Scuola: anno nuovo, soliti vecchi problemi

Un nuovo anno scolastico è appena iniziato. Oltre otto milioni di studenti, dai bimbetti della materna ai ragazzi delle superiori,  hanno varcato o stanno per varcare l’ingresso dei loro istituti. Emozionati all’inizio di un nuovo ciclo di studi, oppure ostentatamente serafici, emotivi o scanzonati, alti, bassi, cuccioli o adolescenti.

L’emozione di ritrovare i vecchi compagni o conoscere i nuovi, e poi gli insegnanti, amati alla follia, o mal sopportati, a volte temuti.

Nuovi argomenti da studiare, interrogazioni, compiti in classe per i più grandi, e poi feste di compleanno, gite scolastiche, recite natalizie e di fine anno. Tante esperienze, tante emozioni, moltissime delle quali fortunatamente positive.

Ma c’è una emozione legata alla scuola che credo superi di gran lunga tutte le altre. Una emozione che si avverte più avanti negli anni, e che difficilmente gli studenti colgono proprio a causa della giovane età. Quando ci si rende conto sino in fondo del valore dell’istruzione, imprescindibile strumento di libertà, di democrazia e di realizzazione personale. Imparare ad esprimersi, ad analizzare, a pensare. Con la propria testa. E’ fondamentale, oggi come noi mai, per sopravvivere, vivere e possibilmente lasciarsi alle spalle quello che per tanti aspetti appare come un nuovo medioevo.

Abbiamo parlato spesso della condizione in cui versa l’Istruzione in Italia. E del fatto che “la buona scuola” che in molti casi per nostra fortuna è eccellente, si regga sulle spalle, sulla dedizione, la professionalità e la passione della maggioranza di chi nella scuola lavora, docenti e non. Persone che non dovremmo mai finire di ringraziare ed ammirare.

Ma c’è un aspetto che francamente, e proprio in virtù di quanto prima detto, dovrebbe destare preoccupazione, rabbia e sdegno. E cioè il fatto che la scuola pubblica contrariamente a quanto dovrebbe, ed in barba all’articolo 34 della nostra Costituzione (che se non sbaglio dovrebbe essere tuttora in vigore, Renzi permettendo…) non sia affatto gratuita, come avviene invece in tanti Paesi di quell’Unione Europea di cui dovremmo far parte.

Finita la scuola primaria, infatti, dove a parte i costi della refezione scolastica, delle assicurazioni e del materiale vario (zaino, astuccio, quaderni etc) tutto sommato ce la si cava ancora dignitosamente,   iniziano gli esborsi per la scuola media (o inferiore di prima grado che dir si voglia). Libri, dizionari, assicurazioni varie, gite scolastiche e quant’altro per un costo medio di circa sei settecento euro annui. Alle superiori poi il costo annuo per ogni studente può superare anche i duemila euro. Duemila euro per ogni figlio (e ancora c’è chi si interroga sul perchè del calo demografico).

Come? E’ presto detto: il costo dei libri varia dai trecento ai quattrocento euro, senza contare i dizionari per i quali a seconda del tipo di scuola si possono spendere tranquillamente altri trecento euro. Poi ci sono i “contributi volontari” ma a cifra fissa che le scuole sono costrette a chiedere a causa dei fondi scarni se non inesistenti, che partono da cento sino ad arrivare a quasi quattrocento euro . Poi zaini, astucci, quaderni e materiale vario. Senza contare il costo del trasporto pubblico. Perchè se quasi sempre le scuole medie si frequentano in prossimità della abitazione, per le scuole superiori il discorso cambia, e soprattutto dalla provincia sono tantissimi gli studenti che si spostano per frequentare Licei ed Istituti vari nelle città. E sempre per restare sul concreto ed entrare nello specifico, facciamo l’esempio di Roma.

Un abbonamento annuale Metrebus studenti per uno studente che abiti in provincia di Roma (zona C)  costa quattrocento euro l’anno. Lo stesso abbonamento per un adulto, probabilmente lavoratore, ne costa quattrocentottanta. C’è evidentemente qualcosa che non torna.

Sarà mica che la cultura e l’istruzione mettano pensiero a qualcuno? Sarà mica che un popolo di ignoranti (nel senso puro del termine) giovi a chi, invece di gestire la cosa pubblica nel senso del bene comune, lo faccia nel senso dell’interesse proprio?

Buon anno scolastico ragazzi, cercate di sfruttare al meglio quella grande, unica opportunità che lo studio vi da. Affinchè possiate divenire adulti liberi e consapevoli.

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Si chiude l’anno scolastico, un grazie di cuore agli insegnanti

Un altro anno scolastico sta per concludersi, proprio come questo campionato di calcio.

E a ben pensarci molte sono le analogie tra una squadra di calcio ed una classe scolastica. Tra il ruolo di allenatore e quello di docente, tra il calciatore e lo studente.

L’allenatore cerca di trasmettere tutto il suo sapere al giocatore, esaltandone le specificità personali. Non solo tecnica, ma visione di gioco. Imparare a pensare, a prevedere, ad inventare. Imparare a confrontarsi con la stampa, con i tifosi, con la vita da professionista. Ed esattamente come il buon insegnante, l’insegnante di razza, appassionato e partecipe, anche l’allenatore regala molto di se, forse tutto, ben sapendo che proprio come lo studente alla fine di un ciclo di studi, anche il giocatore probabilmente prima o poi cambierà casacca, per scelta sua o della società.

E come l’insegnante ha il sacrosanto diritto-dovere di collaborazione con le famiglie, anche l’allenatore per rendere al massimo ha bisogno di una società forte e presente alle spalle.

Così come il maestro o il professore, che hanno visto quel bimbetto diventare ragazzino e poi ragazzo, che hanno imparato a conoscerlo nei difetti e nelle qualità, nei punti di forza o nelle debolezze, sostenendo, pungolando, insegnando a pensare, a reagire, a studiare per progredire. E prendere il volo verso la fase successiva.

C’è molta generosità in tutto questo. Credo ci sia molta generosità in chiunque abbia voglia di insegnare, qualunque cosa insegni ed a chiunque la insegni.

Come credo che non ci sia nulla che valga di più per l’insegnante-allenatore, della consapevolezza  di aver fatto un buon lavoro, di aver trasferito il proprio sapere, di aver insegnato a camminare, a correre con le proprie gambe.

Il giocatore-studente dal canto suo forse riuscirà ad apprezzare sino in fondo gli insegnamenti, ed a farne tesoro, con il tempo e le esperienze di vita.

Certo è che un vero insegnante, come un vero allenatore, non potranno non restare nel cuore e nella mente dei loro studenti-giocatori. Ed in ogni azione di gioco, in ogni compito in classe o interrogazione o esame cui la vita continuamente sottopone, a ben guardare e anche a distanza di anni, beh, ancora si potranno riconoscere le mani e le menti di coloro che hanno contribuito alla formazione dello studente-giocatore.

Peccato che tra tutte queste analogie non possa citarsi anche quella relativa al compenso economico, penserà qualche insegnante, ed io per prima. L’insegnamento è la professione sulla quale si basa la sopravvivenza e l’evoluzione della società, un lavoro-missione che implica l’assunzione di responsabilità più grande. Insegnare l’autonomia, regalare la libertà.

Sarebbe bello riservare a tutti gli insegnanti veri e appassionati del mondo un immenso e possente coro da stadio, e ringraziarli pubblicamente con uno striscione che copra una curva intera.

Io idealmente, lo faccio da qui.

Mandela: quando i sogni diventano realtà…….

Cameron meets Nelson Mandela

“Ogni tanto nascono uomini e donne che sono toccati dalla grazia. Nelson Rolihlahla Mandela è uno di loro, un benemerito dell’umanità.”, scriveva il grande Vincenzo Cerami circa un anno fa in un articolo pubblicato ieri su “ Il Messaggero”, quotidiano con il quale collaborava.

Grazia…..Come definire la grazia? :”Gentilezza, la bontà di modi e di intenzioni, la generosità, il garbo, la cortesia con gli altri, e la leggiadria nel muoversi e nel comportarsi”. Qualità che certo lo contraddistinguevano, ma ancora non basta. Ed allora, andando oltre, in chiave teologica, la grazia è una :” Concessione straordinaria, e spesso miracolosa, che Dio fa all’uomo”.

Ecco, forse adesso ci avviciniamo. Nelson Mandela è una di quelle figure straordinarie che mai ci abbandoneranno, perché le loro opere di misericordia, le loro battaglie, i loro successi epocali, continueranno a farli vivere tra noi, giorno dopo giorno, rendendoli immortali. E non importa che si sia credenti, atei od agnostici. Ci sono persone, rare purtroppo, che riescono a parlare all’anima delle moltitudini, ad arrivare diritte al cuore delle persone le più disparate e distanti tra loro. Oltre la nazionalità, il ceto, il censo, la cultura. Anime che dovremmo dichiarare patrimonio dell’umanità.

E mi tornano alla mente, ma soprattutto nel cuore, Madre Teresa di Calcutta e Mohandas Karamchand Gandhi,  il Mahatma, la Grande Anima, come lo soprannominò l’immenso poeta indiano Tagore.

Uomini e donne diversi tra loro, con estrazioni, storie e destini diversi ma legati da un filo conduttore indistruttibile e forse, per chi crede, divino.

L’amore. L’amore per il prossimo, per l’altro da noi. La capacità di affrontare percorsi che sembravano impossibili da portare a termine, e farcela, senza mollare mai. Il perseguire tenacemente e a ogni costo il bene della persona umana. L’uguaglianza sociale, i diritti civili, il rispetto della vita, dell’altro. Ed essere pronti a pagare il prezzo dei propri sogni e delle proprie aspirazioni senza lamentarsi mai. Senza fermarsi mai. Senza pensare al proprio personale tornaconto. Anteponendo il bene comune a se stessi. Lontani migliaia di anni luce dalla mentalità cavernicola di chi dice che chi pensa agli affari propri vive cent’anni di più. E da quella alla “mi manda Picone” dei furbetti del quartierino che rosicchiano qua a là piccoli e grandi vantaggi personali non capendo di costruire la propria esistenza su piccoli espedienti traballanti. Lontani dai frequentatori di salotti buoni e dai comitati d’affari che miopi, anzi, ciechi, non riescono a comprendere che a nulla serviranno le loro ricchezze illecite e il potere quando, per loro stessa mano, questo nostro mondo arriverà al collasso, perché quando la nave affonda a poco serve viaggiare in prima classe.

Diceva Mandela: “Una preoccupazione di base per gli altri nella nostra vita individuale e di comunità può fare la differenza nel rendere il mondo quel posto migliore che così appassionatamente sogniamo”. Ed ancora :” Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui”.

Nelson Mandela ha passato quasi trent’anni della sua vita in galera. E sono certa che molti intimamente si chiederanno chi glielo ha fatto fare. E penseranno che intanto quello che ci ha rimesso l’esistenza è stato lui.

E’un punto di vista certo. Mandela credo gli risponderebbe così: “-Se potessi ricominciare da capo, farei esattamente lo stesso. E così farebbe ogni uomo che ha l’ambizione di definirsi tale”.

E poi chioserebbe :” Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato”.

Continui a vegliare su di noi Mr Mandela, ovunque Lei sia. Insieme a Madre Teresa, a Mahatma Gandhi ed agli altri uomini e donne, rari, straordinari e preziosi che hanno cambiato il corso della storia. Toccati dalla grazia. Il vostro ricordo ci consola e ci da forza per andare avanti nel nostro moderno medioevo.