Dignità e rispetto per un grande amore

AS Roma's forward Francesco Totti celebrates after scoring a goal during the Italian Serie A football match between AS Roma and Sampdoria on September 26, 2012 at the Olympic stadium in Rome.  AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS        (Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/GettyImages)

Francesco Totti e la Roma. La Roma e Francesco Totti. Ventitrè anni di amore e rispetto reciproco. Un matrimonio d’altri tempi, solido, profondo, totale. Un percorso lungo, con gli alti e i bassi che ogni relazione che resiste al tempo immancabilmente vive. Vittorie, sconfitte, crisi più o meno passeggere e tante soddisfazioni.

Parliamoci chiaro, uno come Francesco avrebbe potuto sicuramente vincere di più di quanto non abbia fatto. Molto di più dei  cinque titoli vinti con la Roma (uno Scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe) e uno con la Nazionale (il Mondiale 2006). Le offerte nel corso di questi ventitrè anni non gli sono certamente mancate, offerte allettanti, sia in termini economici che di soddisfazione personale. Ma lui non ha mai ceduto ai corteggiamenti, alle lusinghe. Non so se si sia fatto mai veramente tentare, oppure se non abbia mai avuto tentennamenti, ma comunque, alla fine, ha scelto di restare a fianco del suo grande amore, la A.S. Roma.

Un amore ininterrotto dicevamo. Cominciato non a caso con la Presidenza Sensi. Una gestione dominata anch’essa dall’amore incondizionato per la squadra, per la città. Una gestione nella quale sicuramente al primo posto non c’è mai stato l’interesse economico.

E tornano alla mente immagini di tanti tanti anni fa. Gli anni del Presidente Dino Viola e di Donna Flora. E di tanti grandi calciatori che hanno amato la Roma incondizionatamente. E che la Roma ha amato incondizionatamente. Chissà, forse quella sarebbe stata un’epoca più giusta per vivere la grande storia d’amore di Totti e della Roma.

Ma così non è. E allora veniamo ai giorni nostri. E all’intervista rilasciata da Francesco Totti a Donatella Scarnati, che tanto clamore ha suscitato. Clamore e conseguenze immediate.

Un’intervista che racconta molto di Francesco. Il Francesco riservato, mai tracotante, a tratti schivo.Sempre umile e rispettoso. Non certo un uomo da alzate di capo. Totti ha aspettando un momento di serenità della squadra per dire quello che aveva dentro. Senza pretendere, ma dicendo a chiare lettere di essere pronto a giocare, dopo l’ennesimo infortunio, di essere a disposizione dell’allenatore, della squadra,  e del suo grande amore. Alla società e all’allenatore, ha solo chiesto chiarezza, chiarezza e rispetto. Rispetto per un amore lungo ventitrè anni.

Non entro nel merito delle azioni e delle dichiarazioni di Spalletti. Non so se abbia agito di testa sua o su mandato della proprietà. Ma vedere Totti abbandonare Trigoria in quel modo ha fatto male. Anche se subito dopo entrambe le parti hanno tentato di smorzare la tensione.

Ricordino Pallotta, Spalletti e la società tutta, che la storia di Francesco e della A.S. Roma esiste da ben prima del loro arrivo. E che nessuno potrà cancellarla. Neppure per raggiunti limiti di età, ammesso che siano realmente raggiunti.

C’è solo da vedere se, quando i riflettori si spegneranno su questo amore, che vivrà per sempre nel cuore dei protagonisti, lasceranno negli occhi dello spettatore un’immagine degna di ventitrè anni di vita in comune, oppure di beghe unilaterali da tre lire per risparmiare qualche spicciolo.

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I tifosi hanno diritto di parola?

curva sud

Lo debbo proprio dire: se ho trovato decisamente ingiusta la decisione del Giudice Sportivo Tosel, di chiudere la Curva Sud per la prossima gara interna che vedrà contrapposta la squadra giallorossa all’Atalanta, quella della AS Roma di non presentare ricorso, accettando e quindi dimostrando di condividere di fatto la sanzione, non mi va proprio giù.

I quattro striscioni esposti durante la partita Roma-Napoli («Che cosa triste… Lucri sul funerale con libri e interviste»; «Che chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità. Signora De Falchi onore a te»; «Dopo il libro, il film”), possono essere considerati di dubbio gusto, ma sono di fatto espressione di una opinione che può non essere condivisa, ma va comunque rispettata, e che comunque non costituisce reato.

Che la mamma di Ciro Esposito, dopo la morte del figlio, abbia deciso di esporsi molto da un punto di vista mediatico, rilasciando decine e decine di interviste e decidendo di scrivere un libro, è un dato di fatto, tangibile, concreto.

E su un fatto tangibile e concreto, ognuno è libero di formarsi una opinione. E di esprimerla. I tifose che hanno deciso di esporre quegli striscioni, hanno secondo me avuto il coraggio di dire a chiare lettere quello che pensavano.

E non capisco perchè il Presidente Pallotta si sia permesso di etichettarli come “stupidi idioti”. Avrebbe potuto dire di non condividerla quella opinione, ma non può arrogarsi il diritto di limitare la libertà altrui.

E poi permettetemi di esprimerla anche a me una opinione scomoda.

Ciro Esposito non è morto in circostanze eroiche, tutt’altro. E’ stato ferito mentre due gruppi di delinquenti, abituati evidentemente a menare le mani ed utilizzare armi di vario tipo, si fronteggiavano per motivi che di calcistico e sportivo non hanno proprio nulla. Una persona normale, se capisce di essere vittima di un agguato, cerca di fuggire, di chiedere aiuto, non decide certo di fermarsi per menare le mani o quant’altro.

Cionondimeno, la sua morte resta una tragedia. Una vita cancellata, strappata, il futuro non vissuto, gli affetti lacerati. Ecco, inneggiare alla morte di qualcuno o festeggiare la morte di chicchessia, quelli sono fatti che reputo inaccettabili e da sanzionare duramente.

Non, esprimere una opinione sulle scelte di chi ha deciso di mettersi, per motivi nobili o meno sotto la luce dei riflettori.