Sulla pelle dei bambini

Sono giorni di grande fermento per quanto riguarda le unioni civili, ma soprattutto per ciò che concerne il tema adozione per le coppie omosessuali. Cei, Family Day, associazioni gay e lesbiche.

Ma, come sempre, manca una voce all’appello. La voce che dovrebbe essere quella più importante, quella centrale. La voce dei bambini.

I bambini sono, o meglio dovrebbero essere, un patrimonio dell’umanità. Il nostro futuro. Sono forti e fragili allo stesso tempo. Ognuno di loro dovrebbe avere dei diritti sacrosanti che troppo spesso vengono calpestati. Di fatto i diritti dei bambini vengono tutelati solo nel caso in cui, per loro fortuna, abbiano dei genitori, o familiari, in grado di farlo.

Avete mai osservato con attenzione gli occhi di un bambino? Dovrebbero avere tutti lo sguardo di chi ha appena aperto gli occhi sul mondo. Uno sguardo fresco, curioso, luminoso, gaio. Eppure spesso non è così. E anche sul tema adozioni, abbiamo sentito confrontarsi diverse fazioni, diverse teorie, ma tutte e dico tutte dal punto di vista dell’adulto.

Fin dalla nascita in Italia, un bimbo di diritti ne ha veramente pochi. Gli assegni familiari fanno ridere, niente a che vedere con il resto d’Europa. Gli asili nido sono strapieni, quelli privati carissimi. E spesso uno stipendio se ne va solo per quello (per chi ha la fortuna di lavorare e di farlo in due). Lo stesso dicasi per lo sport. Le scuole spesso hanno strutture fatiscenti e l’attività sportiva è ridotta al lumicino. E fare sport costa. Come pure i corsi di lingua o di informatica (che all’estero vengono garantiti dalla scuola).

La “buona scuola” di buono ha solo la volontà e la passione degli insegnanti in gamba. Moltissimi per fortuna. Ma non c’è uno standard qualitativo a livello nazionale.

Non mi meraviglia che il nostro sia un Paese ai primi posti per quanto riguarda il turismo sessuale pedofilo. Ne abbiamo parlato tante volte. Ma manca evidentemente la volontà politica di dichiarare guerra, una guerra efficace ai pedofili. La legge attuale è carente, per il semplice fatto che ad oggi la parola di un bambino vale poco. Quasi niente. Anche quando i racconti trovano riscontro nell’attività di indagine.

Soprattutto quando il pedofilo è ricco e potente, e quindi ha i mezzi necessari a tutelarsi nel modo migliore.

E allora tornando alle unioni civili, mi chiedo e vi chiedo: cosa vorrebbero davvero i bambini? Di cosa hanno bisogno? Di una mamma ed un papà o di un “genitore” 1 e “genitore” 2?

Ci sono momenti nella vita di una bambina prima e ragazza poi, che per natura, vanno condivisi con la mamma. E lo stesso dicasi per quella di un bimbo e poi ragazzo che si confronta con il papà E viceversa. I ruoli sono diversi. I compiti diversi. Le capacità diverse. Non lo decidiamo noi. Ma la natura. Quando accetteremo che la natura non la possiamo dominare? Non la dobbiamo stravolgere?

Ma soprattutto quando, finalmente, i bambini avranno voce? Quando ognuno di loro avrà pari diritti? La pari opportunità di costruire il proprio futuro?

Arriverà mai il giorno in cui, lo sguardo di ogni singolo bambino, parlerà di gioia, freschezza, stupore e armonia?

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Quanto vale la vita di un uomo?

lampedusa

Quanto vale la vita di un uomo? Di una donna? Di un bambino? E questo valore, cambia a seconda della nazionalità, o è sempre il medesimo? La vita di uno statunitense, di un tedesco o di uno svedese, vale quanto quella di un italiano, di uno spagnolo, di un etiope o di un albanese?

I morti di giovedì a Lampedusa verranno presto dimenticati. Inutile nascondersi dietro ad un dito.  Come le migliaia di disperati che sono morti prima di loro negli ultimi dieci anni, più di seimila persone, SEIMILA, che sono annegate o morte di stenti a poche miglia o centinaia di metri, dalla loro “terra promessa”. Stipati su carrette nauseabonde sognando una possibilità di vita, a volte un futuro migliore, altre semplicemente “il futuro”, la possibilità di continuare a vivere.

Dimenticati dalle persone, da tutti noi, affaccendati come siamo nelle nostre vite complicate, intenti a cercare la nostra di sopravvivenza, in un altro modo, in un altro mondo, diversamente aspro e crudele. Dimenticati, o meglio archiviati come un tema mai veramente preso in considerazione, dagli Stati. Straccioni che scappano dai loro Paesi straziati da guerre spesso alimentate del traffico delle armi provenienti da Paesi Occidentali, buoni al limite come forza lavoro da impiegare sottoprezzo.

Ve lo ricordate l’immenso Alberto Sordi in “ Finché c’è guerra, c’è speranza”?

Delle immagini che sono scorse senza sosta su tutti i TG ed i programmi di attualità, quelle che mi hanno più lacerata non sono state le decine e decine di corpi allineati dentro quegli scuri sacchi di plastica dura, no. Il sacco di plastica, volutamente opaco per rispettare il momento più estremo, che è la morte, cela l’identità e con essa offusca la realtà. Il fatto che, dentro quel sacco, c’è sì un corpo esanime, ma che quel corpo, ben prima di diventare un cadavere, è stato una persona. Unica. Come unici sono tutti gli esseri viventi.

Non i sacchi quindi, ma altro, mi hanno colpita diritto al cuore.  Le tante fotografie trovate nelle tasche degli abiti lisi di quei poveri corpi ripescati dal mare Quei corpi che abbiamo visto galleggiare come stracci vecchi. Come relitti, a testimonianza cruda e crudele dell’implosione che ci ha risucchiato tutti. Che ha colpito il nostro essere uomini in un mondo capovolto, dove al centro non vi è più l’uomo no. Ma il profitto in quanto tale. Non il guadagno finalizzato al benessere ed alla qualità della vita, aspirazione sana e sacrosanta, no. Il profitto per il profitto, da idolatrare come una divinità.  Sopra a tutti, sopra a tutto. Oltre la carità, l’amore, l’umanità. In quelle foto piccole piccole, da poterle tenere in tasca, tanti volti. Genitori, figli, parenti, amici. Persone abbracciate, a volte sorridenti, altre no, come tesi, forse in vista dell’imminente partenza dei loro cari. Ma legate da quel filo indivisibile che è l’amore. Di una mamma, di una fidanzata o del migliore amico fin dall’infanzia. Una in particolare mi è sembrata dolorosamente beffarda. Due giovani, un ragazzo ed una ragazza, abbracciati. Sullo sfondo, un sole caldo, delle palme. Ancora dietro una scritta :” Good luck”, Buona fortuna. Ma il destino non è stato clemente con loro, no.

Quell’amore, quella speranza di vita è diverso dal nostro sentire? Vale meno del nostro?

La verità è che nessuno dovrebbe essere costretto ad andare via dai propri affetti, dalle proprie tradizioni, dalla propria storia. Pensiamo per un attimo a cosa si prova quando si è costretti ad andare ospiti da qualcuno, anche se amico o addirittura un parente. E non si può proprio dire che questi disperati dell’anno duemila vengano accolti a braccia aperte.

Non si può vivere senza dignità. Ed il lavoro è dignità. Il lavoro, il guadagno, permettono di essere liberi e di avere un futuro, per sé e per la propria famiglia. E’ per questo che dovrebbe essere garantito a tutti, e a casa propria. Non possiamo accettare che la dignità ed il diritto alla sopravvivenza, continuino ad essere merce di scambio tra Paesi industrializzati e Paesi del cosiddetto Terzo Mondo.

OLIMPIADI 2020: ARIDATECE ER BERLUSCA!

Con lui, almeno questo non sarebbe successo.

La notizia inutile nascondercelo, è arrivata come un pugno in faccia. E non solo, come qualcuno vuol far intendere, in quanto cittadini romani, ma innanzitutto come italiani. Anzi probabilmente se ognuno di noi prima di sentirsi cittadino di qualcosa si sentisse profondamente italiano, avremmo qualche problema in meno.

L’Italia, ormai lo sanno anche i sassi, ha dovuto ritirare la candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi e Para-olimpiadi del 2020. Il Governo Monti infatti, in “zona Cesarini” ha deciso di non fornire le garanzie economiche richieste per poter proseguire nella candidatura. E sorvoliamo sulla ineleganza e la scorrettezza del no comunicato proprio all’ultimo momento. Leggi il seguito di questo post »

Ma siamo davvero senza speranza?

In che senso? Si chiederà qualcuno.

A volte mi chiedo se riusciremo ad avere ancora la possibilità di sognare e sperare.

Progettare e costruire.

Tornare a casa la sera dopo una giornata fatta di lavoro, traffico, qualche intoppo e quattro risate e, posando la testa sul cuscino, sentirci in fondo sereni, appagati ma soprattutto sicuri di essere sulla strada giusta.

Credo che la maggiore crudeltà ed ingiustizia a cui sono stati sottoposti  non solo gli “attualmente” giovani ma anche le generazioni degli oggi quaranta/cinquantenni è proprio quella di aver tolto loro totalmente o quasi la possibilità di sognare e di costruire.

Questo senso di opprimente precarietà.

Di timore per il futuro dei propri figli.

Di timore di non poter costruire nulla per loro.

Come invece hanno potuto ancora fare per  noi i nostri genitori (o almeno la maggior parte di loro).

Mentre il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, ci restituisce una immagine
impietosa del nostro Paese, in cui corruzione e malaffare sembrano quasi patologici, apprendo che Gino Bucchino, deputato del Partito Democratico ha indetto una conferenza stampa per denunciare un tentativo di corruzione: centocinquantamila euro e la certezza di essere rieletto per cambiare casacca e passare nel gruppo dei “Responsabili”, ma soprattutto per passare da “contrario” a “favorevole” al Governo.

Non so se questa notizia verrà confermata, ma la cosa grave è che se anche lo fosse credo che sarebbero pochi a stupirsene.

Nessuno pretende una popolazione di idealisti, rigidi, irreprensibili magari al limite dell’ascetico, la vita è piena di sfumature, e forse la magia sta proprio nel riuscire ad attraversarla vivendone appieno tutti i colori ma senza “sporcarsi” troppo.

Nessuno ha il diritto di negare il sogno, il progetto, il tragitto , il percorso.

Vuol dire negare la vita stessa, vuol dire negare la possibilità di progredire, fare il tratto di strada che ci compete per poi passare idealmente il testimone alle generazioni che verranno.

Non si può accettare di rimanere al blocco di partenza, illusione di una
competizione promessa ma mai  iniziata.

Qualcuno tenta di farci credere che la
situazione è questa è non può mutare…..

Non credo sia così.

Siamo solo vittime di un sistema che tenta di proteggersi, che tenta di proteggere chi è già
dentro spesso da molti anni, magari stanco e con una prospettiva tronca.
Dobbiamo smetterla di compiangerci ed essere protagonisti del nostro tempo

Come in Tunisia, Egitto ed ora in Libia hanno trovato il coraggio di fare. 

Ad un prezzo infinitamente più alto di quello che noi dovremmo pagare per smetteredi essere sbiadite comparse mentre a scorrere via è la nostra vita.