I piccoli veggenti di Rignano Flaminio.

BIMBO COPERTO DA CUSCINO

Dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Tivoli pensavo sinceramente di essere preparata a tutto. Anche al peggio. Ma quando venerdì, poco prima delle 13.30, la III° sezione penale della Corte di Appello di Roma ha confermato integralmente la sentenza emessa circa due ani fa, beh, mi sono accorta che non si può mai essere preparati. Perché oltre la razionalità, in fondo al cuore non si smette mai di sperare. Dopo l’agitazione durante la camera di consiglio ed il fiato trattenuto tra il suono della campanella che annunciava il rientro in aula del collegio presieduto dal Dott. Mineo, e la scarna lettura della sentenza, un caleidoscopio di emozioni. Più trattenute rispetto a due anni fa, ma forse ancor più intense e profonde, come accade quando una esperienza matura dentro di te.

Una rabbia sorda, tra la nausea e la rassegnazione,  ma soprattutto una profonda tristezza. Per gli ex-bambini di Rignano, ormai ragazzine e ragazzini pre-adolescenti, certo, per i loro genitori, ma in fondo poi per ognuno di noi.

Lascio agli uomini ed alle donne di legge le espressioni, pur corrette, sul fatto che le sentenze vanno rispettate e sull’opportunità di aspettare di leggere le motivazioni, attese come minimo tra novanta giorni. Tutto giusto, per carità.

Ma, avendo seguito questa vicenda dal 12 ottobre 2006 (il giorno delle perquisizioni dei RIS nella scuola e nelle abitazioni degli allora indagati, avvenute tre mesi dopo le prime denunce) e conoscendone quasi tutti gli aspetti, non riesco proprio a mantenere alcun tipo di aplomb.

Dopo la sentenza di primo grado, una dei bimbi, oggi ragazzina dodicenne, ha detto alla mamma: ” Perché non ci hanno creduti?”

E lei, cercando di alleggerire il carico :”Amore, i giudici hanno sentito tutti i genitori, poi le maestre, e hanno deciso che non fosse successo nulla”.  E allora, con la logica ferrea e pulita di chi non conosce la corruzione del mondo :” ma scusa, loro non c’erano. Io c’ero. Portami da loro e gli racconterò cosa è successo”.

Ci siamo detti mille volte che il caso di Rignano Flaminio ha pagato lo scotto del “noviziato” e dell’inesperienza. Grazie a Rignano Flaminio molto è cambiato ed oggi tanti casi vengono risolti grazie a tecniche investigative affinate, precise e puntuali. Quasi sempre grazie alle telecamere nascoste che riprendono abusi e maltrattamenti su bambini quasi sempre piccolissimi. E di questo ovviamente siamo lieti.

Ma l’aspetto che ritengo insopportabile e grave, anzi gravissimo, rispetto alla sentenza di venerdì, è il fatto che si sia ribadito ancora una volta che il fatto non sussiste. Tralasciando le responsabilità, sulle quali correttamente non mi pronuncio e non mi sono mai pronunciata, non avendone titolo.

Se una persona venisse malmenata e refertata all’ospedale e poi non si trovasse l’aggressore, potremmo mai dire che il fatto non sussiste? Penso proprio di no. Ecco questo di fatto è successo con la sentenza emessa a Piazzale Clodio.

Referti medici, perizie psicologiche, l’incidente probatorio, le tracce di sostanze stupefacenti ritrovate nei capelli. Bambini veggenti che hanno descritto minuziosamente luoghi e oggetti mai visti ma effettivamente ritrovati, e che portano sul corpo e nel cuore le cicatrici di ferite mai inferte. Chissà, potremmo chiedere loro i numeri vincenti del superenalotto e devolvere tutto in beneficenza!

Verrebbe amaramente da pensare che in Italia forse, convenga essere colpevoli piuttosto che parti lese. Il colpevole ha discrete possibilità di farla franca, la parte lesa ne ha altrettante di non essere tutelata.

E adesso? Beh, credo proprio che adesso, per dare un senso a tutta questa storia, sia il caso di chiedere con ancor maggiore forza un protocollo di ascolto del minore chiaro, netto e condiviso. E di procedere immediatamente all’incidente probatorio senza far ascoltare il bambino-testimone da chicchessia.

Ai ragazzini di Rignano, che sento un po’ anche miei, vorrei dire che grazie al loro coraggio, sono stati fatti tanti passi avanti nella lotta alla pedofilia, e che il loro dolore non è stato vano. Ma soprattutto auguro loro di non perdere mai la capacità di lottare per le cose in cui credono, e la voglia di sognare un mondo migliore. Schiena diritta, sguardo fiero, ed in petto il cuore che batte, un po’ ammaccato certo, ma mai domo.

Riflessioni dopo le Elezioni Amministrative di Roma e non……….

Chi mi segue (e forse anche chi mi segue poco, data la mole di informazioni postate…) sa bene che per le recenti elezioni comunali a Roma, ho sostenuto la candidatura di David Gramiccioli, giornalista d’inchiesta, vincitore del Premio Italia Diritti Umani 2012, patrocinato da Amnesty International, responsabile della Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta (che ha portato in scena, tra le altre, un’opera dall’altissimo valore sociale di contrasto alla pedofilia:” Ultima Missione Destinazione Inferno”).

Ho già avuto modo di spiegare il perchè della sua (cioè della nostra) candidatura, e cioè la naturale evoluzione dell’impegno di David per il sociale, la voglia ed il bisogno di affrontare le questioni da “dentro il sistema”, e la scelta di farlo accanto a Gianni Alemanno, proprio perché l’ormai ex sindaco di Roma, ha sposato le nostre battaglie per l’infanzia , la tutela di categorie professionali vessate (come quella dei tassisti e molte altre), l’edilizia popolare, l’animalismo ecc. In oltre 10 anni di Ouverture, la sua creatura radiofonica, David ha esplorato mondi minati, temi delicati e scomodi,  motivo per il quale ha spesso dovuto “traslocare” forzatamente o meno da un’emittente all’altra.

Grande entusiasmo iniziale da parte delle centinaia e centinaia di persone che Gramiccioli ha ospitato in radio ben prima della candidatura, per le quali ha organizzato manifestazioni, contattato esponenti delle istituzioni, insomma,  combattuto. Risultato ormai ben noto, meno di seicento voti (e per essere onesti una quantità importante di schede annullate o comunque non assegnate).

Candidarsi vuol dire metterci la faccia, rischiare in prima persona, soprattutto per chi non ha un “posto fisso”, ma vive della propria immagine e della propria credibilità. Vuol dire mettersi in gioco completamente, senza paracadute. Incoscienza o coraggio? Il confine è labile. Per me semplicemente la voglia di contribuire a rendere un pochino migliore il mondo in cui viviamo. Credere nella vita, in qualche misura, e non rimanere in un angolo a guardare raccontandosi di non poter fare nulla.

Quando si vive un insuccesso, si cerca di analizzare la situazione e capire dove si è sbagliato. Troppo facile prendersela con gli altri pensando di non avere colpe. E’ quello che ho tentato di fare, sia per quanto riguarda David Gramiccioli che Gianni Alemanno. Sono riflessioni molto diverse tra loro, così come era ed è molto diversa la posizione dei due soggetti in questione. Per quanto riguarda David, credo che molte persone si siano rivelate semplicemente opportuniste, egoiste e vili. Superficiali nella migliore delle ipotesi. Incuranti del fatto che qualcuno si fosse esposto anche per loro. Che lottasse anche per loro. E abbiano ritenuto poco importante andare a votare, delusi dal panorama generale, o, fatto ancor più grave, abbiano preferito votare qualcuno di politicamente più “solido”, pensando potesse tornare loro più utile a livello meramente personale. Superficialità o orticello? Ognuno sa quel che ha o non ha fatto e perché lo abbia o non lo abbia fatto. Il nostro errore dunque, in questo caso, è stato quello di credere alla buona fede ed al supporto di chi, invece, si è eclissato. Cazzari, direbbero a Roma, e perdonatemi il termine inelegante…..mezzi uomini o mezze donne….quaquaraquà. Perchè nessuno ha mai preteso niente, e quindi nel momento in cui qualcuno assicura un appoggio neanche chiesto e poi scompare……….Sarei curiosa di conoscere l’identità delle seicento persone che invece lo hanno scelto e sostenuto….qualcosa mi dice che rimarrei estremamente sorpresa nello scoprire volti ai quali non avrei mai pensato. E li ringrazio uno ad uno. Come coloro che hanno votato ma magari sbagliato ad indicare la lista di appartenenza o commesso altri errori che hanno reso nullo il voto. Ma ringrazio anche coloro che invece hanno incitato e sostenuto a parole ma non nei fatti. E’ stato per me un grande insegnamento o meglio un” remind”. Cercherò di tenere a mente che non sono molte le persone di parola, oneste e leali. Per non dire riconoscenti. Bisogna rammentare, non per ritirarsi dalla battaglia, ma per essere più consapevoli e accorti nella valutazione e studiare la “strategia”  conoscendo bene le forze di cui si dispone. Ma tant’è.

Veniamo a Gianni Alemanno.  La sconfitta è netta. Possente. Così netta e possente che solo un idiota o una persona in malafede la potrebbe attribuire soltanto all’ormai ex sindaco di Roma. Gianni Almenno ha ereditato una città sull’orlo del fallimento, e nel primo mandato, nonostante il taglio pesantissimo di fondi disponibili dovuto alla spending review, ha evitato il fallimento, ridotto il debito del 30% (quattro miliardi di euro in meno) tagliato i costi della politica per oltre 450 milioni di euro, incrementato il turismo di oltre il 25%,  aumentato i posti disponibili negli asili nido (comunali e convenzionati), ma potremmo andare avanti così ancora a lungo. Non serve. Basta andare a cercare i dati, disponibili ovunque, che parlano chiaro. Per carità, molte cose non funzionano in città, molto c’è ancora da fare, ma certamente non è stata una amministrazione fallimentare. E il secondo mandato avrebbe potuto essere quello del completamento del lavoro iniziato, dello sviluppo, dell’investimento. Ma ormai poco conta. Al mondo ci sono persone che materialmente  fanno poco o pochissimo ma  riescono a comunicare quel poco che fanno moltiplicandolo esponenzialmente. Altri invece che pensano soprattutto a fare  nel concreto e magari tralasciando di comunicare al meglio le cose fatte.Per mille motivi. Credo che nel caso della Giunta Alemanno, ci troviamo di fronte al secondo scenario.

Il primo partito in Italia continua ad essere, come a febbraio per le politiche, quello degli astensionisti. Non persone disinteressate come dice qualcuno, alla politica. Persone arrabbiate (per non usare termini più coloriti), persone deluse che credono che votare l’uno o l’altro sia perfettamente uguale, perchè facenti parte di un sistema malato e spesso corrotto, che non funziona proprio più. Occupate a tentare di sopravvivere. Giorno dopo giorno. Il 25% degli italiani a febbraio aveva dato mandato al movimento 5 stelle. In parte un voto di protesta, un fortissimo segnale ai partiti tradizionali rimasto inascoltato, in parte la speranza vera di cambiamento. Una speranza rimasta in gran parte tale (e il crollo del consenso alle amministrative lo sottolinea), visto che gli esponenti del movimento guidato da Beppe Grillo e Grillo stesso, quel mandato non lo hanno saputo o voluto accettare. Un fatto moralmente grave soprattutto in un momento di così grave disagio. Attività che chiudono giorno dopo giorno, giovani e non giovani che non trovano lavoro, sanità quasi al collasso, scuole pubbliche che non hanno nemmeno i soldi per realizzare il p.o.f.,e  non parliamo dei disabili, file sempre più lunghe di nostri concittadini, spesso anziani, in attesa davanti alle mense per i poveri (o vogliamo chiamarle per i meno abbienti che fa più chic?). Lo schiaffo lo hanno preso tutti i partiti. Trasversalmente. A destra come a sinistra. Il centro-sinistra però ha un apparato più coeso, un elettorato più “diligente” ed una presenza territoriale che il centro-destra non ha. E per questo ha vinto uniformemente a livello nazionale, dal nord al sud, isole comprese.

Chissà se il messaggio forte che arriva dalle urne, anzi, dai seggi deserti, stavolta verrà ascoltato. Se la distanza siderale che si è creata tra classe dirigente e Paese reale si colmerà. Se capiranno che bisogna far ripartire l’economia. Da ieri. Che la misura è colma, la pazienza finita, le tasche vuote. Che c’è chi si uccide ma chi potrebbe decidere di fare altro. E non basta invitare le persone ad abbassare i toni. E’ la qualità della vita che va innalzata. Il futuro che va restituito. Che le persone hanno bisogno di sapere che non sono sole a stringere la cinghia, ma soprattutto che quanto risparmiato stringendo la cinghia non viene sputtanato ma gestito oculatamente dallo Stato, come un buon padre di famiglia. Quando e se questo avverrà, potremo riprendere un percorso attualmente interrotto tra politica e Paese reale. Ad oggi il motto mi pare che sia mestamente: si salvi chi può. E che chi può…siano sempre in pochi ed i soliti.

Tornando al Roma, sono certa che sia ormai superata la fase di forte odio e fobia del PD  rispetto a Berlusconi ed al PDL tutto, e che quindi Ignazio Marino possa rappresentare la parte più positiva di questo cambiamento e voglia continuare sul solco delle riforme tracciato da Gianni Alemanno, il quale si è da subito detto pronto ad una opposizione leale e che vada nel senso del bene della città. Non possiamo certo  permetterci sindaci improvvisati e dilettanti allo sbaraglio. Sarebbe fatale.

Perchè David Gramiccioli.

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Quando ho incontrato fisicamente per la prima volta David Gramiccioli, è stato per una diretta di due ore di “Ouverture”, allora in onda su radio Yes, credo fosse fine maggio del 2012. Prima l’avevo conosciuto telefonicamente, intervenendo in radio. Ricordo che eravamo con Barbara, una delle mamme di Rignano. Abbiamo preso un caffè prima della trasmissione, e lui parlava, parlava….Io lo osservavo, cercando di soppesarlo, capirlo, come mi hanno insegnato i terribili sette anni successivi alla storia di Rignano Flaminio. Ho pensato che fosse un contaballe oppure un pazzo. Ma poi ho capito, nel tempo, che tutto poteva essere tranne che un contaballe. Ed ho riconosciuto il lui quella vena di sana follia che vive in me e che è necessaria ed imprescindibile ad avere il coraggio e la voglia di lottare per cambiare le cose. Poco dopo David è stato cacciato da Radio Yes proprio per i temi trattati nella sua “Ouverture”, anche e soprattutto per la storia di Rignano e le potenti lobby pedofile che si annidano nell’ombra e banchettano sulle nostre creature. Ricordo la telefonata quando mi informò del fatto. Ricordo quando gli dissi che mi sentivo in colpa per quello che gli stava capitando e che forse avrei preferito non si fosse mai occupato di noi, e lo pensavo. Ricordo anche che si arrabbiò moltissimo per le mie parole e mi disse che avrebbe rifatto tutto, ogni singolo passo, ogni singola scelta. Non ne ho mai dubitato. E poi Radio Roma Capitale, le tante battaglie vissute insieme, anche oltre la pedofilia. Ma ricordo anche molto bene quando mi chiamò per dirmi della proposta della candidatura. E mi chiese se potessi condividere con lui questa esperienza. La prima cosa che mi disse, fu, che in caso di elezione, la nostra Roma sarebbe diventata Capitale dell’Infanzia.Che avremmo potuto fare tutte quelle cose che avevamo da fare. Non ha chiesto nulla per se. Come io non ho mai chiesto nulla per me. Ho rifiutato altre proposte di candidatura ed ho accettato di vivere le sua. La nostra. In questo turno di tempo, come direbbe lui…., ho conosciuto tante persone, incrociato sguardi, vite, esperienze. Condiviso tempo, stanchezza, rabbia e gioia con le altre persone che hanno combattuto con noi fianco a fianco (non le nomino una ad una, ma loro sanno che le tengo nel cuore). Persone che forse altrimenti non avrei mai incontrato, mai conosciuto. Mancano poche ore al responso delle urne. Ho scritto tanto in queste settimane. Delle azioni fatte da David, le sue battaglie, le manifestazioni organizzate, i successi già compiuti, quelli ancora da inseguire. Vorrei dire un’ ultima cosa a riguardo. Non perdiamo l’opportunità di avere un uomo come lui al Consiglio Comunale di Roma. E’ un’anima rara. Non scevra da difetti, ci mancherebbe altro (altra frase ricorrente del Gramiccioli..). E’ istintivo all’eccesso, irascibile, estremamente complesso nella personalità, a tratti autoritario, a volte insopportabile. Ma è un uomo colto, competente, onesto, appassionato. Coraggioso e carismatico. Un uomo che per dieci anni con la sua Ouverture ha dato voce e raccontato la vita degli ultimi. Sfidando spesso lobby e comitati d’affari che sugli ultimi banchettano con estremo piacere e preferiscono farlo nel silenzio. Se verrà eletto perseguirà il bene comune, come ha sempre fatto. Spero venga sostenuto ed eletto. Abbiamo tante cose da fare. Ma bisogna farle da dentro. Il cuore e la mente mi dicono che così sarà. Agli sfiduciati dico: chi perde totalmente la fiducia nel prossimo e la capacità di credere in qualcosa, ha perso il senso della vita, ed è uno sconfitto. Non lasciamoci sconfiggere. Non perdiamo la capacità di credere. Insieme possiamo. Grazie, un abbraccio a tutti e serena notte.

ABUSI SU MINORI: CORRIAMO AI RIPARI.

 

abuso_minori-21L’episodio di Casal Bertone è solo l’ultimo in ordine di tempo di una serie troppo lunga di abusi commessi ai danni di bimbi che molto spesso non arrivano neanche ai quattro anni di età. Vengono scelti piccoli, piccolissimi, per ovvi motivi. Hanno più difficoltà a parlare, a raccontare quello che viene loro fatto. Sono più facilmente ricattabili e minacciati.    Non hanno ancora la capacità di dare indicazioni spazio-temporali. Spesso non vengono creduti, oppure chi ascolta è portato a credere che i racconti di un bimbo così piccolo vengano ingigantiti.I bimbi credono poi l’adulto abbia sempre ragione, gli riconoscono una autorevolezza che purtroppo non sempre merita. Si fidano, soprattutto quando l’adulto in questione è un punto di riferimento, come un insegnante, un allenatore, un amico di famiglia. E spesso pensano di meritare, in qualche modo, i trattamenti che vengono loro riservati. Che sia colpa loro. Siano percosse, minacce, insulti, abusi sessuali. La misura è colma. Non si può più tollerare ed attendere oltre. E’ necessario adottare dei provvedimenti seri.Voglio esprimere con chiarezza la mia totale stima per chi, e sono la maggioranza, grazie a Dio, svolge il proprio mestiere con professionalità ed amore. Quello dell’insegnante secondo me è una missione ancor prima che un lavoro. Come per l’infermiere, l’allenatore e per tutte quelle figure professionali che hanno a che fare con le categorie più deboli e tenere della società: bambini, anziani, ammalati. Ma ciò non toglie che bisogna correre ai ripari. Quali? Le telecamere innanzitutto. Credo sia assolutamente necessario installare telecamere almeno negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia. Con la gestione delle riprese affidate esternamente. Siamo costantemente videoripresi nella vita di tutti i giorni. Al supermercato, in banca, per strada. Non vedo perchè non si dovrebbe poter controllare quanto avviene in luoghi “sensibili”. E non credo che in una scuola degna di questo nome ci siano attività che non possano essere riprese. Secondo punto: credo che alcune categorie professionali (come avviene del resto già per molte di esse) debbano sottoporsi annualmente ai dei test psico-fisici per poter verificare la sussistenza della idoneità a svolgere la mansione ricoperta.Terzo punto: prevedere la presenza di uno psicologo dell’età evolutiva all’interno delle scuole frequentate dai più piccoli, che a rotazione sia presente nelle classi nelle fasi di gioco e prenda visione dei disegni dei piccoli. Un occhio esperto coglie facilmente segni di disagio allarmanti.Il quarto punto è sicuramente più complesso, e riguarda l’essere umano. Nel caso della scuola materna di Via San Romano, al Portonaccio, scrive il GIP, la bravissima Elvira Tamburelli  :”Altre maestre dell’istituto e la direttrice Citti sono da tempo a conoscenza dei comportamenti della Mattei . La direttrice non è mai intervenuta, neppure attivando verifiche interne bensì ha coperto i comportamento violenti e umilianti nei confronti degli alunni tenuto dalla maestra, che durava da molti anni ed è stato adottato fino a pochi giorni prima dell’arresto”. La Direttrice non sarebbe stata l’unica a sapere ed a tacere. Pare che molti tra il corpo docente e non sapessero ma che abbiano taciuto perchè minacciati di licenziamento o mobbing. Questo è un aspetto che per alcuni versi trovo se possibile ancora più colpevole di quello dell’insegnante stessa. Come si può assistere od essere a conoscenza di fatti così gravi- se venissero accertati- e non muovere un dito? Forse a questo punto è necessario formare ed informare i lavoratori delle varie categorie dei loro diritti come pure dei loro doveri, e punire severamente chi tacendo si rende in qualche misura complice.Un’ultima cosa: ho letto delle dichiarazioni di alcuni genitori dei bimbi della scuola, increduli, qualcuno di loro pronto a “mettere la mano sul fuoco” per un insegnante che conoscono da quindici anni……E mi tornano in mente i servizi di cronaca nera, quando spesso i giornalisti intervistano i vicini di casa di chi magari ha appena compiuto un omicidio, una violenza sessuale, o aggredito qualcuno in maniera feroce. Troppo spesso ho sentito dire:” Non riesco a crederci, il mio vicino? E’ una brava persona, una persona tranquilla, educata, salutava sempre…..”.

RIGNANO FLAMINIO: MA NON ERA TUTTO FINITO?

 

CURVA SUD

Nella mia mente e nel mio cuore rimangono vive ed impresse alcune immagini di quel 28 maggio scorso, alle sei di sera, fuori dal Tribunale Ordinario di Tivoli. Come quelle di un film visto al rallentatore. Le voci, le frasi, mi rimbombano nella testa rallentate anch’esse.  Assoluzione piena, assoluzione piena. L’Avvocato Coppi arriva, punta lo sguardo diritto e sicuro nelle decine di telecamere schierate come un plotone e dice che non capisce proprio le grida ed il pianto dei genitori in aula. Dovrebbero essere contenti continua, nell’apprendere che i loro bambini non hanno subito abusi.

Ricordo le grida di gioia dei supporters degli imputati investirmi dal lato destro, proprio di fronte all’ingresso principale del Tribunale. Ricordo bene il mio senso di smarrimento, il nodo in gola, il cercare riparo per riprendere fiato dietro ad una macchina parcheggiata, le lacrime di dolore, rabbia e indignazione che hanno cominciato a scendere copiose ma per un attimo, solo per un attimo, perché proprio in quel momento ho visto le telecamere rivolgersi verso di me. Mi sono imposta di bloccare quelle lacrime, di schiarire la voce. Ho tirato su le spalle, asciugato il viso e ho detto quello che pensavo (quel dolore non espresso mi si è congelato dentro e mi ha accompagnata a lungo). Che se la testimonianza del minore non viene assolutamente tenuta in considerazione anche quando ai racconti vengono trovati riscontri, anche quando le perizie (del Tribunale e non di parte) parlano chiaro, anche quando viene ritrovata droga nei capelli di due bimbi, anche quando c’è un incidente probatorio (cioè i bimbi sono stati dichiarati capaci di testimoniare e l’hanno fatto), beh, allora tanto valeva legalizzare la pedofilia, perché i bambini sarebbero sempre usciti perdenti, a prescindere. E poi in quel caso, il genitore avrebbe deciso quale strada percorrere per avere giustizia.

 

Dopo sei mesi di attesa, e abbiamo già avuto modo di parlarne proprio qui, sulle pagine di Fuoricampo, sono giunte delle motivazioni per noi inaccettabili. Motivazioni che non spiegavano affatto il perché dell’assoluzione, ma per qual che ci interessa direttamente, non spiegavano affatto perché il Collegio Composto da Mario Frigenti, Barbara Callari e Marzia Minutillo Turtur, avesse detto che “Il fatto non sussiste”. Avremmo potuto comprendere che i giudici arrivassero alla conclusione che i fatti erano avvenuti ma che non ritenevano di avere prove sufficienti della colpevolezza degli imputati, che non fossero certi in merito ai colpevoli. Ma non negare in qualche misura dei fatti concreti senza neanche degnarsi di spiegarci il perché.

Poi, la settimana scorsa è arrivata la notizia che tanto attendevamo. E cioè che il Procuratore Capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, già sostituto procuratore a Roma e presso la Procura Nazionale Antimafia, magistrato di grande esperienza e spessore aveva impugnato la sentenza d primo grado e firmato la richiesta di Appello .Il percorso alla ricerca di giustizia per questi bimbi va avanti dunque. Nulla è finito, nulla è perduto. Ma soprattutto, la voce ed i racconti dei bimbi, insieme a tutti gli altri riscontri, hanno valore. Un grande sollievo, come se qualcuno all’improvviso ci avesse tolto centinaia di chili dalla schiena, inarcata sotto un peso troppo grande.Spiace notare, che di quel plotone di telecamere poco o nulla è rimasto. E non per poter parlare o dire la nostra no. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo con o senza telecamere (parlare di orrore e dolore poi non è mai piacevole). Ma per fare informazione sì. Per far sapere a quei milioni di telespettatori o lettori che ci hanno lasciato sconfitti davanti al Tribunale di Tivoli, che il nostro percorso continua. Che forse i bimbi di Rignano potranno finalmente avere giustizia, ma, soprattutto, che la parola dei bambini ha un valore.  Non potrebbe essere altrimenti. Anche quella dei pentiti di Mafia ne ha. E dare nuova speranza ed energia a chi si trova o si troverà nella stessa condizione. Per noi, per loro, per tutti, continueremo a lottare, e a batterci affinché si arrivi a fissare un protocollo CERTO di ascolto del minore, e a creare una sorte di Procura Nazionale Antipedofilia, due mezzi che per l’esperienza maturata in questi anni rappresenterebbero mezzi efficacissimi di contrasto alla pedofilia ma soprattutto alle lobby pedofile e alle organizzazioni criminali che sfruttano la pedopornografia e la pedofilia on-line

Massimiliano Frassi a Ouverture: l’amore sconfigge la pedofilia.

i bambini delle fogne di bucarest

Mentre scrivo mi rendo conto che oggi (venerdì 21 dicembre 2012 ndr) avrebbe dovuto arrivare la fine del mondo. Che per certi versi per me è arrivata, o almeno l’ho sentita raccontare. Non è la prima volta, non ho ascoltato quasi nulla di nuovo. Conoscevo già la voce narrante, i libri da lui scritti, gli orrori in cui si è gettato a capofitto, tenacemente. Ma stasera ho capito definitivamente che non mi ci abituerò mai, e forse è un bene. E’ quasi mezzanotte e sono di ritorno da una puntata di “Ouverture”, la trasmissione radiofonica  condotta su Radio Roma Capitale da David Gramiccioli. In studio un persona fuori dal comune, da anni in prima linea nel contrasto alla pedofilia, e (l’ho capito stasera come non mai), nell’accogliere, amare e lenire le ferite mai cicatrizzate di chi la pedofilia l’ha subita: Massimiliano Frassi, Presidente della Associazione Prometeo (www.associazioneprometeo.org).

Sono state due ore dense e dolorose, un dolore che spezza il respiro, di quelli che vorresti infilare la porta, uscire all’aria aperta e respirare a pieni polmoni. E non solo per le testimonianze che Massimiliano Frassi ha riportato, (storie di abusi e finanche di morte di creature dai due mesi agli ottantasette anni, come detto da Frassi) quanto per il modo in cui lo ha fatto. Ha raccontato di orfanotrofi nelle Filippine o in Romania che in realtà altro non sono che bordelli in cui pedofili di tutti i generi e le nazionalità si recano per “trastullarsi”nei modi più orrendi fino a provocare in alcuni casi, dopo atroci sofferenze, la morte del bambino o della bambina.

Ha raccontato i bimbi senza infanzia che vivono nelle fogne di Bucarest (non in senso lato, ci vivono proprio nelle fogne) e sopravvivono di prostituzione ed espedienti, inalando colle varie per allontanare freddo, fame e dolore, del corpo e dell’anima.

Massimiliano Frassi è un giovane uomo esile, occhialini da intellettuale, capigliatura non folta. Due occhi che mentre racconta in un italiano forbito ma fotografico, ti bucano l’anima. Semplicemente perché in quegli occhi leggi e senti allo stesso tempo il dolore che hanno visto e sentito e che si è sedimentato nell’anima. Una sensibilità rara in un uomo. Gli uomini generalmente hanno più pudore dei sentimenti. Tendono a volte a diventare spavaldi per celarli. Ad avere un atteggiamento più “fisico”, tracotante. Massimiliano riesce a racconta l’orrore nel dettaglio ma senza mai mancare di rispetto a chi l’ha subito. Con precisione ma delicatezza, al tempo stesso. Senza mai sbagliare un aggettivo. Di tanto in  tanto riesce anche a strappare un sorriso con una battuta mai fuori posto.

Ma il messaggio più importante che uscito forte e chiaro dalla testimonianza di Frassi ad “Ouverture”è relativo a quelli che Massimiliano chiama “i sopravvissuti”. All’olocausto della pedofilia.  Chi ha subito vive forte il senso di colpa, come se l’orrore lo avesse cercato in qualche modo. Oltre la razionalità, in fondo al cuore, l’ex bambino o bambina, sente e pensa di averlo meritato in qualche modo quel dolore. E che quel senso di sporco e sbagliato dipenda da lui o lei. E nell’incapacità di comunicare e di vomitarlo fuori, quel dolore sedimenta, si annida, come una cisti o un tumore.

Parlarne, raccontare, confrontarsi, esorcizza ed aiuta a dare la giusta dimensione a quello che è stato un grande torto subito e non certo una colpa. Per metabolizzare il dolore, metterlo in un angolo e vivere una vita che valga la pena di essere vissuta.

A tutti i “sopravvissuti” giungano i miei più affettuosi auguri di Natale. A coloro che hanno trovato la forza di “vomitare” fuori il dolore, e ancor di più a chi invece non ne ha ancora avuto la possibilità.

Fatelo. Contattando Massimiliano Frassi o semplicemente aprendovi a chi sentite abbia amore da darvi.

Credo che solo l’amore possa lenire ferite tanto profonde inferte da chi invece non conosce che l’odio.

Rignano, motivazioni stupefacenti

Le ho attese tanto. Ho contato i mesi, poi le settimane, poi i giorni, poi le ore. Sei mesi, ovvero ventiquattro settimane, cioè centottanta giorni, più o meno. Avevo bisogno di sapere. Capire. Cercare di comprendere il perché. Il 28 maggio scorso, giorno della sentenza, ero fuori dal tribunale di Tivoli. Non potevo entrare non essendoci costituiti parte civile con la nostra associazione. Non l’abbiamo fatto per evitare strumentalizzazioni. Solo un infame può lasciar intendere che ci si schieri dalla parte dei bambini in una storia così orrenda e devastante per denaro o per fama. Ma di infami ce ne sono più di quello che avrei pensato. E’ una categoria sociale specifica. Quando ci si espone mettendoci la faccia, come ho sempre fatto io, in una vicenda così piena di ombre, per usare un eufemismo, vi assicuro che non è il danaro ad arrivare, ma ben altro. Ma torniamo al 28 maggio. Poco dopo le sei del pomeriggio, escono i primi avvocati dal tribunale di Tivoli. Non vedevo molto, era pieno di giornalisti, fotografi, telecamere. Pioveva. Una pioggia fina ma incessante. Ero stremata come tutti da un’attesa di quasi nove ore. Bagnata e infreddolita. La circolazione sanguigna quasi azzerata. In attesa. Come sospesa. Sospesa come Tivoli, che arroccata su una collina domina tutti i paesi sottostanti. Allungando lo sguardo vedi anche Roma in lontananza. Sembra di essere in aereo, e hai la sensazioni che così in alto anche la giustizia possa essere più giusta. Il 28 maggio come sempre eravamo arrivati presto al mattino, prima dell’inizio dell’udienza fissata per le nove. E nelle successive nove ore si sarebbero decisi gli ultimi sei anni della nostra vita. Di battaglie, momenti di disperazione, tanta rabbia, tanto dolore. Un percorso vissuto sulle montagne russe. Alti, bassi, speranze, sconfitte, piccole vittorie, pericoli scampati ed altri presi in piena faccia. Alla mia destra c’era tutto un gruppo di parenti e amici degli imputati, anche se sembravano più dei supporters, dagli atteggiamenti. Troppo spesso, anche in paese, a Rignano Flaminio, questa vicenda è stata vissuta in maniera quasi calcistica, ma purtroppo non si tratta di una partita di pallone. Cerco di cogliere le parole degli avvocati che rilasciano le prime interviste, ma non sento, c’è troppo rumore. Poi un boato di gioia mi investe come un’esplosione sul mio lato destro, quello dei supporters. Formula piena, formula piena, urlano. Poi arriva l’Avvocato Coppi (era arrivato poco prima delle sei anche se la sentenza era stata annunciata per le quattro. Quindici minuti appena e sentenza fu) , con sua figlia al seguito, la sua ombra, e dice alle telecamere che non capisce perché i genitori non siano contenti. Io i genitori non avevo ancora potuto vederli, ma di lì a poco mi avrebbero raccontato della loro disperazione in aula, della lacerazione. Della mia amica cara che era svenuta dopo la lettura della sentenza. Avrebbero forse preferito che la sentenza dicesse loro che i loro piccoli avevano subito abusi? Formula piena. Comma uno ha detto Franco Coppi. L’ha detto subito, sicuro, netto come una lama ben affilata, nonostante nel dispositivo della sentenza, il Collegio composto da Mario Frigenti, Barbara Callari e Marzia Minutillo Turtur non avesse specificato se si trattasse di comma uno cioè formula piena, o comma due, e cioè l’insufficienza di prove del vecchio ordinamento. Una dimenticanza, una scelta precisa? Per noi una carenza insostenibile. Perché tra un comma uno e un comma due c’è una differenza enorme a livello processuale. Figuratevi a livello umano.

Quando sono arrivate le motivazioni, qualche giorno fa, mi sono accinta alla lettura religiosamente. Trecentotrentadue pagine di motivazioni allegati compresi. Volevo capire. Volevo capire come avessero giudicato e giustificato le perizie fisiche, le benzodiazepine (che non è proprio aspirina, e che se non le dosi bene ci lasci la pelle. Le benzodiazepine ti fanno dormire, tendono a cancellare la memoria breve, rilassano la muscolatura.), le case e gli oggetti ritrovati. I particolari fisici degli imputati descritti dai bambini e corrispondenti al vero. La famosa cucina con un letto adiacente (quale cucina non ha anche un letto accanto?) descritta dai bambini e mandata in onda durante una puntata di Porta a Porta (l’imputata aveva mostrato alla troupe la cucina al piano terra che non corrispondeva a quella descritta dai bambini, ma poi la giornalista che aveva in mano gli atti delle perquisizioni eseguite dai carabinieri ha chiesto se ci fosse una seconda cucina al piano di sopra e…paf, ecco magicamente apparire la cucina delle descrizioni). La minuziosa descrizione della palestra e degli oggetti poi effettivamente ritrovati. Una palestra che per stessa ammissione della scuola era inagibile e chiusa. La scuola neanche in possesso delle chiavi. Ma i bambini c’ erano stati però. Non sto qui ad analizzare tutto ovviamente. Posso dire però che la posizione degli imputati è diversa per ognuno di loro. Alcuni ne escono proprio ma proprio male, anche se non condannati. E’ stato detto che i minori sono stati influenzati, ma anche il contrario, e cioè che alcune testimonianze sono senz’altro genuine. E’ stato detto che le benzodiazepine possono essere state ingerite accidentalmente. E così è stata liquidata la perizia del Professor Chiarotti. Che i bambini hanno sicuramente subito dei traumi, ma potrebbero averli subiti altrove. Altrove dove? Ventuno bambini provenienti da famiglie e contesti diversi, che in comune avevano solo la scuola? In famiglia? Eppoi se il collegio dice che potrebbero aver subito altrove, allora vuol dire che anche per i giudici hanno subito. E allora dobbiamo capire dove, quando e per mano di chi. O no? Per quanto riguarda gli esiti fisici riscontrati su più bambini e ben rappresentati dalla puntuale perizia di uno dei massimi esperti in materia, l’ottimo Professor Bruni, il collegio ha detto che potrebbero essere i postumi di un intervento chirurgico (ma non è il nostro caso), oppure il morbo di crohn (una seria infiammazione delle mucose che però i nostri bambini per fortuna non hanno) di abusi (ma il collegio non se ne è convinto) oppure, sentite sentite, di una caduta a cavalcioni su un oggetto appuntito. Questa è bellissima. Ve li immaginate tutti quei bambini che per caso cadono tutti e dico tutti, a gambe divaricate su un oggetto che lascia loro delle cicatrici in posti che vi lascio immaginare? Bah. Avrei tanto voluto che il collegio producesse la casistica di eventi del genere, visto che si sono presi sei mesi di tempo per farci conoscere le motivazioni. Che dicono tutto ed il contrario di tutto.

E adesso vi chiederete voi? Beh, adesso il Procuratore Capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, ha quarantacinque giorni di tempo per ricorrere in Appello. Non può farlo direttamente Marco Mansi, il PM che ha seguito il caso dall’inizio, perché nel frattempo è stato trasferito.

Ma credo che con motivazioni del genere il Dott. De Ficchy ricorrerà di sicuro. Voi che ne pensate? E’ l’Italia che va……………..