Ospedali e brandelli di umanità e dignità

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Ho trascorso per motivi personali gli ultimi quindici giorni della mia vita in un grande ospedale romano, il San Camillo. E’ stata una esperienza forte, di quelle che ti fanno riflettere e probabilmente ti cambiano dentro. La prima riflessione, appena giunti al pronto soccorso, è stata che anni di mala politica e magna magna ci hanno ridotti ad essere un popolo di accattoni. Persone ammassate al pronto soccorso, le più fortunate sistemate su barelle e lettighe, altri su poltrone e sedie a rotelle. Alcuni gravi, altri meno. In un marasma totale, nel quale anche trovare un bagno per espletare le normali funzioni fisiologiche diventava un problema. Uomini e donne, anziani e adulti, le barelle lungo i corridoi, accanto alle porte. Ovunque. Medici e infermieri che lavoravano quasi tutti senza sosta, alcuni più cordiali, qualcuno (pochi per fortuna) sgraziati ed arcigni. Nel mezzo, l’arte dell’arrangiarsi e del sopravvivere, per far cambiare una flebo finita o avere informazioni sul proprio caro. Dignità personale ridotta a zero. Con mio grande stupore, ho visto che sul far della sera, il pronto soccorso ed i corridoi si sono riempiti di senzatetto, di svariate nazionalità.  Perlopiù anziani, malandati e ovviamente trasandati, tra colpi di tosse e quant’altro emettevano suoni tutt’altro che rassicuranti, e certamente inaccettabili per un luogo dove ci sono persone malate, con difese immunitarie basse, e per le quali un germe o un virus potrebbero risultare fatali. Mi sono chiesta come sia possibile che gli agenti della sicurezza lasciassero passare questa varia umanità. Se sia una scelta individuale o abbiano ricevuto disposizioni in merito. Ed è una questione che approfondirò.

Ho provato una grande rabbia, anche considerando che Roma dispone di innumerevoli posti letto e dormitori, che quasi sempre restano deserti poiché in queste strutture esistono regole e orari che i senzatetto non vogliono rispettare.

Un popolo di accattoni dicevo, sì,  ma anche in qualche misura complici. Perché ancora troppi di noi si muovono secondo le logiche del “mi manda Picone”, cercando di salvaguardare il proprio orticello, anziché lottare uniti per ottenere dei diritti da condividere. Forse perché a quel punto ci sarebbero anche dei doveri da rispettare. Forse perché purtroppo non siamo mai diventati un popolo, ma tristemente un insieme di persone che coabitano in un territorio.

Poi, come già ho avuto modo di appurare in passato, giunti al reparto, un altro pianeta. Dal purgatorio del pronto soccorso al paradiso. Se di paradiso si potesse parlare in una condizione del genere. Medicina d’Urgenza e Sub Intensiva. Un reparto efficientissimo ma soprattutto, la certezza di trovarsi nel posto giusto, un posto nel quale percepisci che viene fatto tutto il possibile. Oltre il possibile. Analisi, consulti, terapie farmacologiche messe a punto e monitorate giorno per giorno, ora per ora. Con la capacità oltretutto di ovviare a carenza (sempre grazie al magna magna di quei parassiti che dovremmo cacciare forconi alla mano) di un dato medicinale oppure di un reagente per il laboratorio di analisi. Il genio italiano, la grande professionalità, l’intuito, il cuore. Uniti ad una grande sensibilità e disponibilità nei confronti dei parenti, di chi aspettava notizie in apnea, tra paura e speranza, la vita come sospesa, interrotta.

Non ringrazierò mai abbastanza i medici tutti ed il personale infermieristico. E quando l’ho fatto mi sono sentita rispondere, con un pò di imbarazzo di fronte alla mia gratitudine, che non dovevo, che è il loro lavoro. Credo invece che sia giusto esprimere la propria gratitudine di fronte a persone che lavorano con passione, cuore, professionalità, tigna. Con la voglia di riportare i propri pazienti alla vita, e non darla vinta alla malattia. A chi ha sempre un sorriso ed una battuta di spirito per chi sta male. A chi non dimentica che, oltre il numero della stanza, e del posto letto, c’è una persona. E oltre quella persona ci sono i parenti. Figli, madri, fratelli, mogli o mariti che attendono, sospesi anche loro.

L’ultima riflessione poi, senza retorica, è su quanto, troppo spesso diamo per scontato quello che scontato non è affatto. La salute innanzitutto. Siamo tutti (o quasi….) costretti a correre ed a produrre per sopravvivere alla guerra economica dei nostri tempi. Ma la salute non è un diritto acquisito. E all’improvviso potrebbe venir meno. E allora il lavoro, il guadagno, la sopravvivenza, le battaglie vinte, quelle perse e quelle ancora da combattere non hanno più senso. Nulla ha più senso.

Cerchiamo di amarci un pò di più, e riguardarci un pò di più, per quanto possibile.

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Sanità da curare

sanita-rosso-1Che la sanità nel nostro Paese fosse al collasso, non è certo una notizia dell’ultima ora. Recenti invece le immagini terrificanti che giungono da più pronto soccorso degli ospedali romani. Chi avesse la sfortuna, in questi giorni, di dover ricorrere a cure sanitarie urgenti, si troverebbe di fronte a scene incredibili, da bolgia dantesca.

Pazienti che attendono ore ed ore, giorni e notti intere in pronto soccorso in attesa di un posto letto. Ammalati buttati su una sedia a rotelle, alcuni addirittura sul pavimento, adagiati su materassini di fortuna. Corridoi sovraffollati, gemiti, lamenti, spazio vitale ridotto all’osso.  I più fortunati stesi su barelle atte al trasporto e non certo alla degenza. Varia umanità, persone con storie diverse, età ed esigenze diverse, ammassate tutte assieme, in ordine sparso, come accade solitamente in situazioni di eccezionale emergenza. Il pensionato dignitoso nella sua modestia che cerca di rimanere composto anche su una sedia a rotelle, la vecchietta tutt’ossa che riesce a sembrare esile anche nell’esiguo spazio della barella. La badante un pò in carne con evidenti origini dell’est attaccata ad una flebo in preda ad una colica. Il quarantenne che con passo spavaldo passeggia in corridoio con un ago-cannula infilato sopra al polso ed una faccia scavata che parla di un passato e forse anche di un presente di tossicodipendenza. Si diventa numeri, anzi no, cognomi. Fuori, l’affollamento di parenti che attedono notizie, angosciati e speranzosi al tempo stesso. In bilico tra momenti di pura rabbia e indignazione o di totale scoramento. C’è chi se la prende con il personale medico e paramedico, chi grida, alza la voce, insulta, minaccia. Chi con atteggiamento sottomesso cerca notizie e collaborazione, cercando di non disturbare forse nel timore che puntare i piedi possa essere controproducente. C’è chi si intrufola appena vede una porta aperta, e chi invece chiede il permesso di entrare, permesso che ovviemente viene negato. Poi ci sono quelli che fuori ad attenderli non hanno proprio nessuno. Ed è la tristezza più grande. Soli nel marasma. Soli con il proprio dolore e le proprie paure. Laddove tutto può diventare complicato, anche ritrovare le proprie ciabatte incastrate come ricovero di fortuna sotto alla barella o sul retro della sedia a rotelle. Per non parlare delle esigenze più elementari, come quelle di potersi lavare o cambiare un pigiama od un paio di slip.

La sensazione più frustrante per chi è fuori, credo che sia l’impossibilità di stare vicino ad un proprio caro nel momento del bisogno. Il timore che non riceva tutte le cure e le attenzioni necessarie impossibili da somministrare in situazioni di puro caos. Per chi è dentro invece, la paura della malattia, della solitudine,  la promiscuità fozata, la mancanza di privacy, il dover condividere un momento tanto intimo e personale come la malattia con una moltitudine di sconosciuti. Decine di esseri umani stipati in stanzoni e corridoi di fortuna, con tutte le conseguenze che ne derivano, facilmente immaginabili. Disumane anche le condizioni lavorative di medici, paramedici, portantini e quant’altro. Difficilissimo resistere in una condizione di stress perenne, tra codici rossi di pazienti in fin di vita, e chi invece ricorre al pronto soccorso per una semplice influenza. E comunque vien da pensare che se per un’influenza si sceglie di infilarsi in quella bolgia infernale, forse è perchè grosse altre scelte non si hanno. Che siano i pochi euro per comprare del paracetamolo o i documenti non in regola per poter avere diritto ad un medico di famiglia.

Con chi prendersela dunque? Ancora una volta con quella grande parte della classe politica marcia che ha compiuto scelte scellerate. Tagli indiscriminati. Chiusure di strutture illogiche ed irresponsabili. Ruberie e truffe e frodi. Gli ospedali laziali sono al collasso. Occorrono poliambulatori di quartiere aperti 24 ore su 24, dove poter collocare i medici di famiglia, che oltre a ricevere i pazienti in orario di studio, garantiscano a turno assistenza di primo soccorso h24.

Bloccare questa emorragia di disperati che si rivolgono ai pronto soccorso senza che ve ne sia reale bisogno. Occorrono misure straordinarie, per quella che è diventata una urgenza straordinaria. Non possiamo più accettare passivamente di vivere in questa giungla del terzo millennio in cui il più debole è destinato a soccombere. In cui l’essere umano continua ad essere leso nella propria dignità. Sia esso un medico, un infermiere, un paziente od un barbone che si intrufola in ospedale per poter dormire al caldo.

Che tristezza infinita.

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Che tristezza infinita.

Quanto successo a seguito della morte di Erich Priebke è a mio parere a dir poco vergognoso, sotto molteplici aspetti. Ed avvilente.

Qualcuno dice che tanto clamore sia servito e serva a distogliere l’attenzione degli italiani dalla legge di stabilità, da un governo e da un parlamento che continuano a non agire nel senso dello sviluppo, ormai terribilmente necessario al nostro Paese in ginocchio. E’ anche possibile.

Ma resta il fatto che  quanto avvenuto nei giorni scorsi è veramente grottesco ed inaccettabile, e si è sbagliato tutto quanto si poteva sbagliare.

Innanzitutto il fatto che l’Italia, pur conoscendo bene l’età Erich Priebke (condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello Militare nel 1998 per la strage delle Fosse Ardeatine, ma detenuto agli arresti domiciliari per motivi di salute e di età), non abbia preso per tempo accordi chiari con la famiglia dell’ex ufficiale nazista e con la Germania, in vista di un suo possibile decesso. Priebke era in Italia in quanto stava scontando una condanna e non per turismo.

Assurdo che una persona che si è resa responsabile di atti così feroci e crudeli nei confronti di tanti essere umani, per giunta nostri connazionali, debba veder celebrato il proprio funerale o addirittura- come si era paventato nei giorni scorsi- essere tumulato su suolo italiano, e non nel suo Paese natale, la Germania appunto.

Secondo fatto incredibile, irrispettoso delle istituzioni e delle persone e gestito in maniera pessima, la scelta del Prefetto Pecoraro- che secondo il mio modestissimo parere farebbe bene a dimettersi- di autorizzare lo svolgimento del rito funebre nel Comune di Albano senza nemmeno degnarsi di avvisare il Sindaco della cittadina laziale, che- come ha dichiarato alla stampa- è stato informato dai giornalisti di quanto stava per avvenire ad Albano stesso. E quando il primo cittadino di Albano Nicola Marini, non avendo la facoltà di impedire i funerali poiché si sarebbero svolti in un’area privata, ha emesso un’ordinanza per impedire il transito del feretro nel territorio di sua competenza, il prefetto Pecoraro ha pensato bene di annullare l’ordinanza di Marini. “Sono senza parole.  “E’ un insulto alla città di Albano, medaglia d’argento per il valore nella Resistenza” – ha commentato  Marini –“ ci siamo opposti con ogni mezzo possibile, anche perché non ci è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale dell’arrivo della salma”

E a proposito di medaglia d’argento per il valore nella Resistenza, lasciatemi dire che trovo tristemente bizzarra quella conferita nel 1951 per gli stessi motivi, a Rosario Bencivenga. Se Bencivenga ed i suoi compagni, si fossero assunti la responsabilità dell’attentato di Via Rasella, i nazisti non avrebbero sterminato per rappresaglia 335 innocenti nella strage delle Fosse Ardeatine. Ma di Salvo d’Acquisto per nostra sfortuna, ce ne sono davvero pochi.

Cosa è successo dopo l’arrivo della salma di Priebke presso l’istituto religioso dei padri lefebvriani, lo sappiamo bene.

Il prefetto Pecoraro  che non è stato in grado di mantenere l’ordine pubblico. I funerali che sono stati annullati . Le immagini di chi, vigliaccamente, ha tentato di prendersela con un cadavere. Seppur di un criminale. E quelle di chi, dichiarandosi di estrema destra, si è recato ad Albano per inneggiare e rendere omaggio alla salma dell’ex ss. Chi inneggia ad un nazista è un nazista. Che evidentemente si sente di condividere la ferocia e la follia di quello che è stato concetto stesso di nazismo. Di chi- altro che razza ariana- sentendosi probabilmente inferiore, ha cercato di sterminare tutti coloro che avvertiva come avversario per rimanere di fatto unico superstite e quindi gioco forza prevalente. Follia. Malattia mentale. Crudeltà demoniaca. Altro che ideologia. La forza dei secondi che possono prevalere solo distruggendo l’avversario, incapaci di misurarsi con lui.

Nulla, ma proprio nulla a che vedere con l’essere di destra. O di sinistra. La destra, quella sociale, sana, ha sempre messo l’uomo al centro. Come priorità. Istruzione, salute,sport, famiglia, lavoro. Che tristezza questi giovinastri che si dichiarano di destra, ma dimostrano di non sapere affatto cosa sia stata e sia la vera destra italiana. Quella che ha costruito l’Eur con i suoi monumenti, ha previsto l’assistenza sociale per tutti,  il diritto allo studio, allo sport. Quella che ha bonificato l’agro pontino, costruito ospedali, strade e scuole di cui tutt’oggi beneficiamo.

Cos’altro dire? Che tristezza infinita.

Riflessioni dopo le Elezioni Amministrative di Roma e non……….

Chi mi segue (e forse anche chi mi segue poco, data la mole di informazioni postate…) sa bene che per le recenti elezioni comunali a Roma, ho sostenuto la candidatura di David Gramiccioli, giornalista d’inchiesta, vincitore del Premio Italia Diritti Umani 2012, patrocinato da Amnesty International, responsabile della Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta (che ha portato in scena, tra le altre, un’opera dall’altissimo valore sociale di contrasto alla pedofilia:” Ultima Missione Destinazione Inferno”).

Ho già avuto modo di spiegare il perchè della sua (cioè della nostra) candidatura, e cioè la naturale evoluzione dell’impegno di David per il sociale, la voglia ed il bisogno di affrontare le questioni da “dentro il sistema”, e la scelta di farlo accanto a Gianni Alemanno, proprio perché l’ormai ex sindaco di Roma, ha sposato le nostre battaglie per l’infanzia , la tutela di categorie professionali vessate (come quella dei tassisti e molte altre), l’edilizia popolare, l’animalismo ecc. In oltre 10 anni di Ouverture, la sua creatura radiofonica, David ha esplorato mondi minati, temi delicati e scomodi,  motivo per il quale ha spesso dovuto “traslocare” forzatamente o meno da un’emittente all’altra.

Grande entusiasmo iniziale da parte delle centinaia e centinaia di persone che Gramiccioli ha ospitato in radio ben prima della candidatura, per le quali ha organizzato manifestazioni, contattato esponenti delle istituzioni, insomma,  combattuto. Risultato ormai ben noto, meno di seicento voti (e per essere onesti una quantità importante di schede annullate o comunque non assegnate).

Candidarsi vuol dire metterci la faccia, rischiare in prima persona, soprattutto per chi non ha un “posto fisso”, ma vive della propria immagine e della propria credibilità. Vuol dire mettersi in gioco completamente, senza paracadute. Incoscienza o coraggio? Il confine è labile. Per me semplicemente la voglia di contribuire a rendere un pochino migliore il mondo in cui viviamo. Credere nella vita, in qualche misura, e non rimanere in un angolo a guardare raccontandosi di non poter fare nulla.

Quando si vive un insuccesso, si cerca di analizzare la situazione e capire dove si è sbagliato. Troppo facile prendersela con gli altri pensando di non avere colpe. E’ quello che ho tentato di fare, sia per quanto riguarda David Gramiccioli che Gianni Alemanno. Sono riflessioni molto diverse tra loro, così come era ed è molto diversa la posizione dei due soggetti in questione. Per quanto riguarda David, credo che molte persone si siano rivelate semplicemente opportuniste, egoiste e vili. Superficiali nella migliore delle ipotesi. Incuranti del fatto che qualcuno si fosse esposto anche per loro. Che lottasse anche per loro. E abbiano ritenuto poco importante andare a votare, delusi dal panorama generale, o, fatto ancor più grave, abbiano preferito votare qualcuno di politicamente più “solido”, pensando potesse tornare loro più utile a livello meramente personale. Superficialità o orticello? Ognuno sa quel che ha o non ha fatto e perché lo abbia o non lo abbia fatto. Il nostro errore dunque, in questo caso, è stato quello di credere alla buona fede ed al supporto di chi, invece, si è eclissato. Cazzari, direbbero a Roma, e perdonatemi il termine inelegante…..mezzi uomini o mezze donne….quaquaraquà. Perchè nessuno ha mai preteso niente, e quindi nel momento in cui qualcuno assicura un appoggio neanche chiesto e poi scompare……….Sarei curiosa di conoscere l’identità delle seicento persone che invece lo hanno scelto e sostenuto….qualcosa mi dice che rimarrei estremamente sorpresa nello scoprire volti ai quali non avrei mai pensato. E li ringrazio uno ad uno. Come coloro che hanno votato ma magari sbagliato ad indicare la lista di appartenenza o commesso altri errori che hanno reso nullo il voto. Ma ringrazio anche coloro che invece hanno incitato e sostenuto a parole ma non nei fatti. E’ stato per me un grande insegnamento o meglio un” remind”. Cercherò di tenere a mente che non sono molte le persone di parola, oneste e leali. Per non dire riconoscenti. Bisogna rammentare, non per ritirarsi dalla battaglia, ma per essere più consapevoli e accorti nella valutazione e studiare la “strategia”  conoscendo bene le forze di cui si dispone. Ma tant’è.

Veniamo a Gianni Alemanno.  La sconfitta è netta. Possente. Così netta e possente che solo un idiota o una persona in malafede la potrebbe attribuire soltanto all’ormai ex sindaco di Roma. Gianni Almenno ha ereditato una città sull’orlo del fallimento, e nel primo mandato, nonostante il taglio pesantissimo di fondi disponibili dovuto alla spending review, ha evitato il fallimento, ridotto il debito del 30% (quattro miliardi di euro in meno) tagliato i costi della politica per oltre 450 milioni di euro, incrementato il turismo di oltre il 25%,  aumentato i posti disponibili negli asili nido (comunali e convenzionati), ma potremmo andare avanti così ancora a lungo. Non serve. Basta andare a cercare i dati, disponibili ovunque, che parlano chiaro. Per carità, molte cose non funzionano in città, molto c’è ancora da fare, ma certamente non è stata una amministrazione fallimentare. E il secondo mandato avrebbe potuto essere quello del completamento del lavoro iniziato, dello sviluppo, dell’investimento. Ma ormai poco conta. Al mondo ci sono persone che materialmente  fanno poco o pochissimo ma  riescono a comunicare quel poco che fanno moltiplicandolo esponenzialmente. Altri invece che pensano soprattutto a fare  nel concreto e magari tralasciando di comunicare al meglio le cose fatte.Per mille motivi. Credo che nel caso della Giunta Alemanno, ci troviamo di fronte al secondo scenario.

Il primo partito in Italia continua ad essere, come a febbraio per le politiche, quello degli astensionisti. Non persone disinteressate come dice qualcuno, alla politica. Persone arrabbiate (per non usare termini più coloriti), persone deluse che credono che votare l’uno o l’altro sia perfettamente uguale, perchè facenti parte di un sistema malato e spesso corrotto, che non funziona proprio più. Occupate a tentare di sopravvivere. Giorno dopo giorno. Il 25% degli italiani a febbraio aveva dato mandato al movimento 5 stelle. In parte un voto di protesta, un fortissimo segnale ai partiti tradizionali rimasto inascoltato, in parte la speranza vera di cambiamento. Una speranza rimasta in gran parte tale (e il crollo del consenso alle amministrative lo sottolinea), visto che gli esponenti del movimento guidato da Beppe Grillo e Grillo stesso, quel mandato non lo hanno saputo o voluto accettare. Un fatto moralmente grave soprattutto in un momento di così grave disagio. Attività che chiudono giorno dopo giorno, giovani e non giovani che non trovano lavoro, sanità quasi al collasso, scuole pubbliche che non hanno nemmeno i soldi per realizzare il p.o.f.,e  non parliamo dei disabili, file sempre più lunghe di nostri concittadini, spesso anziani, in attesa davanti alle mense per i poveri (o vogliamo chiamarle per i meno abbienti che fa più chic?). Lo schiaffo lo hanno preso tutti i partiti. Trasversalmente. A destra come a sinistra. Il centro-sinistra però ha un apparato più coeso, un elettorato più “diligente” ed una presenza territoriale che il centro-destra non ha. E per questo ha vinto uniformemente a livello nazionale, dal nord al sud, isole comprese.

Chissà se il messaggio forte che arriva dalle urne, anzi, dai seggi deserti, stavolta verrà ascoltato. Se la distanza siderale che si è creata tra classe dirigente e Paese reale si colmerà. Se capiranno che bisogna far ripartire l’economia. Da ieri. Che la misura è colma, la pazienza finita, le tasche vuote. Che c’è chi si uccide ma chi potrebbe decidere di fare altro. E non basta invitare le persone ad abbassare i toni. E’ la qualità della vita che va innalzata. Il futuro che va restituito. Che le persone hanno bisogno di sapere che non sono sole a stringere la cinghia, ma soprattutto che quanto risparmiato stringendo la cinghia non viene sputtanato ma gestito oculatamente dallo Stato, come un buon padre di famiglia. Quando e se questo avverrà, potremo riprendere un percorso attualmente interrotto tra politica e Paese reale. Ad oggi il motto mi pare che sia mestamente: si salvi chi può. E che chi può…siano sempre in pochi ed i soliti.

Tornando al Roma, sono certa che sia ormai superata la fase di forte odio e fobia del PD  rispetto a Berlusconi ed al PDL tutto, e che quindi Ignazio Marino possa rappresentare la parte più positiva di questo cambiamento e voglia continuare sul solco delle riforme tracciato da Gianni Alemanno, il quale si è da subito detto pronto ad una opposizione leale e che vada nel senso del bene della città. Non possiamo certo  permetterci sindaci improvvisati e dilettanti allo sbaraglio. Sarebbe fatale.

Tempo di analisi e di bilanci……….

Tempo di analisi e di bilanci. Abbiamo iniziato da poco il 2013 e ci stiamo avvicinando alle elezioni. L’anno appena trascorso è stato uno degli anni più duri dal dopoguerra a oggi, ed ha dimostrato come certe persone, pur essendo molto preparate, si sono dimostrate del tutto inadeguate ad affrontare le nuove sfide che ci attendono. E il bello è che i tecnici che hanno guidato il nostro Paese nell’ ultimo anno, sono gli stessi che hanno sostenuto e incoraggiato il processo di globalizzazione. Un processo che da circa dieci anni ha avuto un’accelerazione tale da distruggere tutto ciò che incontrava sul suo cammino. Incalzato dalla finanza creativa. Il nostro Primo Ministro Monti, era nel 1996 commissario europeo al mercato interno, quando in Europa si avverte la prima bolla speculativa e la Banca Centrale Europea immette un’enorme liquidità nel circuito finanziario europeo al fine di limitare i danni derivanti della speculazione. Con esiti assolutamente nulli.  Le misure a seguire, di regolamentazione del mercato, di sostegno alle economie dei vari Paesi e la mancanza totale di politica comune ci hanno portato fino all’ esasperazione  della crisi dei nostri giorni.

Il nostro commissario Monti, pur essendo una persona d’indubitabile spessore e cultura, pare non abbia capito o non abbia voluto capire la lezione. Mentre negli Stati Uniti a seguito della crisi si decise di intervenire immettendo liquidità direttamente sul circuito a sostegno delle famiglie e delle aziende, in europa si fece una scelta diametralmente opposta. Si decise di sostenere il sistema bancario, perché nessuna banca europea avrebbe dovuto fallire e perché in questo modo, indirettamente, si sarebbe limitato il credito alle aziende e alle famiglie, scelta precisa (relazione CONSOB dell’epoca).

Questa scelta dissennata è proseguita con il Governo Monti, che ha preso le redini del nostro Paese lo scorso anno, e pur ben conoscendo gli effetti assolutamente devastanti delle politiche europee dal 2006 in poi, ha proseguito per la stessa strada. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Perdita di posti di lavoro, migliaia di aziende chiuse, suicidi, esodati, sanità al collasso, scuola pubblica alla frutta. Il tutto senza avere neanche il benchè minimo coraggio di attaccare le grandi lobby, a cominciare dai costi della politica che tutti ormai conoscono, agli stipendi dei mega dirigenti statali, alle rendite finanziarie assolutamente mai toccate. Oggi si guadagna di più a speculare che non a lavorare. E questo è un fatto gravissimo.

L’apice di questo malgoverno è costituito dal cosidetto OTD (originate to distribute), incentrato sulla cartolarizzazione dei crediti bancari e sulla loro degenerazione conseguente. Ma avremo modo di riparlarne.

A questo punto ci si chiede come si possa uscire da questo pantano. Non è difficile. E’ come nella favola di Pollicino. Per arrivare alla meta occorre fare il percorso al contrario. Primo, bisogna immediatamente mettere i denari nelle tasche degli italiani, cioè permettere agli italiani di tornare a spendere. Secondo, bisogna dare credito alle imprese, a coloro cioè che creano posti di lavoro, perché è inutile parlare di riduzione delle tasse in un momento di crisi. In un momento di crisi bisogna creare ricchezza disponibile a tutti. Bisogna che gli italiani possano ricominciare ad acquistare la casa, che possano guardare in faccia i loro figli, vedere un futuro innanzi a loro, e non un buco nero come è adesso. Occorre che le famiglie possano garantire un’istruzione di qualità ai propri figli, che la sanità funzioni, che dopo una vita di lavoro si possa andare in pensione e vivere decorosamente gli anni che restano da vivere.Tutto questo non è un sogno. Ed è facilmente raggiungibile, se solo lo si vuole. Ma non credo questo possa avverarsi finché a governare ci saranno le persone che il problema lo hanno generato.

Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.

sandro pertiniMentre assistiamo al teatrino della nostra classe politica, genuflessa ai diktat della finanza internazionale, dell’Europa e della Cancelliera tedesca (tutti  pro Mario Monti), con candidature annunciate, poi ritirate, poi in forse, poi non si sa, l’Italia è sempre più in ginocchio. Giorno dopo giorno. Ad una velocità preoccupante, tutti i nodi, cioè tutte le risultanze del magna magna smodato, greve, miope, che ha caratterizzato gli ultimi decenni, vengono al pettine.

Come abbiamo avuto modo di anticipare la settimana scorsa, siamo in piena emergenza sanità.

Sul versante IDI, oltre 1800 famiglie sono in attesa di ricevere una quota dei 4,8 milioni di euro che sono stati sbloccati poco più di tre giorni fa dal Commissario Straordinario alla Sanità del Lazio Enrico Bondi. Una boccata d’ossigeno veramente esigua, tenuto conto che i dipendenti IDI- S. Carlo di Nancy e Villa Paola sono senza stipendio da oltre 5 mesi e che la cifra sbloccata porterà meno di millecinquecento euro pro capite.

La giunta comunale di Roma Capitale ha deciso di differire di sei mesi il pagamento del saldo dell’IMU per tutti i dipendenti delle tre strutture della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione.

Smentite invece nettamente dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e dal Procuratore aggiunto Nello Rossi le voci di presentazione di istanza di fallimento : “Né istanze di fallimento né richieste di altra natura”(procedura di concordato o amministrazione straordinaria) sono stati sollecitati al Tribunale fallimentare di Roma dalla procura in relazione alla “Provincia Italiana della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione”, proprietaria dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) e dell’ospedale San Carlo di Nancy”.

Il 30 dicembre invece verrà “staccata la spina” a tutte le strutture facenti parte del gruppo S. Raffaele nel Lazio. Dopo le sedi di Viterbo, Cassino, Rocca di Papa e Montecompatri quindi, chiuderanno a fine mese anche i presidi Irccs San Raffaele Pisana, San Raffaele Portuense, San Raffaele Flaminia, San Raffaele Trevignano, San Raffaele Sabaudia, San Raffaele Termini, Metamedica, MR3000 e San Raffaele Tuscolana.

Neanche una settimana fa un dipendente del San Raffaele Portuense disperato poiché senza stipendio da settembre, è salito sul tetto della struttura, si è ferito ad un braccio ed ha tentato di  gettarsi nel vuoto.

A rischio anche Oftalmico, Istituto Eastman, CTO, Forlanini, S. Filippo Neri e Policlinico Agostino Gemelli.

La sensazione netta, ma purtroppo credo sia molto più di una sensazione, è che ormai siamo in un periodo di autentica barbarie. Un tempo in cui l’essere umano, con i suoi bisogni primari non sono più una priorità.

Lavoro, sanità, istruzione sono ormai concetti superati in un mondo governato dalla finanza. E la finanza si sa non ha etica, è dominata dalla logica del mordi e fuggi nel più breve tempo possibile.

Mi pare che la maggioranza dei nostri rappresentanti in parlamento siano in sintonia o quanto meno non vogliano o non possano opporsi a questa logica.

Mi tornano alla mente le parole di quello che per me è stato un grande italiano, un grande uomo, un grande Presidente della Repubblica. Sandro Pertini disse :”Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”.

La rabbia e la speranza…..

Ci sono notizie che non vorremmo mai leggere o ascoltare. Notizie che lasciano attoniti, stupiti, depressi, malinconici o arrabbiati, nella migliore delle ipotesi.

Come l’allarme lanciato dai medici di famiglia che denunciano che nell’ultimo anno, per problemi economici, più di 9 milioni d’italiani hanno rinunciato ad analisi cliniche e cure mediche.

Oppure quella- di tutt’altro tenore ma non meno deprimente e incredibile- di Antonio Piazza, esponente del PDL di Lecco nonché presidente dell’Aler della medesima città (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) che, costretto dai viglili urbani a spostare la sua auto parcheggiata in un posto per disabili, una volta allontanatisi gli agenti, si era vendicato bucando le gomme della macchina del disabile “reo” di averlo fatto multare dai vigili, e non accorgendosi che alcune telecamere presenti nella zona avevano ripreso le sue “gesta”. Costretto alle dimissioni dal suo partito ha commentato “Ho sbagliato ma c’è chi fa di peggio ed è ancora sulla poltrona”. Non c’é che dire una coerenza totale tra azioni e parole…. Certo, non è poi molto grave bucare le gomme di auto per vendetta (gesto che denota un grande coraggio!), essendo peraltro in torto e oltretutto quando il proprietario dell’auto è un disabile che probabilmente non ha altro modo per spostarsi se non la sua automobile….Ma poi per fortuna se leggi un po’ più giù…sì, sì, oltre le dichiarazioni della ex fidanzata di Franco Fiorito che dice di non aver mai saputo di essere stata assunta dal gruppo PDL alla Regione Lazio e che i bonifici ricevuti sul suo conto personale fossero legati a quell’assunzione “carbonara”, no ecco, ancora un po’ più giù, ecco! Finalmente una notizia che ci restituisce un po’ di emozione positiva e dignità! Un imprenditore scopre di essere ammalato, riflette, reagisce alla malattia e decide di comprare uno spazio sul Corriere della Sera dove annuncia di voler creare in un anno nella sua azienda 50 nuovi posti di lavoro. Angelo Corigliano, così si chiama l’imprenditore sessantunenne che si descrive come :”un imprenditore italiano che ha creato una piccola multinazionale di servizi ed è soddisfatto per quanto ha fatto nella vita:” e prosegue:”desidero che la mia azienda non si fermi per me, ma che cambi nel tempo, si adegui alle difficoltà, cavalchi le opportunità con le competenze e le risorse umane che servono. Infinita sarà la mia soddisfazione di avere dato un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese”.

Notizie come questa sono la risposta migliore a chi dice che il nostro è un Paese senza speranza, senza futuro e senza dignità. Ma soprattutto, a chi dice che la nostra realtà che non si possa cambiare…..