Pedofilia, le parole non bastano

5 Maggio 2016

Il caso della povera Fortuna ha riacceso prepotentemente le luci sull’abominio della pedofilia, un fenomeno talmente orrendo ed inaccettabile che l’uomo comune cerca per istinto di sopravvivenza di dimenticare, relegare in un angolo della mente, e convincersi che comunque è una realtà lontana dal proprio contesto, un pericolo che non può minacciare gli affetti più cari.

Sbagliato. Sbagliatissimo. I numeri sono allucinanti. E non bisogna mai dimenticare che pedofilia e pedopornografia costituiscono il secondo giro d’affari a livello planetario (parimerito con quello della droga) dopo il traffico d’armi. Senza voler fare in alcun modo terrorismo psicologico, è necessario attrezzarsi e soprattutto informarsi. Tutelare i propri bambini, imparare ad ascoltare, prestare loro attenzione. Ma questo ovviamente non basta.

In occasione della giornata mondiale per lotta alla pedofilia e pedopornografia, il Presidente Mattarella ha ribadito la necessità di tutelare l’infanzia e l’adolescenza dallo sfruttamento sessuale, individuando nell’omertà degli adulti una delle cause di questo fenomeno :”Troppo spesso  i minori sono vittime di abusi. Lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, il turismo sessuale, la pornografia, l’adescamento, anche on line, costituiscono degenerazioni della nostra società. Si tratta di piaghe da eradicare con fermezza perché contrarie al senso di umanità, che richiede al più forte di rispettare e proteggere chi non può difendersi”.

Giusto, sacrosanto. Ma purtroppo ad oggi, la pedofilia nel nostro Paese si è combattuta e si combatte, almeno a livello politico ed istituzionale, solo a parole.

Quante volte abbiamo parlato della necessità di istituire una procura nazionale antipedofilia? Quella antimafia si occupa tra l’altro di traffico internazionale di armi e di droga, le altre due voci in cima alla classifica delle attività illecite più redditizie. La pedofilia viene affrontata in maniera disomogenea a con mezzi ridicoli. I risultati positivi si raggiungono quasi sempre grazie alla caparbietà ed alla bravura degli inquirenti, uniti ad una buona dose di fortuna.

Quante volte è stata ribadita la assoluta necessità di fissare un protocollo di ascolto del minore, chiaro, certo, condiviso, che impedisca agli imputati più facoltosi e potenti di assoldare principi del foro che tra un vizio di forma e l’altro riescono ad invalidare la testimonianza del minore, e far assolvere il proprio (o i propri) assistiti?

Quando si inaspriranno le pene, rendendo il pedofilo inoffensivo nell’unica maniera legale possibile e cioè condannandolo al carcere a vita? E quando gli omertosi e conniventi verranno processati e condannati con pene severe e certe?

Ed ancora: quando si deciderà di formare seriamente gli insegnanti, soprattutto quelli di scuola materna e primaria, fornendo loro gli strumenti necessari a poter precocemente cogliere segni di abuso o disagio tra i loro alunni?

Quando si arriverà alla illuminata soluzione di installare telecamere nelle scuole ed in tutti i luoghi frequentati da soggetti deboli, badando bene ovviamente a dare la gestione delle telecamere a circuito chiuso a soggetti terzi ed esterni alle strutture?

Quando, visto che ormai le banche debbono comunicare alla Agenzia delle Entrate ogni movimento di ogni stramaledetto conto corrente, si useranno le stesse misure anche per individuare i cospicui movimenti di denaro e le transazioni con carta di credito dello “shopping” pedofilo on-line, dei viaggi e delle spesse, specie se ripetute con frequenza nei tristemente noti Paesi del turismo sessuale pedofilo?

Quando le parole lasceranno spazio ai fatti? E perchè ad oggi non si è fatto assolutamente nulla? Manca la volontà politica, questo è ormai purtroppo evidente. Chiediamoci perchè.

Tanti quando, troppi quando. Ognuno di essi rappresenta migliaia di creature abusate, sfruttate, e uccise, fisicamente o nell’anima, in ogni parte del mondo.

Tutto il resto, restano solo una sequela di belle, quanto inutili, strumentali e beffarde parole.

Violenze sui bambini, orrore senza fine

30 Aprile 2016

Oggi andiamo all’inferno. Un viaggio di andata e ritorno in un mondo parallelo, nascosto ma non per questo meno concreto, reale.

Parco Verde di Caivano, estrema periferia di Napoli . 28 Aprile 2013. Antonio Giglio, un bimbetto di tre anni vola giù da uno di quei palazzoni che solo a guardarli trasudano miseria e degrado. Un volo di decine di metri, fatale. Si pensa ad un incidente, una disattenzione dei genitori. Una tragica fatalità. Antonio indossa solo una scarpina, la sinistra. Introvabile l’altra.

24 Giugno 2014. Appena un anno dopo la morte di Antonio. Sempre a Caivano, sempre dallo stesso maledetto palazzone, e sempre dopo un volo di decine di metri, stavolta ad agonizzare sull’asfalto è la piccola Fortuna Loffredo. Un nome che adesso suona come una beffa e una massa di capelli biondi ad incorniciare gli occhioni nocciola. La bimba viene soccorsa da un vicino che la trasporta in ospedale senza neppure aspettare l’arrivo della mamma, che avvisata dell’accaduto, si stava precipitando dalle scale per arrivare in cortile. E come per Antonio, anche la scarpa destra di Fortuna manca all’appello.

Gli inquienti capiscono subito che difficilmente poteva trattarsi di due incidenti. Troppe le sinistre similitudini. Anche la mamma di Fortuna dice che i responsabili andavano cercati in quel palazzone. Chi aveva visto e taciuto e chi aveva materialmente scaraventato la sua bambina dall’ottavo piano.

Partono le indagini. Interrogatori, intercettazioni. Ventiquattro lunghissimi mesi durante i quali gli inquirenti si sono trovati di fronte ad un muro di gomma. Non vedo, non sento e non parlo. Silenzio. Omertà. Sulla pelle di due creature probabilmente morte ammazzate.Sulla pelle di chi forse subirà la stessa fine.

Ma gli investigatori non mollano. Nel frattempo dei bambini vengono allontanati dalle loro famiglie per sospetti abusi e maltrattamenti. Affidati ai servizi sociali e seguiti da psicologi e psicoterapeuti.

Tra di essi Francesca (nome di fantasia), amichetta del cuore di Fortuna e sorella di Antonio. Appena messa in condizione di parlare Francesca trova il coraggio di raccontare tutto. Nonostante sappia bene che le sue parole le porteranno via per sempre la mamma, l’unico esempio di madre che abbia mai avuto. Quello che per lei ha sempre rappresentato la normalità. Racconta delle violenze sessuali subite dal compagno della mamma. E racconta di Fortuna, che lei chiamava “Chicca”.

Chicca era andata a casa sua per giocare, e lei (all’epoca nove anni) stava lavando il pavimento. “Aspetta che finisco di pulire e poi andiamo a giocare” le aveva detto. Allora Fortuna aveva deciso nel frattempo di fare un salto a casa sua, al piano di sotto, per cambiare le scarpe, che le facevano male. Seguita subito dopo da Raimondo. Poco dopo le grida. Raimondo che abusava di Fortuna e lei che cercava di difendersi a calci. Francesca (nome di fantasia) ha visto tutto, prima di essere trascinata a casa dalla mamma, anch’essa presente alla scena. Poi ancora grida, e il volo mortale. Lo stesso volo che il suo fratellino aveva fatto un anno prima.

Venerdì scorso Raimondo Caputo, 43 anni è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Chicca, così chiamavano Fortuna i suoi amichetti. Caputo era già in carcere dallo scorso novembre per violenza sessuale sull’altra sorellina di Antonio e Francesca. Anche la mamma di Antonio e Francesca era già stata arrestata, ai domiciliari però, per aver permesso al compagno di abusare dei suoi bambini.

Fin qui il viaggio di andata. Cala il sipario su Fortuna e Antonio, che riposano al cimitero. Pochi e infami gli anni vissuti. Cala il sipario sui bambini che continueranno a subire abusi e violenze tra l’indifferenza di adulti che non è possibile definire umani.

E quello di ritorno?

Con un pò di fortuna, e ammesso che nel giro di pedofilia di Caivano non sia implicato qualcuno che conta, gli assassini di Fortuna e Antonio sconteranno qualche anno di carcere. Chi ha visto e taciuto, resterà impunito a casetta propria, mentre meriterebbe di finire in galera, colpevole tanto quanto l’esecutore materiale.

Matteo Salvini ha invocato la castrazione chimica ed i lavori forzati a vita. Ma la castrazione chimica serve a ben poco, perchè la pedofilia è nella testa. E l’ergastolo in Italia lo scontano davvero in pochi.

E allora mi chiedo: se in Italia è possibile abbattere un animale che sia socialmente pericoloso (e lungi da me l’idea di voler anche solo lontanamente paragonare un animale feroce ad un pedofilo, perchè sarebbe un’ offesa per l’animale), perchè non prevedere l’eliminazione fisica di questa categoria di sub-umani, i pedofili appunto? Il pedofilo non si redime, ma reitera, è un predatore insaziabile, si nutre delle proprie prede, del sangue delle creature di cui abusa e deve continuare ad abusare per sopravvivere. Esattamente come il tossicodipendente si serve degli “spacciatori” di fiducia e di quelli occasionali, esseri che trattano i bambini esattamente come una merce, e che hanno tutto l’interesse a proteggere il cliente a volte anche molto facoltoso e potente. Senza una rete di omertà e connivenza il pedofilo avrebbe certamente vita breve. Ma abbiamo imparato che purtroppo così non è. E allora dobbiamo chiederci se la vita di Fortuna, quella di Antonio e dei bimbi che verranno dopo di loro valga meno di quella dei loro assassini.

Papa Francesco: pedofilia, tolleranza zero!

Papa Francesco, udienza generale del mercolediE’ entrato nel cuore di milioni di persone sin dalla sua prima apparizione a Piazza San Pietro, così, semplicemente, pronunciando poche parole con  la sua tipica inflessione latino-americana ed il tono confidenziale di chi vuole annullare le distanze, che sono bastate a far capire anzi piuttosto a far “sentire” il suo essere speciale anche e soprattutto a chi non è credente o praticante.

Papa Francesco è stata la risposta concreta al bisogno urgente delle persone. Bisogno di cambiamento, di azioni concrete, di coraggio. Bisogno di giustizia, equità, tutela dei più deboli troppo spesso destinati a soccombere in una società nella quale la politica è governata dalla finanza, e quest’ultima si sa, non conosce etica nè morale.

La sua posizione rispetto ai crimini contro l’infanzia, prima fra tutte le pedofilia, è stata chiara fin da subito. Tolleranza zero, e la ferma volontà di agire incisivamente, iniziando un cammino doloroso quanto tardivo (ma di questo non è certo lui ad essere imputabile).

Dalla creazione di una commissione antipedofilia in Vaticano nel marzo scorso, nella quale Papa Francesco ha voluto non a caso anche una vittima di abusi da parte di un sacerdote, ai recenti avvenimenti di cronaca, con l’arresto (l’accusa è di pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico) dell’ex nunzio apostolico  Jozef Wesolowski e la rimozione (l’imputazione stavolta non è di abuso diretto, ma di aver coperto un sacerdote “amico” accusato di pedofilia, omettendo di avvisare la Santa Sede dei procedimenti in corso) del Vescovo della diocesi di Ciudad del Este (Paraguay) Rogelio Ricardo Livieres Piano, continua la coraggiosa opera di repulisti. Parte fondamentale dell’azione è l’opera di ascolto e accoglienza delle vittime, per le quali la Santa Sede sta organizzando a livello capillare dei centri appositi.

Illuminanti le parole di Hans Zollner, Presidente della Commissione per la tutela dei minori di cui parlavamo prima, il quale ha dichiarato “Da quello che stiamo vedendo, le vittime riescono a superare gli abusi se si sentono accolte ed ascoltate. La stragrande maggioranza si aspetta ascolto incondizionato, pazienza, misericordia. Cercano giustizia, soprattutto una giustizia superiore. I risarcimenti economici in genere non fanno parte delle priorità di queste persone”.

Padre Zollner ha toccato un argomento centrale. Andando oltre l’abuso subito, di qualunque genere esso sia, il problema è che in Italia la vittima non è mai totalmente vittima, così come il colpevole non lo è mai al 100%. Il giusto e lo sbagliato non sono mai netti, e troppe sfumature impediscono quasi sempre che giustizia sia fatta. E non parliamo solo delle eventuali attenuanti generiche previste dal nostro ordinamento. Ma del fatto che spesso la vittima soccombe a logiche che potremmo definire della giungla. Per le quali la posizione sociale, il potere, il danaro cambiano sostanzialmente sia il ruolo di vittima che quello di carnefice.

Senza contare che il nostro è un Paese in cui uno come Schettino, tra un invito ad una festa e l’altro, viene chiamato a tenere lezioni all’Università, mentre il comandante De Falco (l’uomo che intimò a Schettino di tornare a bordo dopo aver abbandonato la nave) viene trasferito da un ruolo operativo alle scartoffie di un ufficio. Ed è lo stesso Paese in cui un pirata della strada, ubriaco fradicio, dopo aver ammazzato quattro ragazzi ed aver scontato parte della pena (sei anni e sei mesi) in un residence vista mare a carico dello stato in quanto senza fissa dimora è stato anche contattato da un  agente pubblicitario che  ha ideato una serie di gadget firmati dall’assassino stesso, il Sig. Ahmetovic.

L’abuso subito, di qualunque genere sia,  causa la ferita, ma la mancanza giustizia ne impedisce la cicatrizzazione. E nei casi più gravi, può portare ad infezioni letali.

Speriamo che l’azione intrapresa da Papa Francesco sia di esempio a tutti coloro che dovrebbero garantire giustizia, equità sociale e pulizia morale. Di infezioni, letali e non, ne vediamo sin troppe ogni giorno.

I piccoli veggenti di Rignano Flaminio.

BIMBO COPERTO DA CUSCINO

Dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Tivoli pensavo sinceramente di essere preparata a tutto. Anche al peggio. Ma quando venerdì, poco prima delle 13.30, la III° sezione penale della Corte di Appello di Roma ha confermato integralmente la sentenza emessa circa due ani fa, beh, mi sono accorta che non si può mai essere preparati. Perché oltre la razionalità, in fondo al cuore non si smette mai di sperare. Dopo l’agitazione durante la camera di consiglio ed il fiato trattenuto tra il suono della campanella che annunciava il rientro in aula del collegio presieduto dal Dott. Mineo, e la scarna lettura della sentenza, un caleidoscopio di emozioni. Più trattenute rispetto a due anni fa, ma forse ancor più intense e profonde, come accade quando una esperienza matura dentro di te.

Una rabbia sorda, tra la nausea e la rassegnazione,  ma soprattutto una profonda tristezza. Per gli ex-bambini di Rignano, ormai ragazzine e ragazzini pre-adolescenti, certo, per i loro genitori, ma in fondo poi per ognuno di noi.

Lascio agli uomini ed alle donne di legge le espressioni, pur corrette, sul fatto che le sentenze vanno rispettate e sull’opportunità di aspettare di leggere le motivazioni, attese come minimo tra novanta giorni. Tutto giusto, per carità.

Ma, avendo seguito questa vicenda dal 12 ottobre 2006 (il giorno delle perquisizioni dei RIS nella scuola e nelle abitazioni degli allora indagati, avvenute tre mesi dopo le prime denunce) e conoscendone quasi tutti gli aspetti, non riesco proprio a mantenere alcun tipo di aplomb.

Dopo la sentenza di primo grado, una dei bimbi, oggi ragazzina dodicenne, ha detto alla mamma: ” Perché non ci hanno creduti?”

E lei, cercando di alleggerire il carico :”Amore, i giudici hanno sentito tutti i genitori, poi le maestre, e hanno deciso che non fosse successo nulla”.  E allora, con la logica ferrea e pulita di chi non conosce la corruzione del mondo :” ma scusa, loro non c’erano. Io c’ero. Portami da loro e gli racconterò cosa è successo”.

Ci siamo detti mille volte che il caso di Rignano Flaminio ha pagato lo scotto del “noviziato” e dell’inesperienza. Grazie a Rignano Flaminio molto è cambiato ed oggi tanti casi vengono risolti grazie a tecniche investigative affinate, precise e puntuali. Quasi sempre grazie alle telecamere nascoste che riprendono abusi e maltrattamenti su bambini quasi sempre piccolissimi. E di questo ovviamente siamo lieti.

Ma l’aspetto che ritengo insopportabile e grave, anzi gravissimo, rispetto alla sentenza di venerdì, è il fatto che si sia ribadito ancora una volta che il fatto non sussiste. Tralasciando le responsabilità, sulle quali correttamente non mi pronuncio e non mi sono mai pronunciata, non avendone titolo.

Se una persona venisse malmenata e refertata all’ospedale e poi non si trovasse l’aggressore, potremmo mai dire che il fatto non sussiste? Penso proprio di no. Ecco questo di fatto è successo con la sentenza emessa a Piazzale Clodio.

Referti medici, perizie psicologiche, l’incidente probatorio, le tracce di sostanze stupefacenti ritrovate nei capelli. Bambini veggenti che hanno descritto minuziosamente luoghi e oggetti mai visti ma effettivamente ritrovati, e che portano sul corpo e nel cuore le cicatrici di ferite mai inferte. Chissà, potremmo chiedere loro i numeri vincenti del superenalotto e devolvere tutto in beneficenza!

Verrebbe amaramente da pensare che in Italia forse, convenga essere colpevoli piuttosto che parti lese. Il colpevole ha discrete possibilità di farla franca, la parte lesa ne ha altrettante di non essere tutelata.

E adesso? Beh, credo proprio che adesso, per dare un senso a tutta questa storia, sia il caso di chiedere con ancor maggiore forza un protocollo di ascolto del minore chiaro, netto e condiviso. E di procedere immediatamente all’incidente probatorio senza far ascoltare il bambino-testimone da chicchessia.

Ai ragazzini di Rignano, che sento un po’ anche miei, vorrei dire che grazie al loro coraggio, sono stati fatti tanti passi avanti nella lotta alla pedofilia, e che il loro dolore non è stato vano. Ma soprattutto auguro loro di non perdere mai la capacità di lottare per le cose in cui credono, e la voglia di sognare un mondo migliore. Schiena diritta, sguardo fiero, ed in petto il cuore che batte, un po’ ammaccato certo, ma mai domo.

Rignano Flaminio, in attesa di giustizia.

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Venerdì prossimo la Terza Sezione Penale del Tribunale di Appello di Roma emetterà la sentenza di secondo grado per il processo di Rignano Flaminio.

Dopo quasi otto anni da quelle prime denunce sporte dai genitori nel luglio del 2006 ma soprattutto dopo il lungo calvario vissuto dai bambini e dalle loro famiglie.

Impossibile ripercorrere le mille situazioni vissute, le mille difficoltà superate. E’ stato un percorso ad ostacoli e forse anche grazie ai mille ostacoli da superare i protagonisti di questa immonda vicenda sono riusciti a sopravvivere ad un dolore e alla devastazione  difficili da spiegare sino in fondo a chi non li ha vissuti. Anche se c’è una cosa sopra a tutto che glielo ha consentito. L’amore. L’amore dei bimbi verso dei genitori e viceversa. Delle mamme verso i papà e viceversa. Delle famiglie tutte, fratelli, nonni, zii. E la consapevolezza di essere fortunati ad avere i propri figli accanto a sé, feriti per sempre ma pur salvi, pensando invece alle migliaia di bimbi che scompaiono ogni anno, inghiottiti  nell’orrore del traffico di organi, nell’inferno delle organizzazioni pedofile o, nella migliore delle ipotesi, nella tratta di bimbi per le adozioni illegali

L’altra grande consolazione, per loro come per me, è la consapevolezza che dopo il caso di Rignano Flaminio molto si è fatto ed ancora si sta facendo per il contrasto della pedofilia. Dalle tecniche investigative (od oggi molto spesso i colpevoli vengono “inchiodati ” dalle videoriprese) alla prontezza dell’ascolto del minore per “cristallizzare” la prova, fino al grande segnale di cambiamento lanciato da Papa Francesco che ha recentemente istituito una commissione antipedofilia.

Molto, veramente molto, c’è ancora da fare, come fissare un protocollo di ascolto del bambino-testimone che non sia mera linea guida ma protocollo condiviso e sottoscritto dalle varie parti in causa.

Dalla sentenza di venerdì prossimo preferisco cercare di non attendermi nulla, anche se c’è una cosa, anzi due, che ritengo essenziali ai fini di una corretta lettura di tutta questa storia.

Che le testimonianze di quelle piccole donne e di quei piccoli uomini coraggiosi, alle quali sono stati trovati fin troppi riscontri, non cadano in un vuoto che risulterebbe comunque silenziosamente colpevole. E che conseguentemente si arrivi quantomeno ad ammettere che i fatti sono accaduti. La seconda è di non dover più leggere nelle motivazioni della sentenza, come accaduto per il processo di primo grado, affermazioni comiche se non attenessero a fatti tragici,  come per esempio quella relativa agli esiti cicatriziali riscontrati in numerosi bambini. Per spiegarle infatti, il collegio presieduto da Mario Frigenti disse che potevano essere riferibili ad interventi chirurgici pregressi (mai effettuati), al morbo di crohn (che fortunatamente i bimbi non hanno ne hanno mai avuto), ad abusi sessuali (ma la sentenza lo ha negato), oppure ad una caduta accidentale, a gambe divaricate, su un oggetto appuntito. E credo che questa ultima ipotesi, visto che ci troviamo di fronte a più bambini, si commenti da sola.

Un abbraccio ai bambini oggi pre-adolescenti, alle famiglie, agli avvocati ed ai periti ed a tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo viaggio infernale, cercando di far ottener loro giustizia. Dopo le aule di tribunale ognuno rimarrà solo con la propria coscienza (per chi la possiede) e, per chi crede, dopo la giustizia degli uomini ci sarà comunque quella divina.

Perchè David Gramiccioli.

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Quando ho incontrato fisicamente per la prima volta David Gramiccioli, è stato per una diretta di due ore di “Ouverture”, allora in onda su radio Yes, credo fosse fine maggio del 2012. Prima l’avevo conosciuto telefonicamente, intervenendo in radio. Ricordo che eravamo con Barbara, una delle mamme di Rignano. Abbiamo preso un caffè prima della trasmissione, e lui parlava, parlava….Io lo osservavo, cercando di soppesarlo, capirlo, come mi hanno insegnato i terribili sette anni successivi alla storia di Rignano Flaminio. Ho pensato che fosse un contaballe oppure un pazzo. Ma poi ho capito, nel tempo, che tutto poteva essere tranne che un contaballe. Ed ho riconosciuto il lui quella vena di sana follia che vive in me e che è necessaria ed imprescindibile ad avere il coraggio e la voglia di lottare per cambiare le cose. Poco dopo David è stato cacciato da Radio Yes proprio per i temi trattati nella sua “Ouverture”, anche e soprattutto per la storia di Rignano e le potenti lobby pedofile che si annidano nell’ombra e banchettano sulle nostre creature. Ricordo la telefonata quando mi informò del fatto. Ricordo quando gli dissi che mi sentivo in colpa per quello che gli stava capitando e che forse avrei preferito non si fosse mai occupato di noi, e lo pensavo. Ricordo anche che si arrabbiò moltissimo per le mie parole e mi disse che avrebbe rifatto tutto, ogni singolo passo, ogni singola scelta. Non ne ho mai dubitato. E poi Radio Roma Capitale, le tante battaglie vissute insieme, anche oltre la pedofilia. Ma ricordo anche molto bene quando mi chiamò per dirmi della proposta della candidatura. E mi chiese se potessi condividere con lui questa esperienza. La prima cosa che mi disse, fu, che in caso di elezione, la nostra Roma sarebbe diventata Capitale dell’Infanzia.Che avremmo potuto fare tutte quelle cose che avevamo da fare. Non ha chiesto nulla per se. Come io non ho mai chiesto nulla per me. Ho rifiutato altre proposte di candidatura ed ho accettato di vivere le sua. La nostra. In questo turno di tempo, come direbbe lui…., ho conosciuto tante persone, incrociato sguardi, vite, esperienze. Condiviso tempo, stanchezza, rabbia e gioia con le altre persone che hanno combattuto con noi fianco a fianco (non le nomino una ad una, ma loro sanno che le tengo nel cuore). Persone che forse altrimenti non avrei mai incontrato, mai conosciuto. Mancano poche ore al responso delle urne. Ho scritto tanto in queste settimane. Delle azioni fatte da David, le sue battaglie, le manifestazioni organizzate, i successi già compiuti, quelli ancora da inseguire. Vorrei dire un’ ultima cosa a riguardo. Non perdiamo l’opportunità di avere un uomo come lui al Consiglio Comunale di Roma. E’ un’anima rara. Non scevra da difetti, ci mancherebbe altro (altra frase ricorrente del Gramiccioli..). E’ istintivo all’eccesso, irascibile, estremamente complesso nella personalità, a tratti autoritario, a volte insopportabile. Ma è un uomo colto, competente, onesto, appassionato. Coraggioso e carismatico. Un uomo che per dieci anni con la sua Ouverture ha dato voce e raccontato la vita degli ultimi. Sfidando spesso lobby e comitati d’affari che sugli ultimi banchettano con estremo piacere e preferiscono farlo nel silenzio. Se verrà eletto perseguirà il bene comune, come ha sempre fatto. Spero venga sostenuto ed eletto. Abbiamo tante cose da fare. Ma bisogna farle da dentro. Il cuore e la mente mi dicono che così sarà. Agli sfiduciati dico: chi perde totalmente la fiducia nel prossimo e la capacità di credere in qualcosa, ha perso il senso della vita, ed è uno sconfitto. Non lasciamoci sconfiggere. Non perdiamo la capacità di credere. Insieme possiamo. Grazie, un abbraccio a tutti e serena notte.

David Gramiccioli: una candidatura di spessore.

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Ho avuto spesso modo di parlare della distanza siderale che si è venuta a creare tra la nostra classe politica ed il Paese reale. E dell’assoluto bisogno di assunzione di responsabilità da parte di ciascuno d noi. Del fatto che è veramente arrivato il momento di agire, oltre gli ideali, per riprenderci il futuro e la dignità. Nel senso del bene comune, che poi è molto più semplicemente il bene di ciascuno di noi.

Il tempo è quasi finito, il nostro, un Paese in ginocchio. Abbiamo veramente bisogno dell’impegno di persone competenti, capaci, oneste, coraggiose.

Ed in questo senso ho accolto con enorme piacere ed entusiasmo una candidatura speciale alla carica di Consigliere del Comune di Roma.

Speciale, perché la persona di cui stiamo parlando ha tutte le qualità appena citate. Lo dico per conoscenza diretta e personale. Assumendomi la responsabilità di quello che penso e dico. Le nostre strade si sono incrociate per la vicenda di Rignano Flaminio. Ed anche in quell’occasione, ha dimostrato tutta la sua capacità professionale, la sua vicinanza e partecipazione concreta.

Lui è David Gramiccioli.

Romano, quarantaquattro anni, una laurea in Scienze Politiche.

Già inviato di guerra, approda all’informazione via etere nel 2000.

Responsabile della Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta che ha portato in scena, tra le altre, un’opera dall’altissimo valore sociale nel contrasto della pedofilia: “Ultima Missione Destinazione Inferno”. Una delle motivazioni che hanno valso a David Gramiccioli il conferimento del Premio Italia Diritti Umani 2012, riconoscimento intitolato alla memoria di Antonio Russo, inviato di guerra morto in Cecenia.

Pedofilia, danni da vaccino, scie chimiche, massoneria, signoraggio, sono solo alcuni degli universi che David Gramiccioli ha esplorato in questi anni. Non fermandosi mai alla mera analisi di chi guarda con distacco senza prendere posizione.  Informare ed informarsi per avere consapevolezza ed essere liberi di scegliere da che parte stare ed agire di conseguenza. L’informazione è molto più di una semplice nozione.  E’ uno strumento di libertà.

Nel corso della presentazione della sua candidatura, lo scorso 13 Aprile, in una gremitissima sala convegni dell’Hotel dei Congressi, David Gramiccioli ha spiegato il perché della sua scelta: “Ho deciso di accettare questa nuova sfida, perché naturale e necessaria evoluzione della mia carriera professionale, che mi ha visto non solo fare informazione, ma impegnarmi personalmente per moltissimi dei temi sociali che ho avuto modo di trattare, sondare, raccontare. L’ho fatto perché ritengo sia arrivato il momento di esporsi ed agire in prima persona dall’interno del sistema. L’ho fatto per la città che mi ha visto nascere, che amo, che voglio accudire, proteggere, rilanciare. L’ho fatto per le moltissime persone che mi seguono da anni, le tante categorie professionali di cui ho raccontato le difficoltà. Lavoro, infanzia, sicurezza, ambiente, cultura, casa, sono i temi che mi stanno maggiormente a cuore. Ho accettato l’invito del Sindaco Gianni Alemanno a candidarmi nella lista civica CittadiniXRoma perché c’è condivisione d’intenti e sono certo che insieme potremo lavorare per rendere la città che entrambi amiamo più vivibile, equa, ricca, sicura”.

In bocca al lupo David. Da parte mia e delle tante persone che ti stimano, ti seguono, ti condividono. Come diresti tu….DAJE!!!!