamente i bimbi non hanno ne hanno mai avuto), ad abusi sessuali (ma la sentenza lo ha negato), oppure ad una caduta accidentale, a gambe divaricate, su un oggetto appuntito. E credo che questa ultima ipotesi, visto che ci troviamo di fronte a più bambini, si commenti da sola.

Un abbraccio ai bambini oggi pre-adolescenti, alle famiglie, agli avvocati ed ai periti ed a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo viaggio infernale, cercando di far ottener loro giustizia. Dopo le aule di tribunale ognuno rimarrà solo con la propria coscienza (per chi la possiede) e, per chi crede, dopo la giustizia degli uomini ci sarà comunque quella divina.

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