Quanto vale la vita di un uomo?

lampedusa

Quanto vale la vita di un uomo? Di una donna? Di un bambino? E questo valore, cambia a seconda della nazionalità, o è sempre il medesimo? La vita di uno statunitense, di un tedesco o di uno svedese, vale quanto quella di un italiano, di uno spagnolo, di un etiope o di un albanese?

I morti di giovedì a Lampedusa verranno presto dimenticati. Inutile nascondersi dietro ad un dito.  Come le migliaia di disperati che sono morti prima di loro negli ultimi dieci anni, più di seimila persone, SEIMILA, che sono annegate o morte di stenti a poche miglia o centinaia di metri, dalla loro “terra promessa”. Stipati su carrette nauseabonde sognando una possibilità di vita, a volte un futuro migliore, altre semplicemente “il futuro”, la possibilità di continuare a vivere.

Dimenticati dalle persone, da tutti noi, affaccendati come siamo nelle nostre vite complicate, intenti a cercare la nostra di sopravvivenza, in un altro modo, in un altro mondo, diversamente aspro e crudele. Dimenticati, o meglio archiviati come un tema mai veramente preso in considerazione, dagli Stati. Straccioni che scappano dai loro Paesi straziati da guerre spesso alimentate del traffico delle armi provenienti da Paesi Occidentali, buoni al limite come forza lavoro da impiegare sottoprezzo.

Ve lo ricordate l’immenso Alberto Sordi in “ Finché c’è guerra, c’è speranza”?

Delle immagini che sono scorse senza sosta su tutti i TG ed i programmi di attualità, quelle che mi hanno più lacerata non sono state le decine e decine di corpi allineati dentro quegli scuri sacchi di plastica dura, no. Il sacco di plastica, volutamente opaco per rispettare il momento più estremo, che è la morte, cela l’identità e con essa offusca la realtà. Il fatto che, dentro quel sacco, c’è sì un corpo esanime, ma che quel corpo, ben prima di diventare un cadavere, è stato una persona. Unica. Come unici sono tutti gli esseri viventi.

Non i sacchi quindi, ma altro, mi hanno colpita diritto al cuore.  Le tante fotografie trovate nelle tasche degli abiti lisi di quei poveri corpi ripescati dal mare Quei corpi che abbiamo visto galleggiare come stracci vecchi. Come relitti, a testimonianza cruda e crudele dell’implosione che ci ha risucchiato tutti. Che ha colpito il nostro essere uomini in un mondo capovolto, dove al centro non vi è più l’uomo no. Ma il profitto in quanto tale. Non il guadagno finalizzato al benessere ed alla qualità della vita, aspirazione sana e sacrosanta, no. Il profitto per il profitto, da idolatrare come una divinità.  Sopra a tutti, sopra a tutto. Oltre la carità, l’amore, l’umanità. In quelle foto piccole piccole, da poterle tenere in tasca, tanti volti. Genitori, figli, parenti, amici. Persone abbracciate, a volte sorridenti, altre no, come tesi, forse in vista dell’imminente partenza dei loro cari. Ma legate da quel filo indivisibile che è l’amore. Di una mamma, di una fidanzata o del migliore amico fin dall’infanzia. Una in particolare mi è sembrata dolorosamente beffarda. Due giovani, un ragazzo ed una ragazza, abbracciati. Sullo sfondo, un sole caldo, delle palme. Ancora dietro una scritta :” Good luck”, Buona fortuna. Ma il destino non è stato clemente con loro, no.

Quell’amore, quella speranza di vita è diverso dal nostro sentire? Vale meno del nostro?

La verità è che nessuno dovrebbe essere costretto ad andare via dai propri affetti, dalle proprie tradizioni, dalla propria storia. Pensiamo per un attimo a cosa si prova quando si è costretti ad andare ospiti da qualcuno, anche se amico o addirittura un parente. E non si può proprio dire che questi disperati dell’anno duemila vengano accolti a braccia aperte.

Non si può vivere senza dignità. Ed il lavoro è dignità. Il lavoro, il guadagno, permettono di essere liberi e di avere un futuro, per sé e per la propria famiglia. E’ per questo che dovrebbe essere garantito a tutti, e a casa propria. Non possiamo accettare che la dignità ed il diritto alla sopravvivenza, continuino ad essere merce di scambio tra Paesi industrializzati e Paesi del cosiddetto Terzo Mondo.

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Riflessioni di una giornata come tante……

 

In una giornata grigia, ma così grigia che sembra di stare a Bruxelles, stavo ripensando al finimondo che hanno scatenato le dichiarazioni di  Guido Bertolaso. Osannato fino a due minuti prima per preparazione, efficienza e professionalità  da tutta l’ Europa, addirittura indicato come persona o come unica persona in grado di gestire e coordinare gli aiuti europei per l’emergenza Haiti. Da uomo libero ha espresso la sua opinione  (ritengo con un fine costruttivo) dopo aver visionato le zone colpite dal terremoto e subito Hillary Clinton lo ha pesantemente attaccato,  liquidando irriguardosamente le sue affermazioni come “chiacchiere da bar” . Cosa ha fatto allora  il Governo Italiano? Leggi il seguito di questo post »