Non ci si abitua ai quotidiani orrori

anziano

Non passa giorno o quasi ormai, in cui non giungano notizie aberranti di violenze patite dalle categorie più deboli. Bambini, anziani, diversamente abili. Case di cura lager, o bimbi maltrattati o abusati, nei casi più gravi, da adulti ai quali erano stati affidati, a scuola come pure nelle attività sportive o ricreative.

Anziani e disabili maltrattati, malmenati. Legati, vessati. Lasciati a loro stessi tra escrementi e sporcizia. Malnutriti, schiaffeggiati, strattonati. Derisi. Bambini e ragazzini insultati, picchiati, abusati. Umiliati. Costretti a mangiare a forza,  presi a parolacce, spintonati, tirati per i capelli. Così tanti casi che, a parte lo sdegno iniziale, alla fine non stupiscono neanche più, e vengono dimenticati il giorno dopo. E’ terribile doverlo ammettere, ma noi uomini riusciamo a fare l’abitudine quasi a tutto. Anche all’orrore. Non soffermandoci a pensare alle vittime. A riflettere sul fatto che sono persone, madri, padri, figli, fratelli, sorelle, nonni. Ciascuno con il proprio carattere, le proprie abilità ed i limiti. Con il loro vissuto alle spalle, fatto di anni sicuramente migliori, oppure creature nate con disabilità e patologie tali che gli hanno persino impedito di cominciarla davvero, una vita degna di essere chiamata tale.

E poi arriva l’aguzzino di turno. Come si può arrivare a tanto? Verrà forse preso dalla frenesia malata di sfogare tutte le proprie frustrazioni, la rabbia repressa, la violenza sopita su chi non ha la facoltà nè fisica nè verbale di difendersi, di chiedere aiuto?

Difficile trovare la riposta, ma forse poi non è quella che conta di più. La risposta più importante deve giungere sul cosa fare affinchè orrori simili non succedano più. Quelli che finiscono sulle prime pagine dei giornali locali, come le troppe altre destinate a rimanere nell’ombra. E a volte le soluzioni non sono poi così impossibili da trovare.

Telecamere. Videosorveglianza in ogni dove. In ogni ambiente in cui vivono o soggiornano anziani, bambini, ammalati, disabili.

Insieme ai mille permessi, autorizzazioni e varie, la legge dovrebbe prevedere l’installazione di un sistema di videosorveglianza gestito ovviamente esternamente alle strutture. Asili, case di cura, rsa, lungodegenze, strutture per diversamente abili.

Assieme alla obbligatorietà da parte del personale sanitario e non, del personale scolastico e di ogni sacrosanta persona che venga a contatto con soggetti deboli, di sottoporsi a test psicologici e se necessario psichiatrici con cadenza almeno annuale.

Qualcuno potrebbe fare due obiezioni, una in merito ai fondi necessari, l’altra per la “lesività” delle misure di prevenzione per quella maggioranza di personale onesto, premuroso, corretto.

Quanto ai fondi, la vita è fatta di priorità, e se decidiamo di mettere al primo posto la dignità e la sicurezza dell’individuo, la risposta viene da se.

Quanto al personale virtuoso, beh, moltissimi operatori onesti hanno avuto modo di dire che sia le telecamere che i test psicologici rappresenterebbero una maggiore garanzia anche per loro, per chi non ha assolutamente nulla da nascondere.

L’unica vera domanda che resta è: perchè il governo attualmente in carica, tutti gli altri che lo hanno preceduto ed una classe politica intera non si muove in questo o in altri sensi?

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Tanta miseria, un pò di nobiltà.

anziani1Roma, una sera di fine febbraio come tante. Il traffico impazzito dopo la recente alluvione con relative frane, strade ancora interrotte e chissà fino a quando, dati i “chiari di luna”. Per strada buche che sembrano voragini, le strade poco illuminate.

Percorsi alternativi per cercare di tornare a casa quanto prima, dopo una giornata interminabile. Le venti circa, quartiere semicentrale. Una via secondaria. Una macchina accosta sul lato della strada. Un signore scende, prende un sacchetto di immondizia e si avvia sul lato opposto, verso dei cassonetti.

Questione di un minuto. Ma un minuto non basta. Allora mi giro ad osservare.

Il cassonetto è aperto. Quel signore ha gettato il suo sacchetto, ma non si decide a tornare alla sua auto. Vicino a lui una signora anziana, vestita normalmente, ben pettinata, dignitosa. Guarda dentro al cassonetto, le braccia ci scompaiono dentro.  Lui è perplesso, non capisce subito. Le chiede se abbia perso qualcosa, se stia cercando qualcosa…..lei non risponde. E lui ancora: “ Signora, ma cosa fa?” Lei con un filo di voce di rimando dice .” Perché, ma che le do fastidio?”. Poi lui dice ancora qualcosa e lei sgrana gli occhi, come fosse stata colta in fallo. Colpita nel segno.

Il signore si infila una mano in tasca e poi infila la mano nel cassonetto, raggiunge la mano della signora, cerca di porgerle qualcosa. Una banconota. La signora lo guarda stupita e si ritrae. Non vuole accettare. Lui allora le infila la banconota nella tasca del cappotto, le da una pacca lieve sulla spalla, dice ancora qualcosa e torna alla macchina e riparte. “ Ma perché si vuole privare di questi soldi per darli a me? Anche lei ne avrà bisogno….”

Non ci sono commenti, non ci sono parole. Quanta dignità, pudore e dolore vissuti da entrambi, anche se in modo diverso, in quei pochi minuti che hanno condiviso davanti a quel cassonetto.

Roma, febbraio 2013. Non c’è più tempo. Renzi, Letta, Berlusconi e tutto il cucuzzaro. Non c’è più tempo. Se davvero volete fare qualcosa per gli italiani, fatelo adesso.