Terremotati basta, ora pagate le tasse

04 Novembre 2017

L’autunno è ormai inoltrato e nelle case c’è chi pensa al cambio degli armadi e chi lo ha già completato. E nonostante la bellissima ottobrata romana appena trascorsa che ci ha regalato ore centrali della giornata tiepide se non calde, qualcuno è già ricorso al riscaldamento, magari per poche ore.

A pochi, pochissimi chilometri da Roma e dal suo sole però, ci sono persone che il cambio di stagione non lo possono fare, semplicemente perché non hanno armadi, e neppure riscaldamenti da accendere. Non hanno neppure una casa, nemmeno quei moduli abitativi che erano stati loro promessi subito dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia ormai quasi un anno e mezzo fa.

I dati sono vergognosi: gli ultimi ufficiali risalgono al 20 ottobre scorso e parlano chiaro. Su 3699 soluzioni abitative di emergenza (SAE) ordinate per i 51 comuni colpiti dal sisma , ne sono state consegnate solo 1042, meno del 30% a costi peraltro molto alti se si pensa che ogni modulo è costato quasi settantamila euro più i costi di urbanizzazione, espropri, ecc. Inizialmente era stato detto che sarebbero serviti 7 mesi per consegnare tutti i moduli. Di mesi ne sono passati più del doppio e se l’aritmetica non è un’opinione ci sono ancora 2657 famiglie senza un tetto dove ripararsi dall’inverno. Migliaia di persone che per certi versi sono state dimenticate dalle Istituzioni. Solo per certi versi però, perché quelle stesse Istituzioni, latitanti nell’ottemperare ai loro doveri, con puntiglio e solerzia esercitano invece i propri diritti. Come lo sfratto di Nonna Peppina dalla sua casetta di legno che non rispettava i “vincoli paesaggistici” di un paesaggio che non esiste più. O come la lettera inviata dal Commissario per la Ricostruzione del Centro Italia, Paola De Micheli, ai Sindaci dei paesi colpiti dal sisma, per ricordare che dal 16 dicembre p.v. i terremotati del Centro Italia dovranno ricominciare a pagare le tasse, comprese quelle non versate grazie alle “sospensiva” accordata dal Governo ai cittadini del “cratere.

Peccato che le categorie chiamate a pagare non siano ancora in grado di produrre reddito e quindi di pagare le tasse, proprio per le mancanze dello Stato. Il quale anziché pensare a far ripartire l’economia, sostenere le aziende che ancora non hanno chiuso ma stanno per farlo, e magari tra una cosa è l’altra fornire ai propri cittadini un tetto dove ripararsi per l’inverno, batte cassa e per esser sicuro di riscuotere, fornisce ai malcapitati una lista di Istituti di Credito dove potersi indebitare a condizioni “di favore” per pagare tasse non dovute ad uno Stato evidentemente latitante. Ventimila posti di lavoro persi, duemila aziende chiuse, migliaia di sfollati e tonnellate di macerie. Questo il bilancio post- sisma. Se fossimo un popolo serio di un Paese serio, saremmo già in strada con i forconi. Tutti. E sarebbe rivolta fiscale. Dovremmo però riflettere sul un fatto. E cioè che nessuno di noi è immune dal potersi trovare nella stessa condizione dei nostri concittadini di Amatrice, Accumoli o Norcia. Meditiamo amici, meditiamo.

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